TRENTO - Seduta congiunta del Consiglio provinciale di Trento con l’Autorità per le minoranze linguistiche per il Consiglio provinciale di Trento, che si è trovato per un confronto dedicato ai diritti, alla tutela e alla valorizzazione delle comunità ladina, mòchena e cimbra. Al centro dei lavori il ruolo delle minoranze linguistiche come elemento fondante dell’autonomia trentina, anche alla luce della recente approvazione della modifica dello Statuto speciale. Alla seduta partecipano i rappresentanti delle tre comunità:
Tea Dezulian, presidente dell’
Istitut Cultural Ladin; Franco Moar, sindaco di Palù del Fersina; e
Willy Nicolussi Paolaz, direttore del
l’Istituto Culturale Cimbro/Kulturinstitut Lusérn.
Le proposte di risoluzione
Nel corso della seduta il Consiglio provinciale sono state depositate quattro proposte di risoluzione dedicate alla tutela e alla valorizzazione delle minoranze linguistiche ladina, mòchena e cimbra.
La
prima risoluzione, condivisa in modo trasversale dai gruppi consiliari, punta a rafforzare il ruolo delle minoranze linguistiche nella vita pubblica e simbolica dell’autonomia trentina. Il testo impegna la Giunta provinciale ad avviare un confronto per coinvolgere a rotazione le comunità ladina, mòchena e cimbra nell’organizzazione della Festa dell’Autonomia del 5 settembre, a verificare l’adeguatezza delle risorse destinate ai comuni di minoranza nell’ambito del fondo perequativo provinciale e a promuovere progetti di innovazione tecnologica e traduzione automatica nelle lingue minoritarie, anche attraverso collaborazioni europee.
La
seconda proposta di risoluzione, presentata dal consigliere provinciale ladino
Luca Guglielmi e sottoscritta dal consigliere Walter Kaswalder (PATT), si concentra invece sulla minoranza ladina-fassana e sul sistema scolastico della Val di Fassa. Il documento chiede di valutare la parificazione dell’indennità di bilinguismo per il personale docente della scuola dell’infanzia della Scuola Ladina di Fassa rispetto agli altri ordini scolastici e propone un rafforzamento dell’OLFED, l’ufficio dedicato alla formazione e alla produzione di materiali didattici in lingua ladina. La risoluzione sollecita inoltre una maggiore collaborazione con la Sovrintendenza scolastica ladina della Provincia di Bolzano per condividere esperienze e sviluppare una strategia comune all’interno della Ladinia dolomitica.
La
terza risoluzione, sottoscritta da tutti i consiglieri dei gruppi di minoranza, affronta invece il tema dell’investimento strategico nel sistema scolastico per la tutela delle minoranze linguistiche. Il testo riconosce la scuola come luogo centrale per la trasmissione delle lingue minoritarie e impegna la Giunta provinciale a valutare il potenziamento dell’insegnamento delle lingue di minoranza nei diversi ordini scolastici, anche attraverso metodologie immersive e il progetto trentino del trilinguismo. La proposta prevede inoltre percorsi specifici di formazione e reclutamento dei docenti, investimenti in strumenti digitali e contenuti multimediali in lingua minoritaria, attività di monitoraggio delle competenze linguistiche e iniziative di scambio interculturale nell’ambito dell’Euregio e della cooperazione.
La quarta proposta di risoluzione, presentata dalla consigliera provinciale Eleonora Angeli, punta a rafforzare la presenza delle lingue minoritarie nei percorsi formativi e negli strumenti educativi innovativi rivolti alle nuove generazioni. Il testo impegna la Giunta provinciale a verificare la possibilità che IPRASE introduca in modo strutturale attività dedicate alla valorizzazione delle lingue e culture ladina, mòchena e cimbra, attraverso percorsi di formazione per il personale docente, iniziative di aggiornamento didattico e collaborazioni con università, istituti culturali e realtà territoriali specializzate. La risoluzione propone inoltre lo sviluppo di attività ludico-didattiche e strumenti digitali per l’apprendimento delle lingue minoritarie.
Soini: una delle ragioni più profonde della nostra Specialità
L’incontro di oggi arriva al termine di un percorso di ascolto, organizzato dall’Autorità per le minoranze linguistiche, che ha visto i rappresentanti del Consiglio provinciale, in particolare il presidente Soini e i membri della VI Commissione, recarsi nei tre territori abitati da minoranze linguistiche, a Luserna, Palù del Fersina e San Jan di Fassa, come ha ricordato nel suo intervento di apertura il presidente del Consiglio provinciale, Claudio Soini. Le comunità ladina, mòchena e cimbra, ha ricordato, sono “una delle ragioni più profonde della nostra Specialità”, sottolineando come la qualità dell’autonomia trentina “si misura anche dalla cura con cui sa rappresentare le sue voci più antiche e plurali”. Nel suo intervento, Soini ha dato particolare rilievo al fatto che la seduta del Consiglio provinciale si sia svolta all’indomani dell’approvazione parlamentare della modifica dello Statuto speciale di autonomia. “Mentre si rafforza la cornice della nostra Autonomia, quest’Aula dedica il proprio lavoro a comunità che di quella cornice sono parte viva e originaria”, ha affermato, aggiungendo che “parlare dei diritti delle minoranze linguistiche significa parlare del modo in cui il Trentino interpreta la propria specialità, la rende concreta e la consegna alle generazioni future”. Il presidente del Consiglio provinciale ha inoltre richiamato il valore del modello autonomistico trentino anche nel contesto internazionale attuale: “Attorno a noi vediamo guerre, tensioni, fratture che spesso nascono anche dall’incapacità di riconoscere l’altro e di dare spazio alle differenze. Il Trentino, con la sua Autonomia, ha costruito nel tempo un’esperienza diversa: lingue e identità differenti che trovano cittadinanza nelle istituzioni, nel confronto democratico, nelle regole condivise”. “Le comunità ladina, mòchena e cimbra chiedono continuità, strumenti adeguati, riconoscimento pubblico e capacità di guardare al futuro senza perdere il legame con la propria storia”, ha spiegato. Riferendosi infine alla proposta di risoluzione presentata in Consiglio provinciale, Soini l’ha definita “un segnale importante di unità istituzionale”, osservando che il testo traduce il percorso di ascolto svolto nei territori “in alcune indicazioni concrete di lavoro per le istituzioni provinciali”.
