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Berzo Demo: "Inaccettabile non ci sia un responsabile del disastro ex Selca"

La consigliera regionale Paola Pollini: "Va dato mandato all’Avvocatura per chiedere il risarcimento dei danni causati"

BERZO DENO (Brescia) - Il caso dell'ex Selca di Berzo Demo torna al centro delle discussione. La consigliera regionale Paola Pollini (M5s): "Inaccettabile non ci sia ancora un responsabile del disastro di Berzo Demo. Regione dia mandato all’Avvocatura per chiedere il risarcimento dei danni causati da decenni di incuria".

Per la terza volta, e a 16 anni di distanza, non c’è ancora un colpevole per la bomba ecologica innescata in Valle Camonica. "Il fatto non sussiste" con questa formula il curatore fallimentare dell'ex Selca è stato assolto da ogni accusa nell’ambito della terza inchiesta sul disastro di Forno Allione, a Berzo Demo.

Paola Pollini, consigliera regionale M5s, commenta: "Da cittadina, trovo inaccettabile una conclusione simile. Ed è inaccettabile che lo Stato debba farsi carico dei danni causati da altri. Il conto ammonta a circa 24 milioni di euro: 13 milioni già stanziati dalla Regione e altri tra Fondo Comuni Confinanti, Provincia e dal Fondo per lo sviluppo rurale (FSR). Una cifra enorme, che potrebbe non bastare: sotto i piazzali dell’ex impianto di Forno Allione non sappiamo ancora cosa si nasconda".

"Durante l’ultimo sopralluogo, al quale ho partecipato personalmente, - prosegue Pollini - mi è stato riferito che la pece ribolliva dalle fessure dell’asfalto del piazzale interno. A soli 160 metri scorre il fiume Oglio. Una volta concluso lo smaltimento dei cumuli di rifiuti tossici, si dovrà procedere alla demolizione dei fabbricati e alle analisi del sottosuolo. Il timore è che la situazione sia persino più grave di quanto è emerso in superficie. La Regione non può arrendersi.
Si è costituita parte civile nel processo Selca-Ter, chiedendo un risarcimento di almeno 13 milioni di euro. La domanda è semplice: se l’unico imputato è stato assolto, il danno è forse scomparso? È evidente che non è così"

"Per questo, con un’interrogazione - continua la consigliera regionale - ho chiesto alla Giunta di dare mandato all’Avvocatura regionale di riesaminare fatti, autorizzazioni e gli atti dell’intera procedura fallimentare, così da accertare le responsabilità di chi ha gestito quella discarica a cielo aperto negli ultimi vent’anni. Bisogna risalire al primo e unico sequestro, tra il 2004 e il 2006, alla dichiarazione di fallimento del 2010 e agli anni successivi, durante i quali la gestione è stata affidata alla curatela fino ad oggi. Più approfondisco gli atti, più emergono interrogativi ed elementi che meritano verifiche rigorose. Ad esempio: com’è stato possibile iscrivere all’attivo di bilancio il capannone che custodiva tonnellate di rifiuti tossici e nocivi, quando si sapeva perfettamente che portasse in dote un enorme costo ambientale di milioni di euro? Possibile che nessuno sapesse cosa contenesse quel sarcofago? I cittadini hanno diritto a una risposta".

"Nel dibattimento - conclude Pollini - la difesa del curatore ha insistito sul fatto che fosse un mero esecutore e che ogni azione fosse concordata con i giudici delegati. Il Gup ha, evidentemente, accolto questa impostazione e ha assolto l’imputato. Attendiamo di leggere le motivazioni della sentenza. Ma una cosa è già chiara: Regione Lombardia deve ricostruire ogni passaggio e agire in ogni sede per chiedere giustizia e il risarcimento dei danni causati. Non può farsi trovare di nuovo impreparata né subire passivamente gli eventi. Dopo 16 anni, è ora che qualcuno risponda del disastro e che il costo non ricada ancora una volta sulla collettività".
Ultimo aggiornamento: 05/10/2026 16:40

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