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Inaugurata la Casa della Comunità di Trento Sud

Prosegue il percorso di ridefinizione della sanità territoriale

TRENTO - Si va completando la rete delle Case della Comunità del Distretto nord dell’Azienda sanitaria universitaria integrata del Trentino. Con l’inaugurazione della Casa della Comunità di Trento sud anche nel capoluogo si rafforza un modello di assistenza integrata sempre più vicino alla persona, alla famiglia e alla comunità. Si compie dunque un ulteriore passo nello sviluppo dei nuovi modelli di integrazione sociosanitaria, in linea con quanto previsto dal DM 77. La Casa della Comunità di Trento sud nasce di fatto dalla «conversione» del Centro servizi sanitari di Viale Verona, già da tempo punto di riferimento distrettuale per la città di Trento che vede convergere molte delle funzioni tipiche di una Casa della Comunità. La «nuova veste» è stata ufficialmente presentata oggi alla popolazione dall’assessore provinciale alla salute e politiche sociali Mario Tonina, dal dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia autonoma di Trento Andrea Ziglio, dal direttore generale di Asuit Antonio Ferro con la direttrice sanitaria Denise Signorelli, la direttrice per l’integrazione socio sanitaria Elena Bravi e la direttrice amministrativa Rosa Magnoni e l’assessore alle politiche sociali del Comune di Trento Giulia Casonato. Hanno partecipato all’evento anche il sindaco di Aldeno Alida Cramerotti, il sindaco di Garniga Terme Valerio Linardi, il commissario straordinario del Comune di Cimone Andrea Lazzaroni, la consigliera provinciale Eleonora Angeli e i rappresentanti della medicina generale Vittoria Facchinelli, Nicola Paoli e Valerio Digiannantonio. Foto @Ufficio comunicazione Asuit.

La Casa della Comunità di Trento sud serve circa 70mila abitanti dei Comuni di Aldeno, Cimone, Garniga Terme e della parte sud del Comune di Trento (Ravina, Romagnano, Mattarello, Villazzano e i quartieri Bolghera, San Giuseppe, Clarina, Madonna Bianca), all’interno del sistema integrato delle Case della Comunità di Trento Nord e Trento Sud. Nata dalla conversione del Centro servizi sanitari di Viale Verona, già punto di riferimento distrettuale, la nuova Casa della Comunità ha visto il trasferimento nella palazzina C dei servizi delle cure primarie: Punto unico di accesso (Pua), Unità di valutazione multidisciplinare (Uvm), cure domiciliari e cure palliative. Una riorganizzazione che migliora l’accessibilità, grazie anche all’ampio parcheggio interrato, e favorisce l’integrazione tra professionisti e servizi già presenti in struttura. A maggio è previsto inoltre il completamento del trasferimento della Continuità assistenziale da Largo Medaglie d’Oro alla palazzina E, rafforzando ulteriormente il presidio sanitario territoriale.

All’interno della Casa della Comunità trovano spazio tutte le funzioni tipiche del nuovo modello di assistenza territoriale: il Punto unico di accesso rappresenta la porta unitaria ai servizi sanitari e sociali, garantendo accoglienza, orientamento e attivazione della presa in carico integrata. Sono presenti medici di medicina generale organizzati in due Aft (Aggregazioni funzionali territoriali) che alternano la loro attività tra la Casa della Comunità e gli ambulatori di prossimità. Ampia l’offerta della specialistica ambulatoriale sia di area medica (cardiologia, endocrinologia, reumatologia, medicina dello sport), sia chirurgica (dermatologia, gastroenterologia, otorinolaringoiatria, oculistica, ginecologia, urologia, chirurgia vascolare, odontoiatria). Sono attivi percorsi di teleconsulto a supporto dei medici di famiglia (pneumologia, diabetologia, dermatologia, fisiatria e altri in via di sviluppo). Nella Casa della Comunità di Trento Sud operano 90 infermieri impegnati tra assistenza domiciliare, punto prelievi e ambulatori specialistici. Un ruolo centrale è svolto dall’Infermiere di famiglia e comunità nella gestione dei pazienti cronici. Oltre al punto prelievi e alla diagnostica di base con ECG ed ecografi a disposizione dei professionisti, la presenza del Dipartimento di prevenzione di Asuit rende la struttura un riferimento provinciale per vaccinazioni, screening oncologici e attività di promozione ed educazione alla salute. Altro elemento qualificante del progetto è l’integrazione strutturata con i Servizi sociali, già coinvolti nei percorsi di presa in carico integrata, oltre che nelle attività di Spazio Argento dedicate alla popolazione anziana.

