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OltreConfine Festival torna in Valle Camonica e Sebino

Sotto la direzione artistica di Stefano Malosso, primo appuntamento mercoledì 8 aprile a Breno con Concita De Gregorio

DARFO BOARIO TERME (Brescia) - Dopo il successo dello scorso anno, OltreConfine Festival torna in Valle Camonica e Sebino per la sua nuova edizione, la dodicesima. Un’edizione speciale, organizzata dall’Associazione Oltreconfine che si avvale come da consuetudine della direzione artistica di Stefano Malosso, che da aprile a giugno porterà nella vallata e nel Sebino il meglio del mondo culturale nazionale con un’attenzione particolare come sempre rivolta al mondo della letteratura.

Dopo mesi di lavoro per la programmazione, il festival è ai nastri di partenza con un fitto calendario di 13 appuntamenti, coinvolgendo 11 amministrazioni comunali del territorio, gli enti territoriali e le imprese private con l’obiettivo condiviso di portare al centro la cultura e un dialogo collettivo, in una fase storica problematica che pone alla cittadinanza interrogativi e quesiti che richiedono una formulazione comunitaria e plurale, una riflessione che dal piano individuale abbracci la dimensione collettiva, grazie a scrittori, giornalisti, registi, artisti, divulgatori e pensatori capaci di apportare nuove parole e nuovi sguardi al nostro inquieto presente.

LA NUOVA EDIZIONE DEL FESTIVAL
La speciale locandina di questa edizione del festival è firmata da Marina Marcolin, illustratrice di fama internazionale, con un tratto capace di esprimere la poesia della natura attraverso opere delicate e sospese nel silenzio. Nata a Vicenza nel 1975, Marcolin lavora come illustratrice professionista per diverse case editrici nazionali (Einaudi, Feltrinelli, TopiPittori) e internazionali. Le sue illustrazioni sono state esposte in mostre nelle principali città del mondo, e le hanno valso riconoscimenti del calibro del prestigioso State Award.
Per OltreConfine, l’artista immagina un momento di sospensione tra un uomo e un pesce: un attimo di contemplazione tra il mondo umano e quello animale, il superamento del confine tra aria e acqua. Un fermoimmagine di attesa e di possibilità, oltre ogni confine. OltreConfine Festival, come da tradizione, coniuga la valorizzazione del territorio alla promozione della cultura: fondamentale è il patrocinio del Consiglio di Regione Lombardia, accanto alla partecipazione della Comunità Montana di Valle Camonica e BIM di Valle Camonica, e della Provincia di Brescia, accanto alla Provincia di Bergamo, a fianco di un solido gruppo di soggetti privati che sostengono il progetto. Main Partner di OltreConfine Festival sono Banca BCC Brescia, Edison, Calfin SPA, RoccaVerde Hotel e Esea 2G. Sponsor sostenitori sono Valle Camonica Servizi, Comisa, Fedabo, Altromercato, Rotary Club Lovere Breno Iseo, MFG, Bo.De.Co, Aglio e Oglio, Ama Communications e Sati.

Il festival, inoltre, per l’anno 2026 si avvale del contributo riconosciuto dal bando indetto da Fondazione Costruiamo il Futuro. Tra le collaborazioni di questa edizione, prosegue il percorso condiviso con Donne & Diritti e il Circolo Fotografico CineFotoClub di Pisogne. Assoluta novità della XII° edizione è la collaborazione con Fondazione Brescia Musei, per l’evento speciale in programma a Brescia il 23 aprile alle ore 18 presso l’Auditorium Santa Giulia, con l’inedito dialogo, tra storia dell’arte e linguaggi del contemporaneo, tra il regista Peter Greenaway e l’artista Francesco Vezzoli, in occasione della pubblicazione del volume “He Read Deep Into The Night” (Bakemono Lab, con le illustrazioni di Stefano Bessoni) e l’installazione dell’opera “Victoria Mater. L’idolo e l’icona”, realizzata per Fondazione Brescia Musei presso Brixia. Parco archeologico di Brescia romana (prorogata fino al 21 giugno 2026), in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il sostegno di Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo. Tutti gli eventi sono ad ingresso libero fino ad esaurimento posti, eccezion fatta per gli incontri con Concita De Gregorio, Angela Finocchiaro, Peter Greenaway, Ezio Mauro, Giovanni Lindo Ferretti, Cecilia Sala e Vittorio Lingiardi, su prenotazione gratuita attraverso la piattaforma Eventbrite.

