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I burocrati insistono, le prime linee guida per la riapertura sono inapplicabili. Calcio, ristoranti e operatori turismo: “Assurdo”

martedì, 12 maggio 2020

Brescia – Non c’è pace per gli italiani. Con un’economia a pezzi e una crisi sociale solamente all’inizio, la politica continua a pensare insieme a burocrati e scienziati le regole per la riapertura col risultato – tutt’altro che inaspettato avendo visto gli ultimi due mesi pieni di imposizioni e assurdità – di avere linee guida utopistiche per il rispetto del distanziamento sociale e che potrebbero dare il colpo di grazia definitivo a ciò che è riuscito a sopravvivere alle settimane di lockdown.

Con gli aiuti economici inesistenti, tardivi o poco efficaci, anche cittadini, lavoratori, imprenditori e amministratori locali (vedi i governatori della regione) più reticenti e più “chiusuristi” sembrano aver capito che in questa condizione del Paese non c’è alternativa a un ripristino quantopiù immediato possibile della normalità. Non sembra essere su questa lunghezza d’onda però il Governo, che, nonostante un’apertura alla possibilità di riaprire lunedì 18 maggio diverse attività commerciali e servizi, ha condizionato tutto a protocolli di sicurezza elaborati da tecnici e scienziati che propendono da mesi per la linea dura di lockdown e limitazioni. Col risultato di avere regole inapplicabili perché insostenibili per svariate attività.

Esemplificativi sono i due documenti tecnici sui settori della ristorazione e delle attività ricreative di balneazione pubblicati nelle ultime ore sul sito dell’Inail, che li ha realizzati in collaborazione con l’Istituto superiore di sanità (Iss) per fornire al decisore politico elementi di valutazione sulla possibile rimodulazione delle misure di contenimento del nuovo Covid nella fase 2 dell’emergenza sanitaria.

Solo per fare alcuni esempi, nei ristoranti si spinge per il limite massimo di capienza predeterminato che preveda uno spazio non inferiore a quattro metri quadrati per ciascun cliente, nelle spiagge le distanze tra gli ombrelloni sono di cinque metri. Regole che, nell’irritazione generale crescente, sembrano idonee più per non ripartire che per ripartire e che hanno subito scatenato l’ira degli operatori di settore: “Così è assurdo”, il riassunto di Assobalneari, mentre Fipe, la federazione che rappresenta 120.000 aziende della ristorazione, sottolinea che in questo modo “si condanna all’implosione un settore che prima della crisi aveva un giro d’affari di 90 miliardi di euro e ne ha già persi 34. Già prima di riaprire, rischiavano di chiudere 50.000 imprese su 300.000 e di mettere di mettere in mezzo alla strada 350.000 persone. Se le regole per la Fase 2 sono queste i numeri saranno molto peggiori, perché sarà impossibile per la ristorazione riaprire”.

Protocolli burocratici senza avere un minimo di realismo sono stati fatti anche in altri settori che contribuiscono alla ricchezza dell’Italia. Nell’ambito calcistico, ad esempio, quarta industria del Paese con un indotto per lo Stato superiore a un miliardo di euro, si cerca di demandare alla responsabilità dei medici un presunto nuovo contagio in caso di ripartenza, pensando anche al blocco totale di una squadra in caso di positività di un suo elemento. Condizioni impraticabili per la ripartenza della Serie A, tantopiù con un Ministro dello Sport il cui comportamento delle ultime settimane si discosta dalla linea di principio che lo dovrebbe vedere deputato a difendere fino alla morte il movimento sportivo italiano che rappresenta, con la conseguenza di trovare a serio rischio fallimento squadre, operatori del settore e centinaia di migliaia di posti di lavori correlati.

Il senso di smarrimento del Paese attraversa la quasi totalità dei settori, produttivi e non, con una marea di problemi che si sono venuti a creare per un continuo scarico delle responsabilità di chi comanda, non guardando alle conseguenze delle scelte adottate nella vita quotidiana e nel futuro sempre più nero del Paese: si pensi ad esempio che in caso di contagio in azienda, gli imprenditori rischiano processo penale e risarcimento a carico.



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