Marchiori: tutelare le minoranze è garantire prospettive di sviluppo
Nel suo intervento in Aula, l’assessore provinciale Simone Marchiori ha illustrato le principali iniziative messe in campo dalla Provincia autonoma di Trento a sostegno delle minoranze linguistiche storiche, soffermandosi sulle politiche di tutela linguistica, sui progetti culturali e sugli investimenti nei territori di minoranza. Marchiori ha ricordato che nel 2026 è stato ripartito il Fondo provinciale per le minoranze linguistiche, pari a 900 mila euro. “Il Fondo è uno strumento finanziario e di programmazione che funge da grande contenitore di progetti dedicati alla tutela e alla salvaguardia delle popolazioni di minoranza”, ha spiegato, sottolineando che le risorse “sono state utilizzate quasi interamente”, un dato che “testimonia il forte interesse per le proposte e la determinazione delle nostre comunità di minoranza a continuare a impegnarsi, crescere e mantenere viva la propria identità”.
L’assessore ha evidenziato come circa 400 mila euro siano destinati ai progetti di comunicazione e informazione in lingua minoritaria, tra attività editoriali, formazione linguistica, programmi televisivi, contenuti social e iniziative rivolte ai giovani. Tra gli esempi citati, le pagine in mòcheno e cimbro sui quotidiani, i telegiornali settimanali, le attività editoriali del Comun General de Fascia e il settimanale “La Usc di Ladins”. Ampio spazio è stato dedicato anche ai progetti educativi e culturali. Marchiori ha ricordato il consolidamento delle attività linguistiche dedicate alla fascia 0-6 anni nelle comunità germanofone e la stabilizzazione delle figure professionali dedicate all’insegnamento linguistico presso gli istituti culturali cimbro e mòcheno. “Queste assunzioni trasformano interventi un tempo sperimentali in servizi permanenti, garantendo continuità educativa e identitaria fin dalla prima infanzia”, ha affermato. Nel suo intervento, l’assessore ha inoltre annunciato l’imminente revisione dei criteri per l’accertamento delle lingue minoritarie e per il rilascio dei patentini linguistici. “La conservazione della diversità linguistica è essenziale perché il linguaggio racchiude in sé la maggior parte della storia di una comunità, della sua identità e ne trasmette culture e specificità”, ha dichiarato, spiegando che la nuova disciplina punterà a semplificare gli esami, adeguandoli agli standard europei e rendendoli più accessibili ai giovani. Marchiori ha poi richiamato il piano di investimenti avviato nei territori di minoranza linguistica, dalla Valle dei Mòcheni agli altipiani cimbri fino alla Val di Fassa, sottolineando come “modernizzazione infrastrutturale e salvaguardia delle radici identitarie” debbano procedere insieme. Tra i progetti citati, l’“Arca delle Lingue” in Valle dei Mòcheni, definita “un progetto all’avanguardia che fonde spazi fisici e metaverso digitale per trasformare la tutela della lingua mòchena in un attrattore culturale e turistico di respiro internazionale”. In conclusione, l’assessore ha ribadito come la tutela delle minoranze linguistiche riguardi non soltanto la conservazione delle lingue storiche, ma anche il futuro delle comunità e dei territori di montagna, attraverso servizi, infrastrutture, scuola e opportunità di sviluppo.
Vasselai: La tutela delle minoranze linguistiche non ha colore politico
Nel suo intervento, la presidente dell’Autorità per le minoranze linguistiche Katia Vasselai ha rivendicato il percorso compiuto negli ultimi anni per rafforzare la consapevolezza pubblica sul ruolo delle comunità ladina, mòchena e cimbra all’interno dell’autonomia trentina. Vasselai ha spiegato che all’inizio del mandato dell’Autorità vi fosse ancora “una diffusa percezione delle minoranze linguistiche come realtà folkloristiche da salvaguardare a fini culturali”, mentre oggi “di minoranze linguistiche si parla molto e se ne discute in modo costante”, segno di un cambiamento culturale importante maturato in Trentino. “La tutela delle minoranze può esprimersi al meglio solo quando esse siano profondamente comprese e accolte nella loro reale essenza dalla popolazione trentina”, ha affermato. La presidente dell’Autorità ha quindi ricordato alcuni dei principali risultati raggiunti nel corso della legislatura, a partire dall’istituzione del Consiglio provinciale annuale dedicato alle minoranze linguistiche, definito “un passaggio di fondamentale importanza”. Secondo Vasselai, questo appuntamento consente alle comunità di avere “uno spazio annuale nel parlamento provinciale” e garantisce “un confronto diretto con tutti i consiglieri provinciali chiamati ad operare per la loro salvaguardia indipendentemente dall’appartenenza politica”.