IL PROGRAMMA
L’appuntamento di apertura è fissato per mercoledì 8 aprile alle 21 a Breno, dove al Cinema Teatro Giardino sarà ospite Concita De Gregorio, giornalista, scrittrice e conduttrice, in dialogo con la giornalista Virginia Nesi a partire dal romanzo “Di madre in figlia” (Feltrinelli), best seller con oltre 100.000 copie vendute. Ciò che ti isola ti salva, è la vita che ti mette in pericolo. Marilù abita in cima a un’isola: sotto c’è il villaggio, in mezzo il bosco e infine la radura con la sua casa, dove nemmeno i frequenti incendi estivi possono raggiungerla. Sua figlia Angela, che sente di aver ricevuto da lei soltanto trascuratezza, si trova costretta a malincuore ad affidarle per tre mesi la figlia Adelaide, che si fa chiamare Adè, adolescente tanto attiva in Rete quanto insicura nel mondo e nel proprio corpo. Avrà inizio una lunga estate, nella quale nonna e nipote si conoscono e si riconoscono, mentre la madre irrompe con telefonate ansiose. Per Adè la vacanza non potrebbe cominciare peggio, invece a poco a poco diventa un percorso umano pieno di sorprese. Sul delicato confine fra amare, proteggere e lasciare andare, fra prendersi cura e avvelenare, le tre, di madre in figlia, provano a capirsi. Ciascuna ha agito con le migliori intenzioni, anche se a volte il rancore, il dolore e l’amore accecano, lungo questa storia familiare al femminile nella quale Concita De Gregorio intreccia tre generazioni, tre epoche della storia e tre stagioni della vita nelle voci di Marilù, Angela e Adè: subito così vere, così vulnerabili e vive da risuonare immediatamente intime. L’evento è realizzato in collaborazione con l’Associazione Donne & Diritti.

Seconda tappa del festival sarà quella di Darfo Boario Terme del 16 aprile alle ore 21, quando al Teatro San Filippo andrà in scena la serata Omaggio allo scrittore Stefano Benni, dal titolo “Musica per giovani animali”, che vedrà sul palco Alberto Rollo, scrittore, traduttore e critico letterario, accanto all’amatissima attrice cinematografica e teatrale Angela Finocchiaro, che leggerà alcuni brani del compianto autore di romanzi letti da tutte le generazioni come “Bar sport”, “La Compagnia dei Celestini” e “Il bar sotto il mare”. Dal luogo in cui Stefano Benni ha passato gli ultimi anni si sentiva la sua Bologna. La bella via Saragozza era appena lì fuori. Gli piaceva andare al caffè Billy. Riconosceva tutti ma era come se il tempo gli si accartocciasse in mano: la durata di una visita era una variante imprevedibile. Del resto è una variante imprevedibile anche la vita. E come tale ce l’ha raccontata da quando ha cominciato a prendere per la coda l’immaginazione. Tra gli scrittori italiani, Benni, il Lupo, è stato quello che più profondamente ha avuto un rapporto snodato, leggero, fascinoso con il fantastico. Senza questa predilezione per il fantastico la sua stessa predilezione per il comico non avrebbe avuto la vastità e la complessità che ora rammentiamo con devozione. Benni e Ariosto, una coppia fantastica dentro la curva del tempo.

