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Coronavirus, le misure e le proposte dopo la fase di emergenza dell’Asst della Valcamonica

martedì, 23 giugno 2020

Esine – La pressione sugli ospedali è notevolmente ridotta, la situazione consente di tracciare un primo bilancio sulla risposta della sanità camuna all’emergenza sanitaria Covid-19 aggiungendo piani e progetti per il futuro.

ospedale esine asstLa notte tra il 20 e il 21 febbraio l’Italia e la Lombardia, in particolare, sono state prese d’assalto e alle spalle da un nemico sconosciuto, dotato di armi sconosciute e potentissime e dotato di una potenza di fuoco immensa. Nel giro di poche ore il sistema sanitario lombardo, grazie all’aiuto ed il coordinamento degli Assessori Regionali, Davide Caparini e Giulio Gallera e della Direzione Generale Welfare, Luigi Cajazzo ed il suo vice Marco Salmoiraghi, ha allineato e coperto le forze di prima fila cioè gli Ospedali con il loro Pronto Soccorso, per far fronte al fuoco nemico. L’impegno, la perizia, l’attenzione e lo studio dei nostri medici ha permesso di cambiare l’approccio terapeutico dell’infezione da COVID sia per la parte polmonare, sia per quella cardiocircolatoria, sia per quella epatica e riabilitativa e questo sforzo ha cambiato la prognosi della malattia ed è servita come esperienza per le altre regioni. E’ stata una situazione di grande impegno civile, umano, professionale. Nella nostra ASST della Valcamonica abbiamo creato da subito un comitato crisi composto dalla Direzione Strategica, dai Primari, dal SITRA, dal CIO, dalla Farmacia, dall’SPP e dal Personale Tecnico e i Direttori hanno seguito in prima persona i lavori nei vari aspetti di competenza. Il dottor Guido Avaldi per la parte amministrava, la dottoressa Roberta Chiesa per la parte sanitaria e l’Ing. Maurizio Morlotti per la parte sociosanitaria“, spiega Maurizio Galavotti, direttore generale dell’ASST della Valcamonica.

Con le idee espresse dai vari membri dell’unità di crisi nel dibattito quotidiano sono state messe in atto una serie di misure logistiche e scientifiche per adeguare i due ospedali della Valle, Esine ed Edolo, alla nuova situazione di emergenza.
- Sono stati adeguati i protocolli dei dispositivi di protezione individuale e sono stati distribuiti in modo appropriato agli operatori secondo il livello di rischio.
- Sono stati lentamenti trasformati i reparti specialistici in reparti COVID con tutti gli adeguamenti del caso fino ad arrivare a 156 posti letto a Esine.
- I posti letto di rianimazione da quattro sono diventati 14 per la tutela dei pazienti più gravi.
- In un secondo tempo anche un piano dell’Ospedale di Edolo è stato trasformato in reparto COVID.
- E’ stato fatto un momento formativo per primari e coordinatori a cura del CIO per aspetti preventivi e clinici del COVID.
- In collaborazione con Comunità Montana della Valcamonica, BIM della Valcamonica-Sebino, Sindaci, MMG in pensione, ANA (Associazione Nazionale Alpini), Federfarma e Associazioni di Volontariato comune è stato attivato un servizio di dimissione protette dei pazienti COVID che è stato utilizzato da più di 350 persone e che prevedeva:
- trasporto a domicilio gratuito in ambulanza con personale specializzato;
- consegna di un kit da assistenza con maschierine, alcuni camici e saturimetro (grazie alla donazione delle Associazioni);
- follow up telefonico dei pazienti a cura dei medici e infermieri;
- E’ stato organizzato un servizio di assistenza psicologica gratuita per i pazienti ed i parenti di persone con COVID per affrontare con umanità ed empatia i tanti problemi correlati al COVID e abbiamo mantenuto con attenzione la comunicazione telefonica tra pazienti e famiglie grazie al nostro personale infermieristico.
- E’ stato attivato un sistema di Debrifing come viene consigliato nelle situazioni di grandi emergenze, per essere più vicini agli operatori in questi momenti di grande difficoltà dal lavoro ma anche di grande dedizione e disponibilità.
- E’ stato costituito un importante servizio di riabilitazione respiratoria e motoria per tutti i pazienti ricoverati che ha ridotto i tempi di convalescenza.
- E’ stato attuato un servizio di consulenza alle RSA per quanto riguarda gli specialisti più vicini alle tematiche del COVID in RSA e quindi l’infettivologo, il pneumologo ed il palliativista.
- Sono state fatte donazioni importanti da parte dei cittandini e dagli imprenditori della Vallecamonica che, tra singole somme di denaro e donazioni di materiali, hanno superato i 2.5 milioni di euro. Ci sono stati enti locali, imprenditori, singoli cittadini che hanno versato somme importanti ma anche singoli cittadini che, attraverso somme apparentemente piccole, hanno assunto un valore importante: questo è stata un’ulteriore manifestazione del grande cuore camuno.
- E’ stato mantenuto un importante e significativo rapporto coi Sindacati e con i RLS (rappresentanti lavoratori per la sicurezza), sia per l’informazione nelle fasi di passaggio al COVID sia nella condizione di ritorno alla situazione quo ante con particolare attenzione ai suggerimenti dei sindacati che hanno partecipato attivamente alla costruzione di questo modello camuno.
- E’ stato organizzato un servizio molto dinamico di esecuzione tamponi per venire incontro alle esigenze diagnostiche dei cittadini e si è affrontato, in collaboraizone con Comunità Montana, BIM ed enti locali, un servizio di tamponi domiciliari.
- I medici hanno studiato i singoli casi arrivando ad arricchire la terapia con farmaci che hanno ridotto le complicanze e migliorato la storia naturale della malattia.
- Il Pronto Soccorso ha istituito un’importante modalità di collaborazione con i MMG
camuni che ha permesso di seguire tramite il PS molte situazioni.
- L’Ospedale ha assistito 1400 pazienti con patologie legate al COVID, di questi 700 sono stati ricoverati a Esine e a Edolo ed il 25% di questi cittadini vengono da Bergamo Est e dal basso sebino.

Grazie a tutti gli operatori, grazie a tutti i sindaci, grazie alla Comunità Montana, al BIM, ai farmacisti ed a Federfarma, a tutti i volontari. Grazie all’ANA ed alla Protezione Civile per tutta la vicinanza e l’aiuto che ci ha dato nelle diverse fasi e la presenza delle Penne Nere e delle divise della Protezione Civile è stato un aiuto importante.

Questa esperienza di una pandemia così grave, così mortale, così virulenta ci ha messo a contatto con il dolore immenso della perdita di conoscenti, amici, colleghi, ci ha messo a contratto con il sentimento di impotenza e di fragilità.

Forse ci ha fatto capire che il pianeta terra non è di proprietà dell’uomo e che la vita va rispettata in tutte le sue forme e manifestazioni. Questa esperienza drammatica, tuttavia, ha evidenziato i sentimenti positivi della solidarietà, dell’alleanza dell’amore, dell’unità di intenti, della lotta comune per la sopravvivenza che sono le caratteristiche del popolo camuno che da millenni abita questa vallata.

La vicinanza dei camuni alla sanità si è espressa in molti modi: donazioni molto generose, volontariato, prodotti caratteristici e dolciumi antistress, vicinanza agli operatori
con molte manifestazioni di affetto.

Questo terreno fertile ha permesso alla sanità camuna di mettersi a disposizione della
popolazione e di ricevere il 25% di pazienti e di ricoveri dal basso sebino e dalla Val di Scalve e Bergamo Est.

Si è creata una modalità operativa di collaborazione che ha permesso, grazie alla disponibilità di tutti i professionisti, di trasformare gli Ospedali di Esine e di Edolo in due ospedali COVID con equipè miste integrate e multiprofessionali. Abbiamo costruito il modello camuno di dimissioni domiciliari protette e sorvegliate che è un esempio di sanità territoriale molto importante.

Il modello della Comunità Montana della Valcamonica che Sandro Farisoglio, amico e presidente della Comunità Montana, ora andato avanti, ha espresso nella più totale fierezza e unanimità.

Ora non dobbiamo abbassare la guardia. Questa pandemia ci ha prima obbligato e poi insegnato anche nella vita civile, oltre che professionale, l’importanza delle misure di prevenzione minime (mascherine, distanze minima e lavaggio delle mani). Sono le armi che ognuno di noi in ogni momento in ogni situazione ha a disposizione per combattere il virus e conviverci fino alla scoperta del vaccino. Uniti ce la possiamo fare“, il messaggio di Maurizio Galavotti.

PIANI ASST VALCAMONICA

L’organizzazione aziendale per la ripresa delle attività prevede percorsi differenziati per pazienti Covid e non-Covid, con l’obiettivo di adattarsi alle evoluzioni epidemiche dei prossimi mesi, limitando gli accessi, con distanziamento interpersonale, ampliamento delle fasce orarie e gestione delle attese.

I percorsi differenziati sono definiti mediante triage e tamponi, sale operatorie separate e utilizzo costante di dpi. Per quanto riguarda la terapia intensiva, si punta ad arrivare a sei posti letti dai quattro accreditati con costo stimato di 322mila euro a cui se ne aggiungono 35mila per completare la dotazione strumentale per rendere i sei di sub-intensiva idonei come terapia intensiva. Per l’Osservazione Breve Intensiva, si punta a completare la dotazione impiantistica e strumentale per rendere i sei posti letto idonei come OBI e convertibili come terapia intensiva con un costo di 705mila euro.

Le proposte dell’ASST riguardando anche di espandere di due postazioni il numero di Stroke Unit, spostandola e ristrutturando l’area con un costo di un milione e 135mila euro. Riguardante il Pronto Soccorso, si avanzerebbe la camera calda con modifica della viabilità per permettere un percorso differenziato in PS mediante triage e sala attesa con 920mila euro stimati di intervento.

Prospettive ulteriori riguardano la piastra emergenza-urgenza mediante la realizzazione di nuovi volumi nella zona del parcheggio, un’area unica per semi intensive tra pronto soccorso e rianimazione e un blocco operatorio – centrale sterilizzazione.



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