“La tutela delle minoranze linguistiche non ha colore politico”, ha sottolineato. Nel suo intervento, Vasselai ha poi ricordato l’introduzione della Giornata regionale delle minoranze linguistiche, nata da un confronto avviato dall’Autorità già nel 2021 e concretizzata nell’ultimo anno. “L’evento garantisce alle comunità di minoranza visibilità sia a livello regionale sia addirittura a livello nazionale”, ha spiegato, evidenziando come le minoranze trentine possano oggi contribuire anche a un dialogo più ampio tra le realtà linguistiche riconosciute in Italia. La presidente dell’Autorità ha inoltre richiamato alcuni interventi concreti realizzati negli ultimi anni, tra cui l’adeguamento dell’indennità di bilinguismo per i dipendenti pubblici, gli interventi sulla viabilità e sui servizi scolastici nei territori germanofoni, oltre alle misure per contrastare lo spopolamento delle aree di minoranza. “Mantenere viva la lingua di minoranza in una società che privilegia sempre più l’uniformità delle comunicazioni è un compito essenziale”, ha dichiarato. Ampio spazio è stato dedicato anche alla questione della certificazione linguistica e della valorizzazione della scuola ladina di Fassa. Vasselai ha ribadito la necessità di riconoscere maggiormente il percorso formativo degli studenti della scuola ladina, definendo “doveroso” valorizzare un percorso scolastico che accompagna gli studenti “dai 3 ai 18 anni”. Pur prendendo atto del lavoro avviato per la revisione dei criteri dei patentini linguistici, la presidente dell’Autorità ha espresso alcune perplessità sul mancato coinvolgimento costante dell’Autorità stessa nella fase attuativa delle modifiche. In conclusione, Vasselai ha auspicato che il Consiglio provinciale dedicato alle minoranze linguistiche continui a rappresentare “un momento di reale confronto” e non “un vuoto contenitore di discorsi poco produttivi”, ribadendo la necessità di mantenere alta l’attenzione istituzionale sulle comunità linguistiche storiche del Trentino.
Pallaoro: Le minoranze linguistiche sono un qualcosa di vivo
Nel suo intervento in Aula, la componente dell’Autorità per le minoranze linguistiche Chiara Pallaoro ha richiamato la necessità di “avere maggiore coraggio” nelle politiche a favore delle comunità linguistiche storiche, sottolineando come il tema della tutela delle minoranze resti spesso “scomodo” nel dibattito pubblico. “Appartenere a una minoranza linguistica non è premiale”, ha affermato, osservando che chi opera per la tutela dei diritti linguistici “difficilmente riceve apprezzamenti al di fuori dei territori di minoranza”. Pallaoro ha ribadito il legame profondo tra autonomia e minoranze linguistiche, definendolo “un binomio divenuto inscindibile in forza del Patto De Gasperi-Gruber”, di cui quest’anno ricorre l’ottantesimo anniversario. “Il plurilinguismo rappresenta una ricchezza da valorizzare e tutelare”, ha spiegato, evidenziando come le criticità che interessano le aree montane — dal calo demografico alla questione abitativa fino allo spopolamento — assumano nei territori di minoranza “implicazioni ancora più ampie e rilevanti”. Nel suo intervento, Pallaoro ha insistito anche sulla necessità di superare una visione esclusivamente storica delle comunità linguistiche. “Le minoranze linguistiche sono un qualcosa di vivo”, ha dichiarato, sottolineando come queste realtà rappresentino “un ponte non solo verso altre culture, ma anche verso il futuro”, grazie alla capacità di sperimentare strumenti innovativi e nuovi modelli di sviluppo. La rappresentante dell’Autorità ha quindi richiamato le criticità emerse durante gli incontri istituzionali nei territori di minoranza, soffermandosi in particolare sulla comunità mòchena. Tra i temi evidenziati, le difficoltà nell’insegnamento della lingua mòchena, la sicurezza della strada provinciale 135, la carenza di collegamenti del trasporto pubblico lungo la Valle del Fersina e le lacune nella copertura telefonica e digitale. “Senza sviluppo economico, anche la lingua di minoranza necessariamente soffre”, ha affermato, ribadendo che tutela linguistica, sviluppo sociale ed economia devono procedere insieme per garantire “piena parità di diritti”. Ha sottolineato come la comunità cimbra di Luserna continui a confrontarsi con problemi di isolamento, fragilità economica e difficoltà nel mantenere residenti e giovani sul territorio. “La resistenza della comunità cimbra è risaputa, ma non può essere sempre data per scontata”, è stato evidenziato nell’intervento, che ha richiamato la necessità di investire su infrastrutture, servizi, incentivi economici e nuove tecnologie, compresa l’intelligenza artificiale applicata alle lingue minoritarie. Nel passaggio finale dell’intervento è stato inoltre ribadito il valore strategico della tutela linguistica anche nei servizi pubblici, con la richiesta di estendere l’indennità per l’uso della lingua minoritaria ai comparti della scuola e della sanità. “Chi educa i figli e chi assiste i nostri anziani in lingua cimbra svolge un servizio di presidio culturale unico”.
Dezulian: lavorare in modo coordinato per tutelare la lingua
Nel suo intervento in Aula, la presidente dell’Istituto culturale ladino Tea Dezulian ha richiamato la necessità di un rafforzamento strutturale del sistema istituzionale ladino, sottolineando come la tutela della lingua non possa più essere affrontata “con logiche frammentarie o emergenziali”. Dezulian ha evidenziato la necessità di una maggiore integrazione tra Istituto Ladino, Scuola Ladina e Comun General de Fascia, definiti “un sistema integrato di lavoro con una regia condivisa e obiettivi comuni”. Secondo la presidente dell’Istituto, la tutela e lo sviluppo della lingua ladina dipendono oggi “dalla capacità delle istituzioni di operare in modo coordinato e non frammentato”, attraverso una pianificazione unitaria delle attività linguistiche e una reale integrazione delle competenze. Dezulian ha inoltre sottolineato l’importanza di rafforzare stabilmente le risorse professionali dedicate alla lingua ladina. “Senza una base stabile di competenze, anche le migliori progettualità rischiano di non produrre effetti duraturi”, ha affermato, chiedendo personale altamente qualificato per le attività linguistiche, lessicografiche e terminologiche. Ampio spazio è stato dedicato al tema dell’innovazione tecnologica e dell’intelligenza artificiale applicata alle lingue minoritarie. Dezulian ha definito “decisivo per il futuro delle lingue minoritarie” investire nelle infrastrutture linguistiche digitali, dallo sviluppo di corpora linguistici e banche lessicografiche fino agli strumenti di traduzione automatica e alle applicazioni basate sulla linguistica computazionale e sull’intelligenza artificiale. “Non si tratta di un investimento accessorio, ma strategico per la sopravvivenza e lo sviluppo della lingua”, ha sottolineato. La presidente dell’Istituto culturale ladino ha inoltre espresso soddisfazione per il finanziamento del progetto di ristrutturazione di Cesa de Conza, considerato “un passaggio importante per l’ampliamento degli spazi dell’istituto e per lo sviluppo di attività espositive, didattiche e di ricerca”. Ha poi ricordato il percorso in corso per l’integrazione del Museo della Grande Guerra di Moena all’interno del sistema museale ladino. Nel passaggio conclusivo dell’intervento, Dezulian ha lanciato un appello alle istituzioni provinciali affinché accompagnino con convinzione il percorso di rafforzamento della lingua ladina. “Le decisioni dei prossimi anni determineranno la capacità della lingua ladina di essere pienamente lingua della scuola, dell’amministrazione, della cultura, della tecnologia e dell’innovazione”, ha dichiarato, chiedendo “una strategia condivisa, moderna e lungimirante” per garantire un futuro solido alle lingue di minoranza.
