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Perfido Porfido, Acli trentine invocano patti di comunità

Convegno sulla presenza mafiosa di tipo ‘ndranghetista per la prima volta accertata in provincia

TRENTO - A tre settimane dalla serata di Albiano e all’indomani della pubblicazione della sentenza della Cassazione che ha stabilito in via definitiva l’impostazione della Procura sul processo Perfido, l’indagine avviata dai Ros nel 2020 (8 condanne in carcere, 75 anni di reclusione complessivi) le Acli Trentine hanno promosso un convegno sulla presenza mafiosa di tipo ‘ndranghetista per la prima volta accertata in Trentino.

Un ragionamento pubblico sulla base della sentenza definitiva per restituire alla comunità trentina quanto emerso in sede giudiziaria e stimolare un possibile percorso di riscatto.

Domenico Sartori, moderatore del convegno, giornalista direttore del mensile Aclitrentine: “Non c’è da festeggiare di fronte a una condanna. È una sconfitta, il carcere è una macchina che produce recidiva.

Il sangue dell’operaio cinese Xu Pai, selvaggiamente picchiato il 2 dicembre 2014, ha fatto aprire gli occhi su cosa stava accadendo in Trentino. Alcuni reati-spia, macchine bruciate comprese, c’erano, ma Com’è potuto accadere nel nostro autonomo Trentino? E da allora è cambiato qualcosa?

I dati sulle segnalazioni delle operazioni sospetto non sono confortanti: 1.109 nel 2025 in Trentino, l’8% in più del 2024. Considerando che dal 2007 per legge devono essere segnalate non solo da operatori finanziari e banche ma anche dai professionisti: i notai sono l’unica categoria da cui arrivano le segnalazioni di operazioni sospette.

Nel frattempo, gli addetti del settore porfido in provincia sono passati da 2.000 a 480. Un settore oggetto di atteggiamento predatorio e che avrebbe bisogno di una riforma vera. Allargando lo sguardo a logistica, costruzioni, turismo, movimento terra, ambiti da attenzionare”.

Sara Donini, difensore di parte civile dopo Giampietro Mattei e Bonifacio Giudiceandrea, rappresenta alcuni lavoratori del settore assistiti dal Coordinamento Lavoro Porfido (qualcuno pagato 200 euro al mese, c’è chi è in attesa di arretrati per 35-40.000 euro) ha ripercorso le fasi processuali e le difficoltà operative per un tribunale piccolo come quello di Trento ad affrontare video-collegamenti dalle carceri e trascrizioni per intero di intercettazioni per 14 imputati in Corte d’Assise (due hanno chiesto il rito abbreviato, due hanno deciso di patteggiare) che ha derubricato il reato da riduzione in schiavitù a sfruttamento: “Il rischio di prescrizione esiste, per i reati minori, per i quali non c’è l’aggravante, alcuni sono già stati prescritti”.

Nicola Morra, già presidente della Commissione Parlamentare Antimafia, arrivata a Trento nel 2022 per assumere informazioni sullo stato delle infiltrazioni criminali sul territorio: “Intasando i tribunali si favorisce la prescrizione. Le mafie si sono trasformate in agenzie economiche: sono le aziende e le imprese a bussare alla porta della criminalità organizzata e non viceversa.
La bancarotta fraudolenta è un reato che colpisce l’opinione pubblica meno di uno scippo. Andrebbe perseguita maggiormente l’intestazione fittizia di beni e inasprita la sanzione per mancata segnalazione di irregolarità punita con appena 3.000 euro. Rocco Chinnici lo dice nel suo libro L’illegalità protetta (dallo Stato, dalla prescrizione). Il Trentino, dove i soldi sono tanti, è intriso di cose che non vanno: associazione a delinquere di stampo mafioso (da provare), voto di scambio politico mafioso (per eleggere qualche sindaco), consumo di droga principale sostentamento delle criminalità”.

Luigi Gaetti, medico e vicepresidente della Commissione Parlamentare Antimafia: “Ci voleva qualcuno del Nord, a Mantova, per capire che l’esternalizzazione è l’elemento classico dell’infiltrazione mafiosa in tutti gli ambiti, ad esempio le società che gestiscono le pulizie delle sale operatorie di un ospedale. Occorre ragionare in termini economici: il mantovano ha perso ditte autoctone mantovane e acquistato ditte cutresi. Se una volta di tutto questo non ce ne si è accorti, adesso la situazione è chiara”.

Ettore Paris, direttore di Questo Trentino ha ricordato le inchieste che hanno evidenziato la commistione fra tessuto trentino e criminalità organizzata, oltre alle ricadute interne alla magistratura.

Walter Nicoletti, presidente delle Acli Trentine: “Di fronte all’indifferenza per la mancanza di suolo, di diritti, la povertà e il lavoro povero che aumenta, le persone possono fare la differenza. Le Acli ci sono per collaborare, aiutare a ricostruire la comunità locale.

Perfido è la più grande sconfitta della comunità trentina, di pari passo con il declino dell’autonomia e del tessuto socioeconomico produttivo. Ci sono 3 forme di crisi che favoriscono la penetrazione della criminalità: sociale, antropologica che in decenni di benessere si vede più che altrove, la perdita di coesione; la crisi del tessuto produttivo che evidenzia le differenze con l’Alto Adige anche perché non siamo più competitivi, cediamo di tutto, 150.000 alloggi sfitti, le valli sono colonizzate dagli affitti brevi; la debacle delle classi dirigenti, tema trasversale anche agli enti intermedi, nei tessuti associativi. Come Acli possiamo lavorare sulla costruzione sociale. Partiamo da questa situazione per lanciare un nuovo patto territoriale per la Valle di Cembra, un patto di rigenerazione che possa aprirsi al Trentino: non solo sulla criminalità ma anche sull’autonomia, sull’economia che torni a essere gestita dal territorio, che interroghi la società per riportarla con le radici per terra. Altrimenti portiamo fuori gli interessi della nostra comunità e fuori c’è di tutto, compresa la criminalità. Intraprendiamo insieme questo percorso per la rigenerazione del Trentino”.
Ultimo aggiornamento: 09/05/2026 14:57:55

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