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Venerdì 17 aprile 2026
L'importanza della comunicazione ambientale nel Convegno FISC
Si è aperta con una riflessione sulla comunicazione ambientale la seconda giornata del convegno della Federazione Italiana Settimanali Cattolici (FISC), che ha portato a Trento settanta giornalisti in rappresentanza di una sessantina di testate da tutta Italia. Ha introdotto la mattinata Daniela Verlicchi della Commissione cultura della FISC. “Come giornalisti, dobbiamo intervistare gli esperti e poi raccontare quello che dicono, spiegarlo. C’è un’opera di traduzione che oggi cercheremo di fare”, ha spiegato Verlicchi.
ASPETTI DEONTOLOGICI DELLA COMUNICAZIONE AMBIENTALE
Ha parlato degli aspetti deontologici dell’informazione scientifica Giovanni Caprara, giornalista scientifico del Corriere della Sera e presidente dell’Unione Giornalisti Scientifici Italiani (UGSI). “Gli scienziati si impegnano da tempo con documenti via via aggiornati per dimostrare con cifre, come non bastassero gli eventi dei quali siamo vittime ripetutamente nel nostro Paese, che non siamo in una condizione occasionale, che arriva e se ne va, ma è la condizione del nostro vivere e del nostro ambiente”, ha detto. “Ma il guaio è che nel nostro Paese siamo carenti dal punto di vista informativo, nella formazione del raccontare la scienza e la tecnologia. E lo dimostra il fatto che mi sono reso conto che nella nostra carta deontologica non esisteva il riferimento alla scienza e alla tecnologia, come se non fossimo andati sulla Luna e non avessimo fatto altre scoperte. Quindi proposi a Carlo Verna, che nel 2018 era presidente dell’Ordine dei giornalisti, di emendare la nostra carta deontologica e di inserire anche questo riferimento estremamente importante. Anche perché si partiva di un documento che abbiamo redatto come giornalisti scientifici, la Carta di Piacenza, nata nell’ambito di un’assemblea annuale effettuata in quella città. Alla fine, dalla fine del 2020, il Consiglio nazionale dell’Ordine approvò e integrò questi elementi nell’ambito del Testo unico che ci governa. Non è solo un fatto formale, perché questo è un documento giuridico: il magistrato può perseguirci se disobbediamo a questi riferimenti della Carta deontologica”.
Caprara ha indicato una via per i giornalisti che si occupano di comunicazione scientifica: umiltà e rigore nella scelta delle fonti. “Viviamo continuamente in una dimensione di verità alternativa, soprattutto nel mondo del cambiamento climatico. L’unico antidoto a questo modo di esprimersi è quello di risalire a delle fonti attendibili. Attraverso internet abbiamo la possibilità di accedere ad ogni fonte possibile ed immaginabile, però dobbiamo renderci conto che soltanto alcuni possono essere in grado di parlare. Come giornalisti abbiamo un potere straordinario: quello di scegliere. Ma per scegliere bisogna essere umili e rigorosi, selezionare le fonti attendibili”, ha aggiunto Caprara. “Lasciamo perdere le mille sorgenti con le quali possiamo venire a contatto e limitiamoci a scegliere centri di ricerca, documenti adeguati e soprattutto le persone che con preparazione possono raccontarci questi fatti”.
Il glaciologo e divulgatore del MUSE Christian Casarotto ha spiegato gli errori giornalistici da non fare quando si parla di cambiamento climatico. “Dobbiamo riuscire a tradurre un linguaggio che è davvero complesso, però forse con un briciolo di attenzione, concentrazione e calma le parole giuste possono davvero evitare derive terribili”, ha spiegato.
Quando si parla di ghiacciai, per esempio, ha detto Casarotto, bisogna concentrarsi sul bilancio annuale complessivo, in alta e in bassa quota. “Supponiamo che il bilancio sia positivo. Sui giornali si trova scritto ‘I ghiacciai avanzano’. No, non è corretto, perché vuol dire che questa neve ha la possibilità di trasformarsi in ghiaccio. Ma perché questo accada devono esserci bilanci positivi per cinque, sei, sette anni. Il ghiacciaio avanza non a seguito di un inverno nevoso e di un’estate fresca, ma a seguito di una serie continua di cinque, sei, sette anni con bilanci positivi. Un anno non è sufficiente”, ha spiegato, aggiungendo che bisogna ragionare su uno slot temporale di almeno trent’anni per parlare di clima. “L’analisi climatica non si fa con i dati di solo un anno, ma deve essere almeno trentennale. Se abbiamo dati trentennali possiamo parlare di clima, un’estate fresca non c’entra nulla con il clima: è un evento meteorologico. Si parla di clima se viene inserito in un trend di almeno trent’anni”.
LE EMERGENZE SUL TERRITORIO E LE SCELTE DEONTOLOGICHE
La seconda parte della mattinata si è concentrata sulle esperienze di quattro testate locali che si sono trovate a raccontare eventi climatici estremi che hanno colpito i loro territori: Vita Trentina, Toscana Oggi, Corriere Cesenate e Nuova Stagione.