Nicolussi Paolaz: pari dignità per i lavoratori della fascia 0-6
Nel suo intervento in Aula, Willy Nicolussi Paolaz ha richiamato il valore identitario e culturale della comunità cimbra di Luserna, definendola “una delle minoranze linguistiche più piccole d’Europa”, ma ancora oggi vitale e profondamente radicata nel territorio. Nicolussi Castellaz ha ricordato come la comunità cimbra rappresenti una delle enclavi linguistiche germaniche storiche del continente europeo e come le più recenti ricerche sociolinguistiche abbiano evidenziato “una certa vivacità dell’idioma e dell’identità nelle generazioni più giovani”, pur in presenza di “una massa critica sempre più limitata”. Nel corso dell’intervento sono stati richiamati i principali progetti culturali e linguistici sviluppati negli ultimi anni, tra cui produzioni televisive in lingua cimbra, pubblicazioni sui quotidiani locali, corsi di lingua e attività per la scuola dell’infanzia. “L’obiettivo è garantire la trasmissione alle future generazioni di un’identità linguistica e culturale unica nel suo genere, perché a rischio di estinzione”, ha spiegato. Nicolussi Paolaz ha quindi ringraziato la Provincia autonoma di Trento, la Regione e l’Autorità per le minoranze linguistiche per il sostegno garantito negli ultimi anni, ricordando in particolare l’aumento dell’indennità per l’utilizzo della lingua minoritaria, gli interventi a favore della scuola 0-6 anni e il lavoro avviato per l’ammodernamento della strada provinciale del Menador e per la revisione dei criteri delle certificazioni linguistiche. Nel suo intervento ha però evidenziato anche alcune criticità ancora aperte, a partire dal mancato riconoscimento dell’indennità linguistica per il personale scolastico e dalla fragilità dell’insegnamento della lingua cimbra nella scuola primaria e secondaria. “Il rischio è che l’impegno profuso nella scuola dell’infanzia di Luserna possa disperdersi nel ciclo successivo”, ha osservato, chiedendo la stabilizzazione dell’insegnamento della lingua cimbra attraverso l’assunzione stabile di docenti dedicati. In conclusione, Nicolussi Castellaz ha sottolineato come l’attenzione verso le minoranze linguistiche in Trentino sia cresciuta in modo significativo negli ultimi anni, contribuendo a una maggiore consapevolezza sul ruolo delle comunità ladina, mòchena e cimbra “quali realtà fondamentali per l’intera autonomia provinciale e regionale”.
Moar: la tutela richiede un coinvolgimento stabile delle istituzioni
Nel suo intervento in Aula, il sindaco di Palù del Fersina Franco Moar ha portato il saluto della comunità mòchena e dei sindaci di Fierozzo e Frassilongo, oltre che dell’Istituto culturale mòcheno e della Comunità Alta Valsugana e Bersntol, ribadendo l’importanza della tutela linguistica e della permanenza della popolazione sul territorio. Moar ha ricordato il percorso normativo che negli anni ha rafforzato la tutela delle minoranze linguistiche in Trentino, dalla legge provinciale del 1987 istitutiva degli istituti culturali mòcheno e cimbro fino alla legge provinciale 6 del 2008. Ha inoltre ringraziato il Servizio minoranze linguistiche, l’Autorità per le minoranze linguistiche e la Provincia autonoma di Trento “per il sostegno ai vari progetti e per un’oculata e consapevole gestione del fondo provinciale per la tutela delle popolazioni di minoranza”. Nel suo intervento, il rappresentante della comunità mòchena ha indicato come priorità principali “l’insegnamento e la valorizzazione della lingua, la permanenza sul territorio della popolazione mòchena, lo sviluppo economico e il miglioramento dei servizi a tutela del territorio”. Secondo Moar, “la tutela e la trasmissione di una lingua di minoranza richiedono un coinvolgimento stabile e coordinato delle istituzioni che si occupano di informazione, educazione e ricerca”. Particolare attenzione è stata dedicata al progetto educativo integrato 0-6 anni nella scuola dell’infanzia di Fierozzo, definito “una prospettiva significativa per il futuro” della comunità mòchena. Moar ha sottolineato come i servizi educativi rappresentino “un elemento fondamentale non solo dal punto di vista pedagogico, ma anche sociale e demografico”, contribuendo a mantenere vive comunità, tradizioni e lingua. Il sindaco di Palù del Fersina ha inoltre evidenziato le difficoltà nel garantire continuità all’insegnamento della lingua mòchena nelle scuole secondarie, situate fuori dai comuni della valle, chiedendo un maggiore coinvolgimento della formazione universitaria e del sistema scolastico nella valorizzazione delle lingue minoritarie.
