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Panathlon Club Vallecamonica, la psicologia applicata allo sport nella terza conviviale

giovedì, 18 giugno 2020

Darfo Boario Terme – La terza conviviale del Panathlon Club di Vallecamonica sul tema: “Psicologia e psicoterapia dello Sport, il ruolo del Mental Trainer” ha chiuso il trittico di incontri online che si era aperto con la Medicina dello Sport e con il tema delle Scienze Motorie nella scuola.

zomDopo la presentazione dei relatori ad opera del presidente Bonino, ha preso la parola la dottoressa Lucia Bocchi, psicologa clinica e psicoterapeuta, docente in psicologia dello sport, che ha così spiegato il perché della psicologia applicata allo sport: “La psicologia nello sport, attraverso alcune tecniche, vuole favorire l’allenamento mentale dell’atleta per favorire e migliorare la prestazione sportiva“.

E con questa premessa la dottoressa Bocchi ha intrattenuto i soci del Club per circa un’ora snocciolando teorie e pratiche psicologiche, raccontando aneddoti e storie di campioni dello sport mondiale, concretizzando il più possibile il discorso che è così divenuto di facile comprensione per tutti. “Lo psicologo si occupa della testa dell’atleta, che, non dimentichiamo, è sempre una persona; per cui se l’allenamento fisico e la tecnica curano il gesto atletico, noi psicologi dello sport curiamo la tecnica mentale“.

E per allenare la mente non basta un incontro con la psicologa, così come per allenare il corpo o il gesto atletico non basta un intervento del tecnico o dell’allenatore. “L’atleta deve utilizzare le tecniche mentali più e più volte e soprattutto l’atleta deve sempre fare attenzione al QUI ed ORA altrimenti la mente scappa. Di fronte ad una prestazione l’atleta, ma se badate bene capita anche alle persone, tende a scappare nel passato (ieri ho sbagliato) o nel futuro (magari mi farò male). Ecco la prima regola è il QUI ed ORA. Spesso l’atleta campione ha sempre in mente il risultato, la medaglia, il podio, mentre invece la mente deve essere rivolta alla prestazione, alla performance di quel momento lì, con quelle condizioni lì, con quegli avversari lì altrimenti si rischia quella che, abbiamo provato tutti, si chiama ansia da prestazione con relativi disagi. Bisogna essere carichi il giusto, né troppo né poco’. La dottoressa Bocchi si è poi soffermata sugli sport di durata dove invece ogni tanto ‘è necessario dissociarsi dal corpo, entrare ed uscire dal corpo con la mente’. Il passo successivo è stato quello della differenziazione tra Testa Blu e Testa Rossa: ‘La testa Blu è la mente lucida, è quella che ti fa dare il meglio in quel momento, la testa Rossa è quella dove le emozioni sovrastano il pensiero e quindi poi diciamo o facciamo cose che non vorremmo mai dire o fare. L’atleta non deve mai avere la testa Rossa, deve resettare la mente, non deve lasciarsi prendere dalle emozioni”. E soprattutto nell’ambito dello sci la dottoressa Bocchi ha citato campioni come Shiffrin e Hirscher, Goggia e Moioli, come di esempi di razionalità, precisione, capacità di isolarsi, di tornare in equilibrio dopo uno sbandamento. “Gli atleti non devono pensare troppo, devono solo concentrarsi sulla prestazione: l’allenamento ideo motorio serve a questo, chiudere gli occhi, sentire tutti i sensi, tutte le sensazioni come se tu stessi già facendo quella gara, quella discesa, dall’idea ai moto neuroni per far capire al corpo come muovesi in quella perfomance”.

La dottoressa Bocchi ha poi concluso il suo intervento accennando all’importanza della zona familiare, cioè il circondarsi di cose, oggetti, pensieri familiari, alla ritualizzazione del gesto atletico, allo stato di Flow e al dialogo interno all’atleta che deve sempre considerare le belle cose, il positivo e bloccare i pensieri che deprimono. Il secondo intervento della serata ha visto protagonista Andrea Foresta, direttore generale dell’US Breno che ha esordito dicendo che la psicologia è fondamentale anche nel suo lavoro che è la gestione di giocatori, di persone con un obiettivo comune: “il mio obiettivo due anni fa quando ho iniziato questo percorso a Breno, venendo dall’essere procuratore di singoli giocatori, era costruire un gruppo di persone che con la giusta mentalità, l’atteggiamento e la cultura del lavoro aveva un obiettivo, la serie D in due anni, e devo dire che non è stato semplice, anche perché l’obiettivo è stato colto in una stagione. Nella gestione di un gruppo ci sono molte difficoltà, timori di non fare le scelte giuste perché al di là dei valori tecnici bisogna scegliere delle persone”.

