BERZO DEMO (Brescia) - Quella di domani sarà un giornata importante per l'
ex Selca di
Forno Allione, con l'udienza in tribunale a Brescia che vede imputato
Giacomo Ducoli, curatore fallimentare. La Procura di Brescia ha chiesto la
condanna a un anno e sei mesi di reclusione per Giacomo Ducoli, per non aver impedito la dispersione di migliaia di metri cubi di rifiuti pericolosi presenti nell’area.
Il pubblico ministero
Donato Greco contesta al professionista, già assolto nel 2019 in un procedimento simile, i reati di abbandono e deposito incontrollato di rifiuti e inquinamento ambientale, domani la decisione spetta al giudice dell’udienza preliminare, Marco Vommaro.
Nel procedimento penale si sono costituiti parte civile il
Comune di
Berzo Demo, che ha chiesto una provvisionale di 50mila euro per danno d’immagine, e
Regione Lombardia, che ha avanzato una richiesta risarcitoria da 13 milioni di euro.
LA VISITA

Nei giorni scorsi la consigliera regionale
Paola Pollini (M5s), presidente della commissione regionale antimafia, ha fatto visita all'ex Selca per osservare quanto sta avvendo con il trasferimento dei rifiuti in Germania.
L'impegno di Regione Lombardia, con l'assessorato all'Ambiente guidato da Giorgio Maione, è stato decisivo per sbloccare una vicenda che si trascinava da più di tre lustri e che fino allora nessun politico e amministratore, camuno, bresciano e lombardo era riuscito a sbloccare. "Risolvere questa emergenza - spiega la consigliera Paola Pollini - è fondamentale non solo per la Valle Camonica, così come accertare le responsabilità e risarcire il danno".
LA PROTESTA
Domani - mercoledì 9 settembre, alle 9 - in occasione del processo ci sarà un presidio ambientale davanti al tribunale di Brescia con un forte messaggio: "Difendiamo l'ambiente di Brescia dai mostri ecologici e dai "fallimenti lavatrice" che li incentivano".
La Rete Ambiente Lombardia invita "le cittadine e i cittadini di Brescia e Provincia a partecipare al presidio in occasione dell'udienza riguardante il processo penale a carico del curatore fallimentare dell'azienda ex Selca accusato dalla Procura di Brescia di omessa bonifica, abbandono incontrollato di rifiuti pericolosi e inquinamento-disastro ambientale".
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Non si tratta di una protesta locale - proseguono gli ambientalisti -: il caso ex Selca (tonnellate di rifiuti pericolosi a Forno Allione, sull'ansa del fiume Oglio che attraversa la Provincia) è emblematico di un sistema nazionale. Se l'Oglio esonda il disastro ambientale colpirà il corridoio ecosistemale fino al lago d'Iseo e oltre: stop ai "fallimenti lavatrice: dobbiamo bloccare il trucco per cui i colossi industriali inquinano, scaricano i veleni su una società veicolo fatta fallire a scopo strategico e, grazie allo scudo penale e civile, lasciano le sostanze tossiche a carico della collettività".
"Chiediamo alla giustizia - concludono - l'applicazione rigorosa delle norme ambientali e del principio europeo "Chi inquina paga". Chi ha avuto la gestione e la custodia dei veleni deve rispondere del danno, attivando ogni garanzia e copertura assicurativa disponibile. Regione Lombardia chiede 13 milioni di euro di danni: non devono essere i cittadini a pagare con le proprie tasse i danni dell'inquinamento. In caso contrario, si continuerà a dare via libera all'impunità e ai mostri ecologici".