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Trentino: scuola dell’infanzia, bocciato il ddl popolare

Il disegno di legge in Provincia sostenuto da oltre 5.800 firme contro l’apertura a luglio

TRENTO - Scuola dell’infanzia bocciato il ddl popolare: stop alla proposta dei 10 mesi. Respinto con 17 voti contrari il disegno di legge sostenuto da oltre 5.800 firme contro l’apertura a luglio. In aula scontro su modello educativo, diritti degli insegnanti e servizi alle famiglie. Il Consiglio provinciale ha respinto il disegno di legge n. 41/XVII, di iniziativa popolare, “Modificazione dell’articolo 5 della legge provinciale sulle scuole dell’infanzia 1977”.

Il provvedimento, depositato il 27 settembre 2024 e promosso da un comitato composto dalle educatrici Michela Lupi, Giorgia Sannicolò e Raffaella Fiorio, è sostenuto da 5.865 firme di cittadini. L’obiettivo dichiarato è quello di tutelare l’impianto e la qualità del sistema educativo trentino nella fascia 3-6 anni, esprimendo una netta contrarietà all’eventuale apertura delle scuole dell’infanzia nel mese di luglio. Il testo interviene sulla legge provinciale n. 13 del 1977, prevedendo che le scuole dell’infanzia siano aperte per un massimo di 10 mesi all’anno, per cinque giorni alla settimana e per non meno di sette ore al giorno, escludendo dunque il mese di luglio dal calendario scolastico. Il disegno di legge è stato esaminato dalla Quinta Commissione consiliare, che nella seduta del 29 ottobre scorso ha espresso parere negativo, con un voto favorevole e cinque contrari.

Nel corso dell’iter, il 3 aprile 2025 si è svolta anche un’audizione pubblica, durante la quale sono intervenuti rappresentanti del comitato promotore e del mondo della scuola, tra cui docenti ed esperti del settore educativo. La discussione generale In apertura di seduta, la consigliera Lucia Coppola (AVS), definendo il provvedimento “un ddl importante”, ha chiesto la rilettura della relazione di minoranza della V Commissione. Al termine dell’intervento del relatore Michele Malfer (Campobase), Coppola ha sottolineato il valore dell’iniziativa popolare alla base del disegno di legge, evidenziando come negli ultimi tempi si sia tornati a discutere con maggiore attenzione del tema della scuola all’interno del Consiglio provinciale. “La scuola è spesso stata l’eterna cenerentola di quest’aula – ha affermato – più frequentemente considerata un problema che un luogo di formazione di individui consapevoli”.

La consigliera ha quindi richiamato la necessità di superare un approccio limitato agli aspetti logistici, sottolineando che il benessere di studenti e personale richiede interventi più ampi e strutturati. Riferendosi all’ipotesi di apertura delle scuole nel mese di luglio, Coppola ha parlato di un grave “vulnus”, denunciando l’assenza di un confronto con il personale docente e criticando un intervento “varato dall’alto senza le opportune conoscenze”. Ha inoltre evidenziato la mancanza di adeguati investimenti provinciali in formazione e nuove risorse.

