BOLZANO - A
Beam 2026 è emerso chiaramente che il
futuro dell’
ospitalità nasce dove le persone sono disposte a confrontarsi apertamente, condividere esperienze e ripensare insieme nuovi modelli.
Da albergatori e ristoratori a destination manager ed esperti del settore food, fino all’
ex ministra tedesca
Renate Künast: quasi 400 partecipanti hanno preso parte all’edizione 2026 di
Beam – Hospitality Gamechanger Summit, molti dei quali arrivati in Alto Adige da 11 Paesi diversi. Ciò che Beam 2026 ha reso particolarmente evidente è che le persone non sono venute a Bolzano soltanto per il ricco programma, ma per la community internazionale di visionari che si è creata attorno al summit. Molti partecipanti, infatti, hanno ritrovato volti conosciuti delle precedenti edizioni e presentato progetti nati proprio dalle conversazioni avvenute negli anni passati.

Con il motto
“Lead the Shift”, il
19 e
20 maggio (alcuni momenti dell'evento nelle foto credit Daniele Fiorentino e Rosario Multari) sono stati affrontati alcuni dei temi che stanno ridefinendo il settore. Per
Thomas Mur, Direttore di Fiera Bolzano, Beam ha raggiunto nel suo terzo anno un passaggio decisivo:
“I feedback dei nostri partecipanti internazionali, che definiscono il concept del summit unico nel panorama europeo, confermano che il format sta evolvendo nella direzione giusta. Un ringraziamento speciale va anche alla forte rete territoriale: IDM, HGV, Azienda di Soggiorno Bolzano e NOI Techpark hanno reso possibile questo risultato attraverso una collaborazione strategica e condivisa”.
Anche
Cristina Eberle, Brand Manager di Beam, sottolinea il valore raggiunto dal summit:
“Il fatto che persone provenienti da tutta Europa e oltre scelgano di venire a Bolzano per confrontarsi sul futuro dell’hospitality dimostra quanto BEAM sia diventato rilevante per il settore. L’ospitalità ha bisogno di persone creative, coraggiose e innovative, pronte a rimettere in discussione i modelli esistenti – ed è proprio questo tipo di persone che BEAM riesce a mettere in connessione”.
Il programma della
terza edizione ha mostrato quanto il settore hospitality stia vivendo una trasformazione profonda: al centro non soltanto macrotrend globali legati a brand, destinazioni e nuovi modelli di accoglienza, ma soprattutto la domanda su come imprese e territori possano continuare a rimanere rilevanti nel tempo.
Particolarmente importante, inoltre, il tema della trasformazione del lavoro nell’hospitality.
Tra gli highlight, Sven Sallaerts che ha presentato il modello di Younique, basato su profit sharing e partecipazione attiva dei collaboratori: un approccio che sta attirando l’attenzione a livello europeo e che ridefinisce radicalmente il concetto tradizionale di cultura aziendale. È emerso inoltre come autenticità e identità stiano diventando i veri elementi distintivi dell’hospitality contemporanea. Gli ospiti cercano sempre meno concetti standardizzati e sempre più luoghi con carattere, visione e storie autentiche. Grande attenzione ha ottenuto anche il Südtirol Innovation Panel, powered by IDM, introdotto dall’assessore provinciale Luis Walcher e dal CEO di IDM Erwin Hinteregger. In particolare, Manfred Außerer del Gassenhof ha raccontato con grande autenticità una cultura dell’ospitalità altoatesina che continua a essere percepita come modello ben oltre i confini regionali.
Anche il tema della cultura culinaria ha attraversato l’intero summit. Partendo da un confronto nato sul palco di Beam 2025 con la professoressa Roberta Garibaldi, Andreas Tuffentsammer – il più giovane chef stellato Michelin della Germania nel 2011 – ha presentato quest’anno il nuovo “Institute of Culinary Culture”. Alla base del progetto una trasformazione che supera la semplice gastronomia: se già oggi circa il 45% degli italiani non cucina più regolarmente a casa, cambia inevitabilmente anche il rapporto con identità, tradizioni e conoscenza del territorio.
Che l’hospitality possa inoltre generare impatto sociale concreto è emerso chiaramente nello speach conclusivo di Benjamin Adrion con Viva con Agua e Villa Viva. Attraverso la connessione tra hospitality, cultura e community, milioni di persone nel mondo hanno già ottenuto accesso all’acqua potabile.
Allo stesso tempo, Beam ha scelto consapevolmente di mostrare anche il lato meno visibile delle storie di successo internazionali: si è parlato apertamente di errori, fragilità e tentativi falliti, perché il vero progresso nasce dove le esperienze vengono condivise e i modelli esistenti messi in discussione.
La forza della community di Beam si è percepita soprattutto nei momenti di networking curati nei minimi dettagli e nella Evening Experience ospitata nello storico Castel Mareccio. È proprio lì che sono nate molte delle conversazioni, connessioni e collaborazioni che continueranno anche oltre il summit.
Con oltre 35 speaker internazionali e un programma ricco di contenuti, Beam 2026 si è affermato insomma come il format dedicato all’hospitality più internazionale d’Italia. Per due giorni, l’Alto Adige è diventato un luogo d’incontro per nuove prospettive, confronto autentico e idee concrete per il futuro del settore.