Terza e quarta tappa del festival saranno due serate speciali, che vedranno protagonista assoluto Peter Greenaway, celebre regista internazionale, in un doppio appuntamento. Il 23 aprile alle ore 18, nell’evento realizzato in collaborazione con Fondazione Brescia Musei, il regista sarà in dialogo con l’artista internazionale Francesco Vezzoli per “Una conversazione tra antico e contemporaneo”. Da oltre quarant’anni l’opera visiva del regista Peter Greenaway, autore del volume “He Read Deep Into The Night” (Bakemono Lab, con le illustrazioni di Stefano Bessoni), è divisa tra le pellicole cinematografiche e le installazioni video digitali, creando un ponte tra l’arte della tradizione e i linguaggi dell’epoca contemporanea, e reinventando l’estetica artistica in un vertiginoso labirinto visivo e letterario. In un percorso parallelo le sue installazioni, realizzate per i più importanti musei del mondo e in dialogo con i Maestri della storia dell’arte, re-interpretano e ri-creano il concetto stesso di arte nell’epoca multimediale proiettata verso il futuro. Allo stesso modo l’arte di Francesco Vezzoli – come testimonia l’installazione Victoria Mater. L’idolo e l’icona realizzata per Fondazione Brescia Musei presso Brixia. Parco archeologico di Brescia romana (prorogata fino al 21 giugno 2026), in collaborazione con il Museo Archeologico Nazionale di Firenze e il sostegno di Regione Lombardia e Intesa Sanpaolo – da anni lavora sul confronto dialettico tra il patrimonio artistico della nostra tradizione e gli impulsi dei nuovi linguaggi contemporanei, fondendo video, pittura e scultura, modellando la sensibilità del presente per riscrivere la storia dell’arte sotto un nuovo segno: un processo che, da opere come Trailer for a Remake of Gore Vidal’s Caligula, Democrazy e Love Stories, è approdato al progetto Idoli di bronzo, che mette in dialogo i bronzi figurati ritrovati esattamente 200 anni fa nell’intercapedine del tempio capitolino di Brescia con l’Idolino di Pesaro, capolavoro scoperto nella città marchigiana nel 1530 e ritenuto da Johann Joachim Winckelmann una delle statue più belle mai giunte dall’antichità greca. A seguire, alle ore 20.30, la proiezione del suo capolavoro “I misteri del giardino di Compton House” al Cinema Nuovo Eden di Brescia, introdotta dal regista. Il giorno successivo (24 aprile) Peter Greenaway sarà protagonista nell’incontro a Bienno, nella Chiesa di Santa Maria alle ore 21 accanto all’illustratore Stefano Bessoni e al curatore Domenico De Gaetano. Accanto ai suggestivi affreschi biennesi firmati dal celebre Romanino e dopo una visita al primo sito Unesco italiano, il regista discuterà la sua idea di cinema e di arte, a partire dal volume “He Read Deep Into The Night” (Bakemono Lab): il regista torna alla scrittura firmando cento racconti assurdi, idee per film mai realizzati, appunti entomologici su un'umanità afflitta dal disagio esistenziale e in preda delle ossessioni. Le storie sono accompagnate dalle illustrazioni di Stefano Bessoni, filmmaker innamorato della stop-motion, disegnatore di creature poetiche e inquietanti, in un incontro/scontro tra parola e immagine che si muove in una costellazione di riferimenti ai quali il regista si ispira: tra le pagine si animano pittori e dipinti, uccelli e storia naturale, anatomia, Roma e i Romani, i Paesi Bassi e gli olandesi, Darwin, Rembrandt ed Enrico VIII, in un viaggio narrativo che permette agli autori di parlare di morte, perdita, arroganza umana, invecchiamento e mortalità con un tono talvolta colto, ironico e bizzarro, in un inno lirico alla creazione artistica oltre ogni confine.

Il quinto appuntamento del festival si sposterà nel comune di Angolo Terme, dove presso il Teatro Parrocchiale G. Tovini il 28 aprile alle ore 21 ospite sarà il celebre fotoreporter Gabriele Micalizzi per la serata dal titolo “Il vero reportage al tempo dell’AI e delle fake news”. Gabriele Micalizzi collabora con testate nazionali e internazionali come New York Times, The Guardian, Internazionale e Wall Street Journal. È uno dei fondatori del collettivo CESURA. I suoi lavori si concentrano sull’analisi e sulla rappresentazione della condizione sociale delle persone e del rapporto che esse instaurano con il contesto in cui vivono. Nel 2011 ha iniziato a documentare gli eventi legati alla cosiddetta “Primavera Araba”. Nel 2016 ha vinto Master of Photography e ha avviato la sua collaborazione con Leica. Nel 2019, durante l’offensiva curda nell’area di Baghuz contro l’ultimo bastione dell’ISIS, è stato ferito da un razzo RPG. Dopo l’incidente, nel 2020 ha documentato l’arrivo delle truppe turche in Libia. Nel 2024 si è recato a Jakarta per fotografare l’attuale crisi di sovrappopolazione e il progressivo “sprofondamento” della città. Nell’ottobre dello stesso anno ha poi viaggiato in Libano nel pieno della campagna militare israeliana in corso. L’evento è realizzato in collaborazione con Circolo Fotografico CineFotoClub di Pisogne.