“Questo aspetto non può essere lasciato alle singole iniziative di insegnanti o istituti, ma deve rientrare in una programmazione costante e strutturata”, ha affermato. Nel passaggio finale dell’intervento, Moar ha richiamato le criticità infrastrutturali della Valle dei Mòcheni, ribadendo la necessità dell’allargamento e della messa in sicurezza della strada provinciale 135. “Una strada comoda e sicura contribuisce a rimanere a vivere in valle”, ha osservato, collegando il tema della mobilità alla possibilità di contrastare spopolamento e perdita della lingua. Tra le richieste avanzate anche nuovi interventi per incentivare il recupero degli edifici destinati a prima abitazione, nella convinzione che “per parlare una lingua è importante rimanere a vivere in valle”. Concludendo il proprio intervento, Moar ha auspicato che il Consiglio provinciale continui a mantenere alta l’attenzione verso le comunità linguistiche storiche, promuovendo “un’attività sinergica” tra istituzioni e territori.
Valduga: le minoranze come modelli di sperimentazione
Ad aprire il dibattito, il consigliere provinciale Francesco Valduga (Campobase) che ha ribadito il valore strategico delle minoranze linguistiche per il futuro dell’autonomia trentina, ricordando come a inizio legislatura il gruppo delle minoranze abbia chiesto e ottenuto l’istituzione della sesta commissione consiliare dedicata a minoranze linguistiche ed Europa. “Credo sia un dato sufficiente per testimoniare quanto immaginiamo sia importante l’attenzione nei confronti delle minoranze e dello sviluppo di questo territorio”, ha affermato. Valduga ha richiamato il lavoro svolto dalla commissione nei territori di minoranza, sottolineando come gli incontri degli ultimi anni abbiano permesso di comprendere meglio le trasformazioni e le criticità delle comunità ladina, mòchena e cimbra. Pur riconoscendo la centralità della tutela linguistica, il consigliere ha insistito sulla necessità di affiancare ai progetti culturali e scolastici “progetti che nel tempo possano essere messi in campo perché quelle comunità non sono solo comunità che parlano una lingua diversa, ma esempi di resilienza sul nostro territorio”. Secondo Valduga, le minoranze linguistiche rappresentano “un portato di storia, capacità di autogoverno e capacità di gestire e mantenere il territorio” che il Trentino non può permettersi di perdere. Da qui l’invito a considerare le comunità linguistiche come laboratori di innovazione e sperimentazione. “Possiamo immaginare che le comunità di minoranza linguistica diventino modelli di sperimentazione e ci aiutino a immaginare un futuro diverso per il nostro territorio”, ha dichiarato.
Nel suo intervento, il consigliere di Campobase ha posto particolare attenzione al rapporto tra sviluppo economico, turismo, istruzione e cultura, soprattutto in Val di Fassa. “Una comunità che cresce solo dal punto di vista economico e non cresce parallelamente dal punto di vista della cultura è una comunità che a un certo punto diventa povera”, ha osservato, richiamando la necessità di costruire modelli di sviluppo capaci di mantenere vivi i territori anche oltre il solo settore turistico. Valduga ha inoltre collegato il tema delle minoranze linguistiche alla dimensione europea dell’autonomia trentina. “Attraverso le minoranze possiamo dimostrarci paradigma ed esempio anche per l’Europa”, ha affermato, richiamando il ruolo dell’Euregio e la possibilità di sviluppare nei territori di minoranza modelli innovativi su mobilità, sostenibilità, formazione e organizzazione istituzionale. Un ulteriore passaggio dell’intervento ha riguardato il tema della riforma istituzionale e della collaborazione tra enti locali nelle aree montane. “Nessun comune in questa provincia può permettersi di lavorare da solo”, ha dichiarato, sostenendo la necessità di nuove forme di cooperazione istituzionale per garantire servizi di qualità nei territori più periferici. Infine, Valduga ha espresso sostegno alla proposta di risoluzione condivisa dal Consiglio provinciale, condividendone gli obiettivi relativi al coinvolgimento delle minoranze nella Festa dell’Autonomia, al sostegno finanziario ai territori e allo sviluppo di strumenti di traduzione automatica e innovazione tecnologica a supporto delle lingue minoritarie. Tuttavia ha rilevato come evidentemente non esaurisse tutte le necessità e per questo è stata presentata una ulteriore proposta di risoluzione, elaborata dalla consigliera Francesca Parolari e sottoscritta dai gruppi di minoranza del Consiglio provinciale.
Bisesti: nuove tecnologie come strumento per la tutela
Nel suo intervento in Aula, Mirko Bisesti (Lega) ha sottolineato il valore istituzionale della seduta dedicata alle minoranze linguistiche, definendola “un passaggio fondamentale” per rafforzare il dialogo tra istituzioni e comunità linguistiche storiche del Trentino. “Le minoranze linguistiche rappresentano uno dei motivi della nostra specialità, uno dei motivi del nostro Dna”, ha affermato. Bisesti ha richiamato il tema della tutela delle lingue minoritarie in una prospettiva internazionale, ricordando come secondo i dati UNESCO “una lingua sparisca circa ogni mese” e come quasi il 40% delle lingue minoritarie oggi esistenti rischi di estinguersi entro la fine del secolo. Da qui la necessità, secondo il consigliere leghista, di costruire “una narrativa di speranza” fondata su esempi concreti di recupero e valorizzazione linguistica. Bisesti ha citato il caso della lingua gallese, rilanciata attraverso un grande progetto educativo e culturale, e quello di una lingua dell’Isola di Man, dichiarata estinta negli anni Settanta e oggi ufficialmente riconosciuta come “lingua rinata” grazie a nuove generazioni di parlanti. “Porto questi esempi come messaggio di speranza”, ha spiegato, sottolineando l’importanza del lavoro svolto quotidianamente dalle istituzioni e dalle comunità ladina, mòchena e cimbra. Particolare attenzione è stata dedicata al ruolo della scuola e dei media nella tutela linguistica. Secondo Bisesti, l’insegnamento immersivo delle lingue minoritarie e la presenza di contenuti audiovisivi rappresentano strumenti fondamentali per rafforzare il senso di appartenenza delle nuove generazioni. In questo contesto, il consigliere ha richiamato l’accordo che consente la trasmissione in Trentino dei canali dell’emittente austriaca ORF, definendolo “un ottimo segnale” nella costruzione di un contesto culturale favorevole alle minoranze linguistiche. Bisesti ha inoltre insistito sull’importanza delle nuove tecnologie e dell’innovazione digitale, invitando a utilizzare strumenti innovativi per rafforzare l’apprendimento e l’utilizzo quotidiano delle lingue minoritarie. “Non solo libri e musei tradizionali e statici, ma nuovi tipi di interazioni, nuovi stimoli e nuove attività”, ha affermato, riconoscendo il lavoro già avviato dalle comunità linguistiche in questa direzione. Nel passaggio conclusivo dell’intervento, il consigliere della Lega ha ribadito che il rafforzamento delle minoranze linguistiche coincide con il rafforzamento dell’intero sistema autonomistico trentino. “Con delle minoranze linguistiche forti, anche il Trentino domani sarà più forte”, ha dichiarato.
