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Alto Adige, Commissione d’inchiesta sulla pandemia: Arte e cultura al centro

La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità si è riunita nella mattinata di martedì 28 luglio 2026 sotto la presidenza di Brigitte Foppa. Per la prima volta l’attenzione è stata posta sul tema della società, con un’audizione in forma di panel dedicata ai rappresentanti di arte, cultura e associazionismo, alla quale hanno partecipato Alexander Zöggeler (Presidente del Südtiroler Künstlerbund), Leander Moroder (già direttore dell’Istitut Ladin Micurá de Rü), Thomas Ober Maniacco (Direttore generale di Perfas), Sandra Passarello (Vicepresidente di Perfas) e Pepi Fauster (già Presidente della Federazione delle Bande Musicali dell’Alto Adige).
«È stata un’audizione molto ricca e interessante, che ci ha permesso di immergerci nel tema dell’arte e della cultura da diverse prospettive», ha sottolineato la presidente Foppa. Accanto alle testimonianze di carattere generale sui diversi ambiti, ha osservato Foppa, sono emerse alcune linee di lettura che evidenziano come la pandemia sia stata vissuta in modo differente nei settori culturali e artistici.
«Una distinzione fondamentale riguarda il volontariato, ambito in cui l’attività culturale è stata vissuta in modo profondamente diverso rispetto a chi opera professionalmente nel settore culturale», ha spiegato Foppa, «ovvero, mentre il volontariato vive della presenza e della condivisione, del ritrovarsi in comunità per fare cultura insieme – suonare, recitare, preparare spettacoli –, attività completamente sospese durante la pandemia, per chi opera professionalmente nell’arte e nella cultura le difficoltà si sono collocate su un livello ulteriore e più profondo». Non vi era possibilità di esibirsi, le attrici e gli attori non potevano recitare, le musiciste e i musicisti non potevano salire sul palco. «Di conseguenza, per molte artiste e molti artisti il problema è stato quello della sopravvivenza stessa; non è possibile esprimerlo diversamente», ha aggiunto Foppa.
Sebbene alcune ed alcuni hanno vissuto tale periodo come una pausa creativa, altre e altri hanno sofferto profondamente l’isolamento, con conseguenze che si avvertono ancora oggi, dalla depressione al cambio di professione.
«Molte operatrici e molti operatori culturali si sono orientati verso altre attività professionali e una parte di loro non è più tornata al mondo dell’arte», ha riferito Foppa. «Altre e altri invece hanno elaborato bene quel periodo esplorando nuovi ambiti creativi». Un esempio è il digitale: l’audizione ha mostrato quanto ampie siano le possibilità di realizzare spettacoli o creare comunità nella dimensione digitale. «Molto di ciò è rimasto vivo e continua a influenzare la scena artistica e culturale – e lo farà anche in futuro», ha affermato Foppa.
La seconda grande differenza riguarda la produzione artistica individuale rispetto a quella collettiva. «Anche in questo ambito sono tuttora percepibili le conseguenze: ci è stato riferito, ad esempio, che alcuni festival non esistono più e che in diversi casi il numero di partecipanti è rimasto basso», ha spiegato Foppa.
«In particolare la cultura degli eventi – il settore musicale, i DJ, le discoteche e simili – risulta ancora oggi danneggiata, poiché soprattutto i giovani tendono tuttora a riunirsi in gruppi più piccoli».
Per quanto riguarda l’aspetto economico, ai membri della Commissione d’inchiesta è stato più volte riferito che le linee guida relative alle differenze tra cultura e attività economiche sono state molto contraddittorie dal punto di vista finanziario. «Grandi finanziamenti, ad esempio, per le strutture turistiche; contributi invece molto ridotti per chi opera nel settore culturale. Le artiste e gli artisti hanno ricevuto importi che andavano da poche centinaia di euro fino a 5.000 euro. Per le strutture turistiche e altri settori, le somme erano di tutt’altra entità», ha spiegato Foppa. «Questo porta ancora oggi alla consapevolezza – ed è una delle principali lezioni della pandemia – che artiste e artisti devono essere tutelati molto meglio. È un compito che compete alla politica», ha aggiunto.
È seguita poi una discussione approfondita sul tema delle bambine, dei bambini, delle e degli adolescenti, e su quali danni la pandemia abbia lasciato in relazione alla creatività e al potenziale artistico e culturale di queste e questi. «I danni sono stati definiti considerevoli», ha detto Foppa. «In riferimento alla generazione che oggi frequenta le scuole superiori e che ha vissuto la pandemia durante l’infanzia, si è parlato di una generazione spaventata, che fatica a instaurare relazioni e a entrare a far parte della comunità». Si tratta di una delle conseguenze particolarmente gravi della pandemia, sebbene siano state espresse valutazioni differenti.
Foppa ha poi aggiunto: «Si è detto che da un lato questa generazione impaurita esiste, e che la pandemia ha ulteriormente accentuato la rigidità dei sistemi – ad esempio nel sistema educativo. Dall’altro lato, è stato anche riferito, per esempio dal settore delle bande musicali, che quel periodo ha sì ristretto gli spazi, ma ha anche permesso una ripresa: sono nate nuove idee e tra i giovani si percepisce una certa euforia del nuovo inizio.»
È stato inoltre rilevato in modo unanime che «all’inizio della pandemia la cultura è stata sostanzialmente dimenticata e poi a lungo trascurata – la valutazione su questo punto è stata molto critica. Questo solleva interrogativi su quanto la cultura sia importante nella nostra società, quanto sia rilevante per il sistema, cosa possa offrire e cosa avrebbe potuto offrire durante la pandemia».
Nell’audizione si è parlato anche del modo in cui si è gestita la critica durante la pandemia e si è posta, tra le altre, la domanda se artiste e artisti avrebbero dovuto esporsi pubblicamente in maniera più critica. «La risposta è stata che anche chi opera nella cultura dipende dalla mano pubblica», ha spiegato Foppa, sottolineando in conclusione: «Un’osservazione interessante è che la polarizzazione e la divisione della società si sono avvertite anche nel settore artistico e culturale, e che forse arte e cultura avrebbero potuto contribuire alla rielaborazione collettiva, se fosse stato loro possibile farlo».
La Commissione d’inchiesta sulla gestione della pandemia di Covid negli anni 2020-2023 e individuazione delle responsabilità si riunirà nuovamente il 2 e il 23 settembre 2026, dedicando entrambe le giornate a un ciclo di audizioni approfondite sul settore dei media.
Ultimo aggiornamento: 28/07/2026 15:44

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