Nel suo intervento, la consigliera ha infine richiamato il valore del tempo libero nello sviluppo dei più giovani: “Il cosiddetto ‘tempo’ libero è fondamentale per la crescita delle bambine e dei bambini, che devono poter vivere esperienze all’aria aperta non strutturate”. Un riferimento al “diritto all’ozio”, inteso come momento essenziale per la formazione della personalità e il benessere. Dopo aver ricordato anche la propria esperienza personale, ha ringraziato le proponenti del disegno di legge.
Francesca Parolari (Pd del Trentino) ha richiamato le riflessioni della pedagogista Annalisa Pasini contenute nel volume “Per tetto una legge”, pubblicato dalla Provincia in occasione dei 40 anni della legge 13. Al centro dell’intervento, una visione articolata della scuola dell’infanzia, letta attraverso tre dimensioni: istituzione, organizzazione e servizio.
“La scuola — sottolinea Parolari citando Pasini — è prima di tutto un’istituzione, cioè un insieme stabile di valori, ruoli e aspettative riconosciuti dalla società”. In questo senso, svolge una triplice funzione: economica, sociale e culturale. Accanto a questo, emerge il profilo organizzativo: “Serve una struttura efficiente, fondata su regole chiare e su una definizione precisa delle responsabilità, in cui i docenti rappresentano il perno del sistema”. Ma è soprattutto nella dimensione di servizio che si gioca la sfida più attuale: la scuola non è una “macchina chiusa”, bensì una realtà aperta, in relazione con famiglie e comunità. “Essere servizio — chiarisce — non significa piegarsi a ogni richiesta delle famiglie, ma offrire un’opportunità educativa qualificata, capace di accompagnare lo sviluppo dei bambini”. Da qui il richiamo alla centralità del bambino: “Metterlo al centro come protagonista del proprio apprendimento significa attivare davvero i processi educativi”. Ha quindi parlato della necessità di rispondere alle fragilità che i contesti educativi stanno intercettando, chiedendo classi meno affollate e maggiore supporto anche economico al sistema degli insegnanti, dei quali, ha detto, vi è anche carenza. Sulla questione del mese di luglio, ha detto che la risposta non è “l’immobilismo sulle decisioni giù assunte in modo unilaterale, e continuare così alimentare il muro contro muro che va avanti da sei anni. La risposta è creare partnership con cooperative sociali, per fornire servizi di qualità alle famiglie e contemporaneamente dare respiro alle insegnanti. Lo stesso respiro che dovrebbe essere garantito durante l’anno con un sistema più flessibile”. “In conclusione, credo che la scuola dell’infanzia abbia bisogno di un approccio sistemico, non di singoli interventi”. Ha quindi annunciato voto di astensione.

Per Paola Demagri (Casa Autonomia.eu) questo disegno di legge “non nasce nei corridoi della politica, ma nelle mani dei cittadini: già questo dovrebbe imporci una riflessione”, afferma Demagri, ricordando le oltre 5000 firme raccolte. “Quando famiglie, educatori e pedagogisti si espongono, la politica ha il dovere di ascoltare. Non per cortesia, ma per mandato democratico”. La consigliera ha criticato il metodo adottato finora dalla Giunta, definendolo “un approccio di forzatura, non di motivazione”, privo di un reale percorso di ascolto e confronto con i soggetti coinvolti. “Quando si parla di infanzia, il metodo è già merito: il modo in cui si decide racconta la qualità della decisione”. Nel merito, Demagri ha ribadito una posizione condivisa da molti esperti del settore: “Dieci mesi di scuola dell’infanzia sono pienamente sufficienti per garantire un percorso educativo equilibrato e rispettoso dei tempi dei bambini”. Si tratta, ha precisato, “non di un’opinione politica, ma di un principio pedagogico consolidato”. Un altro punto centrale riguarda la distinzione tra funzione educativa e servizio di conciliazione: “Sono due ambiti diversi, con finalità e competenze differenti. La scuola dell’infanzia non può diventare un contenitore universale o un parcheggio sociale”. Infine, ha spostato l’attenzione sul personale educativo: “Estendere il servizio oltre i dieci mesi significa uscire dalla cornice contrattuale, organizzativa e formativa, chiedendo agli insegnanti di svolgere un lavoro diverso da quello per cui sono stati formati”.
Per Demagri, il disegno di legge difende un principio chiaro: “L’infanzia è un bene pubblico e va tutelata con norme condivise, rispettose delle competenze e dei bisogni reali dei bambini”. Ha quindi annunciato voto favorevole.

