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Lockdown natalizio, Caparini e Sertori: “Scelta scriteriata. A Roma non capiscono che non si vive di stipendio garantito, all’estero si scierà a Natale”

lunedì, 23 novembre 2020

Roma – La bagarre sul lockdown natalizio degli impianti di risalita ha “risvegliato” le istituzioni locali: dopo mesi di apparente “allineamento” su posizioni altamente chiusuriste da parte di Comuni, Regioni e Governo (con l’escalation di limitazioni da settembre a oggi, dal coprifuoco alle zone rosse, tramite Dpcm o ordinanze locali), oggi lo strappo sulla gestione delle festività con le proteste veementi dei territori alpini che intravedono un disastro di dimensioni enormi. Basterà il sussulto d’orgoglio per evitare la catastrofe socio-economica dell’ennesimo lockdown, o gli appelli sono ormai tardivi in vista dell’imminente Dpcm in arrivo? In serata la risposta del presidente del Consiglio, Giuseppe Conte, è stata chiara e lapidaria: niente Natale sulla neve.

“NON SI VIVE DI STIPENDIO GARANTITO”

sertoriTenere chiusi gli impianti sciistici vuol dire fare fallire l’economia della montagna. È una scelta scriteriata, incomprensibile da parte di un Governo disorientato“. Lo dicono gli assessore regionali Davide Caparini (Bilancio, Finanze e Semplificazione) e Massimo Serori (Montagna, Enti locali e Piccoli Comuni) intervenendo nel dibattito sugli impianti di risalita sciistici. “Forse a Roma – proseguono i due assessori – non hanno ancora capito che gran parte del Paese non vive di stipendio garantito. Mentre a Natale si scierà in Svizzera, in Austria e in Francia secondo il Governo da questa parte delle Alpi dovrà essere tutto chiuso”.

caparini“Le Regioni – spiegano Davide Caparini e Massimo Sertori – hanno approvato le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita per gli sciatori amatoriali in massima sicurezza. Protocolli pensati per i diversi scenari. Dato che gli addetti del turismo della montagna devono programmare la stagione pretendiamo che il Governo riveda questa incomprensibile decisione”.

MAGONI: “PIETRA TOMBALE”

magoni

“La scelta del Governo di tenere chiusi gli impianti sciistici potrebbe rappresentare la pietra tombale per l’economia di interi territori di una vasta area italiana. Una decisione che, se confermata, non ascolta il grido d’allarme di migliaia di operatori della montagna: per non parlare dell’indotto del turismo, dalle strutture ricettive alla ristorazione e sino a tutte quelle aziende di abbigliamento, attrezzature sportive e accessori che hanno nella stagione bianca il loro mercato di riferimento”. E’ questo il commento di Lara Magoni, assessore regionale al Turismo, Marketing Territoriale e Moda e vice campionessa del Mondo di sci.

“Il Governo, tra l’altro, non sta tenendo conto della programmazione degli altri Paesi confinanti dell’arco alpino: a Natale magari si potrà sciare in Svizzera e in Austria, mentre pochi chilometri di qua del confine, in Italia, tutto potrebbe essere mestamente chiuso. Una vera e propria ingiustizia. A maggior ragione dopo che la Conferenza delle Regioni ha approvato questa mattina le linee guida per l’utilizzo degli impianti di risalita in totale sicurezza. Per decisioni di tale portata, che coinvolgono il destino di un intero comparto produttivo, sarebbe fondamentale una condivisione a livello europeo, con strategie comuni, che tengano in considerazione l’emergenza epidemiologica e le esigenze del mondo della montagna. Una condivisione che il Governo Conte non ha minimamente preso in considerazione”, conclude Lara Magoni.



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