E qui Foresta ha spiegato come la gestione di un gruppo di persone sia diversa dalla gestione della singola persona: “I giocatori di una squadra di calcio sono circa una ventina e mettere d’accordo tutti è cosa impossibile, si cerca di limitare i danni, smussare il carattere, di capire ogni giocatore, di formare un gruppo coeso perché in una stagione sportiva è necessario  superare i momenti di difficoltà ed è fondamentale la collaborazione di tutti, l’essere propositivi, essere da esempio per i più giovani. E il mental coach agisce qui, nella selezione delle persone, nella gestione del gruppo, lavorando sulla mente dei giocatori dalla quale poi dipende la prestazione del singolo e della squadra”.

La terza relazione della serata a cura della dottoressa Nodari Pezzucchi, psicologa clinica nei contesti sociali, si è incentrata sulla psicologia dello sport applicata ai piccoli: “Lo sport per i bambini è fondamentale, è gioco innanzitutto che insegna il rispetto, le regole, il vincere e il perdere, il mettersi in gioco, il valore del gruppo, l’ascolto degli altri, l’avere un obiettivo comune”.

Nodari ha poi evidenziato il valore sociale e politico dello sport citando Pierre de Coubertin, ha parlato del’accettazione della sconfitta come una vittoria per un atleta (citando il tennista Djokovic). “Lo sport soprattutto in età evolutiva ha un alto valore morale, favorisce la disciplina, la capacità di auto valutarsi, di auto perfezionarsi, ha un grosso potenziale educativo ed è chiaro che in età adulta il rapporto tra mental coach e atleta deve svilupparsi in un clima di fiducia, di aiuto, di accoglienza”.

I tre relatori poi si sono confrontati tra loro su alcune tematiche trasversali (il passaggio di un atleta dalle giovanili alla prima squadra con relativi interventi e aspettative dei genitori, la differenza tra lo sport di squadra e il singolo atleta dello sci del tennis, del golf, il calcio visto come il campione di serie A e non come sacrificioe passione). E’ poi intervenuto il socio Dario Domenighini che ha evidenziato la vastità del tema della serata applicabile anche nella vita di un’azienda o nella vita personale, sottolineando attraverso alcune esperienze personali il valore della mente nelle scelte quotidiane. Il socio Massimo Putelli ha chiesto invece se esistano sport dove la mente conta più o meno rispetto alla tecnica. “Sicuramente in alcuni sport la mente è predominante, penso alla scherma, al golf, allo sci, al tennis – ha risposto la dottoressa Bocchi – perché spesso non dipendono solo dalla mente dell’atleta ma anche da cià che li circonda. Credo che il tennis sia il più duro mentalmente per un atleta poiché è solo per 2 o 3 ore a gestire ogni piccolo gesto atletico”.

La dottoressa ha poi dato anche alcune indicazioni librarie citando i testi di Andreè Agassi – Open -, Gian Luca Vialli – Goals – Antonio Conte Testa, cuore, gambe. Ha preso la parola anche il presidente di Sondrio Nicola Tomasi che ha ringraziato il Club di Vallecamonica per l’incontro ricco e stimolante, sottolineando alcuni aspetti delle relazioni e chiedendo alla relatrice se esiste anche un flow negativo oltre a quello positivo che favorisce la prestazione. La dottoressa ha risposto dicendo che “esiste uscire, andare fuori dal flow – c’è un apposito test per capire questoper poi rientrare vedi grandi performances tra la prima e la seconda manche di una competizione di sci”. La consegna virtuale dei gagliardetti ai relatori e il motto ‘Mens sana in corpore sano’ citato dal presidente Bonino hanno chiuso l’nteressante e gradita serata.



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