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UniTrento, a Rovereto il nuovo corso di laurea di Scienze della Formazione primaria

Previsti per il corso di laurea a ciclo unico su cinque anni 80 posti all’anno a partire dal 2027/28

ROVERETO (Trento) - Non solo intelligenza artificiale, sostenibilità e trasferimento tecnologico: l’Università di Trento, in linea con i propri valori e orientamenti strategici, scommette anche sull’innovazione che riguarda il suo asset più prezioso: le persone. Ed è attorno a queste – a chi è cittadino oggi e a chi lo sarà domani – che l’Ateneo disegna un nuovo, ambizioso percorso universitario in Scienze della Formazione primaria. L’Ateneo vuole investire nella formazione di nuove leve di insegnanti, che potranno prendersi cura delle nuove generazioni di alunni e alunne con passione, ma anche con metodi didattici più efficaci, al passo con le migliori esperienze internazionali e in stretta connessione con il territorio. Foto @Matteo Festi.

Il nuovo corso di laurea integra e completa il percorso di formazione erogato dall’Università di Trento, già attiva nei percorsi abilitanti per la formazione iniziale degli insegnanti della scuola secondaria di I e II grado e nel percorso di specializzazione sul sostegno. Con Scienze della Formazione primaria si realizza così il progetto di una filiera completa della formazione che va dalla scuola dell’infanzia al dottorato. La struttura del corso a ciclo unico è, per sua natura, in gran parte formalizzata a livello nazionale. Tuttavia l’Ateneo ha previsto nella proposta elementi innovativi, ispirati alle migliori esperienze europee, che rendono il corso di laurea unico nel suo genere nell’offerta formativa nazionale.

Il progetto è stato presentato in una conferenza stampa che si è tenuta a Rovereto a Palazzo Fedrigotti.

«L’ambito della formazione dell’infanzia e primaria – ha dichiarato il rettore dell’Università di Trento Flavio Deflorian, citando anche i pensionamenti del prossimo futuro – ha bisogno di nuove professionalità dal punto di vista quantitativo e qualitativo. Pur con la natalità non così numerosa, si sentiranno queste esigenze». Il rettore ha descritto Rovereto come «il luogo ideale per attivare un corso di laurea di questo tipo, uno tra i più richiesti»: «Un’iniziativa che, attirando centinaia di studenti e studentesse, avrà un forte impatto sulla città e anche sull’Università – ha aggiunto poi –. Vogliamo fare un progetto di alta qualità, distintivo e qualificante». Ha infine espresso la soddisfazione, «dopo lo sviluppo della Scuola di Medicina, di finire il mandato con un altro progetto accademico di formazione e di ricerca che guarda alle persone e alle loro esigenze»: «Siamo un’università fatta di persone e per le persone, caratterizzata da questa attenzione. Qualificanti sono la presenza di una forte competenza per questi corsi di laurea, negli ambiti delle Scienze cognitive, della Psicologia e della Pedagogia e la tradizione dell’Ateneo nella didattica delle discipline scientifiche».

«Abbiamo fortemente voluto questo corso di laurea a Rovereto in quanto è una città con una vocazione importante all'interno del sistema universitario trentino, che si rafforza così lungo l'intera asta dell'Adige – ha affermato il presidente della Provincia autonoma Maurizio Fugatti –. A Rovereto, in particolare, arriverà un polo innovativo che punta a formare i futuri insegnanti delle scuole trentine, conoscendo la necessità di docenti sia nel breve, sia nel medio lungo periodo a fronte dei pensionamenti dei prossimi anni. Alla base c'è la volontà di costruire un percorso di formazione scolastica incentrato sulle peculiarità trentine perché le particolarità del Trentino, come le scuole di montagna o la stessa autonomia, devono essere gestite anche con una formazione mirata. Infine, sarà una sfida importante per tutta la città, che vedrà un nuovo corso di laurea, vedrà crescere il numero di studenti e quindi si riproporrà il tema degli alloggi sul quale la Provincia è molto attenta».

