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Il premio letterario Franciacorta allo scrittore Gaccione con L’incendio di Roccabruna

mercoledì, 2 settembre 2020

Cazzago San Martino – Dal premio nazionale di poesia, indetto da Mirella Cultura a Ponte di Legno (Brescia) al premio letterario e di cultura “Franciacorta”. Un anno speciale per lo scrittore Angelo Gaccione.

Sabato 5 settembre – alle 16 – presso il Castello di Bornato di Cazzago San Martino (Brescia), Angelo Gaccione sarà premiato per il libro di racconti “L’incendio di Roccabruna”. Alla cerimonia saranno presenti autorità civili, religiose e personalità del mondo della cultura.

Copertina - Incendio Roccabruna - Gaccione

Madrina del Premio sarà Donata Pia Berlucchi, mentre la cerimonia sarà coordinata da Marzia Borzi. Letture di Laura Cerati, momenti musicali del Duo Tonberries (Manuel Selimi, violino e Davide Facchini, chitarra). Al clarinetto Simona Ghiradello. Alle 17:30 “Brindisi con l’autore”: Donata Pia Berlucchi converserà con lo scrittore Angelo Gaccione.

LO SCRITTORE - Angelo Gaccione è nato a Cosenza. Narratore e drammaturgo ha pubblicato numerosi libri di saggi, racconti, aforismi e testi teatrali. Fra i più noti ricordiamo: Il sigaro in bocca, Manhattan, Disarmo o barbarie (assieme a Carlo Cassola); L’immaginazione editoriale -Personaggi e progetti dell’editoria del secondo Novecento- (assieme a Raffaele Crovi); il best seller Lettere ad Azzurra, La striscia di cuoio. A Milano ha dedicato quattro libri di successo: Milano, la città e la memoria; La città narrata (tre edizioni); Poeti per Milano; Milano in versi. Dopo un lungo silenzio editoriale, nel 2013 Gaccione ha pubblicato tutto il suo teatro in un unico volume Ostaggi a teatro. Testi teatrali 1985-2007 in cui compaiono testi come Tradimenti, La porta del Sangue, Stupro, Dal fondo, Pathos, Single, Hermana, La sedia vuota, La seduta, ecc.; e un’elegante edizione aggiornata di Milano città narrata (Meravigli edizioni) fra i libri più originali dedicati a Milano. Nel 2016 ha pubblicato una raccolta di riflessioni e aforismi molto taglienti sotto il titolo Il lato estremo, e ha curato con Giorgio Colombo Intervista a Pier Paolo Pasolini. Torino 1961. Nel 2017 in occasione del centenario della nascita dello scrittore ha curato il carteggio inedito Cassola e il disarmo. La letteratura non basta, con Federico Migliorati e dato alle stampe la deliziosa raccolta di fiabe L’orologio di mastro Hanus. Nel 2018 è uscita la raccolta poetica Lingua mater, apprezzata dai più noti poeti italiani, nel 2019 la raccolta di racconti L’incendio di Roccabruna accolta con entusiasmo, e nel 2020 una nuova raccolta poetica dal titolo Spore (finalista premio Viareggio, Camaiore, Ponte di Legno). Per il suo impegno civile gli è stato conferito il Premio alla Virtù Civica. Vive e lavora a Milano, dove da 18 anni dirige il giornale di cultura “Odissea” a cui collaborano prestigiose firme della cultura italiana ed internazionale.

I GIUDIZI SUL LIBRO “L’INCENDIO DI ROCCABRUNA”

“Ambientati in un vero paese calabrese, ma dal nome inventato di Roccabruna, questi racconti sembrano, per la loro “estremità”, per il loro affollamento o concentrazione di male, rovesciarsi da una verisimiglianza a una inverisimiglianza, dalla realtà alla irrealtà, dalla storia alla favola”. (Vincenzo Consolo)

“I suoi personaggi sarebbero piaciuti a Stendhal, il più mediterraneo degli scrittori francesi. E talvolta si ha veramente l’impressione di leggere il seguito di Cronache italiane. Ma Gaccione ha di suo un tocco di follia in più, o se si preferisce una vena favolistica e leggendaria che fa lievitare smisuratamente le sue storie realistiche”. (Giuseppe Bonura)

