CARZANO (Trento) - Con il nome di “Sogno di Carzano” è passato alla storia uno degli episodi più singolari della Grande Guerra sul fronte trentino. Nella notte tra il 17 e il 18 settembre 1917, proprio qui, in Valsugana, prese forma un piano che avrebbe dovuto aprire alle truppe italiane un varco attraverso le linee austro-ungariche e consentire una profonda avanzata lungo la valle, potenzialmente in direzione di Trento. Il progetto era nato dalla collaborazione tra il maggiore del Servizio informazioni italiano Cesare Pettorelli Lalatta e il tenente sloveno dell’esercito austro-ungarico Ljudevit Pivko, contrario alla monarchia asburgica e vicino alle aspirazioni nazionali dei popoli slavi. I contatti tra i due erano iniziati già nell’estate del 1917.

Il piano era audace: gli uomini di Pivko avrebbero neutralizzato parte delle difese, interrotto le comunicazioni, disattivato i reticolati elettrificati e reso inoffensivi numerosi soldati austro-ungarici, ai quali venne somministrato oppio nel rancio serale. Nelle prime ore l’operazione sembrò riuscire, ma ritardi, difficoltà organizzative e problemi nella conduzione dell’attacco impedirono alle forze italiane di sfruttare la sorpresa. Il 72° Battaglione Bersaglieri, spintosi fino a Carzano, rimase isolato e fu investito dalla reazione austro-ungarica, pagando un prezzo altissimo. Quello che avrebbe potuto essere uno sfondamento decisivo divenne così il “Sogno di Carzano”, rimasto per decenni una pagina poco conosciuta del conflitto.
A 109 anni da quella notte, Carzano ha ricordato oggi i caduti italiani e austro-ungarici con la 24ª edizione della commemorazione, alla quale ha preso parte anche il presidente del Consiglio provinciale di Trento Claudio Soini.
La cerimonia, alla quale hanno partecipato molti sindaci della Valsugana Orientale, ha concluso due giornate dedicate alla memoria, alla storia e all’incontro tra i popoli.
Il programma ha previsto sabato visite ai luoghi della battaglia e al Museo della Grande Guerra di Borgo Valsugana e la settima edizione del convegno “I giorni di Carzano”, quest’anno dedicato a Pierluigi Briganti e incentrato sul ruolo dei cecoslovacchi nella vicenda. Domenica si sono svolti la commemorazione dei caduti e la Giornata dell’Amicizia e della Fratellanza, giunta al 15° Pellegrinaggio Cremisi, con l’alzabandiera dei vessilli di Italia, Austria, Repubblica Ceca ed Europa, la Santa Messa, la deposizione delle corone e la sfilata accompagnata dalla Fanfara Bersaglieri “Alpago - Ponte nelle Alpi” di Belluno e dalla Banda Civica di Borgo Valsugana.
Soini ha richiamato soprattutto il significato che Carzano ha assunto nel tempo, trasformandosi da luogo di battaglia in luogo di incontro e riconciliazione. «Ricordare ciò che accadde qui non significa soltanto rendere omaggio ai caduti, ma comprendere quanto fragile possa essere la pace e quanto sia necessario custodirla». Richiamando la frase di George Santayana, «Solo i morti hanno visto la fine della guerra», il presidente ha ricordato come i conflitti lascino cicatrici che attraversano anche le generazioni successive. «A Carzano, più di un secolo fa, uomini di nazionalità diverse si trovarono gli uni contro gli altri dentro un’Europa lacerata. Oggi quegli stessi popoli possono ritrovarsi nello stesso luogo per ricordare insieme i propri morti. È forse questo il messaggio più forte che questo evento ci consegna».
«In una Europa complessa e articolata - ha aggiunto Soini - abbiamo vissuto 80 anni di pace e il Trentino rappresenta un modello di convinvenza tra popoli di lingua diversa. Per questo luoghi della memoria come Carzano non parlano soltanto del passato: interrogano anche il nostro presente e ci affidano una responsabilità per il futuro».
Il presidente Soini ha voluto ringraziare in modo particolare Piera Degan, presidente del Comitato Carzano 1917 e anima dell'evento, e mons. Mariano Manzana che ha celebrato la messa e benedetto le corone deposte presso i monumenti ai caduti.
La commemorazione promossa dal Comitato 18 Settembre 1917 continua così un percorso che negli anni ha fatto di Carzano un luogo di incontro tra italiani, austriaci e rappresentanti dei popoli dell’Europa centrale, nel ricordo comune di uomini che, allora nemici, sono oggi uniti nella memoria. La stessa lapide del paese ricorda insieme bersaglieri, fanti e soldati austro-ungarici, «affratellati nel supremo sacrificio».