TRENTO - Aree legislative alla sfida europea. La
Calre in Consiglio regionale traccia il futuro delle autonomie e dei territori. C'è un filo conduttore che unisce le vette delle Alpi alle isole dell'Atlantico, ed è la necessità di capovolgere la prospettiva con cui Bruxelles guarda ai territori periferici. I lavori della
Calre, ospitati nel Palazzo della Regione nell'ambito del
Festival dell'Economia, si sono articolati in due sessioni speculari e complementari, ieri in un panel dedicato al Festival dell’Economia ed oggi in una riunione in
Consiglio a
Trento, per fare confrontarsi e chiedere con forza che la montagna e le aree interne non siano più considerate margini passivi, bensì laboratori essenziali per la tenuta sociale ed economica dell'intero continente.
Le sfide sul tavolo sono complesse e spaziano dalla gestione delle infrastrutture fisiche e digitali all'accesso ai fondi europei, passando per le emergenze ambientali, i flussi migratori e la garanzia dei servizi essenziali alla cittadinanza, elementi cruciali per frenare lo spopolamento e valorizzare le identità locali.

Nella sessione mattutina di oggi si sono riuniti nell'aula del Consiglio di piazza Dante
Roberto Paccher, presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige e coordinatore del Gruppo di lavoro,
Claudio Soini, presidente del Consiglio provinciale di Trento, Astrid Maria Pérez Batista, presidente del Parlamento delle Canarie e presidente della CALRE,
Stefano Aggravi, presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta,
Barbara Lori, vicepresidente del Consiglio regionale dell'Emilia-Romagna,
Jacopo Scandella, consigliere segretario del Consiglio regionale della Lombardia,
Mohamed Ouriaghli, vicepresidente del Consiglio regionale di Bruxelles, e
Juan Carlos Carretero Carretero, deputato delegato della Comunità di Madrid.
Collegati in videoconferenza:
María José González Revuelta, presidente del Parlamento regionale della Cantabria,
Juan Ignacio Varela-Portas Orduña, deputato della Comunità di Madrid, e
Carolin Kose, capo dell'ufficio della Baviera a Bruxelles.
Contributi tecnici sono arrivati da
Alessandro Panza, consigliere per le politiche della montagna del Ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie, e da
Annamaria Giorgi, docente di UNIMONT e componente del Consiglio di amministrazione di Euromontana. L’incontro operativo del Gruppo di lavoro CALRE, svoltosi oggi a Trento sotto la presidenza di
Roberto Paccher, ha messo al centro la gestione delle aree montane e interne secondo il modello del Trentino-Alto Adige.

Il principio cardine è la tutela attiva: la natura si protegge custodendola e lavorandola, non abbandonandola. Il territorio viene inteso come un
Sistema Socio-Ecologico in cui la presenza umana è una componente ecologica attiva che garantisce biodiversità, sicurezza idrogeologica e stabilità del paesaggio. Le quattro risorse chiave sono l’acqua, intesa come energia pulita e riserva idrica per le pianure, il bosco, inteso come scudo contro i dissesti e risorsa economica, il suolo, per alpeggi e turismo, e la biodiversità per la resilienza climatica.
Tra le buone pratiche regionali spiccano la pianificazione forestale decennale, la valorizzazione delle malghe, la Strategia Nazionale Aree Interne per i servizi essenziali e la gestione complessa dei grandi carnivori tramite prevenzione e indennizzi.
Il presidente del Consiglio provinciale di Trento, Claudio Soini, ha menzionato “al proposito lo specifico percorso del territorio trentino, indicando tra le migliori pratiche in atto nella provincia quella che vede protagonisti il consorzio Melinda e l’azienda Tassullo nella conversione di spazi minerari a Predaia”. Una svolta storica è data dalla recente riforma dello Statuto speciale, che attribuisce alle Province Autonome la competenza legislativa esclusiva sulla fauna selvatica, offrendo maggiori margini di manovra su prelievi e abbattimenti, pur nel rispetto dei vincoli europei. L'abbandono della montagna comporta costi altissimi: miliardi per il dissesto idrogeologico, degrado delle risorse naturali, impennata dei costi pro-capite per i servizi pubblici e iper-urbanizzazione delle pianure. Il modello regionale dimostra che finanziare il presidio umano attivo è un investimento di prevenzione che costa alla collettività molto meno rispetto a una montagna deserta.
