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Personale Croce Rossa di Sondrio, proclamato dai sindacati lo stato di agitazione

mercoledì, 4 dicembre 2019

Sondrio – Le segreterie provinciali di FP Cgil, Cisl FP e Uil FPL di Sondrio sul piede di guerra sulla vicenda della Croce Rossa e proclamano lo stati di agitazione chiedendo un incontro urgente.

A distanza di oltre un mese – 25 ottobre – dall’ultimo incontro e nonostante le pressanti richieste arrivate dall’assemblea dei dipendenti, sulle intenzioni del Comitato Provinciale legate alla volontà di garantire servizi e occupazione attraverso la partecipazione al rinnovo delle convenzioni in essere, in primis quella concernente il servizio di Urgenza ed Emergenza. Dal Comitato di Sondrio della Croce Rossa – secondo le organizzazioni sindacali – “sono arrivate solo inaccettabili condizioni poste ai dipendenti circa la rinuncia alla regolare retribuzione garantita dal CCNL ANPAS che CRI ha liberamente sottoscritto a suo tempo”.

In altre parole: il Comitato di Sondrio della Croce Rossa Italiana chiede riduzione degli stipendi e straordinari pagati solo parzialmente con rischio occupazione e servizi della rete Emergenza Urgenza.

Nel corso del confronto dello scorso 25 ottobre, il Comitato di Sondrio della Croce Rossa Italiana, ha comunicato alle organizzazioni sindacali le proprie difficoltà economiche finanziarie (il bilancio 2018 si è chiuso con una perdita di 197mila euro). Attualmente nessuna comunicazione ci è stata fornita circa l’andamento dell’anno 2019.
Successivamente, dipendenti incontrati collettivamente e singolarmente sono stati “invitati” a sottoscrivere la loro “libera” accettazione e alle organizzazioni sindacali di avallare tale decisione. La “proposta” di CRI prevede una retribuzione solo parziale degli straordinari e una rinuncia ai buono pasto.

“Tutto ciò – è quanto lamentano le oprganizzazioni sindacali – senza fornire indicazioni sulla temporalità del permanere di tali asserite necessità né le fondamentali garanzie richieste. La CRI non fornisce rassicurazioni, assoggettando la salvaguardia dell’occupazione ed il mantenimento del servizio in appalto alla cogente riduzione dei costi, la quale trova esecuzione nell’esplicita richiesta ai lavoratori di una deroga all’applicazione del CCNL ovvero: non retribuendo (o solamente in modo parziale) le prestazioni di lavoro straordinario e chiedendo la rinuncia ai buono pasto”.

“Condizioni del tutto inaccettabili e perciò decisamente respinte da noi con l’offerta di avviare invece e da subito un confronto serrato sulle prospettive del servizio in convenzione – proseguono le organizzazioni sindacali -. Si sottolinea che le scriventi, dopo aver incontrato i lavoratori in assemblea, nella quale è emersa tutta l’angoscia derivante dall’incertezza occupazionale, hanno poi provveduto ad inviare il 19 novembre diffida a procedere con accordi di conciliazione comprensivi delle proposte sopra esposte.

E’ ormai trascorso del tempo da quell’offerta, ma da CRI solo un sempre più inquietante silenzio circa la nostra volontà ad avviare da subito un confronto”.

Di fronte a ciò FP-CGIL, CISL-FP e UIL-FPL “proclamano lo stato di agitazione del personale rivendicando l’immediata apertura di un confronto al fine di esperire possibili tentativi di riavvio delle relazioni sindacali su materie che attengono alla gestione dei rapporti di lavoro, in assenza del quale si riservano di chiamare i lavoratori ad una ampia mobilitazione”.

Le organizzazioni sindacali, contestualmente allo stato di agitazione, inviano alle autorità competenti una richiesta di convocazione per rappresentare le proprie considerazioni in merito a quanto esposto, analizzare nel merito i problemi e discutere le eventuali azioni da attivare al fine di identificare possibili soluzioni che possano garantire i livelli occupazionali (96 dipendenti), e l’attuale standard qualitativo che finora ha contraddistinto il servizio di emergenza urgenza per la Valtellina e la Valchiavenna.



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