-

Scivolare nelle Dolomiti: la slitta tra tradizione, gioco e competizione

CESIOMAGGIORE (Belluno) - Dal 30 gennaio al 30 aprile 2026 il Museo Etnografico Dolomiti di Cesiomaggiore inaugura la mostra “La slitta fra tradizione, gioco e competizione”, un viaggio affascinante attraverso la neve e le sue scie: quelle lasciate dal lavoro quotidiano, dal gioco, dallo sport e dalla competizione. L’esposizione rientra nel progetto #SCIVOLARE – Storie di scie fra tradizione e competizione, finanziato da Fondazione Cariverona nell’ambito del bando dedicato alle Olimpiadi e Paralimpiadi Milano Cortina 2026. Capofila del progetto è la Provincia di Belluno, che coordina una rete di 38 partner tra enti locali, istituzioni culturali, scuole e associazioni del territorio, quali: il Circolo Cultura e Stampa Bellunese, Fondazione DMO Dolomiti Bellunesi, Fondazione Cortina, Centro Consorzi, Comune di Feltre, AIPD Belluno, Associazione Isoipse, Archivio di Stato di Belluno e la Soprintendenza Archivistica e Bibliografica del Veneto e del Trentino Alto Adige.

«Con questa mostra vogliamo far conoscere un patrimonio spesso poco noto, raccontando la slitta come esperienza sociale e sportiva», spiega Cristina Busatta, curatrice del museo «Dai primi slittini artigianali ai modelli olimpici, ogni oggetto parla di comunità, di bambini che ghiacciavano le strade per scivolare insieme, di gioco condiviso e di un rapporto profondo con la neve».

Due spazi, un unico racconto
La mostra si sviluppa in due ambienti del museo, pensati come tappe di un unico percorso narrativo.

1. Dalla velocità olimpica alle slitte della memoria: la sala delle mostre temporanee
L’ingresso è affidato alla dimensione della velocità: un video in soggettiva accompagna il visitatore lungo la nuova pista da bob di Cortina d’Ampezzo, introducendo le discipline olimpiche di discesa sul ghiaccio. Skeleton e slittino sono raccontati attraverso i mezzi originali delle nazionali italiane, concessi grazie alla collaborazione con la FISI, e arricchiti da immagini e filmati del Museo Olimpico di Losanna. Accanto allo sport olimpico trova spazio anche lo sport paralimpico, con uno slittino progettato per il Para Ice Hockey, disciplina intensa e spettacolare che testimonia come la slitta sia oggi strumento di inclusione oltre che di competizione. Da qui il percorso compie un viaggio a ritroso nel tempo, seguendo l’evoluzione del turismo invernale nelle Dolomiti bellunesi: tra le foto spicca la sorprendente slittovia degli anni ‘30, antesignana degli impianti di risalita: una grande slitta con pattini metallici, munita di panche e trainata meccanicamente verso monte. Il racconto si intreccia poi con il boom economico, quando le piste erano condivise da sciatori e slittinisti, e con la creatività dei designer che hanno dato vita a forme curiose di slitte, bob e skibob. Tra questi, un raro Skibob Gfäller Ei, brevettato in Germania nel secondo dopoguerra, simile a una bicicletta montata sugli sci, dono di Francesco Gatto, accanto ad alcuni slittini vintage della Collezione Tonino Zampieri. Il cuore più emozionale della mostra è però dedicato alle slitte tradizionali del territorio: il ferion o ferada, compatto e pesante, lo slittino monopattino e il musset leggero da neve, costruito ad incastro con diverse essenze lignee. Oggetti che raccontano un sapere artigianale locale, lontano dall’immaginario industriale contemporaneo. Ed è qui che emerge il tema della memoria collettiva.
Le antropologhe di Isoipse con Paolo Maoret e Lorenzo Cassol, hanno raccolto decine di testimonianze sugli inverni del passato: le strade trasformate in piste naturali, i giochi sulla neve, un tempo in cui il bianco accompagnava la vita quotidiana da novembre a marzo. Video, fotografie d’archivio e il podcast “NEVICA! Memorie di slitte nelle Dolomiti bellunesi" restituiscono il senso di una stagione vissuta come rito comunitario. Non mancano le storie di competizione popolare, con gare di bob da strada e slitte da lavoro. In esposizione un prezioso bob artigianale della Casa Museo Angiul Sai di Costalta di Cadore, decorato con i cerchi olimpici in omaggio alle Olimpiadi di Cortina 1956, simbolo di entusiasmo e desiderio di emulazione. Una sezione è dedicata alla pista naturale di Colmean, a Canale d’Agordo, che negli anni di massimo splendore ospitò gare di Coppa del Mondo con atleti provenienti da quindici nazioni. Il percorso si chiude con un ultimo, potente flashback: la slitta come mezzo di lavoro essenziale per il trasporto di fieno, legna e pietre sui pendii dolomitici. L’immagine di una donna che sale a monte con una grande slitta carica di attrezzi diventa emblema delle fatiche quotidiane delle generazioni passate e pone una domanda semplice e radicale: chi portava davvero a monte la slitta?

2. Slitte, parole e paesaggio: la sala del pendio
La seconda parte della mostra valorizza le slitte dell’esposizione permanente, ricordandone il ruolo fondamentale anche nel trasporto di persone e posta durante gli inverni più rigidi, quando le carrozze restavano ferme. Inoltre, la nuova postazione multimediale permette di esplorare il Glossario della neve: termini locali, detti popolari, nomi delle slitte e osservazioni legate al calendario e alla natura, sviluppati in dialogo con la piattaforma MuseoDolom.it. Un invito, soprattutto per i più giovani, a scoprire la ricchezza linguistica e culturale delle vallate dolomitiche. Il carattere della mostra è fortemente partecipativo: i visitatori sono invitati a condividere ricordi, parole e conoscenze, contribuendo ad ampliare il glossario e il patrimonio di memoria collettiva.

«A pochi giorni dai Giochi Olimpici Invernali, questa mostra accorcia le distanze tra un evento globale e le tradizioni locali, rivelando come lo spirito di competizione, l’amore per la velocità e per l’inverno abbiano radici profonde nelle nostre vallate», sottolinea la curatrice. «È anche un’occasione per riflettere sui cambiamenti climatici in atto, che ci stanno privando di esperienze un tempo normali, come la neve fino a bassa quota da novembre a marzo, costringendoci oggi a salire sempre più in alto per poterne ammirare il candore».

L’esposizione lascerà inoltre in eredità al museo una sala mostre completamente rinnovata, riconfigurabile per le diverse attività culturali: dalle esposizioni temporanee ai corsi, fino agli incontri educativi.

Informazioni per la visita
La mostra è visitabile con il biglietto d’ingresso del museo:
Intero: 5 €
Ridotto: 3 € (residenti in provincia di Belluno e over 65)
Ingresso gratuito per bambini e ragazzi (agevolazioni per le famiglie), per le persone con disabilità e loro accompagnatori.
Orari:
martedì – venerdì: 9.00 – 13.00

sabato e domenica: 15.00 – 18.00

Chiuso la domenica di Pasqua, aperto il lunedì di Pasquetta

Dal 31 gennaio al 18 aprile, ogni sabato alle 16.30, visite guidate gratuite a cura delle educatrici di Isoipse.

Ultimo aggiornamento: 27/01/2026 18:58:56

POTREBBE INTERESSARTI

ULTIME NOTIZIE