TRENTO - Approfondire un fenomeno che riguarda tanto il Trentino che il nostro Paese: questo l’obiettivo dell’incontro dal titolo "Mobilità giovanili 2025 – Realtà e prospettive in Italia e in Trentino" che si è svolto presso il palazzo della Provincia autonoma di Trento e che ha restituito l’immagine di un Paese, l’Italia, dalle mobilità plurime e di un Trentino che si conferma attrattivo nei confronti delle altre regioni italiane. Sono intervenuti tra gli altri Giovanni Gardelli, dirigente generale del Dipartimento urbanistica, energia, catasto, tavolare e coesione territoriale, il dirigente di ISPAT Vincenzo Bertozzi e Delfina Licata, responsabile del Rapporto Italiani nel Mondo. Sono stati presentati anche i risultati di alcune ricerche e progetti sul tema.

Approfondire la nuova migrazione che caratterizza il nostro territorio e anche tutto il Paese: questo l’obiettivo dell’appuntamento, come ha spiegato il dirigente generale Giovanni Gardelli. L’analisi dei dati, ha aggiunto, è importante per accompagnare le politiche provinciali. Il Trentino, ha spiegato, è caratterizzato da due tendenze: una che vede la riduzione della natalità, l’invecchiamento della popolazione e lo spostamento verso altri territori e un’altra che dimostra come il Trentino sia ancora una terra che accoglie, diversamente da quanto accade in altre realtà. Gardelli ha ricordato inoltre le misure di sostegno messe in atto per contrastare lo spopolamento in alcuni contesti territoriali della nostra provincia.
Sulla realtà trentina si è concentrato Vincenzo Bertozzi, dirigente di ISPAT, focalizzando l’attenzione sia sui trentini che si trasferiscono all’estero sia su quelli che si trasferiscono in altre regioni italiane. Rispetto al resto d’Italia, ha evidenziato, il Trentino risulta essere in attivo in quanto attrae popolazione, ed in particolare popolazione in età lavorativa con elevato titolo di studio. I trentini che si spostano verso altre regioni italiane sono dunque meno rispetto alle persone che arrivano in Trentino da altre regioni del nostro Paese; fenomeno questo che riguarda sia i giovani che i laureati. Con l’estero però il saldo è negativo. I trentini che vanno all’estero sono più di quanti negli anni ritornano: ogni anno circa 1100 partono e 500 - 600 all’anno ritornano: sono prevalentemente giovani tra 18 e 29 anni, circa il 40%, e un altro 25% ha tra 30 e 39 anni; come titolo di studio sono distribuiti in modo uniforme, il 32% sono laureati, il 28 % diplomati.
Le destinazioni principali per chi parte dal Trentino sono Germania, Regno Unito, Svizzera, Francia, Spagna e Stati Uniti.
Delfina Licata, della Fondazione Migrantes, ha fornito un quadro del fenomeno migratorio italiano. L’Italia, ha spiegato, è da sempre un Paese di mobilità plurime in entrata e in uscita. La migrazione, ha aggiunto, non è un fatto straordinario per l’Italia ma fa parte della nostra storia, l’articolo 35 della Costituzione richiama infatti il tema della tutela del lavoro italiano nel mondo; l’emigrazione verso l’estero inoltre non è un fenomeno che riguarda solo le regioni meridionali ma anche il nord Italia, fondamentale però è tenere conto della mobilità che si registra tra le regioni; non sono solo i giovani, ha spiegato ancora Licata, a partire verso l’estero. Dall’Italia poi non partono solo “cervelli in fuga”, espressione da respingere perché non tiene conto del bagaglio complessivo e della storia personale di chi emigra e che, ha sottolineato Licata, non è corretto nemmeno dal punto di vista del dato visto che non tutti quelli che partono sono laureati. Non si parte poi solo per sfuggire alla disoccupazione ma anche per motivi legati alla realizzazione personale. Non è vero, ha aggiunto la ricercatrice, che le persone una volta partite sono perse per sempre: un ruolo importante per mantenere la relazione con le comunità di origine lo svolgono le associazioni; partire non si traduce quindi automaticamente in una assenza. Partire, ha aggiunto ancora Licata, non è “vincere alla lotteria”: il processo migratorio può portare anche ad un fallimento o alla necessità di reinventarsi. Siamo, ha ribadito, il Paese delle mobilità plurime, importante però è essere attrattivi e la scelta del ritorno è spesso condizionata da specifiche destinazioni e dalla valorizzazione del percorso migratorio fatto. Sul fenomeno della migrazione italiana, ha detto infine Licata, non è stato detto tutto.
Maria Nardello e Sabrina Berlanda della Fondazione Franco Demarchi hanno presentano i risultati di uno studio che ha affrontato il fenomeno della migrazione giovanile trentina da una prospettiva inedita, quella di chi resta; la ricerca mette in luce il vissuto delle famiglie. Le voci raccolte restituiscono un quadro tra sensazione di perdita e opportunità. La nostalgia per la distanza convive con l'orgoglio per il successo dei propri cari. La ricerca invita a superare la logica del “trattenere” e a riconoscere la mobilità come esperienza trasformativa, da accompagnare con politiche mirate: orientamento in uscita e al rientro, riconoscimento delle competenze acquisite all’estero, incentivi alla mobilità circolare e sostegno concreto alle famiglie.
In programma in conclusione gli interventi di Tommaso Pasquini, sul progetto OUT4INGOV (Progetto finanziato nell'ambito di Interreg Alpine Space. Lavora sulla gestione condivisa della migrazione giovanile nell'arco alpino), e di Francesco Bocchetti - TNM e di Patricia Lanzziano Broz - UFTE sulle prospettive per una rivitalizzazione dell’associazionismo.