TRENTO - Assemblea dei
Maestri del Lavoro a Ravina di Trento, messaggio del presidente del Consiglio Claudio Soini: "Le storie delle donne lavoratrici sono un esempio di coraggio e volontà di riscatto sociale e umano".
Nel suo intervento di saluto il presidente Soini ha sottolineato l’impegno dell’associazione sui temi del lavoro, del suo riconoscimento e della formazione, e per far conoscere la storia e le storie delle donne che hanno trovato nel lavoro il riscatto umano, sociale e economico. Racconti che la
Commissione femminile del
Consolato provinciale di
Trento ha voluto raccogliere in un volumetto sobrio ma interessantissimo che è stato realizzato con la collaborazione della Presidenza che ne ha curato la pubblicazione.

Il volume, intitolato “
Le donne raccontano”, contiene una serie di testimonianze delle condizioni della lavoratrici nel Trentino di ieri.
Come il duro e sottopagato lavoro delle donne impiegate nelle miniere di Darzo per cernire la barite; l’eroismo delle madri e delle figlie di Luserna costrette a tirare avanti da sole perché gli uomini erano obbligati a emigrare trasformandole nelle custodi della cultura e della lingua cimbra. Un filo, quello che si dipana nella pubblicazione, caratterizzato dalla resilienza, dal coraggio e dall’intraprendenza del mondo del lavoro al femminile.
“Mi sento onorato, e lo sono a nome di tutto il Consiglio - ha detto il presidente Soini - di aver contribuito alla realizzazione di questa raccolta di testimonianze che stanno a dimostrare, se ce ne fosse bisogno, di quanto dobbiamo a queste donne, al loro coraggio, alla loro dignità, al loro sacrificio e alle loro lotte. Storie di donne che spesso si sono trovate sole ad affrontare lavori durissimi che non terminavano al tramonto perché poi c’erano i figli, la casa, nei momenti più bui, la preoccupazione straziante di mettere qualcosa in tavola. Le pagine di questo piccolo ma grande libro ci consegnano ad ogni riga un richiamo al dovere di continuare, assieme, l’impegno per la più completa parità. Un impegno prima di tutto morale di fronte alle operaie, alle contadine, alle ingegnose imprenditrici che popolano questi racconti ci dobbiamo inchinare rispettosi e orgogliosi di avere avuto nonne e madri come queste”.