-

Confronto tra Pubblici Esercizi del Trentino e Comitato Antidegrado: "Serve nuova alleanza"

TRENTO - Superare la contrapposizione tra pubblici esercizi e residenti e costruire un confronto stabile sulle criticità legate alla vita serale della città, individuando responsabilità precise, strumenti di prevenzione e forme concrete di collaborazione tra operatori economici, cittadini e amministrazione comunale.

È questo il principale risultato dell’incontro svoltosi tra Walter Botto, presidente dei Pubblici Esercizi del Trentino, Claudio Fini, presidente della Sezione di Trento dei Pubblici Esercizi, e Paola Lucin, rappresentante e portavoce del Comitato Antidegrado di Trento. Presente alla riunione anche il responsabile dello Sportello Sicurezza di Confcommercio Trentino Mario Garavelli.

Un primo confronto che ha permesso di affrontare alcuni dei temi più sensibili legati alla convivenza tra funzioni residenziali, attività economiche e fruizione degli spazi pubblici: dalla rumorosità alla pulizia, dagli assembramenti serali alla percezione di sicurezza, fino alla necessità di distinguere con maggiore chiarezza le responsabilità degli esercenti da quelle che riguardano invece la gestione e il controllo dello spazio pubblico.

Alla base dell’incontro è emersa una volontà condivisa: abbandonare una lettura puramente conflittuale del rapporto tra locali e residenti e avviare un metodo di confronto continuativo, capace di partire dai problemi reali e arrivare a soluzioni misurabili e verificabili.

La qualità della vita di chi abita il centro cittadino e la presenza di un’offerta economica, sociale e serale qualificata, è stato sottolineato durante il confronto, non possono essere considerate esigenze inconciliabili. Al contrario, rappresentano due componenti dello stesso equilibrio urbano, che richiede regole comprensibili, comportamenti responsabili e una collaborazione stabile tra tutti i soggetti coinvolti.

«Non ci interessa impostare questa discussione come uno scontro tra chi vuole una città viva e chi pretende il diritto alla quiete – sottolinea Walter Botto –. Sono due esigenze entrambe legittime e una città ben amministrata deve riuscire a tenerle insieme. I pubblici esercizi sono disponibili a fare la propria parte, ma serve un salto di qualità nel metodo: problemi concreti, responsabilità definite e soluzioni costruite insieme, evitando generalizzazioni che non aiutano nessuno».

Uno dei punti centrali emersi durante l’incontro riguarda infatti la necessità di evitare forme di responsabilità indistinta nei confronti dell’intero comparto. La grande maggioranza dei pubblici esercizi opera nel rispetto delle regole, investe nella qualità della propria attività e mantiene quotidianamente un rapporto positivo con il contesto urbano nel quale è inserita. I locali correttamente gestiti rappresentano inoltre una presenza stabile sul territorio: contribuiscono all’animazione delle vie, alla frequentazione degli spazi pubblici e, in molti casi, anche alla tempestiva osservazione e segnalazione di situazioni problematiche.

Per questo, eventuali comportamenti scorretti o violazioni reiterate devono essere affrontati in maniera puntuale e proporzionata, intervenendo sui singoli casi senza introdurre restrizioni generalizzate che finirebbero per penalizzare anche le imprese responsabili.

Allo stesso tempo, i Pubblici Esercizi del Trentino hanno confermato la disponibilità a lavorare sulla qualificazione del settore e sull’adozione di standard sempre più elevati nella gestione delle attività, nella cura degli spazi di pertinenza, nella formazione del personale e nel rapporto con il vicinato.

«Un pubblico esercizio deve assumersi pienamente le responsabilità che gli competono – osserva Claudio Fini –. Deve gestire correttamente la clientela, rispettare le regole, prevenire per quanto possibile situazioni problematiche e prendersi cura degli spazi di propria pertinenza. Ma è altrettanto importante stabilire dove queste responsabilità finiscono. Quando entrano in gioco ordine pubblico, vandalismi, spaccio o comportamenti di persone che non si trovano più nel locale o nelle sue pertinenze, devono intervenire i soggetti istituzionalmente competenti. La collaborazione funziona soltanto se i ruoli sono chiari».

Nel corso del confronto sono state quindi avanzate alcune prime proposte operative, da sviluppare e approfondire insieme ai residenti e alle istituzioni.

Tra queste figura il progetto dei “Custodi della Notte”, basato sulla presenza, nelle aree e nelle fasce orarie più sensibili, di personale qualificato con funzioni di osservazione, accoglienza, mediazione e segnalazione.
Gli addetti non avrebbero compiti sostitutivi rispetto alle forze dell’ordine, ma potrebbero contribuire alla gestione preventiva di situazioni quali schiamazzi, abbandono di bottiglie, assembramenti problematici o primi segnali di conflitto, richiedendo l’intervento delle autorità nei casi che lo rendessero necessario.

L’individuazione delle aree interessate e degli orari di servizio potrebbe essere effettuata congiuntamente da pubblici esercizi, rappresentanti dei residenti e istituzioni, concentrando le risorse nei luoghi nei quali le criticità risultano maggiormente ricorrenti.