Roberto Paccher (Lega) ha parlato di un provvedimento nato come risposta ad una emergenza nata nel periodo di Covid. “Ricordo quando l’allora assessore Bisesti chiese un sacrifico per permettere ai genitori di poter respirare e ai bambini di poter proseguire quella attività didattica che non era stato possibile fare nei mesi di chiusura”. Ha quindi parlato di un “sabotaggio”, fatto facendo riferimento a problemi di sicurezza. “Nel 2020 abbiamo 7666 bambini iscritti al periodo”. “Credo che chi deve amministrare una Provincia deve valutare anche altri aspetti e non limitarsi non solo a quello del legittimo contratto di lavoro. Negli anni successivi c’è stata nuovamente l’apertura delle scuole per l’infanzia a luglio e c’è stata una ulteriore crescita, a 7900 con una percentuale ancora più alta con l’80% contro il 69% del mese di giugno. A dimostrazione che è una scelta che ha avuto apprezzamento da parte dei genitori. Ad oggi questi dati sono consolidati, con una adesione molto elevata, superiore ad altri mesi nei quali la scuola dell’infanzia è aperta”. “Quando noi amministratori provinciali – ha detto parlando delle necessità delle famiglie – “dobbiamo occuparci anche del possibile risparmio e questo è un servizio ulteriore che offriamo alle famiglie”. “I dati – ha detto – che dal 2020 al 2024 parlano di una costante crescita degli iscritti”. Ha quindi paragonato i costi della scuola per l’infanzia e del nido con quelli del privato, rilevando come le famiglie, avendo la possibilità di mandare i figli a scuola a luglio, hanno un risparmio. “Io dico che non c’è niente obbligatorio. Chi vuole mandare i figli a scuola a luglio li manda, chi li vuole mandare li manda. Non demonizziamo un intervento che risponde alle esigenze delle famiglie che grazie a questo possono risparmiare più di milletrecento euro in un mese”.

Filippo Degasperi (onda) ha detto che in Provincia di Trento si fa peggio che nel resto d’Italia: “Nel caso della scuola dell’infanzia, il Trentino non fa meglio dello Stato: fa peggio”, afferma, sottolineando come le insegnanti risultino escluse da una serie di riconoscimenti garantiti altrove. Tra questi, il mancato riconoscimento del precariato ai fini dell’anzianità, l’esclusione dal bonus “Buona scuola” e dai concorsi per dirigente e ispettore scolastico. “Sono trattate come una categoria a parte, ma con condizioni peggiori”. Nel mirino anche l’estensione a undici mesi del servizio: “Un’ulteriore condizione peggiorativa rispetto al resto d’Italia. Un ottimo uso dell’autonomia, si potrebbe dire con ironia”.
Degasperi richiama inoltre gli impegni assunti in campagna elettorale nel 2023, citando in particolare la posizione di Fratelli d'Italia: “Si parlava di ‘imitare l’Alto Adige’, quindi di un calendario più breve e di servizi estivi separati. Oggi siamo all’opposto”. L’attuale modello trentino, con undici mesi di attività, viene definito “un unicum a livello nazionale”. “Se fosse una buona idea, qualcuno l’avrebbe copiata. E invece non accade”. Infine, una critica al sistema complessivo dei servizi: “L’aumento della domanda è anche conseguenza del taglio di alternative. Le famiglie non scelgono liberamente: spesso non hanno scelta”. “Le famiglie non sono cambiate. Sono cambiati i servizi e i diritti dei lavoratori. È lì che bisogna intervenire”. Ha quindi detto che quella della scuola a luglio è una strategia per risparmiare sui servizi per le famiglie: “Per altre fasce d’età è stato deciso di mettere fondi per offrire servizi. Otto milioni di euro”. E’ stato possibile mettere a disposizione 8000 posti per i corsi estivi gestiti dal terzo settore per i bambini della primaria e delle scuole medie, ma per l’infanzia no”. “Tutto sulle spalle delle insegnanti e dei comitati di gestione. E voi vi vantate dei numeri, ma non avete dato alle famiglie alternative”. La consigliera Lucia Maestri (PD del Trentino) è intervenuta nel dibattito denunciando una gestione politica che ha alimentato divisioni invece di risolverle. Nel mirino, innanzitutto, le parole del consigliere