“Non leggevo da tempo con questo entusiasmo un libro che mi ha fatto conoscere una scrittura così fosforescente, che di pagina in pagina fa riemergere contenuti del tutto inattesi”. (Eugenio Borgna)

“Devo dire però che la lettura di questi racconti mi ha messo addosso quel meraviglioso “accrescimento di vitalità” che Leopardi riteneva il sigillo della Poesia. Sono bellissimi. Perché sono terribili”. (Roberto Pazzi)

“Per un Autore che ha ormai cinque libri di racconti all’attivo, può dirsi che L’incendio di Roccabruna consolidi uno stile del racconto breve, fortemente concentrato e, nella sua tensione narrativa, memorabile” (Gabriella Galzio)

“Era da tempo che non leggevamo racconti così intensi, emozionanti, coinvolgenti. Questo libro mostra come il genere racconto sia ancora vivo e vegeto nel nostro Paese; Gaccione gli rende onore, gli dà forza, lo rivitalizza.” (Franco Esposito)

“È attraverso eccessi che si traccia la via e la necessità della misura. Così, quelle storie di Roccabruna che del “troppo” paiono tarate, sono un ritorno alla radice prima della nostra ricerca di equilibrio”. (Pino Aprile)

“L’autore dà prova di un’efficace e fervida capacità di tessere trame sullo sfondo della Calabria più profonda, ché il nome puramente immaginario di Roccabruna nulla toglie alla realtà di questa regione bella e maledetta”. (Federico Migliorati)

“L’incendio di Roccabruna è un libro che prende il lettore alla gola e lo mette con le spalle al muro”. (Fulvio Papi)

“Un libro straordinario per profondità e valore etico, come hanno evidenziato tutti coloro che ne hanno scritto. (…) Questa narrazione ha avuto in me la risonanza di una tragedia greca, la sua potenza, la sua intensità”.
(Petronilla Pacetti)

“L’incendio di Roccabruna è un libro lucido e tragico. Ma lucidità e tragedia, si sa, sono elementi costitutivi della bellezza”. (Filippo Ravizza)

“A me che faccio la psicoanalista un testo narrativo interessa per la modalità percettiva e stilistica insieme della realtà tipica del narratore.
Il testo di Gaccione mi ha interessato per aver proposto soprusi, misfatti, atrocità interni ad una società contadina chiusa, violenta, arcaica, e per averlo fatto con una modalità e uno stile al servizio di una ripetitività coatta dei conflitti tra individui e tra classi, cui gli uomini pare non riescano a sottrarsi”. (Giulia Contri)

“Forse Gaccione, con queste storie estreme, cerca di esorcizzare le sue paure originarie incoraggiando il lettore a fare altrettanto”. (Giorgio Colombo)

“Questo libro evoca il vuoto morale che abita gli uomini: qui castelli e tuguri emanano lo stesso odore di pompe funebri. Pare di vedere le labbra del narratore tremare di sdegno nell’evocare la condizione umana, forse non solo a Roccabruna, in Calabria. A meno che non si interpreti, la potente evocazione di fatti storicamente avvenuti o inventati, come la trascrizione di un sogno nero, di un incubo frenetico”. (Tomaso Kemeny)

“L’autore si esprime con una lingua ricca seppure essenziale, secca e diretta che non si perde in oziose divagazioni letterarie. Sono racconti la cui brevità fulminante permette il raggiungimento d’una tensione estrema”.
(Claudio Zanini)

“Con L’incendio di Roccabruna scendi nel medioevo della tua terra: tra disastri, nefandezze, stragi collettive, uccisioni di uomini e cani, atroci ribellioni di animali, animali che stuprano e mangiano uomini, uomini (sia i potenti, sia i sottomessi) che pensano solo a distruggere e a vendicarsi”.
(Luigi Bianco)