Il sindaco di Rovereto Giulia Robol ha ricordato che «Rovereto si prepara da tanto tempo per offrirsi come anello fondamentale dell’Università». La nascita del corso di laurea in Scienze della Formazione primaria, ha detto, «rafforza il Dipsco che è un Dipartimento già solido in un polo di eccellenza che compie, nella realtà, quarant’anni». Il tassello di oggi, ha proseguito, «si inserisce in un percorso coerente, da sempre molto importante per la città, sulla formazione e sull’educazione»: «Pensare a un ulteriore corso universitario con una formazione primaria specializzata con un’aggiunta significativa sul tema delle Stem è veramente un impegno molto significativo. Investire su cultura e formazione è fondamentale per riuscire a trovare le soluzioni alla complessità del mondo d’oggi e può contribuire a creare nuove classi dirigenti solide». Ha concluso citando l’impegno di Rovereto in termini di immobiliari dicendo che sono stati identificati in questo senso, nel patrimonio del Comune alcuni palazzi del centro storico: «Due saranno a disposizione nel breve periodo, altri due nel lungo periodo. I primi due sono l’ex elementare Damiano Chiesa, già ristrutturata dall’Università, l’altro è Palazzo Todeschi, su cui è stata trovata una condivisione con Inps. Gli altri due, sul lungo periodo, sono il palazzo ex Cassa malati e l’ex catasto, palazzo delle Trifore, palazzi pubblici, non comunali».

«Il nuovo corso di laurea magistrale – ha spiegato Anna Serbati, pedagogista del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive, coordinatrice del Teaching Learning Center FormID dell’Ateneo e referente del progetto – avrà durata quinquennale perché si tratta di un corso a ciclo unico disciplinato a livello nazionale (Decreto n. 249/2010, classe di laurea LM 85 bis). Sarà un percorso direttamente abilitante per l’insegnamento con indirizzo per la scuola dell’infanzia e per la scuola primaria». La professoressa ha ricordato inoltre che «è previsto l’accesso a numero programmato per un numero indicativo di 80 studenti e studentesse all’anno, a partire dall’anno accademico 2027/28».
Ultimata la lunga fase di analisi, di confronto e di stesura del progetto, la proposta sarà formalizzata dagli organi dell’Ateneo e si avvierà nei prossimi mesi l’iter di accreditamento ministeriale.

Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive, ha infine inquadrato la novità nella storia del polo di Rovereto. Ha ricordato la fondazione, nei primi anni Duemila, del Dipartimento di Scienze della Cognizione e della Formazione e affermato che «oggi si realizza una filiera completa della formazione»: «È un progetto coerente e ambizioso, che mette al centro non solo i saperi, ma soprattutto le persone e i loro percorsi di crescita». Ha accennato alle sfide demografiche, sociali e tecnologiche del momento, alla necessità di «qualificazione e professionalizzazione delle professioni educative e di cura» e alla «crescente carenza di insegnanti qualificati». In questo senso ha indicato il progetto del nuovo corso di laurea come «non solo un ampliamento dell’offerta formativa, ma una scelta chiara: vedere l’educazione in maniera moderna, innovativa e supportata dalle evidenze empiriche che vengono da scienze cognitive, psicologia e neuroscienze».

«Questo nuovo corso di laurea è una notizia molto positiva per il Trentino, per l'Università di Trento e per Rovereto. Non si parla più di una sottrazione a favore di Rovereto, ma di un arricchimento complessivo dell'offerta accademica. Fa piacere che si punti a creare nuovi insegnanti che avranno un occhio di riguardo anche nel loro percorso formativo all'autonomia, alle capacità che il nostro territorio riesce a dimostrare. Un progetto che crea un percorso per i giovani, che ripone l'accento sul tema dell’abitare sul quale intendiamo investire anche con l’Università di Trento. Dobbiamo, infatti, ragionare sull'espansione e sulla ramificazione dell'università, comprendente l'area dell'ex Manifattura Tabacchi che sta diventando un polo universitario sempre più importante». Così il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli che ha quindi ricordato gli investimenti della Provincia a Rovereto nella meccatronica, manifattura, scienze della vita, istituti scolastici e nelle infrastrutture viarie.
Scheda

Focus sulla didattica delle materie Stem – Il nuovo corso di laurea punta a una forte integrazione con le conoscenze disciplinari, che saranno articolate a seconda del grado di istruzione. Accanto alle competenze linguistico-letterarie, storiche e geografiche, artistiche, musicali e motorie, UniTrento intende sviluppare un focus particolare sulla didattica delle materie di area scientifico-tecnologica (scienza, tecnologia, ingegneria, informatica e matematica), sfruttando l’esperienza maturata nei vari dipartimenti dell’Ateneo.