Paccher: “Definire scioperi e manifestazioni come ‘opere di sabotaggio’ è inaccettabile. Il diritto di sciopero è sancito dallo Statuto dei lavoratori ed è uno strumento legittimo per esprimere dissenso”. Maestri ha parlato apertamente di “un abominio” e ha invitato la maggioranza a riconoscere il valore di questo diritto. La consigliera ha evidenziato poi una frattura non ricomposta tra famiglie e docenti: “Si è costruita una contrapposizione artificiale tra esigenze di conciliazione e diritti delle insegnanti. È una narrazione tossica che la politica avrebbe dovuto evitare”. Sul piano dei dati, Maestri ha sottolineato le criticità tra iscrizioni e frequenza reale: “I numeri di adesione sono stati spesso confusi con quelli della presenza effettiva. In realtà, la frequenza nei mesi estivi è molto più bassa, anche per le condizioni ambientali delle strutture”. Un tema, ha osservato, emerso anche attraverso gli interventi successivi della Giunta, tra monitoraggi settimanali e misure sul raffrescamento delle scuole. Critiche anche all’impostazione culturale del dibattito: “Continuare a dire che la scuola dell’infanzia non è obbligatoria è una scorciatoia. È parte integrante del sistema educativo e non può essere ridimensionata per giustificare scelte politiche”. Infine, l’affondo politico: “Qui è mancata la politica. Il suo compito è tenere insieme i bisogni delle famiglie, la qualità del servizio e i diritti delle lavoratrici. Su questo punto il centrodestra ha abdicato al proprio ruolo”.

Il consigliere Michele Malfer (Campobase) è intervuto nel dibattito sul disegno di legge di iniziativa popolare sulla scuola dell’infanzia, riconoscendo innanzitutto il valore del percorso partecipativo: “È un contributo importante al dibattito e all’esercizio della democrazia”. Malfer ha chiarito come il nodo della conciliazione tra tempi di vita e lavoro sia reale, ma contesta la soluzione adottata: “L’estensione al mese di luglio non è la risposta giusta”. Tre le criticità evidenziate. La prima riguarda il metodo: “Una scelta così rilevante è stata introdotta senza un coinvolgimento reale degli insegnanti, che non sono esecutori ma una comunità professionale”. La seconda è di sistema: “I dati mostrano che la frequenza estiva è più bassa e disomogenea. Il bisogno esiste, ma non giustifica l’estensione dell’intero sistema”. A questo si aggiungono effetti concreti, come “carichi di lavoro crescenti e una fuga verso altri ordini di scuola, dove le condizioni sono più sostenibili”. Il punto più critico, secondo Malfer, è però quello pedagogico: “La scuola dell’infanzia non è un servizio qualsiasi. Il tempo estivo non è un vuoto da riempire, ma un tempo diverso, fatto di gioco, scoperta e libertà” Infine, il richiamo al ruolo del territorio: “Il Trentino dispone di una rete di associazioni e realtà educative che va valorizzata, non compressa”. Il rischio, avverte, è quello di “trasformare la scuola dell’infanzia in un servizio di conciliazione, snaturandone la funzione educativa”. “Non è una questione tra dieci e undici mesi, ma di visione. Serve distinguere tra educazione e conciliazione e costruire risposte più strutturate”.

Il consigliere Andrea de Bertolini (PD del Trentino) è intervenuto sul disegno di legge di iniziativa popolare sulla scuola dell’infanzia, riconoscendo il valore del percorso partecipativo che lo ha originato: “Un contributo importante al dibattito e all’esercizio della democrazia”. De Bertolini ha rivendicato il confronto con il comitato promotore, pur nella diversità di posizioni: “Il dialogo è stato utile e mi ha consentito di approfondire il tema, ma mantengo il mio convincimento: non ritengo sbagliata l’apertura della scuola dell’infanzia nel mese di luglio”. Il consigliere ha sottolineato tuttavia la complessità del dibattito, evidenziando il peso della dimensione sindacale: “Si tratta di una questione centrale, che riguarda la tutela e la dignità del lavoro. Non è un problema giuridico, ma politico, e come tale va affrontato, altrimenti continuerà a generare tensioni”. Un passaggio rilevante è stato dedicato al tema dell’interesse del minore, anche alla luce del contributo emerso nel dibattito consiliare: “Non è solo una questione di conciliazione. È in gioco l’interesse superiore del bambino, che deve orientare le scelte pubbliche”.
Infine, il richiamo al contesto sociale: “Il percorso argomentativo presentato è rigoroso. Si possono discutere le premesse – ed è legittimo farlo – ma, se non vengono messe in discussione, le conclusioni risultano difficilmente contestabili. “La collega Parolari ha richiamato un concetto importante: quello della solitudine educativa. Non si tratta di cercare semplicemente compensazioni, ma di riconoscere che esistono luoghi – come la scuola – che possono svolgere un ruolo fondamentale nel sostenere e accompagnare queste situazioni. Ed è proprio in questa prospettiva che ritrovo una parte significativa del mio pensiero: non si tratta soltanto, o principalmente, di conciliazione, ma di tutela dell’interesse del minore”.

