CEDEGOLO (Brescia) - L’Adamello, il CAI Cedegolo e una memoria di oltre 70 anni: il maltempo ferma la salita, ma non il ricordo della Croce e della Campana a Vento.

Il maltempo e le fitte nubi che nella giornata di domenica scorsa hanno avvolto le vette dell'Adamello e costretto gli amici del
Cai Cedegolo a un prudente dietrofront all'altezza del
Passo Salarno. I soci della sezione, partiti dal Rifugio Prudenzini, hanno dovuto rinunciare alla vetta a causa delle condizioni meteorologiche avverse, ma lo spirito della giornata è rimasto intatto. La sezione aveva organizzato questa gita sociale per celebrare una ricorrenza dal profondo valore storico e affettivo: il 70° anniversario della posa della Campana a Vento e della Croce sulla vetta dell'Adamello.
Un filo rosso lungo esattamente settant'anni lega la rinuncia di domenica alla salita storica compiuta nell'estate del 1956, ampiamente documentata nei dettagli dai registri custoditi dalla sezione camuna del Club Alpino Italiano. Come si vede infatti nella lettera e nell'avviso originale dell'epoca conservati nel sodalizio, la cerimonia di posa della nuova Croce con Campana a Vento avvenne domenica
5 agosto 1956 da parte di alcuni soci del
Cai Cedegolo. Fu un evento solenne, preceduto dal raduno dei partecipanti la sera precedente nei rifugi Garibaldi e Prudenzini, che vide la celebrazione della Santa Messa in quota da parte dell'allora settantaduenne
don Giovanni Rodondi, ex Cappellano Militare e Arciprete di Malonno.
I documenti tributano un encomio solenne ai soci del Cai che resero possibile quell'opera, trasportando a spalla i materiali lungo la via di Val Baitone e portando a termine la delicata e difficile opera di fissaggio sulla Vetta.
Tra i nomi impressi nella storia della sezione spiccano Giuseppe Ferrari, Bonomo Gulberti, Giacomo Conca, Martino Frizza, Peppino Togni, Giuseppe Broletti e Bortolo Gelmini.
Quella struttura portava con sé un forte valore patriottico e alpino: alla base della croce venne infatti posto un medaglione-ricordo in memoria dell'eroico Maggiore degli Alpini Giacomo Comincioli da Cevo, pluridecorato al Valor Militare in tre guerre e caduto sul fronte del Don. La storica croce originale del 1956 è stata successivamente sostituita nel 2013 dagli istruttori di alpinismo del Cai Cedegolo, che hanno provveduto al nuovo posizionamento sul punto più alto del massiccio poiché la vecchia struttura era ormai pesantemente deteriorata dal tempo e dal logorio degli anni in quota.
Questo antico e prezioso manufatto non è andato perduto: oggi la vecchia croce originale è custodita e conservata nella sede del CAI Cedegolo, esposta con orgoglio proprio insieme al vecchio progetto tecnico originario e alla lettera storica che annunciava la memorabile posa del 5 agosto 1956. Al rientro di domenica in valle, le parole dei partecipanti hanno racchiuso la vera essenza dell'andare in quota, ricordando che "la montagna ha deciso per noi, e saper rinunciare quando serve fa parte del bagaglio di ogni vero alpinista. Il nostro obiettivo era raggiungere la cima per far risuonare idealmente quella campana a 70 anni esatti dall'entusiasmo dei nostri padri fondatori. Non ci siamo riusciti fisicamente a causa del meteo, ma se è vero che non siamo arrivati in vetta, siamo sicuramente tornati a casa ancora più amici".
Si tratta di un pensiero condiviso appieno dalla presidente del Cai Cedegolo, Caterina Facchini, che ha espresso la sua gratitudine per lo spirito che ha unito il gruppo nel segno della memoria: "Desidero ringraziare di cuore i nostri capigita per la saggia e sicura gestione della salita in condizioni avverse e tutti i soci che hanno partecipato con entusiasmo. Non abbiamo raggiunto la cima, ma abbiamo onorato la nostra storia nel modo migliore: camminando insieme con lo stesso spirito di cordata".