La sessione di ieri al Festival Il confronto odierno ha idealmente completato il fitto dibattito iniziato ieri sera nella Sala di Rappresentanza, una prima sessione incentrata sulle strategie comuni di sviluppo. In quell'occasione, la presidente della CALRE e del Parlamento delle Isole Canarie, Astrid María Pérez Batista, ha posto l'accento sulla necessità di una legislazione che sappia adattarsi alle diverse latitudini, spiegando che l'Unione Europea deve comprendere che territori come le Canarie condividono con le aree montane continentali lo stesso isolamento istituzionale e geografico.
Secondo la presidente, serve un quadro normativo flessibile che riconosca l'ultraperifericità e l'insularità non come limiti da sussidiare, ma come specificità giuridiche da proteggere per garantire pari opportunità di sviluppo economico e stabilità ai cittadini. Un richiamo forte all'unità d'azione è arrivato dal presidente del Consiglio regionale della Valle d'Aosta, Stefano Aggravi, che ha insistito sulla centralità delle alleanze transfrontaliere ed europee, sottolineando che i territori montani non devono muoversi isolati, ma fare massa critica attraverso network come la CALRE per incidere sulle politiche di coesione post 2027.
Per Stefano Aggravi il futuro delle nostre comunità dipende dalla capacità di ottenere un canale di interlocuzione diretta con le istituzioni europee, superando le lungaggini burocratiche dei poteri centrali e dimostrando che la montagna sa governarsi con responsabilità ed efficacia in un quadro federale e sussidiario. La prospettiva delle grandi aree metropolitane europee, spesso considerate distanti da queste dinamiche, è stata portata dal vicepresidente del Parlamento della Regione Bruxelles-Capitale, Mohamed Ouriaghli, il quale ha ribaltato lo schema tradizionale del confronto tra città e aree interne, affermando che il benessere delle grandi capitali europee è strettamente interconnesso alla tenuta dei territori periferici e montani, che forniscono risorse ambientali, idriche e alimentari insostituibili. Mohamed Ouriaghli ha auspicato un patto di solidarietà e cooperazione reciproca tra i centri urbani e le aree rurali, affinché i fondi europei siano orientati a colmare i divari infrastrutturali e a garantire a tutti i cittadini i medesimi diritti di accesso ai servizi.
A tracciare la sintesi politica della prima parte dei lavori è stato il presidente del Consiglio regionale del Trentino-Alto Adige, Roberto Paccher, che ha richiamato l'attenzione sulle emergenze quotidiane che pesano su chi vive e lavora in quota, evidenziando che difendere la montagna significa dare risposte immediate su temi caldi come la convivenza con i grandi carnivori, la gestione dei boschi e la mobilità lungo i corridoi alpini.
Roberto Paccher ha concluso ribadendo che l'autonomia non è un privilegio ma uno strumento di responsabilità, e che il gruppo di lavoro sulle problematiche della montagna all'interno della CALRE continuerà a spingere a Bruxelles affinché la montagna sia finalmente riconosciuta come una componente decisiva e strategica dell'identità europea. Dal duplice confronto è emersa la convinzione condivisa che il futuro della coesione territoriale europea si giochi sulla capacità di concedere maggiore spazio decisionale alle assemblee regionali, le uniche in grado di calibrare le leggi sulle reali esigenze dei cittadini. Solo un reale coordinamento transnazionale e un dialogo paritario tra territori ed europarlamento permetteranno di superare le sfide del declino demografico e della transizione verde, trasformando le aree interne da zone svantaggiate in avamposti di innovazione sostenibile e resilienza istituzionale.