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Trento, preoccupazione per la “fuga degli operatori socio sanitari dalle case di riposo”

mercoledì, 22 luglio 2020

Trento – La fuga degli Operatori socio sanitari (OSS) dalle case di riposo, Fenalt chiede di riflettere su come affrontare il futuro.  Carenza di organico e fuga degli operatori verso altri lidi. In occasione della prima prova del concorso in Apss la Fenalt denuncia l’inaccettabile concorrenza fra Azienda sanitaria e Apsp sugli operatori socio-sanitari, alimentata dall’obsolescenza del contratto applicato nelle Case di Riposo.

RSA - Riva del GardaCARENZA DI OPERATORI - C’è carenza di operatori socio sanitari (OSS) e infermieri nelle Case di riposo del Trentino: da anni la Fenalt lo denuncia. Ma oltre a questa cronica mancanza di personale – che è emersa in tutta la sua gravità durante l’emergenza Covid quando alle residenze per anziani la Provincia ha di fatto chiesto prestazioni di tipo sanitario – si aggiunge la tendenza del personale a scappare dalle Case di riposo trentine alla prima occasione utile. Lo si è visto proprio in questi giorni in cui si è tenuta la prima prova scritta del concorso per operatori socio-sanitari in Apss. I candidati erano più di 1.500 e tanti provenivano dalle Case di Riposo del Trentino. Si scappa, lasciando spesso un posto di lavoro più vicino a casa per uno più lontano, alla ricerca di migliori condizioni contrattuali e di lavoro. Si tratta di una concorrenza interna inaccettabile che si rivela squalificante per le Case di riposo e che acuisce i già gravi problemi di organico.

APPELLO FENALT - Secondo Fenalt contro questa fuga la risposta deve essere solo una: un contratto di lavoro migliore nella parte economica – basti solo dire che il turnista riceve un’indennità giornaliera di 9 euro nell’Apss e di “zero” euro nelle Apsp- ma anche nella parte normativa, visto che nelle Case di riposo non si applica un contratto di tipo sanitario, ma il contratto che viene adottato per i dipendenti provinciali o comunali (!). Non possiamo chiedere prestazioni sanitarie in emergenza alle Case di riposo quando lo strumento che regola le relazioni di lavoro non è adatto a supportarne l’operatività. Fare affidamento sempre sulla magnanimità degli operatori, ha alla lunga effetti logoranti che si ripercuotono sul clima negli ambienti di lavoro. Questa non è certo la situazione migliore per affrontare emergenze.

Fenalt ribadisce che si deve lavorare sul contratto delle Case di riposo: non basta più il contratto Autonomie Locali, serve un contratto con specifiche sanitarie. Non è accettabile neppure che in alcune Case di riposo si applichino procedure umilianti e lesive della dignità del lavoratore per ottemperare alle misure di prevenzione attualmente in essere. In alcune strutture ai dipendenti viene chiesto di sacrificare alcuni giorni di ferie per sottoporsi al tampone in vista del rientro dalle vacanze oppure viene concessa l’accattivante alternativa di farsi fare un tampone a proprie spese presso le strutture sanitarie dei luoghi di soggiorno! Come Fenalt denunciamo pubblicamente una situazione ormai insostenibile per questi operatori socio-sanitari, che sono gli stessi che con coraggio alcuni mesi fa hanno affrontato un’epidemia sconosciuta per accudire i nostri anziani. Per poter lavorare in modo efficiente ed efficace anche nelle situazioni di emergenza, il contratto di lavoro non è un optional, è un elemento strategico

Fenalt 1INCONTRO - La Fenalt ha chiesto per iscritto un incontro con l’Assessore provinciale alla Sanità, Stefania Segnana, per l’apertura di un tavolo che riveda urgentemente il mondo delle Apsp: se persistiamo nell’immobilità, ci troveremo molto presto a non essere in grado neppure di assicurare i contingenti minimi di operatori nelle Case di Riposo e se dobbiamo fare pronostici sull’autunno – guardando come va l’epidemia fuori dai confini nazionali – non siamo affatto ottimisti.



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