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Anche nei mercati bresciani scarseggia la verdura

L’allarme di Confagricoltura, Marinoni: "Troppo caldo"

BRESCIA - La crisi del settore ortofrutticolo si fa sentire anche nel Bresciano: a lanciare l’allarme è Alessandro Marinoni, consigliere di Confagricoltura Brescia e imprenditore del comparto, che parla di una situazione diventata, nelle ultime settimane, sempre più difficile sia sul fronte della disponibilità dei prodotti sia su quello dei costi. “Da circa tre settimane si registra una forte mancanza di verdura – spiega Marinoni –: i quantitativi disponibili sui mercati si sono ridotti sensibilmente, i prezzi sono saliti in modo marcato e anche nella grande distribuzione si iniziano a vedere difficoltà nel reperire il prodotto. È una situazione critica per l’intera filiera”.

A pesare sono soprattutto le conseguenze di un andamento climatico difficilissimo. Le ondate di calore delle scorse settimane hanno messo in seria difficoltà molte produzioni orticole, in particolare le lattughe e le verdure a foglia. In diverse zone della provincia il caldo ha rallentato o compromesso i normali cicli vegetativi, mentre in altri casi ha accelerato la maturazione e il deterioramento dei prodotti. A questo si è aggiunto il maltempo e poi la grandine, che hanno ulteriormente ridotto le disponibilità. Il risultato è un mercato fortemente squilibrato, con una domanda superiore all’offerta e una disponibilità che, per alcune referenze, si è avvicinata ai minimi.
Una situazione che riguarda tanto il prodotto di prima gamma quanto quello destinato alla quarta gamma. “Non siamo di fronte a un semplice problema logistico – sottolinea Marinoni –. La difficoltà nasce prima di tutto nei campi: quando manca il prodotto all’origine, tutta la catena ne risente, compresi mercati all’ingrosso, trasformatori, piattaforme distributive e infine i punti vendita”. A ciò si aggiunge il peso di costi produttivi, che negli ultimi anni si sono mantenuti elevati per energia, acqua per l’irrigazione, manodopera e mezzi tecnici.

L’aumento dei prezzi sui mercati non si traduce però in maggiore redditività per gli agricoltori: “Prezzi elevati – aggiunge Marinoni - non significano margini elevati per chi produce. Le rese sono inferiori, gli scarti aumentano e i costi continuano a crescere. Il rischio è che l’impresa agricola si trovi comunque in difficoltà. La nostra filiera è sempre più fragile, siamo abituati a trovare qualunque prodotto, in qualsiasi momento dell’anno e in quantità illimitata. Gli eventi climatici estremi ci stanno dimostrando che non è più così. L’orticoltura è sempre più esposta a caldo, siccità, eventi violenti e scarsità idrica e serve una programmazione di filiera capace di tenere conto di questa nuova realtà”.

Il settore registra perdite generali tra il 20 al 60% e se in questi ultimi giorni pare diventato raro il pomodoro, con prezzi alle stelle, sono tantomeno compromessi anche i trapianti autunnali, proprio per le ondate di calore cui sono stati sottoposti.
Ultimo aggiornamento: 11/09/2026 13:18

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