Questo sito utilizza cookie tecnici e di profilazione anche di "terze parti" per inviarti pubblicità e servizi in linea con le tue preferenze. Chiudendo questo banner, scorrendo questa pagina o cliccando qualunque suo elemento acconsenti all'uso dei cookies. Se vuoi saperne di più o negare il consenso clicca qui.
X
Ad
Ad


Presidi, sportivi e esercenti: tutti contro la “linea dura” di Governo e (alcune) Regioni

lunedì, 26 ottobre 2020

Roma – Il mini-lockdown imposto per il prossimo mese dal Dpcm del Governo – con la complicità evidente di diversi esponenti delle istituzioni locali che avevano addirittura anticipato alcune delle decisioni di ieri – non piace a nessuno, con la consapevolezza che andando avanti di questo passo non si intravede alcuna speranza di un ritorno a una specie di normalità nemmeno per le settimane successive. L’avviso ai naviganti di un Natale “senza feste” dato ieri è un ulteriore segnale in questa direzione.

calcio sportLe promesse di risarcimento e di arrivo del vaccino per fine anno non bastano agli italiani, che comprendono la realtà senza credere a libri delle favole – dopo un periodo di fiducia nel Governo Conte e nella “linea dura” adottata anche da molti Governatori senza però ben calibrare le conseguenze tragiche – e sono esasperati dalla gestione degli ultimi mesi in Italia: la pazienza è ormai al limite, complici l’insicurezza, le perdite, i costi extra per riaprire e le continue limitazioni contraddittorie, controproducenti e totalmente inefficaci nella lotta al coronavirus che hanno provocato la catastrofe socio-economica che appare oggi solo all’inizio nel Paese.

Le decisioni sono quelle di un coprifuoco indotto e l’invito a evitare spostamenti: il Dpcm chiude attività quali teatri, cinema, centri sportivi, palestre, piscine, limita ristoranti e bar, dà la possibilità a chiudere piazze e spazi pubblici, al momento chiude anche gli impianti sciistici (servono protocolli concordati col Cts) con un impatto devastante su ciò che potrà essere la stagione invernale nei territori. Sul fronte sociale, ritorno alla didattica a distanza per le scuole superiori: le proteste arrivano da tutte le parti con una seconda parte di autunno che si preannuncia caldissima.

SCUOLA
“Non si può con decreto imporre l’organizzazione dell’orario alle scuole, essendo questa una prerogativa autonomistica. Ricordo che l’autonomia esiste proprio perché le scuole possano organizzare il servizio adattandolo alle esigenze del proprio bacino di utenza. Per questa ragione, lo ripeto, non ha senso obbligare tutto il territorio – nazionale, regionale ma anche provinciale – ad adottare la stessa organizzazione perché i bisogni delle famiglie e degli studenti sono diversi”, il commento di Antonello Giannelli, presidente dell’Associazione Nazionale Presidi commentando la nuove misure contenuta nel Dpcm che prevede didattica a distanza oltre il 75% anche per le scuole superiori.

SPORT
“Nessuna palestra o piscina è mai risultato essere focolaio di contagi, bassissimi i numeri (l’1 x 1000). Ora l’agonia è terminata e con essa la vita di molte strutture: non riapriranno, non avranno più la forza”, spiega Giampaolo Duregon, Presidente Anif (Associazione Nazionale Impianti Sportivi e Fitness) che rappresenta gli interessi di 100.000 centri sportivi.

COMMERCIO
Fipe-Confcommercio sarà in protesta il 28 ottobre in 21 piazze d’Italia, dopo aver nuovamente espresso perplessità e contrarietà alla chiusura dei pubblici esercizi alle ore 18, mettendo a repentaglio la tenuta economica del settore, l’occupazione (a rischio oltre 350mila posti di lavoro) e il futuro di oltre 50.000 imprese



© Gazzetta delle Valli - Testata registrata in tribunale, direttore responsabile Alberto Panzeri - P. IVA 03457250136