-

Trentodoc Festival: volti e storie delle bollicine di montagna

Aperta la kermesse: 170 eventi tra degustazioni, approfondimenti, show cooking, talk e appuntamenti nelle cantine

TRENTO - Il Trentodoc Festival brinda alla sua quinta edizione: calici alzati, volti e storie. Il Trentodoc Festival torna a raccontare il Trentino partendo da ciò che lo rende unico: i produttori, i paesaggi e una cultura del vino costruita nel tempo. La quinta edizione della kermesse si è aperta questa sera al Castello del Buonconsiglio e - fino a domenica 27 settembre - porta le bollicine di montagna nei territori di produzione e nei gioielli dell’arte delle città di Trento e Rovereto.

IN CALENDARIO 170 EVENTI
In calendario ci sono quasi 170 eventi tra degustazioni, approfondimenti, show cooking, talk e appuntamenti nelle cantine. “Il Trentodoc Festival non è più una scommessa: è ormai una kermesse che appartiene al Trentino” ha evidenziato il presidente della Provincia Maurizio Fugatti, mettendo in luce il valore del metodo classico trentino come espressione non soltanto della vitivinicoltura, ma dell’intero Trentino: “Nel corso degli anni la forza del Trentodoc è cresciuta moltissimo. Oltre ad essere riconosciuto per la sua qualità, è diventato un vero fattore identitario del Trentino, un ambasciatore della nostra viticoltura nel mondo. Lo dimostrano anche i numeri, con oltre 12,2 milioni di bottiglie prodotte ogni anno, in una fase non semplice per il settore vitivinicolo”.

Il Festival contribuisce peraltro a rafforzare questa identità: “Su questa identità dobbiamo continuare a investire: anche in vista di Vinitaly 2027 stiamo lavorando a un padiglione che richiama il brand Trentino. Una presenza coordinata e riconoscibile che valorizzi ancora di più il nostro sistema vitivinicolo”. Il Festival racconta anche una scelta precisa: investire sull’enoturismo, guardando al vino non solo come prodotto, ma come esperienza e porta d’ingresso al territorio (foto credit ufficio stampa Pat - Daniele Panato).

Ne è convinta l’assessore provinciale all’agricoltura e promozione dei prodotti trentini Giulia Zanotelli: “È attraverso l’enoturismo che possiamo mettere in relazione il vino con l’agricoltura, il paesaggio e il mondo dell’ospitalità. Questo Festival si inserisce pienamente nel percorso che abbiamo tracciato in questi anni: porta il vino fuori dalla cantina e crea connessioni tra mondi diversi. La sfida che abbiamo davanti è proprio questa: fare sistema, costruire una proposta enoturistica non standardizzata ma sempre più riconoscibile e fare del vino una porta d’ingresso per vivere e conoscere il territorio nella sua autenticità”.

INAUGURAZIONE TRENTODOC FESTIVAL
Ad aprire l’appuntamento inaugurale - moderato dalla responsabile brand e comunicazione di Trentino Marketing, Valentina Cappio - è stata la direttrice del Castello del Buonconsiglio Cristina Collettini, seguita dalle testimonianze di due produttrici, Maria Marangoni di Borgo dei Posseri e Valentina Togn di Gaierhof e Maso Poli, a sottolineare il ruolo centrale delle persone e delle imprese che ogni giorno costruiscono l’identità del Trentodoc.

A portare il punto di vista della città di Trento è stato il sindaco Franco Ianeselli, che ha richiamato il rapporto storico tra il vino e il territorio: “Pochi prodotti come il vino sono così legati al territorio.
I francesi a questo proposito hanno coniato una parola specifica, terroir, per definire il legame unico tra il sapore di un prodotto e il suolo, il clima, la cultura, non solo materiale. Ben venga allora l’apertura dei nostri palazzi, dal chiostro degli Agostiniani a palazzo Geremia al Castello del Buonconsiglio: proprio qui, nel quattrocentesco ciclo dei mesi all’interno della torre dell’Aquila, è custodita tra l’altro la prova “artistica” che il legame tra Trento e il vino è molto antico. L’affresco dedicato a ottobre rappresenta infatti non solo la vendemmia ma anche la pigiatura dell’uva. Interessante notare come seicento anni fa la vendemmia si facesse in autunno inoltrato, mentre quest’anno è iniziata nei primi giorni di agosto, a ulteriore prova del drastico cambiamento climatico in atto”.

La dimensione corale del Festival è stata quindi evidenziata dal presidente dell’Istituto Trentodoc Stefano Fambri: “La partecipazione delle 74 Case spumantistiche è ciò che rende il Festival un progetto davvero corale. I 130 appuntamenti organizzati nelle cantine raccontano la ricchezza e la varietà di Trentodoc attraverso luoghi, persone e interpretazioni diverse, accomunate però dalla stessa identità e dagli stessi valori. È proprio questa pluralità a rappresentare uno degli elementi più distintivi del Festival. Per tre giorni, infatti, l'intero territorio si attiva: le cantine aprono le proprie porte e condividono con il pubblico il loro modo di interpretare, produrre e raccontare Trentodoc. Il ruolo dell'Istituto è dare coesione a questo patrimonio, costruendo e rafforzando una cornice comune che valorizzi il marchio Trentodoc e crei le condizioni affinché ogni Casa spumantistica possa esprimere appieno la propria identità all'interno di un progetto condiviso. La forza del nostro sistema sta proprio nella capacità di tenere unite sensibilità, storie e interpretazioni differenti, trasformandole in un patrimonio comune che accresce il valore di tutti e rafforza l'identità di Trentodoc”.

A sottolineare il valore del Festival per la destinazione Trentino è stato Luciano Rizzi, membro del Cda di Trentino Marketing e presidente del Consorzio Apt del Trentino. “La quinta edizione del Trentodoc Festival rinnova il racconto di un’eccellenza profondamente legata al Trentino. Da Trento e Rovereto alle case spumantistiche e ai territori di produzione, il programma intreccia paesaggio, cultura, competenze e ospitalità, grazie al contributo di una comunità ampia e partecipe. L’incontro con produttori ed enologi e l’esperienza nelle cantine permettono di scoprire il legame tra le bollicine di montagna e i luoghi in cui nascono. Il Festival arricchisce così l’offerta enoturistica e rafforza il profilo del Trentino come destinazione della qualità e dell’accoglienza”.

A chiudere gli interventi è stato Luciano Ferraro, vicedirettore di Corriere della Sera e direttore artistico di Trentodoc Festival, che ha richiamato la crescita della manifestazione e la parola scelta per caratterizzare l’edizione 2026: “Radici”. “Questo - ha detto - è un festival ma in realtà contiene tanti festival. Per gli appassionati di vino o di cucina, per chi segue l’attualità o per chi ama le buone letture. Per chi si interessa di cinema, musica e teatro, e altro ancora. Ognuno può scegliere il suo cartellone. Con questa formula l’evento è passato in pochi anni da 4 mila a 11 mila presenze, da 37 a 133 eventi in cantina. Volevamo dare una parola chiave per l’edizione 2026: è Radici. Perché come una vigna anche questo festival sta sviluppando radici, e poi per identificare il suo legame con la terra, il territorio, il paesaggio. E con la tradizione guardando al futuro. Perché, come dice Gustav Mahler, la tradizione “è custodire il fuoco, non adorare le ceneri”.
Ultimo aggiornamento: 24/09/2026 20:55

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE