TRENTO – Diminuisce il numero degli esercizi commerciali al dettaglio, soprattutto tra le attività di minori dimensioni, mentre le superfici complessivamente destinate alla vendita mostrano una maggiore tenuta. Un dato che fotografa con chiarezza una trasformazione ormai strutturale del commercio trentino: meno negozi, maggiore concentrazione dell’offerta, nuove abitudini di consumo e differenze sempre più marcate tra territori, comparti e modelli distributivi.

È il quadro emerso nel corso dell’incontro tra la Giunta dell’Associazione Commercianti al Dettaglio del Trentino di Confcommercio Trentino e i vertici della Camera di Commercio di Trento, rappresentata dal presidente Andrea De Zordo e dal segretario generale Alberto Olivo.
L’incontro, promosso dal presidente dell’Associazione Massimo Piffer, ha consentito di mettere a confronto il patrimonio informativo della Camera di Commercio con l’esperienza quotidiana degli imprenditori e dei rappresentanti delle categorie e dei territori, affrontando alcuni dei nodi che da tempo caratterizzano l’azione dell’Associazione: accessibilità dei centri urbani, desertificazione commerciale, concorrenza delle grandi superfici e dell’online, potere d’acquisto, ricambio generazionale, credito, patrimonializzazione, carenza di personale e sostenibilità economica delle microimprese.
«Questi dati hanno un valore importante perché confermano, con numeri e rilevazioni oggettive, fenomeni che come Associazione denunciamo e affrontiamo da tempo – ha sottolineato Piffer –. Il commercio trentino sta cambiando profondamente e non possiamo permetterci di osservare questa trasformazione limitandoci a registrarla. Il nostro compito è rappresentare le imprese, individuare le criticità prima che diventino irreversibili e portare alla politica proposte costruite sulla realtà, non su modelli teorici che spesso hanno poco a che fare con la struttura economica del Trentino».
Nel corso dell’incontro il segretario generale Alberto Olivo ha illustrato alla Giunta alcuni dei principali elementi che emergono dalle rilevazioni camerali. Il numero degli esercizi commerciali al dettaglio presenta da tempo una tendenza alla diminuzione, particolarmente evidente per le attività di dimensioni più contenute. Alla riduzione del numero dei negozi non corrisponde tuttavia una contrazione equivalente delle superfici di vendita, elemento che segnala una progressiva concentrazione dell’offerta in strutture mediamente più grandi.
Una trasformazione che riflette anche il cambiamento delle abitudini delle famiglie: meno tempo disponibile per gli acquisti, maggiore concentrazione della spesa, ricorso crescente a strutture nelle quali è possibile trovare contemporaneamente più categorie merceologiche e sviluppo del commercio elettronico.
Le dinamiche risultano differenti tra i vari comparti. Alcuni segmenti dell’abbigliamento, delle calzature, della pelletteria e dei giocattoli hanno registrato negli anni una riduzione significativa degli esercizi, mentre altri settori mostrano una maggiore capacità di tenuta o dinamiche influenzate dall’evoluzione demografica e dai nuovi bisogni della popolazione.
Anche sul territorio provinciale emergono differenze importanti. Le aree caratterizzate da consistenti flussi turistici possono beneficiare di una domanda aggiuntiva che contribuisce alla tenuta della rete commerciale, mentre nei territori periferici e nelle zone interessate da fenomeni di spopolamento la riduzione degli esercizi assume una valenza che supera la dimensione puramente economica.
«Il commercio svolge una funzione essenziale non soltanto per l’economia, ma per la qualità stessa dei territori – ha evidenziato il presidente della Camera di Commercio Andrea De Zordo –. I negozi costituiscono presidi di socialità, servizi e vitalità urbana e contribuiscono a mantenere vive le comunità. Il patrimonio informativo della Camera di Commercio ci permette di leggere queste trasformazioni con grande precisione; il confronto con le associazioni di categoria è fondamentale per interpretarle e individuare strumenti adeguati».
Al confronto ha partecipato anche il direttore generale di Confcommercio Trentino, Massimo Travaglia, che ha richiamato alcune delle principali criticità con cui le imprese del commercio si confrontano quotidianamente: dalla crescente complessità burocratica alla difficoltà di reperire personale, dai costi energetici alla progressiva riduzione dei margini, fino ai problemi di accessibilità dei centri urbani. «Il commercio di prossimità continua a garantire un contributo economico e sociale fondamentale al territorio – ha sottolineato Travaglia – ma alle imprese viene chiesto uno sforzo crescente per rimanere competitive.
Formazione, innovazione e capacità di utilizzare anche le nuove tecnologie sono indispensabili, ma devono essere accompagnate da condizioni che consentano alle micro e piccole imprese di investire e stare sul mercato».
