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L'edilizia trentina cresce, i dati: ora parte la contrattazione

Settore cresciuto con Pnrr, Olimpiadi, direttiva green e incentivi vari

TRENTO - L’edilizia trentina cresce e i sindacati di categoria chiedono di riconoscerne ai lavoratori, nel nuovo contratto collettivo provinciale, i meriti. Si punta agli aumenti per integrare il potere d’acquisto, ma anche ad arginare il caporalato e alla formazione. La piattaforma ribadisce anche il ruolo della bilateralità, ovvero il costante dialogo tra ditte e lavoratori, che in Trentino è riassunta nel ruolo della Cassa edile e del Centrofor. Il documento presentato da Fillea Cgil col segretario generale Giampaolo Mastrogiuseppe, Fenal Uil con Matteo Salvetti e Filca Cisl con Salvatore Teresi, riguarda il contratto dell’edilizia industria, diverso da quello dell’edilizia artigianato di cui si discuterà in altra sede. La piattaforma, spiegano i segretari, è coerente col piano per il rilancio dei salari del luglio scorso firmato, coi sindacati confederali, anche da Ance e Artigiani.

I numeri del settore

Nel 2025 si contavano 941 ditte edili industriali e 1.332 ditte edili artigiane. Nel numero di addetti si capisce la differenza: 9.307 lavoratori nelle industriali e 5.463 nelle artigiane. Delle quasi 2300 ditte solo 1500 sono trentine. Nel 2025 si sono contate 11 milioni e 400 mila ore lavorate e l’aumento di addetti, rispetto al 2024, è stato di 400 unità. In Trentino lavorano 7.800 persone straniere da 88 Paesi. Chiaro che la formazione linguistica è il primo e fondamentale argine ai fenomeni del caporalato e dello sfruttamento in generale.

A crescere sono stati anche i fatturati.
«Va ricordato – spiegano i sindacati – che qui il costo della vita è più alto che altrove. Intanto, l’Alto Adige offre retribuzioni più alte e non va scordato che le ditte sane scontano sempre l’iniquo confronto con quelle che non rispettano le regole. Servono dunque misure importanti per mantenere il Trentino attrattivo».

Sono 21 i punti contenuti nella piattaforma: di seguito le richieste dei sindacati

Si chiede anzitutto un aumento di 50 centesimi l’ora sulla presenza. Per le trasferte si punta a istituire una nuova fascia (oltre i 60 km) e a un aumento delle attuali indennità. L’assenza per malattia va sostenuta, per i primi 3 giorni non coperti da Inps, dall’azienda. Sui trasporti si chiedono 50 centesimi a chilometro e rilevamento delle distanze tramite "Google maps".

Figura chiesta da anni e mai istituita in Trentino è quella del Rappresentante dei lavoratori per la sicurezza territoriale. Ancora, si chiedono maggiori risorse per la previdenza complementare e di stabilire modalità che rendano certo il pagamento dell’elemento variabile della retribuzione. Nuove tutele per permessi e congedi e norme certe per il lavoro con temperature estreme, estive e invernali. Sul lavoro in “alta montagna” si chiede l’aumento degli importi e la riduzione dell’altezza di riferimento: dagli attuali 1.500 metri ai 1.200: al pari del contratto edilizia artigianato.

Va introdotto il badge di cantiere ed è indispensabile affrontare il tema di livelli e qualifiche: oggi sono decisamente troppi gli addetti inquadrati come “manovali generici”, mentre professionalità e ruoli ci sono ma non sono riconosciuti. Il pasto va garantito, integrando la spesa quando questa supera gli 11.50 euro già riconosciuti. Serve poi dare avvio effettivo alla borsa lavoro “Blen-It” che può bypassare i “caporali” facendo incontrare efficacemente domanda e offerta. Infine: indennità aggiuntive per chi lavora in galleria e adeguamenti sulle indennità di guida.
Ultimo aggiornamento: 04/04/2026 00:10:05

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