«Oggi – ha evidenziato il direttore generale di Asuit Antonio Ferro – inauguriamo la prima Casa della Comunità di Trento, una struttura particolarmente significativa per il bacino di popolazione che serve. È il risultato di un importante lavoro di riorganizzazione della medicina di famiglia che ha introdotto un modello fondato sulle Aggregazioni Funzionali Territoriali e sulla possibilità di lavorare in modo integrato, anche grazie alla condivisione dei dati clinici. La Casa della Comunità mette insieme medici di medicina generale, specialisti e altri professionisti per garantire ai cittadini una risposta di prossimità, a partire da un accesso unico, il Pua, capace di intercettare e orientare i bisogni, in stretta integrazione con i servizi sociali. In un contesto segnato da denatalità e invecchiamento, la sanità deve affrontare l’aumento delle cronicità: qui trovano spazio strumenti come la telemedicina e il dialogo strutturato tra medici e specialisti, oltre alle reti cliniche in fase avanzata di sviluppo, come quella della diabetologia, che permettono di gestire in modo coordinato le comorbidità.
Il modello trentino non punta a svuotare gli ambulatori periferici, che restano fondamentali soprattutto per i cittadini più fragili, ma a creare un polo di integrazione e riferimento anche per i medici che operano sul territorio».

A entrare nel dettaglio dei servizi e a ripercorrere le varie fasi che daranno piena operatività al percorso partecipativo di costruzione della Casa di Comunità è stata come sempre la direttrice sanitaria di Apss Denise Signorelli: «Il DM 77 ha rappresentato un passaggio fondamentale, perché ha riportato l’attenzione sul territorio, per troppo tempo considerato secondario rispetto all’ospedale. Grazie anche alle risorse del PNRR oggi possiamo inaugurare le Case della Comunità: alcune completamente nuove, altre, come questa, già esistenti ma profondamente rinnovate nel modello organizzativo con cui si presentano ai cittadini. Qui non cambia solo lo spazio fisico, ma il modo di lavorare: servizi integrati che consentono di generare salute a 360 gradi. Mi piace sottolineare come questa struttura si presenti come una “piazza”, un luogo di comunità in cui edifici e funzioni diverse dialogano tra loro. Il Punto unico di accoglienza che orienta il cittadino, la presenza dell’infermiere di famiglia e di comunità, l’integrazione tra medicina generale e la specialistica, anche attraverso la telemedicina e il teleconsulto, permettono connessioni rapide e una presa in carico più efficace. È un modello che rafforza la prossimità, favorisce relazioni di qualità e può contribuire a ridurre accessi impropri al Pronto soccorso e a gestire meglio le liste d’attesa. L’obiettivo è chiaro: promuovere una medicina di qualità anche al di fuori dell’ospedale, più vicina ai cittadini e ai loro bisogni».

