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Malegno, il sindaco sfida la burocrazia: restituisce allo Stato 1.101 euro in monetine da un centesimo

lunedì, 11 novembre 2019

Malegno – Una sfida alla burocrazia statale che chiede la restituzione di 1.101,36 euro del 5 per mille del 2014 al Comune di Malegno (Brescia). Il sindaco Paolo Erba ha raccolto 168 chili di monetine da un centesimo, chiusi in sei sacchi depositati in Comune, a disposizione del Ministero all’Interno. Il Comune di Malegno deve restituire quella cifra allo Stato, l’ammontare del cinque per mille che i 2.000 suoi compaesani avevano devoluto al municipio nel 2014. L’Amministrazione però non aveva rendicontato in tempo la somma, ma con venti giorni di ritardo e per questo il Ministero ha chiesto di restituire quei soldi utilizzati per aiutare le famiglie di disabili.

Malegno - sindaco - monetineCon una lettera al premier Giuseppe Conte e al Ministro all’Interno, Luciana Lamorgese e al Ministro  per la Pubblica amministrazione Fabiana Dadone il sindaco ha comunicato che sono pronti sei sacchi con centosessantotto chili di monetine da un centesimo per complessivi 1.101,36 euro presso il Comune di Malegno. ”Gradirei – è il messaggio del sindaco Paolo Erba – che un funzionario venisse a ritirare i sacchi, ne vorrei approfittare per mostrare come si sopravvive e lavora in un Comune all’estrema periferia dell’impero”.

LA LETTERA al Presidente del Consiglio dei ministri GIUSEPPE CONTE, del Ministro dell’interno LUCIANA LAMORGESE, del Ministro per la pubblica amministrazione FABIANA DADONE
“Facendo seguito alla nostra nota Prot. n. 6103 in data 27/09/19 inviata alla Direzione centrale della finanza locale del Ministero dell’Interno, e non avendo ricevuto nella Vs. prot. 99890 del 9/10/19 il riscontro auspicato, Vi scrivo per portarvi a conoscenza di una situazione che oserei definire paradossale.

Il Comune di Malegno è un comune di 2000 abitanti interamente montano, posto “all’estrema periferia dell’impero”, in Valle Camonica, valle alpina a circa 70 km (e più di un’ora di strada) dalla città più vicina, Brescia.

Nell’anno 2014 i miei cittadini hanno destinato al loro Comune il proprio 5 per mille, per un totale di 1.101,36 euro, cifra che può a voi sembrare alquanto esigua. Tuttavia, per il mio Comune si tratta comunque di una somma importante, in considerazione dell’utilizzo che ne è stato fatto, ovvero un aiuto per le famiglie di persone disabili, così come previsto dalla norma.

E, come vuole la norma che disciplina la materia, queste risorse sono state inserite nella parte entrata del bilancio comunale 2014 ed esplicitate nella parte uscita, mostrandone a chiunque il loro utilizzo.

Come ben sapete, la normativa sulla Trasparenza impone che il bilancio comunale sia reso pubblico per chiunque; anche, quindi, per il cittadino che voglia vedere come sono spesi i soldi che lui ha destinato al 5 per mille. Ovviamente il bilancio è pubblico anche per lo Stato Centrale, che può agevolmente controllare i dati in esso presenti.

Ecco, se vivessimo in un Paese di buon senso, la mia lettera sarebbe potuta finire qui: i cittadini hanno versato il 5 per mille al Comune, il Comune lo usa come previsto dalla norma, lo Stato verifica autonomamente, visionando il bilancio comunale, se il percorso è stato corretto. Il tutto effettuato in pochi minuti, senza nessuna spesa di personale aggiuntiva, e la missione sarebbe compiuta! Invece, gentile Primo ministro e gentili Ministre, la “telenovela” inizia qui.

Quattro anni dopo, nel 2018, la Direzione centrale della finanza locale del Ministero dell’Interno estrae il mio Comune tra quelli che devono presentare la rendicontazione di queste spese, e, per il tramite della Prefettura di Brescia, ci comunica la scadenza del 31.12.2018 per tale rendicontazione.

