TRENTO - Una settimana di incontri istituzionali, memoria e confronto con le comunità trentine all’estero per i consultori della Provincia autonoma di Trento Walter Kaswalder e Michele Malfer, nominati dal Consiglio provinciale, impegnati in Cile insieme all’assessore provinciale Mattia Gottardi in occasione del 75° anniversario dell’emigrazione trentina nel Paese sudamericano.

La missione si è aperta domenica 17 maggio a Santiago del Cile con una serie di momenti di incontro con la comunità trentina locale e con le istituzioni italiane presenti nel Paese. Momento centrale della giornata il pranzo istituzionale organizzato allo Stadio Italiano, alla presenza dell’ambasciatrice d’Italia in Cile Valeria Biagiotti e della consultrice della Provincia autonoma di Trento per il Cile, Carla Andrea Dellapè Saavedra, che ha accompagnato la delegazione trentina nella prima fase del viaggio.
«Per l’ennesima volta, prima in Brasile, poi in Argentina e ora in Cile, ho potuto incontrare i migranti trentini e capire, dai loro racconti, che sono stati loro a costruire questi paesi. Non riesco nemmeno a descrivere la fatica, quanto hanno sofferto», racconta il consigliere
Walter Kaswalder (PATT). «Quando sono arrivati qui nel 1951 hanno trovato case senza acqua, senza luce, in un territorio desolato. Grandi appezzamenti di terreno, ma salato, impossibile da coltivare. Con sacrificio e determinazione riuscirono a rendere produttiva una terra difficile e ostile. Alcuni sono tornati tra il 1970 e il 1972, ma quelli che sono rimasti hanno continuato a darsi da fare. Abbiamo conosciuto trentatré persone ancora viventi di quella prima migrazione del ‘51 e ora possono dire con orgoglio “ce l’abbiamo fatta”. Sono storie incredibili, storie della nostra gente, ed è giusto ora poterle ascoltare e raccontare qui, nella loro terra d’origine».
Nel corso degli incontri è stato sottolineato il valore del rapporto tra il Trentino e le comunità emigrate, custodito e rafforzato nel tempo attraverso relazioni istituzionali, culturali e familiari. La missione ha rappresentato anche l’occasione per condividere progettualità future e riflettere sul ruolo delle nuove generazioni nel mantenimento dell’identità trentina all’estero.
«In questi giorni abbiamo toccato con mano quanto sia ancora forte il senso di comunità dei trentini in Cile. A 75 anni dalle prime partenze, colpisce vedere come l’identità trentina continui a vivere nelle famiglie, nelle associazioni, nelle scuole italiane e nei rapporti costruiti nel tempo tra generazioni diverse», commenta il consigliere
Michele Malfer (Campobase). «A La Serena abbiamo trovato una comunità orgogliosa delle proprie radici, capace di custodire memoria, valori e spirito di solidarietà. Momenti come questo ci ricordano che il Trentino non si esaurisce nei suoi confini geografici, ma continua a vivere anche attraverso le comunità all’estero, che rappresentano una parte preziosa della nostra storia e della nostra identità collettiva».
Durante la permanenza a Santiago è stato inoltre presentato il documentario “Trentini in Cile – la voce delle giovani generazioni”, realizzato dalla Fondazione Museo Storico del Trentino e dedicato alle storie dei discendenti dell’emigrazione trentina in Sudamerica.
La delegazione si è poi spostata nel nord del Paese, tra Copiapó e La Serena, territori che rappresentano il cuore storico dell’emigrazione trentina in Cile. Fu proprio il 19 aprile 1951 che le prime venti famiglie trentine partirono verso il Sudamerica affrontando un viaggio di trenta giorni via mare, con la speranza di costruire una nuova vita nelle colonie agricole Cilene.
Un’esperienza inizialmente segnata da grandi difficoltà: la scarsa produttività delle terre, la lontananza dai mercati e le promesse non mantenute costrinsero molti emigrati a reinventarsi come trasportatori, minatori o artigiani. Nonostante questo, la comunità trentina riuscì progressivamente a integrarsi e a contribuire in maniera significativa allo sviluppo economico e sociale della regione di Coquimbo e delle aree del nord del Cile.
Oggi, nell’area di La Serena-Coquimbo, vivono circa duemila persone con passaporto italiano legate alle famiglie dell’emigrazione trentina.
Particolarmente significativa la tappa a Copiapó, nel deserto di Atacama, dove la delegazione è stata accolta presso la Scuola italiana “Giuseppe Verdi” da rappresentanti della comunità locale, insegnanti, studenti e dirigenti scolastici. Nel corso della giornata sono intervenuti, tra gli altri, il viceconsole onorario Paolo Albasini, il presidente del Circolo trentino di Copiapó Giovanni Depetris e il direttore della scuola Pierino Depetris Deflorian.
Dopo la proiezione del documentario dedicato alle giovani generazioni dei Trentini in Cile, la delegazione ha visitato il Museo Regionale Atacama e la sede dei Vigili del fuoco della città, a cui la comunità trentina ha donato negli anni alcune autobotti, simbolo concreto del legame di solidarietà costruito con il territorio Cileno.
La missione si è conclusa a La Serena con la Conferenza dei consultori 2026 e con la partecipazione alla cerimonia ufficiale per il 75° anniversario dell’emigrazione trentina in Cile. Un appuntamento molto partecipato, organizzato dalla comunità trentina locale, che ha riunito rappresentanti provenienti anche da Santiago e Copiapó.
La celebrazione alla Scuola italiana “Alcide De Gasperi”, il pranzo comunitario e gli eventi culturali del pomeriggio hanno rappresentato il momento conclusivo di una settimana dedicata al dialogo con le comunità trentine all’estero e alla valorizzazione di un legame che continua a mantenersi vivo nel tempo.
«Questi incontri - concludono Kaswalder e Malfer - hanno un significato che va oltre la dimensione istituzionale. Rappresentano un ponte vivo tra il Trentino e i suoi figli nel mondo, costruito attraverso le storie delle famiglie emigrate, il lavoro delle associazioni e il senso di appartenenza che continua a tramandarsi di generazione in generazione. In Cile abbiamo trovato comunità profondamente legate alle proprie radici, capaci di mantenere viva la lingua, la cultura e i valori della terra d’origine anche a migliaia di chilometri di distanza. Rafforzare questo legame significa custodire una parte importante della storia del Trentino e guardare al futuro con la consapevolezza che le comunità trentine all’estero continuano a essere una risorsa preziosa, umana e culturale, per tutto il nostro territorio».