TRENTO - Il "boom di domande" e l'"assalto digitale" ai server del primo giorno di apertura del bando casa hanno fatto notizia. Ma i numeri dicono altro: 3 milioni di euro, circa 500 domande già presentate e fondi per finanziarne circa 150, a fronte di oltre 200 mila famiglie trentine. Con contributi da 20 a 30 mila euro, 3 milioni coprono tra 100 e 150 famiglie, a seconda degli importi.
Padri in Movimento chiede che, accanto agli annunci, vengano spiegati chiaramente requisiti e limiti. Cosa prevede il bando (domande aperte fino al 13 gennaio 2027): contributo di 20.000 euro per i giovani singoli, 25.000 per le giovani coppie, 30.000 per le famiglie numerose (+10.000 con invalidità pari o superiore al 75%); per giovani singoli e coppie, età sotto i 40 anni al 1° gennaio 2026 (per le coppie basta un componente); Icef non superiore a 0,51 e nessun'altra proprietà posseduta per intero; acquisto dopo il 1° gennaio 2026 di un'abitazione A/2–A/7 in provincia, anche con preliminare o proposta d'acquisto accettata; concessione in ordine cronologico di presentazione, fino a esaurimento fondi.
Troppo poveri per la banca, troppo "ricchi" per il bando
"È giusto che un bando pubblico guardi al reddito e al patrimonio: è la funzione dell'ICEF», premette Luca Valentini, coordinatore regionale Trentino-Alto Adige di Padri in Movimento. «Ma l'effetto combinato di una soglia bassa e dei requisiti delle banche lascia una finestra strettissima. Abbiamo provato il simulatore ICEF per l'edilizia abitativa sul sito della Provincia, uno strumento indicativo: un lavoratore dipendente che vive da solo con 28.000 euro lordi l'anno, senza patrimonio, ha un ICEF di 0,5049, dentro per un soffio. Con 60.000 euro di risparmi sale a 0,5172, oltre la soglia; con 100.000 arriva a 0,56». «Dall'altra parte c'è la banca: in genere finanzia fino all'80% del valore, quindi su una casa da 200 mila euro servono circa 40 mila euro di anticipo più le spese, su una da 300 mila circa 60 mila", prosegue Valentini.
"Chi non ha risparmi difficilmente ottiene il mutuo, e chi li ha rischia di uscire dal bando. A questo si aggiunge il limite dei 40 anni per singoli e coppie, che lascia fuori chi, dopo una separazione, ha superato quell'età. Restano fuori i genitori separati che ripartono da zero, i singoli, le nuove coppie senza una famiglia alle spalle che possa anticipare la quota, e tutte le famiglie in reale difficoltà. Un contributo di 20, 25 o 30 mila euro non colma questo vuoto".
Un click day che premia i più veloci, non i più bisognosi
Con la concessione in ordine cronologico, vince chi è più rapido e più attrezzato, non chi ha più bisogno. Le richieste di Padri in Movimento: una scheda chiara con requisiti, clausole ed esempi pratici, perché capire il bando non richieda di «fare il matematico di professione»; uno sportello dedicato per chi non ha strumenti per orientarsi; dati trasparenti su domande presentate, ammesse e finanziate e misure per chi parte senza risparmi e per chi ha superato i 40 anni, a partire dai genitori separati: ad esempio garanzie provinciali per l'anticipo o per il mutuo.
"Non facciamo polemica: difendiamo i genitori separati, i singoli, le nuove coppie e le famiglie davvero in difficoltà - conclude
Valentini -.
Tre milioni sono un segnale, ma senza regole accessibili restano un annuncio di facciata. La bigenitorialità non può diventare un privilegio di censo".
"La Giunta riduce le politiche per la casa ad una lotteria"
“
Di fronte all’emergenza abitativa che pesa sul Trentino non si possono mettere in atto misure come quella dell’ultimo bando casa. Né più né meno di una lotteria dove l’unica discriminante, a parità di requisiti, è il fattore fortuna. E’ un esempio di pessima declinazione della nostra Autonomia”. Usano toni duri Cgil Cisl Uil, commentando le modalità dell’ultimo bando casa che nella notte tra il 1° e il 2 novembre ha tenuti inchiodati davanti al PC centinaia di giovani e famiglie speranzose di arrivare per primi per guadagnare il sostegno economico.