La richiesta di rendicontazione viene emessa pur avendo la possibilità di reperire autonomamente i dati relativi a come sono stati spesi questi soldi, essendo il bilancio pubblico, come spiegato sopra.

Ora, preliminarmente voglio precisare che nel Comune di Malegno c’è soltanto una dipendente dedicata al servizio Ragioneria, a part-time, peraltro; che non c’è, a normativa vigente, la possibilità di aggiungere altro personale; che nonostante la scarsità di risorse umane, a tale dipendente, da Sindaco, chiedo di curare in primis quelle che sono considerate le priorità; che, come potrete immaginare, alla fine di dicembre, periodo in cui si prepara il bilancio preventivo e altre milleeunascadenze, la rendicontazione di dati di 4 anni prima già in possesso dello Stato Centrale, viene per stato di necessità posposta ai numerosi adempimenti già di per sé prioritari! Siamo costretti, infatti, a scegliere di dare la precedenza alle scadenze vitali per la sopravvivenza del Comune. In tale difficile contesto, il Comune di Malegno presenta la rendicontazione del 5 per mille richiesta in data 20.01.2019.

Poco tempo dopo, riceviamo l’ordine da parte del Ministero dell’Interno di restituzione della cifra per non aver rispettato la scadenza del 31.12.2018. Abbiamo provato a spiegare, con la nota sopra richiamata, che in realtà la specifica norma sanzionatoria comportante la restituzione non si applicherebbe in caso di ritardo nella rendicontazione, ma soltanto nel caso della mera mancata rendicontazione o utilizzo scorretto delle risorse (si veda nota allegata alla presente), ma purtroppo il Ministero non ha accolto la nostra istanza.

Il comune di Malegno dovrà pertanto restituire 1.101,36 euro allo Stato centrale poiché non ha rendicontato in tempo un dato che il medesimo Stato Centrale può agevolmente ed in modo indipendente riscontrare a costo zero (si pensi, per curiosità, a fare il conto di quanto è costato sotto forma di ore-lavoroa questo Comune, alla Prefettura, al Ministero, questa richiesta di rendicontazione).

In conclusione, con la presente sono a comunicarVi che i 1.101,36 euro sono pronti per essere versati allo Stato Centrale.
Tuttavia, mi sono permesso di trasformare questa cifra in monete da un centesimo, corrispondenti a sacchi pieni di monete per un peso di circa 168 kg. Gradirei che un funzionario dello Stato venisse qui a ritirare il dovuto poiché ne vorrei approfittare per mostrare come si sopravvive e lavora in un comune all’estrema periferia dell’impero. Vogliate perdonare il gesto, ma vivo la sensazione di essere considerato, metaforicamente, come la Banda Bassotti che cerca di rapinare Paperon de’ Paperoni dei suoi sacchi pieni di monete.

Un’ultima considerazione: questa situazione kafkiana svela un problema a cui Vi chiedo di interessarvi, per favore. Lo Stato sta di fatto ingolfando l’attività dei piccoli comuni attraverso le innumerevoli richieste di dati, adempimenti e rendicontazioni che, nella maggior parte dei casi, sono già pubblici e quindi in possesso dell’Amministrazione Centrale.

Da un calcolo approssimativo, si evince che il mio ufficio Ragioneria-Tributi dedica almeno il 40% del suo tempo-lavoro a rispondere a richieste di comunicazionedi bilanci, rendiconti, questionari, certificazioni, monitoraggi. Il restante tempo-lavoro viene utilizzato per cercare di adempiere alle richieste normative, richieste che spesso trattano il piccolo ente come se avesse la struttura dei grandi comuni, sottraendo tempo prezioso per lo svolgimento dell’attività istituzionale che dovrebbe consistere in primis nel fornire ai cittadini i servizi di cui hanno bisogno.

Mi auguro che il Governo metta in agenda questo tema: i piccoli comuni non sono più in grado, data la scarsità di risorse finanziarie e umane, di rispondere al continuo aumento di richieste, sempre più sovrabbondanti rispetto alle funzioni istituzionali proprie di un ente territoriale. I piccoli comuni non ce la fanno più. Con immutata stima e speranza”. Il sindaco di Malegno, Paolo Erba



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