A portare il saluto del sindaco di Trento e a dare voce alle comunità locali è stata l’assessore comunale alle politiche sociali Giulia Casonato: « Per il nostro Comune, così come per i comuni limitrofi, è importante essere presenti oggi, perché la Casa della Comunità rappresenta un tassello fondamentale nel percorso di integrazione socio sanitaria, nel quale il ruolo dei servizi sociali comunali è centrale. Essere prossimi ai cittadini e saper intercettare i bisogni, anche quelli più fragili e meno visibili, è un obiettivo ambizioso ma alla portata del nostro territorio. I bisogni delle persone non sono solo sanitari: accanto alle cure servono risposte alle solitudini, alle difficoltà familiari, alle fragilità sociali. Questa struttura ci offre l’opportunità di lavorare insieme, in modo più coordinato, per dare risposte diverse e più efficaci alla complessità delle situazioni che incontriamo ogni giorno».

«La Casa della Comunità – ha sottolineato il dirigente generale del Dipartimento salute e politiche sociali della Provincia Andrea Ziglio – rappresenta un nuovo modello organizzativo di cui oggi abbiamo bisogno, perché il mondo è cambiato: le persone vivono più a lungo, ma spesso con più patologie contemporaneamente. La sfida è quella della prevenzione e della presa in carico delle cronicità e questo è il luogo in cui la gestione della comorbidità può trovare una risposta strutturata. I medici di medicina generale non possono essere lasciati soli: serve un contesto organizzato, fondato su integrazione e coordinamento. Deve esserci integrazione tra sanità e sociale, perché la Casa della Comunità è lo spazio privilegiato in cui servizi sanitari, comuni e comunità di valle dialogano in modo stabile; ma integrazione è anche tra professionisti diversi, chiamati a lavorare in équipe per garantire una presa in carico più efficace. Stiamo costruendo strumenti normativi, come il disegno di legge sull’integrazione socio sanitaria, per rendere questo dialogo sempre più concreto. Al centro restano i professionisti: medici, infermieri e operatori che, se messi nelle condizioni di lavorare bene – anche grazie ai rinnovi contrattuali e agli accordi con la medicina generale – possono dare piena attuazione a questo modello. È un percorso avviato, su cui c’è ancora molto da fare, ma la direzione è chiara: una sanità territoriale più forte, capace di prevenire e di prendersi cura in modo continuativo».

«L’inaugurazione della Casa della Comunità di Trento sud – ha dichiarato l’assessore alla salute Mario Tonina – non riguarda solo la città, ma un territorio più ampio. Vogliamo che diventi un vero punto di riferimento per i cittadini, un luogo di prossimità dove la salute significa non solo cura, ma anche accoglienza, presa in carico e prevenzione. Le sfide legate all’invecchiamento della popolazione e alla crescita delle cronicità si vincono solo lavorando insieme, in modo trasversale, azienda sanitaria, assessorato, servizi sociali territoriali, enti locali e terzo settore. Per questo stiamo rafforzando l’integrazione socio sanitaria, attraverso il nuovo disegno di legge che trasformerà i distretti in socio sanitari. Perché è sul territorio che possiamo dare risposte più appropriate, soprattutto a chi è più fragile. Le Case della Comunità sono strutture fondamentali per dare risposte concrete anche su questioni cruciali come le liste di attesa e le file al pronto soccorso, offrendo soluzioni appropriate per i codici minori e percorsi alternativi all’ospedale. I modelli territoriali servono proprio a questo: evitare accessi impropri e garantire cure più vicine a casa. Chiedo infine il supporto dei sindaci e delle amministrazioni locali sul fronte della comunicazione: quando intercettiamo nuovi bisogni e attiviamo nuovi servizi, dobbiamo saperlo raccontare ai cittadini in modo chiaro ed efficace. Investire sulle Case della Comunità, insieme al percorso avviato con la Facoltà di medicina e al Nuovo polo ospedaliero e universitario di Trento, significa costruire un sistema sanitario più attrattivo e vicino alle persone, capace di prendersi cura soprattutto dei più anziani e fragili e di chi ha contribuito a rendere grande il nostro Trentino».
Ultimo aggiornamento: 02/03/2026 15:42:33

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