Per Stefania Segnana (Lega) "Tutti noi, come genitori, conosciamo il valore della professionalità, dell’impegno e della dedizione delle insegnanti”. Segnana ha difeso la scelta dell’apertura nel mese di luglio, anche alla luce dell’esperienza diretta: “Le famiglie non lasciano i figli a scuola per ‘parcheggiarli’, ma perché si fidano della qualità educativa e della continuità garantita. Per bambini tra i tre e i sei anni, restare in un ambiente conosciuto è fondamentale”. La consigliera ha sottolineato come la misura risponda a un’esigenza concreta: “Si tratta di offrire ai bambini un contesto adeguato e alle famiglie un punto di riferimento sicuro, non di aumentare i carichi di lavoro del personale”. Sul tema delle condizioni lavorative, Segnana ha riconosciuto la necessità di ulteriori approfondimenti: “La questione delle ferie e dell’organizzazione del lavoro va affrontata nei tavoli sindacali, perché è giusto tenere conto delle richieste del personale”. Netta la posizione sul disegno di legge: “Il nostro voto sarà contrario”. Ha quindo respintole critiche sull’assenza di alternative: “La Giunta ha avviato sperimentazioni sui servizi estivi e sta lavorando con enti e cooperative per rafforzare l’offerta per le scuole primarie”. “La conciliazione tra tempi di vita e lavoro è un tema centrale e richiede risposte articolate, che coinvolgano più strumenti e più soggetti”. In conclusione ha ribadito che “la scuola aperta a luglio non è un parcheggio ma nasce dal bisogno di poterci fidare del luogo dove lasciamo i nostri figli”.

La consigliera Chiara Maule (Campobase) ha richiamato l’attenzione sul clima di divisione attorno alla scuola dell’infanzia: “Si sta creando una frattura tra famiglie e scuola che non fa bene a nessuno, a partire dai bambini”. Maule ha individuato nell’estensione al mese di luglio e nelle modalità con cui è stata introdotta una delle cause principali delle tensioni: “Non sono state solo le scelte, ma anche le parole utilizzate ad alimentare il conflitto. Su un sistema che per anni è stato tra i migliori d’Italia serve maggiore attenzione, anche nel linguaggio”. La consigliera ha invitato quindi la Giunta ad assumersi la responsabilità di ricomporre il quadro: “Serve uno sforzo per trovare strumenti e soluzioni che ricostruiscano il rapporto tra insegnanti e famiglie. Non sarà il voto di quest’aula a sanare la frattura”. Al centro dell’intervento il tema della “comunità educante”: “Non possiamo limitarci a richiamarla a parole e poi alimentare divisioni. Va ricostruito un patto tra scuola e famiglie, chiarendo ruoli e responsabilità”. Maule ha respinto inoltre la contrapposizione tra le parti: “Non esiste chi sta con le famiglie e chi con gli insegnanti. Le difficoltà sono reali per entrambi”. E aggiunge: “La scuola non può fare tutto. Oggi si trova spesso a supplire a fragilità sociali che non le competono”. Infine, il richiamo alle criticità del sistema: “Si fa sempre più fatica a trovare insegnanti e questo rischia di indebolire la qualità della scuola”. Da qui l’appello conclusivo: “Servono scelte coerenti con l’obiettivo di rafforzare l’educazione e ricomporre la comunità. Altrimenti continueremo a discutere senza risolvere i problemi, a scapito di bambini e famiglie”.