“I racconti, bellissimi nella loro scarna linearità, con un andamento musicale nella pregnante essenzialità del linguaggio, ricercano nella storia di un piccolo paese del Meridione le radici della violenza dei “vinti” che deflagra negando il diritto di vivere a chi è vittima della fatalistica immobilità del proprio destino fino ad esporsi alle vessazioni e allo scherno dei propri pari”.
(Laura Cantelmo)

“Questi racconti bellissimi e potenti mi ricordano Verga e Pirandello, ma anche Stendhal. Al di là della materia, la forza di Gaccione risiede nello stile, nel linguaggio, nella forza poetica delle immagini, nella sua sapiente oralità”. (Vincenzo Guarracino)

“L’incendio di Roccabruna è un libro che prende allo stomaco, un libro che suscita indignazione, ripulsa, ma anche condivisione morale, perché al suo fondo c’è un gridato bisogno di giustizia”. (Edvige Vitaliano)

“La scrittura dove a tratti mi è parso echeggiare il conterraneo Strati de Il selvaggio di Santa Venere, vive di contrasti appassionati, talvolta brutali e spietati, e sin dalle prime battute del libro mi è suonato nell’animo un insolito rintocco, un sapore amaro di sole, terra, sudore, un richiamo verso antiche leggi non scritte, atmosfere metafisiche, grottesche, molto spesso favolistiche e non per questo meno interessanti”. (Graziano Mantiloni)

“(…) Racconti concisi, crudi e poetici”. (Gino Scarsi)

“(…) Un’opera originale, dunque, nel solco della nostra letteratura meridionalistica del Novecento”. (Nino Di Paolo)

“L’incendio di Roccabruna è un libro stilisticamente molto curato e di grande forza espressiva. È composto da 15 storie a tinte forti e, per molti versi, estreme, che l’autore sa condurre con abile e seducente maestria. Gaccione è lo scrittore che più d’ogni altro, in questi anni, ha ridato nobiltà al racconto italiano e difeso come pochi questa difficile forma espressiva. L’incendio di Roccabruna riconferma le sue doti di affabulatore”.
(Premio Franciacorta 2020)

“(…) Una prosa di amplissimo respiro, che induce alla riflessione e alla meditazione”. (Gabriele Ottaviani)

“La lettura de L’incendio di Roccabruna non si lascia nemmeno per un attimo (…) lo sgomento si impone sopra ogni altro sentimento…”. (Iole Mura)

“(…) Un mondo cupo, arcaico, feroce, elementare, dalle passioni estreme, quasi ferine. Un mondo nel quale i rapporti sociali, i rapporti tra dominanti e dominati, sono duri, spietati, feroci, animaleschi quasi, da logica del branco, del gregge, della muta. Dove la parola giustizia o la parola Stato sono nozioni lontane, spesso solo di pertinenza dei dominanti”. (Giorgio Riolo)

“Gaccione sa scavare, pur usando la misura breve del racconto, negli strati più reconditi e crudi degli uomini di Roccabruna, un paese inventato di sana pianta. Inventato forse per dare più risalto alla realtà dei fatti, spesso tragici, magistralmente narrati dall’autore”. (Vittorio Panetta)

“Che siamo racconti veri o inventati di sana pianta poco importa. Qualcosa di simile a quanto descritto è accaduto da che mondo è mondo. La realtà supera sempre ogni fantasia per quanto sbrigliata. Al lettore dopo il brivido resta il piacere di essersi soffermato su una bella pagina. Del resto l’autore non è certo alle prime armi. Numerose le sue pubblicazioni alle quali si dedica dopo aver curato la direzione del giornale di cultura «Odissea». Giustamente il libro ha meritato di vincere la prima edizione del «Premio nazionale letterario e di cultura Franciacorta»”. (Costanzo Gatta)

“Bellissime e superbamente delineate le figure femminili: Donna Clorinda Servidio, femmina vera, carica di una sensualità prorompente tale da «emanare bagliori sensuali esaltanti con le labbra carnose, la figura alta, i capelli sciolti sulle spalle, lunghi e neri, il busto turgido che quasi scappava dal corpetto», sepolta viva per errore o per vendetta…”. (Marzia Borzi)



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