BRESCIA -
"Il confronto sul futuro assetto di Acque Bresciane è troppo importante per essere ridotto a una contrapposizione ideologica tra pubblico e privato. La vera domanda è quale modello sia in grado di garantire nel tempo investimenti adeguati, tariffe sostenibili, qualità del servizio e, soprattutto, un governo effettivamente pubblico di una risorsa essenziale come l’acqua". Lo dichiara
Luca Masneri, intervenendo nel dibattito aperto sul futuro modello di gestione del servizio idrico integrato della provincia di Brescia.
"Le valutazioni tecniche presentate dall’Ufficio d’Ambito meritano la massima attenzione, perché pongono un tema reale di sostenibilità finanziaria e di capacità di investimento. Ma proprio per questo ritengo necessario che, prima di modificare l’attuale assetto interamente pubblico di Acque Bresciane, i Comuni dispongano di tutti gli elementi necessari per assumere una scelta pienamente consapevole".
Chiarire il reale fabbisogno finanziario
Masneri individua innanzitutto la necessità di comprendere con precisione l’origine del fabbisogno finanziario prospettato.
"Occorre distinguere chiaramente ciò che riguarda gli investimenti infrastrutturali, i costi dei subentri nelle gestioni esistenti, le esigenze di rifinanziamento del debito e il completamento del percorso verso il gestore unico. Soltanto conoscendo con esattezza l’origine del fabbisogno possiamo stabilire quale sia lo strumento finanziario più conveniente e più coerente con l’interesse pubblico", secondo Masneri,
"prima di valutare l’ingresso di un socio industriale devono inoltre essere confrontate in maniera approfondita tutte le alternative disponibili, «compresi gli strumenti di finanziamento pubblico e di lungo periodo e tutte le possibilità che consentano di rafforzare patrimonialmente Acque Bresciane senza modificarne necessariamente l’attuale natura".
Serve una valutazione indipendente di Acque Bresciane
Un secondo punto riguarda il valore della società. "
Prima di qualsiasi eventuale ingresso di un socio industriale privato è indispensabile disporre di una valutazione indipendente di Acque Bresciane. Non possiamo limitarci alla sola consistenza patrimoniale regolatoria. Devono essere considerati la durata dell’affidamento, la capacità prospettica di generare flussi finanziari, il patrimonio infrastrutturale, le potenzialità di sviluppo e il valore industriale derivante dal completamento del gestore unico". Allo stesso modo, aggiunge
Masneri, "il confronto deve riguardare il costo complessivo delle diverse alternative nell’intero arco temporale considerato. Il capitale privato ha legittimamente una propria remunerazione: per questo occorre confrontare interessi sul debito, dividendi, remunerazione del capitale investito e valore futuro della partecipazione. Solo così potremo sapere quale soluzione sia realmente più conveniente per la collettività".
Il 51% pubblico da solo non basta: conta chi governa davvero

Centrale è poi la questione della governance.
"Il mantenimento del 51 per cento pubblico non può essere considerato, da solo, una garanzia sufficiente. Bisogna conoscere preventivamente la composizione del Consiglio di amministrazione, il sistema delle deleghe, le maggioranze necessarie per assumere le decisioni strategiche, gli eventuali diritti di veto, le materie riservate e le modalità di approvazione del piano industriale - aggiunge Masneri - "Il principio deve essere molto semplice: la maggioranza pubblica deve tradursi in una capacità effettiva di indirizzo pubblico. Altrimenti rischieremmo di avere una maggioranza formalmente pubblica ma una capacità di governo sostanziale molto diversa".
Deve inoltre essere chiarito quali attività operative saranno affidate all’eventuale socio industriale, con quali modalità, per quale durata e con quale remunerazione.
La montagna non può essere considerata sulla base della redditività
Masneri pone quindi una particolare attenzione sulla tutela dei territori montani e delle aree interne
. "Per la Valle Camonica (con l’auspicio che presto prenda forma l’Ato Camuno) così come per tutti i Comuni montani della provincia, questo passaggio è decisivo.