Il consigliere Francesco Valduga (Campobase) ha criticato la gestione dell’estensione al mese di luglio della scuola dell’infanzia, puntando il dito contro la Giunta: “La responsabilità politica è chiara e la frattura che oggi si vuole sanare è stata generata proprio da quella scelta”. Valduga ha contestato sia il metodo sia il merito del provvedimento: “È stato imposto dall’alto, senza un reale coinvolgimento. La politica non può limitarsi a inseguire il consenso, ma deve saper orientare e assumersi responsabilità di lungo periodo”. Il consigliere ha richiamato il ruolo dell’autonomia trentina: “Abbiamo il dovere di innovare e sperimentare, costruendo modelli nuovi insieme a chi nella scuola lavora. Non si può cambiare il sistema senza dialogo e concertazione”. Da qui la proposta di un cambio di approccio: “Non è tanto il singolo mese in più o in meno a preoccuparmi, ma la capacità – o meno – di costruire un modello innovativo, capace di tenere insieme educazione e conciliazione, dentro e fuori la scuola, coinvolgendo anche il territorio e il terzo settore. In questo senso, avevo apprezzato l’apertura fatta in passato sull’ipotesi di un nuovo calendario scolastico. Quella poteva essere una strada interessante, ma il percorso si è fermato. Io ribadisco la mia disponibilità a lavorare in quella direzione, a patto che si tratti di un processo condiviso, non di una decisione calata dall’alto. L’autonomia ha senso solo se siamo capaci di usarla per fare meglio, per innovare davvero. Altrimenti rischiamo di perdere un’opportunità”. Valduga ha riconosciuto il valore della partecipazione civica alla base del disegno di legge, ma ne ha evidenziato anche i limiti: “Fissare rigidamente i dieci mesi rischia di bloccare proprio quella capacità di innovazione che dovremmo invece rafforzare”. In conclusione, l’appello alla Giunta: “Serve avviare un percorso condiviso per ricomporre la frattura e costruire una vera comunità educante. Ha quindi spiegato il voto del gruppo che sarà diviso tra chi ha votato favorevolmente al disegno di legge in Commissione (Malfer) mentre gli altri si asterranno, per non porre limiti alla ricerca di un dialogo.
La replica dell’assessora Francesca Gerosa ha risposto elencando le diverse iniziative portate avanti dalla Giunta in questi due anni, riconoscendo tuttavia l’esistenza di una “frattura” tra famiglie e insegnanti che va ricomposta. Gerosa ha rivendicato l’impegno della Provincia per migliorare il sistema: dalla riduzione del numero massimo di bambini per sezione (da 25 a 24, con l’obiettivo di scendere ancora), all’aumento delle sezioni e del personale, fino all’introduzione di nuove figure di supporto organizzativo e al rafforzamento degli interventi sui bisogni educativi speciali. Tra le misure citate anche l’anticipo delle sostituzioni degli insegnanti assenti, la stabilizzazione di oltre 50 docenti, l’investimento in formazione e la digitalizzazione delle procedure di assunzione. Sul fronte delle risorse, l’assessora ha ricordato lo stanziamento di 850 mila euro per i cinque giorni di ferie aggiuntivi, misura però rimasta inattuata per la mancata firma dell’accordo sindacale. Per quanto riguarda l’undicesimo mese, Gerosa sottolinea l’aumento della domanda da parte delle famiglie e la necessità di riorganizzare il servizio, anche attraverso accorpamenti e una gestione più flessibile delle iscrizioni settimanali. “Io so quanto sia delicato il tema dell’undicesimo mese. Ma c’è anche tanto altro. Un investimento continuo e costante per le scuole dell’infanzia di fronte a un calo di iscrizioni”. Ha rilevato un crescente numero di bambini che si iscrive all’undicesimo mese. “Ho l’obiettivo di vedere come si può di accorpare per l’undicesimo mese alcune strutture per poter ragionare sulle ferie e sui lavori di manutenzione delle scuole”. Ha ricordato di aver ampliato al mese di giugno l’analisi delle frequenze. Sulla frattura ha detto, rispondendo alla consigliera Maule, ha detto che chi dovrebbe fare un passo indietro è la politica: “Credo che su questo tema vi sia una strumentalizzazione e questo non fa bene alle insegnanti, alle famiglie, ai bambini e soprattutto alla comunità. Se tutti cerchiamo di fare un passo indietro, allora potremo fare qualche passo avanti”.
Dopo la dichiarazione di voto a favore da parte del consigliere Filippo Degasperi (Onda) l’aula ha votato il provvedimento, respinto con 5 voti a favore, 17 contrari e 9 astensioni.