Parolari: favorire la collaborazione tra le comunità
La consigliera del Partito Democratico, Francesca Parolari, ha presentato la proposta di risoluzione, nata per sostenere il sistema della formazione all’interno delle minoranze linguistiche. Ha evidenziato il valore del lavoro svolto dalla sesta commissione consiliare attraverso gli incontri organizzati nei territori di minoranza linguistica, definiti “occasioni molto ricche di confronto” che hanno consentito ai consiglieri “di entrare maggiormente in un ambito che inizialmente era meno conosciuto”. Parolari ha sottolineato come le comunità ladina, mòchena e cimbra presentino caratteristiche differenti legate alla collocazione geografica, ai servizi disponibili, alla dimensione demografica e ai modelli economici locali, ma condividano anche criticità comuni tipiche delle aree montane. Tra i temi richiamati, i collegamenti viabilistici, il mantenimento dei servizi, il problema della casa e degli affitti brevi in Val di Fassa e la necessità di creare condizioni che permettano ai giovani di continuare a vivere nei territori d’origine. “La valorizzazione e la difesa delle minoranze linguistiche non è solo una difesa folkloristica”, ha affermato, ma uno strumento per garantire la vitalità delle comunità montane. Ha posto particolare attenzione al tema della lingua e della scuola, definiti “elementi strategici” per il futuro delle minoranze linguistiche. “La lingua è un organismo vivo che necessita di spazi d’uso reali e la scuola è il primo e più autorevole luogo di socializzazione in cui la lingua minoritaria può essere appresa, valorizzata e tramandata”, ha dichiarato, richiamando il contenuto della proposta di risoluzione presentata dal gruppo. Parolari ha spiegato che la risoluzione punta a rafforzare l’insegnamento delle lingue minoritarie in tutti gli ordini scolastici, anche attraverso metodologie immersive come il CLIL e l’inserimento delle lingue di minoranza nel progetto trentino del trilinguismo. “Non focalizziamoci solo sull’insegnamento della lingua minoritaria, ma su un ragionamento più ampio di plurilinguismo”, ha osservato, sottolineando il valore del bilinguismo e del plurilinguismo anche in termini di “flessibilità cognitiva” per gli studenti. La consigliera ha inoltre richiamato il tema della formazione e della stabilizzazione del personale docente nelle scuole di montagna, oltre alla necessità di investire in piattaforme digitali, contenuti multimediali e nuovi strumenti tecnologici per rendere le lingue minoritarie “attuali e integrate nelle nuove tecnologie”. Nel passaggio conclusivo dell’intervento, Parolari ha insistito sull’importanza della collaborazione tra territori e istituzioni locali. “Non sempre quello che è piccolo è bello”, ha affermato, invitando le comunità e gli enti locali a sviluppare maggiori forme di cooperazione per garantire servizi più efficaci e sostenibili nei territori di minoranza.
De Bertolini: tutela è responsabilità
Quello di oggi, per il consigliere Andrea de Bertolini è “un momento di confronto e condivisione” sul significato più profondo dell’autonomia trentina. Secondo De Bertolini, le minoranze linguistiche rappresentano “il primo autentico fattore della nostra autonomia provinciale” e costituiscono un elemento fondante dell’identità storica e istituzionale del Trentino. Nel suo intervento, il consigliere ha utilizzato l’immagine di un “alfabeto valoriale minimo condiviso” per descrivere il patrimonio culturale e linguistico che tiene insieme la comunità trentina. “Un esperanto autonomista non costruito in modo artificiale, ma ritrovato nel nostro Dna”, ha affermato, richiamando il concetto di geografia umana come relazione tra comunità, identità e territori. De Bertolini ha sottolineato come la tutela delle minoranze linguistiche rappresenti “l’essenza ontologica” dell’autonomia speciale e il frutto del percorso storico e diplomatico nato dall’Accordo De Gasperi-Gruber. “Ciò che oggi siamo è il testamento spirituale di quell’accordo”, ha dichiarato, ricordando il ruolo svolto dal Trentino nella mediazione tra Roma e le istanze delle minoranze linguistiche sudtirolesi e trentine. Ampio spazio è stato dedicato anche al valore internazionale del modello autonomistico trentino. Il consigliere del Pd del Trentino ha richiamato il riconoscimento ottenuto a livello ONU per la tutela delle minoranze linguistiche, sottolineando come il tema delle minoranze non riguardi soltanto le lingue, ma più in generale “la tutela delle minoranze in senso ampio”, comprese le marginalità sociali e territoriali. Secondo de Bertolini, la tutela delle minoranze linguistiche deve diventare anche uno strumento per rinnovare continuamente l’autonomia speciale e rafforzarne il ruolo europeo. “Solo chi è consapevole di quel Dna e di quel comune denominatore valoriale può farsi carico con responsabilità delle scelte prospettiche”, ha affermato, invitando le istituzioni trentine a mantenere una capacità di dialogo trasversale per difendere e consolidare l’autonomia. Nel passaggio finale dell’intervento, il consigliere ha richiamato anche alcune sfide future strategiche per il territorio, a partire dalla gestione delle risorse idriche e dalla capacità della Provincia di affrontare in modo unitario le grandi questioni legate all’autogoverno. “L’acqua attraversa, bagna e accomuna”, ha osservato, definendo la gestione del demanio idrico “una responsabilità enorme” per il futuro dell’autonomia trentina. Concludendo il proprio intervento, de Bertolini ha definito la seduta consiliare “un momento importante nella sua profonda dimensione simbolica”, auspicando che il confronto sulle minoranze linguistiche contribuisca a costruire “la scrittura di ciò che dovrà essere la nostra autonomia”.