La sesta tappa del festival si sposta nel comune di Cedegolo, dove il 12 maggio alle ore 21, presso il Musil Museo dell’Energia Idroelettrica di Valle Camonica, ospite del festival Ezio Mauro che, in dialogo con il giornalista Riccardo Venchiarutti, parlerà del volume “Il silenzio dell’opinione pubblica” (Feltrinelli). Che cosa resta dell’opinione pubblica nell’epoca dei social, delle bolle digitali, dell’informazione infinita e dell’attenzione ridotta a un lampo? Ezio Mauro, direttore de La Stampa dal 1992 al 1996 e de La Repubblica dal 1996 al 2016, da anni è una voce-faro del nostro tempo, autore di volumi come La felicità della democrazia (con Gustavo Zagrebelsky; Laterza), L’anno del ferro e del fuoco. Cronache di una rivoluzione (Feltrinelli) e La caduta. Cronache della fine del fascismo (Feltrinelli). Nel recente volume Il silenzio dell’opinione pubblica (Feltrinelli), Mauro e il celebre sociologo Zygmunt Bauman si confrontano in un dialogo serrato sulla trasformazione dell’agorà in un labirinto di solitudini connesse, dove la politica perde presa sulla realtà e i cittadini scivolano nell’impotenza e nel risentimento.

Il settimo appuntamento vede protagonista lo scrittore e traduttore Marco Rossari, ospite nella Biblioteca Civica G. Mondini di Gianico il 21 maggio alle ore 21 con il reading “Piccolo dizionario delle malattie letterarie” (tratto dall’omonimo volume edito da Einaudi).
Sapete che cos’è la “proustatite”? E il “flagello di Céline”? E la “psicosi di Dickens”? Sono solo alcune delle voci che compongono un vero e proprio dizionario che elenca in rigoroso ordine alfabetico tutte le patologie che possono cogliere chi ama leggere. Partendo da una serie di voci esilaranti e colte, Rossari dà vita a un monologo che racconta classici antichi e moderni, scrittori e scrittrici di ogni tempo, in una catartica confessione sul morbo che affligge il mondo. Borges, David Foster Wallace, Emily Dickinson, Dostoeveskij, Gadda, Annie Ernaux. Ne nasce una lezione sulle idiosincrasie di chi scrive e chi legge, che mette alla berlina il mondo letterario con garbo e irriverenza. Marco Rossari è autore di opere come “Nel cuore della notte” (Einaudi), “L’ombra del vulcano” (Einaudi) e “Le bambinacce” (Feltrinelli), scritto con Veronica Raimo.

Ottava tappa del festival, il 26 maggio alle ore 21 nella sala consiliare del comune di Esine, ha per titolo “La vita tra le pagine. Un dialogo tra le nuove voci della narrativa italiana” e vedrà un dialogo tra Monica Acito, Valentina Maini e Riccardo Meozzi, moderati da Stefano Malosso. Acuta osservatrice del nostro tempo, una nuova generazione di scrittrici e di scrittori si sta affacciando sulla scena editoriale del nostro Paese. La loro scrittura, personalissima e ricca di sfumature, interroga un’epoca complessa e inafferrabile, precipitando sulla pagina scritta i sogni e le delusioni, i vertici e le cadute, le speranze e le amarezze di un’intera generazione. Un talk tra Monica Acito, che dopo il folgorante esordio di “Uvaspina”, con il nuovo romanzo “La carità carnale” (Bompiani) scandaglia il legame tra un padre e una figlia, più forte di ogni peccato e di ogni silenzio, firmando un romanzo di formazione di una ragazza di provincia che diventa donna in una città che vive come un organismo, muovendosi tra passato e presente, fede e magia, carne e spirito in uno straordinario racconto d’amore. Valentina Maini, dopo la rivelazione di “La mischia”, torna al romanzo con Alaska (Bollati Boringhieri). Con una voce magnetica, la scrittrice racconta la storia d’amore, fragile e clandestina, tra la giovane Maia e un uomo più maturo, in una vicenda che è anche una lunga e combattuta affermazione artistica: la ragazza sprofonderà lentamente nel sentimento amoroso e nella sua stessa mente, tra fantasticherie e ossessioni, in un romanzo che dà parola all’inconscio e alle immagini che sembrano annidarsi nella parte più nascosta e congelata dell’anima. Riccardo Meozzi, dopo una serie di racconti, firma il suo romanzo d’esordio dal titolo “Addio, bella crudeltà” (edizioni e/o), una storia spietata e fragile come la giovinezza. Giovani protagonisti sono Lidia e Giovanni: lei è una ragazza sola e fragile, lui il contrario, un uomo che vuole dominare la vita. Entrambi prendono dall’altro ciò che vogliono, Lidia un amore che sfiora la dipendenza, Giovanni una passione selvaggia. Un romanzo affilato sull’amore giovanile, la passione, la malattia e la responsabilità. L’evento è realizzato in collaborazione con Limina Rivista.