In apertura delle seduta odierna del Consiglio, Sabrina Monti è stata nominata, su indicazione delle minoranze, con 13 voti nel collegio dei revisori dei conti della Fondazione del Museo storico. Si è poi continuato con la trattazione delle mozioni. La prima, quella di Antonella Brunet che è stata approvata con voto unanime. Sì, dopo un confronto con l’assessore Francesca Gerosa, anche alla proposta di Paola Demagri (Casa autonomia) e Michele Malfer (Campobase) sull’utilizzo per i giovani delle strutture scolastiche.

Antonella Brunet (Lista Fugatti) Inserire i prodotti trentini nelle filiere turistiche
Approvata all’unanimità la mozione della consigliera della Lista Fugatti che con l’emendamento è stata rafforzata ampliando il perimetro dei soggetti coinvolti, includendo – oltre a FEM, Cooperfidi e Federazione della Cooperazione – anche organizzazioni professionali ed enti rappresentativi del mondo agricolo.
Sul piano operativo, si punta al rilancio del Marchio Qualità Trentino (QT) attraverso Trentino Marketing, con l’obiettivo di aumentare la consapevolezza tra operatori e consumatori, ampliare la gamma dei prodotti certificati e favorire collaborazioni tra agricoltura, turismo e distribuzione. Parallelamente, si promuove una maggiore integrazione tra comparto turistico, agroalimentare e zootecnico per rafforzare la promozione dei prodotti locali, migliorandone il posizionamento nelle filiere turistiche e spingendo, a livello nazionale ed europeo, per una maggiore trasparenza in etichetta sull’origine delle materie prime. Parere positivo è stato espresso dall’assessora Zanotelli, perché la mozione rafforza un percorso avviato da tempo da parte della Giunta e ha ricordato che la promozione dei prodotti alimentari, affidato a Tm, è uno dei cavalli di battaglia dell’esecutivo. A partire dal fatto che gli agriturismo della nostra provincia offrono il 100% dei prodotti di produzione trentina. Infine, Zanotelli ha ricordato lo sforzo dell’assessorato per il rilancio del settore zootecnico. Vanessa Masè (La Civica) ha pienamente condiviso la mozione che ha definito di profonda attualità e che va nel verso delle richieste (su tutti lo stimolo a consumare trentino) del mondo della zootecnia emerse nelle recenti audizioni in commissione. Anche Roberto Stanchina (Campobase) ha condiviso la proposta di Brunet che, anche a suo parere, si inserisce nelle risposte alle richieste emerse nella audizione in commissione, promossa dallo stesso Stanchina, del mondo zootecnico. Ma, ha aggiunto che il problema del prodotto trentino non si risolve con gli appelli al consumo da parte dei trentini. Gli esercenti trentini purtroppo offrono ancora troppi prodotti provenienti da fuori, basti pensare il prosecco, al posto di quelli, spesso migliori e più genuini, trentini. Inoltre, il consigliere di Campobase, ha auspicato una riforma della promozione. Sul marchio qualità trentino, che ha 15 anni, ha ricordato che non ci si può limitare ad un adesivo sulla vetrina perché è un impegno serio a favore della produzione locale. Michela Calzà (Pd) ha ricordato che sul settore lattiero caseario serve una programmazione a lungo termine e con un approccio sinergico, in particolar modo con il turismo, per promuovere il valore del prodotto, soprattutto di fronte alla crisi dei marchi di qualità. Per Lucia Coppola (Avs) ha ricordato la crisi del mercato del latte che è stata definita, in una lettera di Latte Trento ai soci, di proporzioni mai viste e che quindi si sarebbe dovuti arrivare ad ridurre le mucche da latte. Un problema anche morale, ha ricordato Coppola, sul quale peraltro nelle audizioni in Terza commissione si sono avute rassicurazioni. Ma oggi, anche a fronte alle divisioni nel mondo della cooperazione, il peso della crisi, a fronte di un lungo periodo di silenzio della Giunta, pesa tutta sugli allevatori e sui loro animali con un danno al patrimonio, anche identitario, del Trentino. In replica, Antonella Brunet, ha ricordato che questa mozione vuole essere un grande stimolo per gli operatori turistici e un appello all’unione che fa la forza. Riprendendo i passaggi dell’intervento di Giulia Zanotelli, ha evidenziato che la Giunta ha investito 10 milioni per il rinnovamento delle malghe e, molto importante, ha avviato corsi per i giovani che vogliono impegnarsi nella zootecnia. Infine, la consigliera ha proposto un’audizione in commissione per capire quale lavoro viene svolto da Tm sulla promozione. Paola Demagri (Casa Autonomia) in conclusione discussione ricordando che l’assessora ha sempre respinto le sue proposte di mozione rispondendo che la Giunta faceva già tanto. Stefania Segnana (Lega) ha difeso Zanotelli. Perché, ha detto, ha svolto un lavoro importante con l’assessore Failoni. Un lavoro pienamente riconosciuto dalle categorie agricole. Infine, ha ricordato l’importanza dell’accordo Concast - Latte Trento. Un ottimo punto di partenza, ha aggiunto Stanchina, ma si deve continuare a lavorare perché venga portato concretamente avanti. Inoltre, ha detto ancora, vanno ampliati i controlli per il rispetto delle norme e non basta spendere 10 milioni per le malghe quando nessuno vuol più produrre in queste strutture.