3 luglio 2022. Crolla un seracco del ghiacciaio della Marmolada. “Vita Trentina domenica 10 luglio titolava ‘Chiuso per lutto’, e l’arcivescovo Tisi parlava di questa tragedia come di ‘un monito’”, ha ricordato il caporedattore del settimanale diocesano del Trentino Augusto Goio. Sul suo sito, ha aggiunto Goio, “Vita Trentina ha raccontato dal 3 luglio gli eventi che venivano riportati. Le nostre fonti sono state la Provincia Autonoma con il suo ottimo ufficio stampa, la Protezione civile e le persone sul posto”.
“Scegliemmo di non salire il giorno stesso della tragedia, ma a due giorni di distanza, per poter avere elementi maggiormente solidi, e quindi dare voce ai soccorritori, alla Protezione civile e ai volontari, per un racconto attento anche alla dimensione umana alla tragedia”, ha spiegato il caporedattore di Vita Trentina.
Ha parlato del bradisismo, un fenomeno che caratterizza i Campi Flegrei e che consiste nel lento sollevamento e abbassamento del suolo causato dall’attività idrotermale, il direttore della Nuova Stagione di Napoli, don Doriano De Luca. “Si tratta di un rantolo che dura anni, decenni, e che si manifesta attraverso micro-eventi, ciascuno dei quali non sembra fare notizia. Molte di quelle scosse non le senti più, eppure tutte insieme costituiscono una delle emergenze ambientali più complesse e più interessanti di tutta Europa. Raccontarle ha significato applicare un cambio di paradigma a livello giornalistico”.
Quando Nuova Stagione ha deciso di seguire in modo strutturale il bradisismo, si è subito affidata agli esperti. “Non si racconta ciò che non si capisce o ciò che non si è capito. È una questione di rispetto verso i lettori e verso le comunità colpite, ma soprattutto verso la complessità del fenomeno”, ha sottolineato don De Luca. E ha indicato quattro trappole in cui si rischia di cadere quando si tratta un fenomeno come il bradisismo: l’allarmismo della singola scossa, l’assuefazione, la dipendenza acritica dalla fonte ufficiale e la spettacolarizzazione del dolore.
1966, l’anno dell’alluvione a Firenze. Muta anche il mondo dell’informazione. “L’alluvione del 1966 ha cambiato il sistema di fare informazione intorno alle tragedie.
Fu forse la prima, grande tragedia mediatica, perché le televisioni erano presenti in tutte le case e, nonostante i giornali fossero in bianco e nero, c’erano già le riviste con le foto a colori. Le immagini di quei giorni fecero il giro delle case degli italiani, ed ebbero un effetto significativo, ma fecero anche il giro del mondo”, ha spiegato Riccardo Bigi di Toscana Oggi.
All’epoca dell’alluvione Toscana Oggi ancora non esisteva, ma era ancora in vita la testata diocesana dell’Osservatore toscano, che si trovava al pianterreno di Palazzo Pucci, e venne completamente allagata, dovendo rinunciare all’uscita delle pubblicazioni per qualche settimana. L’alluvione del 1966, ha aggiunto Bigi, “fu la scintilla da cui, nel 1970, nacque la Protezione civile. E anche la nascita della Caritas, nel 1971, è stata influenzata dalla necessità di dare coordinamento all’attività caritativa della Chiesa, che in quegli anni fu ingente e fondamentale”.
2023, un’altra alluvione colpisce l’Emilia-Romagna. “Ma di quello che succede fuori dalle città inizialmente nessuno, o quasi, si interessa”, ha commentato Francesco Zanotti, direttore del Corriere Cesenate. “Il 21 maggio arriva Bonaccini. Dove lo portano? Nelle città. Allora ad un certo punto l’ho preso sottobraccio e gli ho detto che andava bene visitare le città, ma che in collina venivano giù versanti interi. In un secondo momento sono state censite 81.000 frane. Paesi isolati”.
“Le istituzioni, gli esperti, i testimoni. Noi abbiamo dato voce a loro. Per una settimana non abbiamo dormito. Uno dei motivi per cui c’è stata quest’alluvione è perché c’è stato un periodo di siccità pazzesco. Infatti le frane non hanno colpito la montagna, ma la mezzacosta, tra i 200 e i 400 metri, perché i campi avevano delle fenditure incredibili per le crepe dovute alla mancanza di acqua”, ha concluso Zanotti.
Movimenti dal basso, scelte finanziarie e comunicazione pubblica: quale ruolo nella crisi climatica?
Il ruolo degli uffici stampa, dei movimenti dal basso e delle scelte finanziarie di fronte al cambiamento climatico sono stati al centro della seconda parte del convegno della Federazione Italiana Stampa Cattolica (FISC), in corso venerdì 17 aprile al Polo culturale diocesano Vigilianum di Trento, al quale partecipano circa settanta giornalisti in rappresentanza di una sessantina di testate da tutta Italia.
