ARCO (Trento) - Anche quest’anno Arco aderisce a Palazzi aperti, manifestazione culturale che apre al pubblico palazzi storici, dimore private, chiese, cortili e luoghi normalmente inaccessibili, la cui 22ª edizione, nei fine settimana del 5 e 6 e del 12 e 13 settembre, coinvolge oltre cinquanta Comuni del Trentino, con una visita guidata alla mostra «Aerovita. L'aeropittura futurista e Gianni Caproni» e due aperture straordinarie dell'eremo di San Paolo.
La mostra «Aerovita» è un appuntamento straordinario che la galleria civica «Giovanni Segantini» dedica a Gianni Caproni (Arco, 1886 – Roma, 1957), di cui, in questo biennio, ricorrono il 140° anniversario della nascita e il 70° della morte, e le cui spoglie sono state recentemente traslate ad Arco, nella tomba di famiglia al cimitero di Massone, dove riposano anche la moglie Timina e alcuni dei suoi figli. In mostra, più di cinquanta opere futuriste provenienti da diverse collezioni di aeropittura nazionali: artisti come Balla, Depero, Ambrosi, Tato, Fillia, Gambini, Di Bosso, Crali e Benedetta (Cappa Marinetti). La passione per l’aviazione e quella per l’arte resero Caproni uno dei principali mecenati e appassionati collezionisti di aeropittura, e la mostra rende omaggio a questa attenzione e alla creazione, da parte sua e della moglie, del primo museo nazionale dedicato all’aeronautica.
La città di Arco, che ha sempre trovato in Caproni un benefattore attento e generoso, dedica quindi questo speciale progetto a uno dei suoi figli più celebri e rende omaggio alla sua grandezza e al suo sogno di volare.
La visita guidata, sabato 5 settembre con inizio alle 16, si prenota scrivendo all’indirizzo cultura@comune.arco.tn.it. Massimo 20 persone in ordine di prenotazione. La visita guidata è gratuita, l’ingresso alla mostra costa 7 euro (con diverse riduzioni o gratuità da verificare alla cassa).
L'eremo intitolato a San Paolo, uno dei più antichi della zona (la consacrazione dell'altare è documentata il 9 aprile 1186), si trova sulla strada di Prabi, l'antico collegamento dal Basso Sarca verso Trento. Magnifico esempio di arte sacra, impreziosito da incantevoli affreschi sia all'interno sia all'esterno, è di costruzione molto semplice, realizzata in una nicchia sotto una roccia strapiombante. Costituito da un'unica aula e da una stanza attigua, un tempo riservata agli eremiti, l'edificio è completato da un piccolo terrazzino e da una scala in pietra, in parte scavata direttamente nella roccia. Nella sua lunga storia, vicende alterne di devozione e abbandono: si sa che nel 1627, per arginare l'epidemia di peste dilagante in tutta Europa, viene destinato a luogo di quarantena. Nel Settecento i periodi di abbandono si alternano a recuperi delle festività, in particolare le messe per la ricorrenza di San Paolo. Nel 1844 la chiesa e il bosco circostante vengono acquistati da Gregorio de Althamer, ricco esponente della borghesia arcense, che fa restaurare lo stabile e ne finanzia le messe. Dal 1950 l'eremo cade in uno stato di abbandono, fino all'acquisto da parte del Comune di Arco, attuale proprietario, e all'intervento di radicale restauro della Provincia autonoma di Trento.
Normalmente aperto nelle domeniche di luglio e agosto, l’eremo viene straordinariamente aperto in occasione di Palazzi aperti nelle domeniche del 6 e 13 settembre dalle 9 alle 12 e dalle 16 alle 19. Accesso libero senza bisogno di prenotazione.