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Festival dell’Economia a Trento, il ministro Amendola: “Recovery Fund occasione unica per l’Italia”

sabato, 26 settembre 2020

Trento – “I fondi europei sono un impegno senza precedenti per il nostro Paese e dobbiamo lavorare tutti assieme per garantire un nuovo futuro. In caso di fallimento, gli effetti sarebbero drammatici non solo per l’Italia ma per l’intera costruzione europea”. Così il ministro per gli Affari Europei, Vincenzo Amendola, intervenuto al Festival dell’Economia di Trento sul tema “Pensando a Next Generation Eu” ovvero il Recovery Fund. amendolaAssieme all’economista Roberto Perotti, il ministro Amendola ha “dialogato” (non senza qualche frizione) sulle strategie del governo italiano per l’investimento dei 209 miliardi messi a disposizione da Bruxelles con il Recovery Fund. Le risorse comunitarie – hanno concordato, seppur con qualche distinguo – serviranno a finanziare il piano di ripresa dell’Italia, in parte a fondo perduto e in parte in prestiti. Le questioni riguardano semmai la capacità fare sintesi sulle diverse “priorità” e, soprattutto, superare o aggirare gli impedimenti che ne ostacolerebbero una piena efficacia, a incominciare dalla capacità dell’Italia di spendere questi soldi e dall’efficenza della pubblica amministrazione.

“Il Recovery Fund – ha esordito il ministro Vincenzo Amendola – deve dare vita a una strategia comune tra i Paesi europei. Il Piano nazionale di ripresa e resilienza di ogni paese dovrà essere sì concertato con le parti sociali, le Regioni e gli Enti locali, ma si dovrà ispirare a un accordo su larga scala con i diversi attori nazionali. Insomma, non siamo davanti a una legge di bilancio ma a un Piano per il futuro con grandi scelte da fare: 37% delle risorse dovranno essere destinate alla transizione verso un’economia sostenibile, il 20% alla transizione digitale, senza dimenticare gli investimenti per infrastrutture e coesione sociale”. Secondo il ministro, l’Europa e l’Italia sono di fronte a una missione, quella di trasformare il Paese: “Grazie alle linee guida italiane ed europee è possibile stilare il nostro Piano di rilancio con chiarezza e nei tempi dettati da Bruxelles, così da accelerare investimenti pubblici e assorbimento delle risorse. Mi auguro che l’opposizione decida di partecipare a questo lavoro di costruzione, anche perché ci aspetta una stagione di riforme, a incominciare da giustizia e pubblica amministrazione”.

Meno convinto si è dichiarato Roberto Perrotti, economista con docenza alla Bocconi di Milano, che ha definito il Recovery Fund “una polpetta avvelenata”. Tre le ragioni: l’elevato debito pubblico italiano con l’impossibilità di restituire il prestito europeo, la bassa capacità di spesa dell’Italia e l’inefficienza della pubblica amministrazione. “Partiremo con un debito pubblico pari al 170% del Pil – ha sottolineato l’economista -. Anche ammesso che questi finanziamenti riescano a farci raddoppiare la crescita, il debito pubblico, conseguenza dei soldi prestati, arriverà nei prossimi anni anche per colpa della pandemia, al 20% del Pil. Nella precedente crisi finanziaria, che rischiò di metterci fuori dalla Comunità europea, l’Italia aveva un debito pubblico del 120% rispetto al Pil. Basterà quindi poco per essere fuori dall’Europa”. Quanto alla scarsa capacità di spesa, Perrotti ha tagliato corto: “L’Italia ha perso da tempo la capacità di investire in progetti concreti e misurabili. Oltre 200 miliardi di euro sono poco meno di un terzo della spesa totale italiana. Nessuna azienda al mondo può aumentare nel giro di tre anni la spesa, pari ad un terzo del proprio capitale, senza produrre inefficienze. L’Italia ha una delle pubbliche amministrazioni più inefficienti e difficilmente riuscirà a capitalizzare e a rinnovarsi”.

Quanto al Mes, il ministro Amendola ha manifestato fiducia che si giunga a una soluzione condivisa: “Al di là delle posizioni singole, noi dobbiamo risolvere le strozzature e favorire gli investimenti, ma anche portare avanti le riforme, e tra queste ricordo il dissesto idrogeologico, oltre a giustizia e pubblica amministrazione. L’Italia spende oggi per le emergenze dai 7 ai 9 miliardi di euro e questi sono soldi che andranno in futuro su altri capitoli di spesa. Quello che l’Europa ci chiede è la fotografia di quello di cui abbiamo bisogno”.

Sul futuro finanziario dell’Italia è ritornato ancora Perrotti: “Nel breve periodo non succederà niente ma i costi li pagheremo nel medio periodo quando vedremo i frutti degli investimenti”. L’economista lombardo ha portato la sua analisi dalla macroeconomia (debito pubblico) alla microeconomia (investimenti pubblici): “L’Italia è indietro, vero, ma passare da zero a 100 non è semplice ed in ogni caso gli investimenti, una volta fatti, bisogna mantenerli e questo all’Italia potrà costare molto. Nelle linee guida dell’Europa non ci sono indicazioni su problematiche concrete, quali la microcriminalità e l’emarginazione, gli anziani o le piccole imprese che non se ne fanno nulla della banda larga”.

Osservazioni non condivise dal ministro Amendola che ha replicato a Perrotti con i piani del ministero che comprendono housing sociale (edilizia abitativa), scuole e i criteri di costruzione dei piani di investimenti: “Nei nostri piani ci saranno progetti e investimenti concreti con tempi e costi certi”.



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