“La comunicazione non arriva dopo l’emergenza, ma sta dentro l’emergenza. Il nostro compito è quello di fornire informazioni chiare, ufficiali, validate e tempestive, per aiutare i cittadini ad orientarsi quando accadono delle emergenze e per sostenere il lavoro dei colleghi delle testate che sono chiamati a coprire alcuni eventi”, ha spiegato Andrea Bergamo, giornalista dell’ufficio stampa della Provincia Autonoma di Trento che si occupa di seguire le crisi ambientali e la Protezione civile.
“Noi ci poniamo al fianco degli operatori, con un compito diverso ma complementare”, ha aggiunto Bergamo. “In Trentino si contano 13.000 operatori, 12.000 dei quali sono volontari. L’obiettivo dell’ufficio stampa è prima di tutto quello di evitare il caos informativo. Si organizzano quindi dei punti stampa, come nel caso della tragedia della Marmolada, durante la quale i giornalisti venivano convocati nel pomeriggio, e in caso di ritrovamenti venivano organizzati tempestivamente di quello che stava accadendo attraverso il broadcast di WhatsApp. Questo per evitare anche che ci sia una rincorsa allo scoop da parte di qualche testata”.
Ha portato la sua esperienza alla Cop30 di Belèm, in Amazzonia, la divulgatrice ambientale Viola Ducati. “La Cop30 ha aperto parecchie prospettive. Inizio con l’immagine dell’Amazzonia che brucia, che per me è il riassunto di una Cop che è stata in parte un fallimento, in parte un successo. Un fallimento perché i pozzi petroliferi in Amazzonia non sono stati fermati, un successo perché il taglio dei combustibili fossili è stato menzionato molte più volte in questa Cop rispetto alle precedenti”, ha detto.
Ducati ha ricordato che “da questa Cop è nato qualcosa di molto interessante, che inizierà venerdì prossimo, ovvero una prima conferenza mondiale che si svolge al di fuori dell’alveo delle Nazioni Unite”, e che sarà ospitata a Santa Marta, in Colombia, con 85 Paesi partecipanti, che ragioneranno su come uscire dai combustibili fossili. “Probabilmente in Italia i nostri giornali ne parleranno molto poco, ma quello che potrà succedere a Santa Marta è molto importante, perché questi 85 Paesi hanno un Pil superiore a quello degli Stati Uniti. E quindi forse qualcosa si potrà muovere”.
Nel corso del convegno della FISC è intervenuto anche Giorgio Franceschi, amministratore delegato dell’Istituto Atesino di Sviluppo (ISA), nato nel 1929. “Siamo focalizzati sullo sviluppo sostenibile dell’economia dei territori. Come scegliamo dove intervenire? Siamo attenti ai criteri di sostenibilità ambientale, ma anche all’impatto socio-economico. Intendiamo la sostenibilità in senso molto ampio”, ha affermato. “In Trentino Alto Adige abbiamo il 44% di investimenti, ne abbiamo un altro 38% nel resto d’Italia, e da un po’ ci siamo avventurati anche all’estero, in particolar modo nel microcredito in India”.
Ha portato l’esperienza delle comunità Laudato si’ Fabio Magro, referente della comunità Laudato si’ dell’Abbazia di Follina, in provincia di Treviso. “Il movimento delle comunità Laudato si’ nasce dall’intuizione condivisa di Carlo Petrini e del vescovo Domenico Pompili, con il desiderio di tradurre l’enciclica di papa Francesco in un’esperienza concreta, comunitaria e territoriale. Viviamo in un’epoca di frammentazione e di disorientamento. E l’intuizione di Petrini e del vescovo Pompili è stata quella di partire dalle piccole comunità, dove si vive un’esperienza di socialità sana, vera, buona e permeata di sostenibilità, e dove si ascoltano le esperienze del territorio per coniugarle con l’enciclica Laudato si’. Il nostro movimento vorrebbe essere un’esperienza comunitaria concreta che lascia un segno nel territorio”.
Assieme ad altre realtà, la comunità si è impegnata nel sottolineare la pericolosità nel trattamento con pesticidi in un territorio che vive “il problema della monocoltura di prosecco invasiva”. “Da qui sono nate nuove forme di tutela delle persone vulnerabili di cui oggi possono beneficiare tutti”, ha spiegato Magro.
Il referente della comunità Laudato si’ dell’Abbazia Follina ha dato tre consigli agli operatori dell’informazione. “Abbiamo bisogno di una parola che parli, che non abbia paura di essere chiara, come quella di papa Francesco. Perché una parola neutra, anche se corretta, rischia di non dire nulla”. Il secondo invito di Magro è quello di “non avere paura di prendere posizione”, mentre il terzo è “raccontare di più le esperienze che già esistono, non come episodi marginali, ma come segni che indicano una direzione, una visione di futuro promettente”.
Ultimo aggiornamento:
17/04/2026 15:45:59