Per Piffer, proprio la dimensione territoriale rappresenta uno dei punti sui quali occorre intervenire con maggiore decisione.
«Da anni diciamo che il negozio di prossimità non può essere considerato soltanto come un esercizio economico – ha affermato –. È una luce accesa, una presenza, un servizio, un punto di relazione e spesso un presidio di sicurezza. Quando un’attività chiude in un centro storico o in un paese non perdiamo semplicemente una partita Iva: perdiamo un pezzo di comunità. Se vogliamo evitare la desertificazione commerciale dobbiamo creare condizioni che consentano alle imprese di rimanere sul territorio».
Tra queste condizioni, Piffer ha richiamato con particolare forza il tema dell’accessibilità.
«Dobbiamo avere il coraggio di affrontare il tema senza ideologie – ha proseguito –. Tutti vogliamo città più belle, più vivibili e più sostenibili, ma non possiamo contemporaneamente dichiarare di voler difendere il commercio di prossimità e rendere sempre più difficile raggiungere i negozi. Accessi, parcheggi, mobilità e attività economiche devono essere governati insieme. Su questo chiediamo alla politica provinciale e alle amministrazioni locali una riflessione seria e pragmatica».
Il presidente dell’Associazione ha inoltre sottolineato la necessità di costruire politiche realmente calibrate sulla struttura produttiva trentina, caratterizzata in larghissima parte da microimprese.
«Quando si costruiscono norme, incentivi, strumenti finanziari o misure per la patrimonializzazione non possiamo utilizzare parametri pensati per realtà completamente diverse dalle nostre – ha osservato Piffer –. Una piccola impresa commerciale con pochi addetti ha esigenze, capacità finanziarie e margini radicalmente differenti rispetto a un’impresa di cinquanta o cento dipendenti. Se sbagliamo il parametro di partenza, rischiamo di costruire strumenti formalmente corretti ma sostanzialmente inutilizzabili».
Ampio spazio è stato dedicato anche al passaggio generazionale, una delle questioni destinate ad assumere maggiore rilevanza nei prossimi anni.
De Zordo ha sottolineato come la successione d’impresa richieda una programmazione di medio-lungo periodo, poiché il trasferimento di competenze, responsabilità e capacità imprenditoriale non può essere improvvisato nel momento in cui il titolare decide di lasciare l’attività.
Un tema che si intreccia direttamente con la capacità del sistema economico trentino di attrarre e trattenere giovani, offrendo loro una prospettiva imprenditoriale credibile.
«Dobbiamo tornare a raccontare ai giovani che fare impresa può essere una scelta straordinaria – ha aggiunto Piffer –. Troppo spesso abbiamo raccontato soltanto la fatica, la burocrazia, le tasse e i problemi. Tutto vero, ma non è tutta la verità. Fare impresa significa anche costruire qualcosa di proprio, creare lavoro, scegliere, innovare e avere la possibilità di realizzare un progetto personale e professionale. Se vogliamo garantire continuità al nostro tessuto economico dobbiamo recuperare anche questa capacità di attrazione».
Nel confronto sono stati affrontati inoltre i temi dell’e-commerce e dell’intelligenza artificiale. L’indicazione condivisa è quella di considerare l’innovazione non come una minaccia inevitabile per il commercio tradizionale, ma come un insieme di strumenti che anche le imprese di minori dimensioni devono essere messe nelle condizioni di conoscere e utilizzare.
«Pensare di fermare l’online o l’intelligenza artificiale sarebbe semplicemente assurdo – ha osservato Piffer –. La questione è un’altra: dobbiamo impedire che l’innovazione diventi un ulteriore fattore di divario tra grandi operatori e piccole imprese. Servono formazione, accompagnamento e strumenti concreti affinché anche il commerciante di prossimità possa utilizzare la tecnologia per migliorare il proprio lavoro e raggiungere nuovi clienti».
Il confronto con la Camera di Commercio si inserisce nel percorso di approfondimento che l’Associazione Commercianti al Dettaglio sta portando avanti sulle trasformazioni del settore. I dati camerali saranno ora ulteriormente analizzati insieme ai rappresentanti delle categorie e dei territori, con l’obiettivo di rafforzare la piattaforma di proposte da sottoporre alle istituzioni provinciali e locali.
«Abbiamo davanti una trasformazione profonda e non esistono scorciatoie – ha concluso Piffer –. Ma una cosa è certa: il commercio di prossimità non può essere lasciato solo ad adattarsi alle conseguenze delle scelte economiche, urbanistiche, demografiche e sociali. Deve essere parte di quelle scelte. Il nostro compito è far pesare la voce delle imprese e portarla sui tavoli dove si decide il futuro dei nostri territori. È quello che facciamo ogni giorno e che, alla luce di questi dati, intendiamo fare con ancora maggiore forza».