Masè: attenzione alla fascia 0-6
Nel suo intervento in Aula, la consigliera provinciale Vanessa Masè ha evidenziato il lavoro svolto nella legislatura a favore delle minoranze linguistiche, richiamando in particolare gli interventi dell’assessore Simone Marchiori, della presidente dell’Autorità per le minoranze linguistiche Katia Vasselai e dei rappresentanti delle comunità ladina, mòchena e cimbra. “Molto è stato concretamente fatto, anche se naturalmente molto rimane ancora all’ordine del giorno”, ha affermato. Masè ha posto particolare attenzione al tema dei servizi educativi 0-6 anni nei territori di minoranza linguistica, ricordando l’ordine del giorno collegato alla legge provinciale 1 del 2026 di cui è stata promotrice. Il documento impegna la Giunta provinciale a garantire “tutte le condizioni necessarie alla salvaguardia, al consolidamento e all’implementazione dei servizi integrati 0-6” nei territori ladini, mòcheni e cimbri, con particolare riferimento alla tutela del servizio educativo linguistico di Luserna e allo sviluppo del progetto educativo a Fierozzo. “Le istituzioni scolastiche rappresentano presìdi culturali delle rispettive comunità”, ha sottolineato. Nel corso dell’intervento, la consigliera de La Civica ha espresso sostegno alla prima delle risoluzioni discusse in Aula, definendola coerente con i temi emersi durante gli incontri istituzionali nei territori di minoranza. “Il tema delle minoranze linguistiche non rappresenta un capitolo accessorio della nostra autonomia, ma uno dei suoi fondamenti più autentici e profondi”, ha dichiarato. Masè ha inoltre richiamato il significato storico e simbolico della Festa dell’Autonomia del 5 settembre, collegandola direttamente all’Accordo De Gasperi-Gruber e al percorso autonomistico del Trentino. “Inserire uno spazio dedicato alle comunità ladina, mòchena e cimbra significa rendere questa giornata più completa, più rappresentativa e più aderente alla nostra storia”, ha osservato, definendo la proposta contenuta nella risoluzione “un atto di coerenza istituzionale e culturale”. La consigliera ha poi sottolineato l’importanza del sostegno economico agli sportelli linguistici e ai servizi territoriali, oltre al valore strategico dell’innovazione tecnologica per la tutela delle lingue minoritarie. “Le nuove tecnologie possono diventare un alleato prezioso nella tutela linguistica”, ha affermato, evidenziando come strumenti digitali e collaborazioni europee possano rafforzare le comunità linguistiche alpine. Nel passaggio conclusivo dell’intervento, Masè ha ribadito che “difendere le minoranze linguistiche significa difendere una parte essenziale della nostra autonomia e della nostra identità istituzionale”, invitando le istituzioni a evitare che “comunità numericamente piccole diventino culturalmente marginali”.
Biada: riconoscere anche la minoranza ladina delle valli del Noce
Nel suo intervento in Aula, il consigliere provinciale Daniele Biada ha definito la seduta dedicata alle minoranze linguistiche “un momento importante per il Consiglio provinciale e per l’intera autonomia trentina”, sottolineando il valore istituzionale della scelta di rendere strutturale il confronto tra il Consiglio provinciale e gli organismi di garanzia delle minoranze linguistiche.
Biada ha evidenziato come le comunità ladina, mòchena e cimbra rappresentino “una parte importante della storia e dell’identità del nostro territorio”, richiamando il legame tra tutela linguistica, servizi, scuola, giovani e qualità della vita nelle aree montane. “Una lingua minoritaria non si tutela soltanto con una norma, ma se continua a essere parlata e trasmessa alle nuove generazioni”, ha affermato, ribadendo che la tutela linguistica non può essere separata dalla possibilità per le comunità di continuare a vivere nei propri territori. Nel corso dell’intervento, il consigliere ha riconosciuto il lavoro svolto negli anni da istituzioni, associazioni culturali, scuole e famiglie per mantenere vive lingue e tradizioni locali, definendo la tutela delle minoranze linguistiche “uno degli elementi più antichi della nostra autonomia speciale”. Biada ha poi richiamato il tema dell’identità ladina nelle Valli del Noce, ricordando come in alcune aree, in particolare in Val di Sole, una parte della popolazione continui a riconoscersi in una propria appartenenza linguistica e culturale ladina pur in assenza di un riconoscimento formale da parte della Provincia autonoma di Trento. “Questo dato merita attenzione e approfondimento”, ha dichiarato, precisando che il tema deve essere affrontato “attraverso il dialogo, gli studi storici e linguistici e il confronto istituzionale”. Per questo motivo, Biada ha annunciato il deposito di una proposta di mozione finalizzata ad avviare “un percorso di approfondimento serio, istituzionale e scientifico” sul tema delle identità linguistiche ladine nelle Valli del Noce. La proposta, ha spiegato, è stata sottoscritta anche dalla consigliera Paola Demagri “a dimostrazione del fatto che questi temi devono essere affrontati in modo trasversale e senza appartenenze politiche rigide”. Nel passaggio conclusivo dell’intervento, Biada ha sottolineato come l’autonomia trentina si rafforzi “quando riesce ad ascoltare i territori e accompagnare con equilibrio le evoluzioni sociali e culturali”, invitando le istituzioni a mantenere viva “la memoria e il senso di appartenenza delle comunità” guardando al futuro “con concretezza”.