Focus sull’apprendimento – Il polo universitario di Rovereto ha una reputazione consolidata nel campo delle scienze cognitive, che comprendono tra le altre la psicologia e le neuroscienze. Il progetto punta a valorizzare questa esperienza nel corso di laurea, offrendo ai futuri insegnanti competenze pedagogico-didattiche e approcci metodologici e tecnologici adeguati, per gestire meglio i tempi e adattare le modalità di apprendimento al livello dei diversi alunni nelle varie fasce d’età.

Focus sui bisogni speciali e multiculturalità – Da anni nel polo di Rovereto si fa ricerca di qualità sull’apprendimento per le persone con bisogni speciali o con neurodivergenze. Il contatto con le esperienze più avanzate potrà permettere ai futuri insegnanti di sviluppare capacità relazionali e gestionali per insegnare in classi eterogenee, multiculturali e con diversità di bisogni di apprendimento: uno scenario attuale che in futuro sarà sempre più ricorrente.

Focus sul servizio al territorio – Il percorso formativo dei futuri insegnanti è visto come un processo partecipativo, in cui l’università dialoga in modo stretto con la scuola e ascolta le esigenze delle comunità. Per questo il disegno del nuovo corso di laurea punta fin da subito a incentivare una forte collaborazione. Nel piano di studio sono ben 600 le ore di tirocinio previste nelle strutture scolastiche, già a partire dal secondo anno, cioè nell’anno accademico 2028/29. Il tirocinio, strutturato e progressivo, sarà accompagnato dall’inserimento della figura dei tutor scolastici. A svolgere questo incarico saranno insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, distaccati a tempo parziale e a tempo pieno nel corso di laurea. L’obiettivo è permettere a chi si forma, fin dai primi anni, di osservare e imparare a svolgere il proprio lavoro in situazione guidata, maturando esperienza e autonomia.

Il contesto: meno alunni, docenti più anziani – La proposta di attivazione di un corso di laurea parte dall’analisi del contesto territoriale e nazionale, dei bisogni sociali e delle richieste del mercato del lavoro che si delineano per i prossimi anni. A cominciare dalla carenza di insegnanti qualificati, che si farà sempre più marcata. Se le conseguenze del calo graduale delle nascite in Italia sono oggetto di riflessione e di preoccupazione da tempo, si parla invece meno dell’invecchiamento del corpo docente. Ma qui sta il paradosso. Secondo le ultime rilevazioni dell’Ocse (OECD/OCSE TALIS 2024 e Education at a Glance 2025) quasi un docente su due ha un'età uguale o superiore ai 50 anni e più della metà dei docenti attualmente in servizio andrà in pensione entro i prossimi 15 anni. Nonostante la contrazione della popolazione scolastica, il fabbisogno di nuovi docenti resta critico: il ritmo dei pensionamenti in Italia è tre volte superiore alla velocità di immissione in ruolo di giovani abilitati. Il nuovo corso di laurea mira a colmare questo 'gap di competenze' prima che la perdita di esperienza dei docenti senior diventi un deficit incolmabile per la qualità didattica del territorio.

Un’alternativa di qualità sul territorio – A declinare questa sfida in ambito territoriale è la constatazione che ogni anno sono circa cento le studentesse e gli studenti trentini che si iscrivono a corsi di laurea in Scienze della Formazione primaria in altri atenei nazionali. Serve un progetto serio e innovativo che attragga le nuove generazioni di insegnanti e le formi a portare valore, già durante la formazione, nel sistema scolastico provinciale. Gli 80 posti disponibili ogni anno sono un punto di partenza sostenibile per garantire l'alta qualità e il rapporto diretto con i tutor, con l'obiettivo di trattenere il "talento educativo" sul territorio.
Ultimo aggiornamento: 10/04/2026 17:56:25

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