TRENTO - Interrogazione del consigliere provinciale Claudio Cia sulle liste d’attesa chirurgiche, criticità nei tempi della chirurgia oncologica e mancata previsione della chirurgia oncologica nell’accordo 2026 con l’ospedale San Camillo.
"Il tema delle liste d’attesa chirurgiche continua a rappresentare una delle criticità più avvertite dai cittadini nel rapporto con il sistema sanitario provinciale. Quando l’accesso a un intervento programmabile richiede tempi molto lunghi, il problema non è soltanto organizzativo, ma incide concretamente sulla qualità della vita delle persone, sulla tempestività delle cure e sulla fiducia nella capacità del servizio pubblico di dare risposte adeguate ai bisogni di salute - si legge nel testo - A rendere ancora più rilevante la questione è anche quanto recentemente riportato dalla stampa locale in ordine ai tempi della chirurgia oncologica in Trentino. In particolare, sono stati evidenziati tempi di attesa superiori a quelli previsti per alcune patologie oncologiche, con indicazione di 36 giorni per un tumore della mammella, 59 per la prostata e 81 per la tiroide. Si tratta di dati che, se confermati, rafforzano la necessità di verificare se la programmazione chirurgica provinciale stia effettivamente utilizzando in modo pieno e coerente tutte le risorse disponibili, comprese quelle accreditate e convenzionate".
"Anche al sottoscritto - continiua Claudio Cia - sono infatti pervenute diverse segnalazioni relative a tempi di attesa particolarmente elevati per alcuni interventi chirurgici presso le strutture dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino, a fronte di disponibilità significativamente più rapide presso strutture accreditate e convenzionate. Ciò pone una questione di trasparenza, di integrazione della rete e di pieno utilizzo della capacità operatoria complessivamente disponibile sul territorio".
L'interrogazione prosegue: "In tale contesto assume particolare rilievo la situazione dell’Ospedale San Camillo, struttura accreditata e convenzionata che, secondo quanto appreso, avrebbe ricevuto una proposta contrattuale per le prestazioni specialistiche e di degenza per il 2026 nella quale, diversamente dal passato, non risulterebbero più ricomprese tra gli interventi chirurgici le patologie oncologiche. Si tratta di un elemento che merita attenzione anche perché, nel 2025, il San Camillo ha trattato chirurgicamente 36 pazienti con neoplasie, tra cui casi riguardanti colon, stomaco e vie biliari, con professionalità riconosciuta e con riscontri positivi da parte dei pazienti.
Se tale orientamento fosse confermato, ci si troverebbe di fronte a una scelta programmatoria difficilmente comprensibile sotto il profilo dell’interesse del malato,
soprattutto in un ambito nel quale la tempestività rappresenta parte integrante della cura.
Le ragioni potrebbero essere ricondotte a logiche di centralizzazione dei volumi, tutela delle soglie minime delle strutture hub, governo dei budget o concentrazione della casistica nelle strutture pubbliche.
Tuttavia, criteri di questo tipo risultano discutibili se applicati in modo esclusivo, senza adeguata considerazione dei dati di attività, degli esiti conseguiti e del bisogno dei pazienti di accedere alle cure in tempi appropriati.
Il punto non è contrapporre pubblico e convenzionato, ma verificare se il sistema sanitario provinciale stia utilizzando in modo pieno e coerente tutte le risorse disponibili. In caso contrario, il rischio è duplice: da un lato penalizzare i pazienti, soprattutto in un ambito delicato come quello oncologico; dall’altro ridimensionare progressivamente il ruolo dell’Ospedale San Camillo all’interno della rete provinciale, con possibili ricadute sulla sua attrattività, sulla capacità di investimento e sulla tenuta complessiva del servizio che la struttura è in grado di offrire.
Scelte di questo tipo rischiano inoltre di produrre effetti anche sul piano professionale e organizzativo nel medio periodo. Un ridimensionamento degli spazi di attività chirurgica, specie in settori delicati e qualificanti, può infatti incidere sulla capacità della struttura di mantenere e attrarre professionalità competenti, con il rischio di indebolire progressivamente un presidio che ha finora concorso alla risposta del sistema provinciale.
Anche sotto questo profilo, la questione non riguarda soltanto gli equilibri tra strutture, ma la qualità complessiva della rete sanitaria e l’interesse dei pazienti a poter contare su tutte le competenze realmente disponibili sul territorio.
Appare pertanto necessario chiarire le ragioni di questa scelta e verificare se la programmazione chirurgica provinciale sia effettivamente orientata alla piena
valorizzazione della rete, all’efficienza del sistema e, soprattutto, alla prioritaria tutela della salute dei pazienti".
Nell'interrogazione Claudio Cia chiede alla Giunta provinciale per sapere: "Se corrisponda al vero che nella proposta contrattuale 2026 rivolta all’Ospedale San Camillo non siano più ricomprese, tra le prestazioni chirurgiche, le patologie oncologiche precedentemente trattate dalla struttura; quali siano le ragioni programmatorie, organizzative, economiche o cliniche che hanno eventualmente condotto a tale scelta?; se, nella definizione della programmazione chirurgica provinciale 2026, siano stati valutati i volumi di attività, gli esiti clinici, i tempi di attesa e la capacità di presa in carico espressi dall’Ospedale San Camillo anche in ambito oncologico?; se la Provincia e l’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino ritengano coerente con l’interesse dei pazienti ridurre o escludere apporti chirurgici accreditati in ambito oncologico in presenza di tempi di attesa che, secondo quanto riportato anche dalla stampa, risultano superiori a quelli attesi per alcune patologie tumorali ?; quali siano, aggiornati per tipologia di patologia e classe di priorità, i tempi medi, minimi e massimi di attesa per gli interventi di chirurgia oncologica programmata nelle strutture pubbliche e accreditate della provincia?; Se, nella valutazione di tale assetto programmatorio, siano stati considerati anche i possibili effetti sul ruolo dell’Ospedale San Camillo nella rete provinciale, sulla sua capacità di mantenere professionalità qualificate e sulla continuità della sua funzione chirurgica;? Se non si ritenga opportuno riesaminare tale impostazione, al fine di assicurare il pieno utilizzo della capacità operatoria disponibile nella rete provinciale, anche convenzionata, ogniqualvolta ciò consenta di migliorare i tempi di accesso alle cure e la risposta ai bisogni dei pazienti".