Un’altra ipotesi riguarda la creazione di un canale regolamentato di comunicazione tra esercenti e referenti dei residenti, denominato “Sguardo Condiviso”, attraverso il quale segnalare tempestivamente situazioni circostanziate e favorire una risposta più rapida alle criticità. Lo strumento dovrebbe essere costruito secondo regole precise, con particolare attenzione alla tutela della privacy, alla correttezza delle comunicazioni e alla necessità di evitare la diffusione di informazioni o giudizi non verificati.

Tra le proposte emerse anche un “Patto del Plateatico Pulito”, attraverso il quale rafforzare l’impegno degli esercizi aderenti nella cura delle aree immediatamente prossime alle proprie attività, prevedendo una maggiore disponibilità di contenitori per i rifiuti e una particolare attenzione alla pulizia al termine della serata.

Il principio, anche in questo caso, è quello della corresponsabilità: gli esercenti possono contribuire direttamente alla qualità dello spazio urbano che utilizzano, mentre residenti e servizi competenti possono collaborare attraverso segnalazioni puntuali di eventuali disservizi, accumuli di rifiuti o situazioni che richiedano interventi specifici.

È stata inoltre discussa la possibilità di valorizzare gli operatori che assumono impegni verificabili in materia di gestione responsabile dell’attività, attraverso un riconoscimento rivolto ai “locali amici del quartiere”. Tra i possibili criteri potrebbero rientrare la gestione dei flussi di clientela all’esterno, la pulizia delle aree di prossimità, il rispetto delle limitazioni previste per vetro e asporto, la formazione del personale sulla gestione delle situazioni conflittuali e la collaborazione nelle attività di prevenzione.

Particolare attenzione è stata riservata anche al tema dell’inquinamento acustico e alla possibilità di prevenire i conflitti attraverso interventi strutturali sugli immobili.
I Pubblici Esercizi del Trentino hanno proposto di valutare, insieme al Comune e agli altri enti competenti, nuovi bandi o strumenti di sostegno economico destinati agli operatori che intendano investire nell’insonorizzazione e nel miglioramento acustico dei propri locali. Gli interventi potrebbero riguardare, ad esempio, l’installazione di serramenti e porte ad alto isolamento acustico, controsoffitti e rivestimenti fonoassorbenti, sistemi di monitoraggio delle emissioni sonore, riorganizzazione degli impianti e degli spazi interni, oltre alle necessarie valutazioni e certificazioni tecniche.

«La prevenzione deve diventare una parola concreta – prosegue Botto –. Se esistono soluzioni tecniche che permettono di ridurre l’impatto acustico delle attività, ha senso favorire gli investimenti degli operatori. È molto più utile aiutare un’impresa a risolvere strutturalmente un problema che intervenire soltanto quando il conflitto è già esploso».

L’incontro ha permesso di affrontare anche un tema più generale relativo alla qualificazione del comparto. La gestione di un pubblico esercizio richiede competenze professionali, conoscenza delle normative e piena consapevolezza delle responsabilità economiche e sociali connesse all’attività. In questo quadro, l’Associazione intende continuare a promuovere una cultura imprenditoriale fondata sulla professionalità, sulla corretta gestione e sul rapporto responsabile con il territorio, contrastando quelle situazioni di improvvisazione che finiscono per produrre effetti negativi non soltanto sul quartiere, ma sull’immagine dell’intero settore.

Un altro punto condiviso riguarda la necessità di partire dai dati e dalla conoscenza puntuale delle diverse situazioni urbane. Le criticità non sono infatti omogenee e possono variare significativamente tra una strada e l’altra, tra giorni feriali e fine settimana e tra differenti fasce orarie. Per questo le parti hanno valutato positivamente l’ipotesi di realizzare una mappatura congiunta delle zone maggiormente sensibili, considerando le segnalazioni dei residenti, le caratteristiche delle attività presenti, i flussi di persone, gli episodi registrati e le specificità dei singoli contesti.

Su questa base potrebbe essere individuata una zona pilota nella quale sperimentare alcune delle misure concordate per un periodo definito, monitorandone successivamente gli effetti attraverso indicatori concreti: numero e tipologia delle segnalazioni, condizioni di pulizia degli spazi, episodi di degrado, tempi di gestione delle criticità e percezione di residenti ed esercenti.

L’obiettivo è arrivare a un modello replicabile, nel quale il dialogo non avvenga soltanto in occasione delle emergenze o dei momenti di maggiore tensione, ma diventi uno strumento ordinario di gestione della convivenza urbana.

«Non vogliamo difendere una categoria a prescindere né negare i problemi dove esistono – conclude Botto –. Vogliamo costruire un modello più intelligente: sostenere chi lavora correttamente, intervenire con decisione su chi viola le regole e mettere residenti, imprese e istituzioni nelle condizioni di collaborare. Una città sicura, curata, viva e accogliente è interesse di tutti. Il punto è smettere di cercare un colpevole collettivo e iniziare a costruire responsabilità condivise».
Ultimo aggiornamento: 17/09/2026 20:33

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE