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Sciopero metalmeccanici, giornata di mobilitazione in Trentino

giovedì, 5 novembre 2020

Cles – Sono state moltissime in Trentino le tute blu che hanno aderito allo sciopero proclamato da Fiom, Fim e Uilm per il rinnovo del Contratto Nazionale. Ad un anno esatto dall’avvio della trattativa con Federmeccanica Assistal i metalmeccanici di tutta Italia oggi si sono fermati quattro ore per ogni turno. In alcune aziende della provincia, come Dana Rovereto, Mahle Componenti Motori, Siemens Transformers, Mariani,  Sapes, Isaf, Meccanica del Sarca, Acciaierie Venete, Sata,  i lavoratori hanno incrociato le braccia per tutte le otto ore.

La protesta, che ha visto un’adesione convinta e compatta da parte delle maestranze, è stata decisa “a fronte alla rottura delle trattative per volontà delle imprese: dopo 12 mesi di confronto e 10 mesi di vacanza contrattuale non si registra nessun passo avanti, né sui diritti, né ancor meno sul salario“.

Nella rilevazione sul primo turno e giornata l’adesione è stata massiccia: produzione bloccata in Dana ad Arco, Pama a Rovereto, Mahle Componenti Motori a Trento, Meccanica del Sarca a Pietramurata, Sapes a Storo e Condino, MCS ad Ala, Acciaierie Venete a Borgo Valsugana, Sata a Castelnuovo.

Si sono fermati il 90% degli addetti alla produzione in Metalsistem a Rovereto, ZF Padova ad Arco e in Coster2 a Calceranica al Lago, l’80% in Depurazione Centrale, il 70% in Dana Rovereto e in Siemens Transformers a Trento, il 50% in Ebara Pumps Europe a Cles e in Adige a Levico Terme.

I lavoratori e le lavoratrici hanno scioperato “per la difesa dell’occupazione e il rilancio dell’industria metalmeccanica; per l’aumento del salario, il miglioramento del welfare, dei diritti e delle tutele; per la salute e la sicurezza dei lavoratori; per la stabilizzazione dell’occupazione precaria e l’introduzione della clausola sociale nei cambi appalti; per il riconoscimento delle competenze professionali; per la contrattazione dello smart-working e della conciliazione dei tempi di vita e di lavoro”.

Anche nel mezzo di una pandemia e in piena crisi economica la valorizzazione del lavoro deve restare al primo posto – hanno commentato i segretari provinciali Manuela Terragnolo, Luciano Remorini e Willj Moser -. Non ci può essere nessuna ripartenza se non si investe sul lavoro e sulle retribuzioni di chi lavora. I metalmeccanici come tutti i lavoratori hanno dato una grande prova di responsabilità durante le fasi più drammatiche di questa emergenza sanitaria. Pretendiamo ci sia la stessa responsabilità anche da parte delle aziende. Non possono essere i lavoratori a pagare il conto della pandemia, né l’incertezza che sta attraversando il Paese può essere alibi per non rinnovare i contratti”.

Le tute blu trentine del settore industria e installazione impianti in attesa del rinnovo contrattuale sono circa 12 mila, più di 1 milione a livello nazionale.



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