Gestire il servizio idrico in montagna significa affrontare costi strutturalmente più elevati: reti molto estese rispetto al numero degli abitanti, dispersione dei nuclei abitati, altimetria, condizioni climatiche e maggiori difficoltà nella realizzazione e manutenzione delle infrastrutture". "Per questo il gestore unico provinciale deve essere fondato su un principio irrinunciabile di solidarietà territoriale. Gli investimenti non possono essere determinati soltanto sulla base del numero degli utenti o della redditività economica dei singoli territori». Da qui la proposta di prevedere «garanzie pluriennali, trasparenti e verificabili sugli investimenti destinati ai territori montani e alle aree interne, attraverso una programmazione che consenta ai Sindaci di conoscere e verificare gli interventi previsti nei rispettivi territori". "Sulle tariffe servono esempi concreti, non soltanto percentuali".
Analoga trasparenza viene richiesta sulle conseguenze tariffarie dei diversi scenari
"Non sono sufficienti percentuali medie. Dobbiamo sapere concretamente cosa accadrà alle bollette delle famiglie, delle attività commerciali e delle imprese. Sarebbe quindi utile presentare ai sindaci simulazioni facilmente comprensibili che consentano di valutare gli effetti reali delle diverse opzioni nel breve, medio e lungo periodo. Ridurre le tariffe nel breve periodo può certamente rappresentare un obiettivo importante, ma dobbiamo essere certi che questa convenienza rimanga tale anche considerando l’intera durata dell’operazione".
L’acqua come bene comune
La riflessione, secondo Masneri, non può tuttavia essere limitata alle sole dimensioni economica e societaria. "Papa Francesco, nella Laudato si’, ci ha consegnato un principio di straordinaria forza, ricordando che “l’accesso all’acqua potabile e sicura è un diritto umano essenziale, fondamentale e universale”, perché da esso dipende la sopravvivenza delle persone e, quindi, l’esercizio degli altri diritti umani". "È un richiamo che credo debba accompagnare anche le nostre decisioni amministrative. L’acqua non può essere considerata una semplice commodity e neppure soltanto una voce di un piano economico-finanziario. È una risorsa vitale, un bene comune e una responsabilità che abbiamo ricevuto e che dobbiamo consegnare alle generazioni future".
Non è una questione tecnica. È una questione straordinariamente politica
Masneri conclude ponendo quella che considera la questione centrale dell’intero confronto. "Voglio infine aggiungere una considerazione che ritengo fondamentale. Quello dell’acqua non è, e non può essere, un tema esclusivamente tecnico. È una questione profondamente e straordinariamente politica, perché riguarda un bene essenziale, il governo di una risorsa comune, il rapporto tra istituzioni e cittadini e scelte destinate a condizionare il nostro territorio per i prossimi decenni». «Le valutazioni tecniche, economiche e finanziarie sono naturalmente indispensabili e devono essere rigorose. Ma devono essere al servizio di una scelta politica e non sostituirsi ad essa".
"Per questa ragione mi aspetto che si apra un dibattito politico serio, trasparente e approfondito tra tutte le forze politiche presenti nella provincia di Brescia, senza pregiudizi ideologici ma anche senza scorciatoie. Su una materia così delicata non possiamo permetterci di sbagliare strategia». «La scelta sul futuro governo dell’acqua bresciana deve necessariamente ricercare la più ampia condivisione possibile tra istituzioni, Comuni, territori e forze politiche. Non perché tutti debbano necessariamente partire dalla stessa posizione, ma perché una decisione destinata a produrre effetti per molti anni deve nascere da un confronto vero e da una visione condivisa dell’interesse generale".
"La posizione che ritengo più seria oggi, quindi, non è un sì o un no pregiudiziale all’ingresso del privato. È una richiesta di trasparenza, dati, garanzie e responsabilità. Prima i numeri, prima la tutela dei Comuni e dei territori, prima la governance. Poi la scelta. L’obiettivo deve essere costruire un modello capace di garantire per i prossimi decenni acqua di qualità, investimenti adeguati, tariffe sostenibili, solidarietà tra i territori e un governo realmente pubblico della risorsa». «L’acqua appartiene alle nostre comunità e alle generazioni che verranno dopo di noi. Proprio per questo la decisione sul suo governo non può essere semplicemente amministrata: deve essere politicamente pensata, discussa e condivisa", conclude Luca Masneri, sindaco di Edolo, Coordinatore del dipartimento montagna Forza Italia Brescia, Vicecoordinatore del Dipartimento nazionale di Forza Italia, già Presidente della Conferenza dei Comuni dell’Ato di Brescia.