Brunet
Nel suo intervento in Aula, la consigliera provinciale Antonella Brunet ha ringraziato i rappresentanti delle minoranze linguistiche per il lavoro svolto a tutela delle rispettive comunità, definendo la seduta del Consiglio provinciale “un momento di confronto ma anche di grande apprendimento”, soprattutto per chi non vive direttamente nei territori di minoranza. “Portate qualcosa in più all’interno di questo Consiglio”, ha affermato, sottolineando la passione con cui le comunità ladina, mòchena e cimbra mantengono vive lingua, tradizioni e identità. Brunet ha collegato il tema delle minoranze linguistiche all’approvazione della riforma dello Statuto speciale di autonomia, osservando che la tutela delle comunità linguistiche rappresenta uno degli elementi qualificanti dell’autonomia trentina. “In Trentino le minoranze linguistiche sono tutelate in modo molto più forte rispetto ad altre realtà italiane”, ha dichiarato, evidenziando il legame diretto tra autonomia speciale e garanzie riconosciute alle comunità linguistiche storiche. Nel suo intervento, la consigliera della Lista Fugatti ha richiamato anche il confronto tra la realtà cimbra di Luserna e le comunità linguistiche presenti nel vicino Veneto, sostenendo che in Trentino la tutela linguistica non abbia un carattere “solo folkloristico”, ma rappresenti un vero progetto di mantenimento della lingua e dell’identità culturale. Brunet ha espresso apprezzamento per le risoluzioni presentate nel corso della seduta, soffermandosi in particolare sulla proposta presentata dal consigliere provinciale ladino Luca Guglielmi relativa al rafforzamento della lingua ladina nella scuola dell’infanzia. “Deriva proprio da questa passione e da questa voglia di mantenere vive tradizioni e memoria storica”, ha osservato. La consigliera ha inoltre sostenuto la proposta di coinvolgere a rotazione le minoranze linguistiche nella Festa dell’Autonomia del 5 settembre, definendola “un modo per continuare a sensibilizzare la popolazione trentina sull’unicità e sul valore storico, culturale e identitario di queste realtà”. Nel passaggio finale dell’intervento, Brunet ha evidenziato l’importanza degli investimenti in servizi, infrastrutture, viabilità e strumenti digitali per garantire la vitalità delle comunità linguistiche. Particolare attenzione è stata dedicata alle potenzialità dell’intelligenza artificiale e della traduzione automatica nelle lingue minoritarie. “L’utilizzo di strumenti innovativi potrebbe aiutare molto, soprattutto le nuove generazioni”, ha affermato, sottolineando il valore degli sportelli linguistici e dell’accessibilità degli atti amministrativi nelle lingue di minoranza.
Coppola: raccontare e raccontarsi significa mantenere l’identità
Nel suo intervento in Aula, la consigliera provinciale Lucia Coppola (AVS) ha richiamato il concetto di “restanza” come chiave per comprendere il valore delle comunità linguistiche di montagna e il significato profondo della tutela delle minoranze storiche del Trentino. Coppola ha spiegato di aver voluto costruire il proprio intervento attorno al termine reso celebre dal saggio di Vito Teti, definendolo “la capacità di chi decide con coraggio e determinazione di non andarsene”. Secondo la consigliera, le comunità ladina, mòchena e cimbra rappresentano proprio questo: territori e popolazioni che difendono non solo la propria lingua, ma anche “l’habitat, le tradizioni e il contesto culturale” in cui vivono. Nel corso dell’intervento, Coppola ha proposto anche una riflessione sul concetto di “conservazione”, inteso non come immobilità ma come capacità di custodire e trasformare nel tempo identità e cultura. “Conservare non significa stare fermi”, ha affermato, sottolineando come le comunità linguistiche siano realtà vive, capaci di innovare e rigenerarsi pur mantenendo forte il legame con la propria storia. La consigliera di AVS ha inoltre collegato il tema delle minoranze linguistiche alle trasformazioni sociali contemporanee, dalle migrazioni alla crisi climatica fino allo spopolamento delle aree montane, richiamando la necessità di costruire “nuove pratiche dell’abitare” per consentire alle persone di continuare a vivere nei territori di origine. Nel suo intervento, Coppola ha condiviso anche un ricordo personale legato alla comunità cimbra degli altipiani, raccontando il lavoro svolto dal marito nella raccolta di un vocabolario dedicato al “cimbro minore” parlato in alcune località di Folgaria e dintorni. Un’esperienza che ha definito parte della storia della propria famiglia e “di cui andiamo molto orgogliosi”. Ampio spazio è stato infine dedicato al valore della lingua come elemento identitario fondamentale. “È la lingua che ci dice chi siamo, il nostro modo di pensare e da dove veniamo”, ha dichiarato, esprimendo preoccupazione per il progressivo rischio di estinzione delle lingue minoritarie nel mondo. Per Coppola, la tutela delle lingue storiche trentine passa anche attraverso la valorizzazione della trasmissione orale, dei dialetti e della memoria collettiva delle comunità locali. Concludendo il proprio intervento, la consigliera ha definito la conservazione delle lingue minoritarie “un patrimonio inestimabile” da proteggere per le future generazioni, ribadendo l’importanza di mantenere vive le storie, le tradizioni e le relazioni comunitarie dei territori di montagna.