Paola Demagri (Casa Autonomia), Michele Malfer Roberto Stanchina Chiara Maule (Campobase) Promuovere gli edifici scolastici come spazi di comunità
Approvata all’unanimità anche la mozione della consigliera di Casa Autonomia e degli esponenti di Campobase. Dopo un confronto con l’assessora Gerosa il dispositivo è stato interamente riformulato e impegna la Giunta “in coerenza con l’atto di indicizzo delle politiche giovanili, in collaborazione con i Piani Giovani, avviare in via sperimentale con uno o più istituti scolastici un progetto di apertura degli spazi alle realtà giovanili del corrispondente territori, monitorando partecipazione soddisfazione delle famiglie, impatto sul benessere”. Prima di raggiungere l’accordo con i proponenti l’assessore Gerosa ha ricordato che l’integrazione delle scuole con il territorio è già normata e nell’atto di indirizzo delle politiche giovanili si prevedono già risposte operative con la previsione di protocolli di utilizzo degli edifici scolastici. Michele Malfer (Campobase) ha ricordato il no del suo gruppo agli atti di indirizzo della Giunta perché esprimono grandi principi ma manca la “messa a terra”. La mozione, ha aggiunto, pone l’attenzione su un tema, quello delle politiche giovanili, strategico per la comunità. Anche per affrontare temi come la fragilità relazionale o la solitudine nei confronti dei quali le risposte esistenti non sono ancora sufficienti. Lucia Coppola (Avs) ha ricordato che il dibattito sull’apertura delle scuole è “antico”, ma non ha mai portato a risultati concreti a fronte di un crescente bisogno di spazi per i giovani penalizzati dalle scelte urbanistiche e di fronte ad una società che ha bisogno di luoghi di scambio e integrazione. L’esponente di Avs ha ricordato le esperienze positive, nel quadro delle rigenerazione urbana, di Milano e Brescia con “Scuole aperte”; “Scuole al centro del quartiere” e in tutto il Paese col progetto “Scuola bene comune”. Per il Pd Francesca Parolari ha detto che la mozione, in sostanza, chiede di attuare la legge sulla scuola che prevede l’utilizzo delle strutture scolastiche nei mesi estivi e nelle ore extrascolariche. Filippo Degasperi (Onda) ha ricordato che le scuole per legge si possono aprire, ma servono investimenti e un ruolo di regia della Pat. Inoltre, ha ricordato che in Trentino ci sono tante scuole chiuse per motivi demografici e dimenticate e che, se ci fosse la disponibilità della Giunta a investire, potrebbero essere facilmente utilizzate. Roberto Paccher (Lega) ha sottolineato che l’apertura delle scuole d’infanzia a luglio ha trovato il muro dell’opposizione, il no a prescindere perché il mondo della scuola viene ritenuto una prerogativa della sinistra. Ma i tempi sono cambiati e la visione della Giunta sulla continuità dei servizi ha una ricaduta positiva sulle famiglia.
Ultimo aggiornamento: 16/04/2026 20:12:45

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