“Se prendiamo atto che esiste un problema casa importante sul nostro territorio, come sembra avere consapevolezza anche l’assessore Marchiori, allora bisogna costruire politiche strutturali stabili e di lungo periodo per rispondere a questo bisogno, sulla base di criteri equi e stanziando le necessarie risorse – fanno notare Manuela Faggioni, Michele Bezzi e Walter Largher -. La casa è un bene importante e le spese relative ad acquisto e affitto incidono in modo pesante e crescente sui redditi delle famiglie. Avere politiche strutturali vuol dire mettere in atto anche misure che contrastino l’impoverimento di fasce sempre più ampie della nostra comunità e che ne rafforzino la tenuta sociale. Dall’Autonomia ci attendiamo maggiore capacità di programmazione e innovazione. Esiste poi un tema legato alla quantità delle risorse stanziate. E’ evidente a questo punto, visto il numero delle domande che resteranno insoddisfatte, che le cifre messe a disposizione non sono sufficienti. C’è infine un altro aspetto che lascia perplessi: la retroattività del bando. La possibilità di accedere al contributo anche per chi ha acquistato casa a partire dal 1° gennaio 2026, introdotta attraverso un emendamento della maggioranza nell’ultima legge di assestamento, solleva una questione di fondo: quale funzione incentivante può avere un contributo riconosciuto anche a chi ha già effettuato l’acquisto? In questo modo lo strumento rischia di perdere la sua natura di sostegno a una scelta abitativa e di trasformarsi in un bonus riconosciuto a posteriori, senza incidere realmente sulle decisioni di acquisto delle famiglie.
Biada (Fdi): “Servono misure strutturali e certezze per le famiglie, non bandi a singhiozzo”
"Il sostegno alla prima casa non può dipendere dalla fortuna di acquistare un'abitazione nel periodo giusto. Le famiglie devono poter programmare un investimento così importante contando su strumenti chiari e continuativi.
Oggi, attraverso una question time in Consiglio provinciale, ho sollevato alcune criticità relative al nuovo bando provinciale per l'acquisto della prima casa.
In particolare, ho evidenziato come lo strumento di sostegno, che riconosce contributi anche per gli acquisti effettuati a partire dal 1° gennaio 2026, lasci esclusi coloro che hanno acquistato un'abitazione tra settembre e dicembre 2025.
Nella sua risposta, l'assessore Marchiori ha richiamato i limiti alla retroattività dei bandi e la necessità di garantire la copertura finanziaria per eventuali interventi continuativi.
Il problema è proprio il sistema con cui vengono assegnati questi contributi. Da una parte vengono sostenuti acquisti già effettuati, anche da chi non aveva programmato un contributo pubblico. Dall'altra rimangono escluse famiglie che avrebbero potuto beneficiare di un sostegno concreto per affrontare l'acquisto della propria abitazione.
Sia chiaro, non sono contrario al sostegno riconosciuto a chi ha già acquistato casa. Ogni intervento a favore delle famiglie è positivo. Quello che contesto è un sistema che, attraverso finestre temporali e risorse limitate, rischia di creare disparità di trattamento.
L'elevato numero di domande presentate nel primo giorno di apertura del bando e l'insufficienza delle risorse disponibili dimostrano inoltre la necessità di ripensare i criteri di assegnazione.
Come ho sostenuto più volte, gli interventi provinciali per la prima casa, sia per l'acquisto che per la ristrutturazione, dovrebbero diventare misure strutturali e non essere affidati esclusivamente a bandi occasionali, il cui esito è determinato da una sorta di lotteria del click day. Acquistare o ristrutturare un'abitazione è una scelta che richiede tempo, valutazioni economiche e spesso l'accensione di un mutuo che impegna una famiglia per molti anni. Non può essere condizionata dall'incertezza sull'uscita di un bando o dall'esaurimento delle risorse.
Ritengo quindi necessario valutare una soluzione anche per gli acquisti effettuati negli ultimi quattro mesi del 2025 e rivedere i criteri di accesso ai contributi, affinché le risorse pubbliche possano sostenere in maniera più efficace, attraverso criteri chiari e stabili nel tempo.
La casa, insieme alla famiglia, rappresenta un elemento fondamentale per il futuro dei nostri territori. Il sostegno pubblico deve accompagnare queste scelte, offrendo prospettive concrete e non creando ulteriori incertezze. È su questo che dobbiamo lavorare". Questo il commento del Consigliere Daniele Biada Presidente Gruppo Consiliare Fratelli d’Italia.