C’è poi grande attesa per il nono appuntamento del festival, che nella suggestiva cornice della Pieve di San Siro di Capo di Ponte il 27 maggio alle ore 21 vedrà protagonista assoluto Giovanni Lindo Ferretti e il suo volume “Ora. Difendi conserva prega” (Aliberti Editore): l’orazione è un gesto ragionevole, intimo e sociale, vissuto dagli iniziali ricordi accanto alla nonna fino ai successi musicali, le leggendarie canzoni dei CCCP-Fedeli alla Linea prima e quelle dei CSI e dei PGR poi, in un lungo cammino artistico che è al contempo la crescita spirituale di un uomo che osserva il senso del tempo, della terra e della famiglia, incarnati nella musica, nella scrittura, in un atto spirituale. Nel volume “Óra. Difendi conserva prega” (Aliberti Compagnia Editoriale) Giovanni Lindo Ferretti, fondendo il suo viaggio in musica a quello tra le pieghe più intime della spiritualità umana, si conferma tra le menti più vivide del nostro tempo, aggiungendo un nuovo tassello letterario dopo il successo di volumi come “Reduce”, “Bella gente d’Appennino”, “Barbarico” e “Non invano”: parole come preghiere, riti sacri che, rievocando un tempo passato, contemplano un presente che reclama uno sguardo capace di scandagliare le profondità dell’esistenza.

La decima tappa, in programma il 4 giugno alle ore 21 presso la Chiesa di Santa Maria della Rotonda nel comune di Pian Camuno, vedrà protagonista la scrittrice Wanda Marasco, Premio Campiello 2025 con il romanzo “Di spalle a questo mondo” edito da Neri Pozza, in dialogo con lo scrittore Graziano Gala. Un romanzo di luci e ombre, nel quale la storia individuale diventa una consapevolezza collettiva, donando ad ogni parola il valore della cura. Quel filo esilissimo e carico di sensibilità umana che attraversa tutta la scrittura di Wanda Marasco, autrice amatissima e tradotta in diverse lingue, già vincitrice del Premio Bagutta per “L’arciere d’infanzia” (Manni) e il Premio Montale per la poesia con la raccolta “Voc e Poè” (Campanotto), accanto a romanzi come “Il genio dell’abbandono” e “La compagnia delle anime finte”, entrambi pubblicati da Neri Pozza e finalisti al Premio Strega. In “Di spalle a questo mondo” a dispiegarsi è l’esistenza di Ferdinando Palasciano e sua moglie Olga Pavlova Vavilova. Un dramma, il loro, che è tra i più dolenti e irriducibili: il dramma dell’imperfezione. Fin da bambino Ferdinando ha odiato la morte al punto da fare della salvezza la sua ossessione di medico. Ma una vocazione così grande, scontrandosi con le iniquità subite, non può che fallire e trovare casa nella follia. Olga, nella sua infanzia a Rostov, ha dovuto misurarsi proprio con l’alienazione materna, quintessenza di Storia e fragilità. Unico scampo da essa la fuga, frenata da una radice nascosta sotto la neve e dalla zoppia, che diventa destino e comunione con l’imperfetto. Ma si può vivere a un passo dall’ideale? L’evento è realizzato in collaborazione con Limina Rivista.

Undicesimo, attesissimo appuntamento è quello del 5 giugno, quando alle ore 21 al Cinema Iride del comune di Costa Volpino protagonista sarà la giornalista Cecilia Sala, in dialogo con la giornalista Laura Fasani a partire dal volume “I figli dell’odio” (Mondadori). A Hebron, un gruppo di minorenni ebree innalza uno striscione contro i matrimoni misti. A Tulkarem, i ragazzini palestinesi appendono ai fucili le foto degli amici uccisi e si preparano a combattere i soldati israeliani. A Teheran, Abbas piange il cugino impiccato dal regime e prova un misto di terrore ed eccitazione per il grande attacco dello Stato ebraico alla Repubblica islamica. Il nuovo reportage di Cecilia Sala è un viaggio che guarda da vicino tre grandi storie intrecciate tra loro: la radicalizzazione di Israele, la distruzione della Palestina e il collasso dell’Asse della resistenza che ha la sua testa a Teheran. Con uno stile vivido e in presa diretta, Cecilia Sala ci fa attraversare i check-point e i raid, ci fa entrare nelle case delle vittime e dei carnefici, dei leader militari e dei sopravvissuti. Ci svela così lo scontro generazionale che attraversa ciascuno di questi paesi, divenuto una delle linee di faglia più rilevanti – e meno indagate – del nostro presente. Nel volume “I figli dell’odio” (Mondadori) Cecilia Sala, giornalista e inviata di guerra, autrice dell’amatissimo podcast “Stories”, orchestra un coro di voci con maestria, rigore giornalistico e una straordinaria capacità narrativa, firmando un libro essenziale per comprendere i conflitti che definiscono il nostro tempo. Un ritratto complesso, inedito e profondamente umano di un mondo in veloce trasformazione.

Penultima tappa del festival è l’appuntamento dell’11 giugno, nel comune di Pisogne alle ore 21 nella suggestiva Chiesa di Santa Maria della Neve affrescata dal Romanino: ospite sarà lo psichiatra e scrittore Vittorio Lingiardi, in dialogo con Francesca Maffioli a partire dal suo ultimo volume “Farsi male. Variazioni sul masochismo” edito da Einaudi. Ci consumiamo in relazioni sbagliate, ci esponiamo al pericolo, ci sentiamo sempre in colpa, ci identifichiamo con l’aggressore. Invochiamo nuovi tiranni. Perché coltiviamo un sabotatore interno? Vivere senza dolore è impossibile, ma possiamo contenere i danni: imparando a conoscerci. Prima che “farsi male” diventi abitudine o necessità. Nel volume “Farsi male” Lingiardi, psichiatra e psicoanalista, professore ordinario di Psicologia dinamica, firma un saggio che parla alla parte più oscura dell’uomo contemporaneo. Lingiardi delimita un territorio vastissimo e oscuro: percorre la storia dei nostri dolori e traccia un confine tra convivenza e connivenza. Masochista è un aggettivo che turba, ma qui non si parla di fruste e manette: lo sguardo è sulla personalità e sulle relazioni. Collaboratore di Repubblica e La Stampa, con “Farsi male” Lingiardi ci accompagna in stanze interiori, arredate con gli spigoli aguzzi dell’autocritica, le mensole inaccessibili dell’ideale dell’Io, le casseforti del sabotatore interno, le lavatrici interminabili del senso di colpa. Un racconto sulla vita di tutti i giorni, con un finale sul masochismo politico e il dolore del mondo. Pagine scritte con le parole della psicoanalisi, della poesia, del cinema.

Il finale del festival è fissato per il 16 giugno alle ore 21 presso la Sala Polifunzionale del comune di Paspardo, dove lo scrittore e traduttore Davide S. Sapienza sarà protagonista della serata dal titolo “Jack London. Il richiamo della vita”. Jack London (1876-1916) è tra gli scrittori più popolari e tradotti nel mondo. E forse il suo romanzo più grande fu quello di una vita intensa, avventurosa, impegnata. Inventò la letteratura del Grande Nord con i capolavori “Il richiamo della foresta” e “Zanna Bianca”, ma andò oltre. Nel 150° anniversario dalla nascita, il leggendario autore viene ricordato dallo scrittore Davide S. Sapienza, profondo conoscitore e traduttore di London passando da tanti capolavori (Il lupo di mare, Martin Eden, Il vagabondo delle stelle, Il popolo degli abissi, La valle della luna) e una vita sempre connessa alla sua produzione letteraria sorprendente per varietà, che toccò la letteratura distopica, l’uso della tecnologia come strumento di controllo sociale, la critica politica, i mari del Sud, il primitivismo, i reportage giornalistici e il sogno del ranch dove l’agricoltura era sostenibile e i lavoratori erano trattati con giustizia.

"Oltreconfine si conferma anche quest’anno come il festival che apre in Valle Camonica una stagione di eventi e di promozione culturale di eccezionale qualità - spiega Priscilla Ziliani, Assessora alla Cultura della Comunità Montana di Valle Camonica - Il territorio camuno si sta incamminando verso la costruzione della candidatura a Capitale Italiana della Cultura per l’anno 2029: i prossimi mesi saranno decisivi e la proposta di Oltreconfine ci conferma sulla grande maturazione e competenza dei nostri operatori culturali, che ci permettono di essere molto fiduciosi sulla sfida che abbiamo lanciato, innanzitutto a noi stessi. Il patrimonio culturale della Valle Camonica può essere non solo il palcoscenico di eventi e manifestazioni di rilevanza nazionale, ma anche il nucleo vitale di un progetto di sviluppo per tutto il nostro territorio: Oltreconfine ci offre il suo importante contributo in questa direzione”.

“Il festival OltreConfine da dodici anni riesce a cucire scorci di territorio tra il Sebino e la Valle Camonica, dal lago alle montagne, unendo due province, quella di Brescia e di Bergamo, in un viaggio ogni anno sempre più suggestivo in cui la cultura si fa strumento di riflessione” dichiara Emanuele Moraschini, presidente della Provincia di Brescia - Un viaggio, anche quest’anno, vario e variegato, con personaggi di spicco e tappe negli ambiti più diversi, attraverso il quale il direttore artistico, Stefano Malosso – che ringrazio per l’impegno e la passione -, riesce a prendere per mano il pubblico, creando una straordinaria opportunità di socializzazione e condivisione. Il festival OltreConfine, che la Provincia di Brescia sostiene, riconoscendone un particolare ruolo di valorizzazione del territorio e un grande valore anche di richiamo turistico, si è posto da sempre come palcoscenico diffuso di storie e voci che hanno arricchito di cultura la Valle Camonica e il Sebino, attirando un pubblico di ogni età. Ma ulteriore merito è quello di aver saputo coinvolgere ragazze e ragazzi nella messa a punto di un calendario così intenso e impegnativo, rendendoli protagonisti e consapevoli dell’importanza del legame con il loro territorio, da cui partire per aprirsi al mondo”

“Questa dodicesima edizione di OltreConfine è un nuovo tassello di un viaggio che viene da lontano e speriamo ci porti sempre più lontano - spiega il direttore artistico Stefano Malosso - Un viaggio che vogliamo fare accanto al nostro pubblico, sempre più affezionato a questo progetto. Per questa edizione abbiamo pensato ad un calendario speciale, ricco come sempre di voci che saranno declinate al plurale, guardando alla narrativa nazionale ma anche al cinema, ai linguaggi del contemporaneo, al giornalismo, alla divulgazione, nell’intreccio tra discipline e saperi che sin dal primo anno rende OltreConfine un’esperienza unica. Viviamo un tempo storico sempre più preoccupante, dominato dai conflitti, dalla manipolazione delle informazioni, dalle difficoltà del mondo culturale e di quello educativo: mettere al centro la cultura diventa allora un’azione strategica per il nostro Paese, uno sguardo verso il domani. È un lavoro lungo, paziente, che possiamo fare solo attraverso una rete, come dimostra questo festival: ringrazio il mio gruppo di lavoro composto da ragazze e ragazzi che con passione si mettono a disposizione per il territorio, e il supporto delle amministrazioni comunali, degli enti pubblici e delle imprese che credono nella cultura come scommessa vincente per agire nel presente e progettare in futuro”.
Ultimo aggiornamento: 04/04/2026 00:11:16

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