TRENTO - Bollette più alte, spese comuni in crescita e sempre maggiori difficoltà nei pagamenti: nei condomìni trentini la pressione dei rincari energetici si riflette direttamente sulla vita quotidiana di migliaia di famiglie. Gran parte del patrimonio edilizio provinciale è infatti datato e poco efficiente, così l’aumento dei costi dell’energia sta trasformando le spese condominiali in una delle principali emergenze economiche per tanti nuclei familiari. È l’allarme lanciato da
Nadia Zambotti, presidente di CONF.A.I.CO, che fotografa una situazione sempre più critica tra rincari, morosità in crescita e difficoltà nella gestione degli edifici.

A incidere in modo determinante sono gli aumenti del mercato internazionale dell’energia, che si riflettono direttamente sulle condizioni economiche delle famiglie e, di conseguenza, sui bilanci condominiali. Secondo le stime del Fondo Monetario Internazionale, nello scenario più grave il caro energia potrebbe arrivare a incidere fino a 2.270 euro annui per famiglia in Italia, con effetti diretti sui bilanci domestici, sulle spese condominiali e tensioni crescenti all'interno degli edifici.
La struttura del patrimonio edilizio trentino rende il territorio particolarmente vulnerabile ai rincari energetici, vista l’elevata presenza di edifici condominiali realizzati prima delle moderne norme sull’efficienza energetica, spesso con impianti centralizzati tradizionali e consumi elevati. «Non si tratta di casi isolati – osserva Zambotti – ma di una fragilità strutturale che oggi emerge con tutta la sua forza». A pesare ulteriormente è anche il fatto che molti condomìni non sono riusciti ad accedere o a completare gli interventi di riqualificazione previsti dal Superbonus 110%.
Rincari che, potenzialmente, possono impattare decine di migliaia di nuclei familiari trentini, soprattutto nelle città e nelle grandi vallate. Secondo il Servizio Statistica provinciale, nel 2024 il territorio conta circa 546.500 abitanti distribuiti in 245.900 famiglie. Le elaborazioni su base catastale indicano inoltre oltre 85.000 edifici residenziali, con una presenza stimata di circa 15.000 condomìni di piccole e medie dimensioni.
Nemmeno le prospettive per i prossimi mesi lasciano intravedere un miglioramento significativo. Da recenti confronti tecnici dell’associazione con operatori del settore energetico, come Dolomiti Energia, emerge che in assenza di cambiamenti nello scenario geopolitico internazionale, i prezzi possano mantenersi su livelli ancora elevati. Già nel secondo trimestre 2026 potrebbero attestarsi attorno a 47-50 euro/MWh per il gas e 120-130 euro/MWh per l’energia elettrica.
A incidere continuano a essere soprattutto fattori internazionali: la disponibilità di gas naturale liquefatto, i vincoli sugli approvvigionamenti e le tensioni geopolitiche pesano ancora più dei fondamentali economici.
In questo contesto, eventuali ritardi nel rientro sul mercato di forniture rilevanti di GNL, come quelle provenienti dal Qatar, potrebbero mantenere alta la pressione sui prezzi, rinviando un possibile riequilibrio solo alla seconda parte dell’anno. «Dalle notizie che leggiamo quotidianamente in questi giorni – prosegue Zambotti – emerge con chiarezza come, nel breve periodo, saranno ancora le dinamiche geopolitiche a determinare l’andamento dei prezzi, rendendo estremamente difficile programmare le spese sia per le famiglie sia per gli amministratori».
Sul fronte interno ai condomìni, gli operatori segnalano anche un aumento delle difficoltà nel pagamento delle spese condominiali, seppure con intensità diverse a seconda dei contesti. Nelle aree a prevalente residenzialità stabile si registrano con maggiore frequenza ritardi nei versamenti e situazioni di morosità; nelle zone con una forte presenza di alloggi turistici il fenomeno appare più contenuto, ma anche meno rappresentativo del quadro complessivo. «Non esiste un dato uniforme – sottolinea Zambotti – ma il segnale è chiaro: cresce la difficoltà nel sostenere spese obbligatorie, collettive e non comprimibili».
Le possibili ricadute nel brevissimo termine: minore liquidità per i condomìni, interventi di manutenzione rinviati e una gestione sempre più complessa per gli amministratori. «La morosità – aggiunge la presidente CONF.A.I.CO – è spesso il primo indicatore di una fragilità economica e sociale più ampia, perché nei condomìni i costi sono condivisi e non possono essere rinviati».
Nel frattempo, le spese comuni continuano ad aumentare. Negli ultimi due anni quelle legate all’energia, in molti condomìni, hanno visto un aumento che si colloca tra il 30% e il 50%, con incrementi che in diversi casi superano i mille euro annui per famiglia. Una dinamica che rende sempre più difficili anche le assemblee condominiali, chiamate a trovare un equilibrio tra il contenimento dei costi e la necessità di intervenire su impianti ormai obsoleti.
«Quella che stiamo vivendo – conclude Zambotti – non è più un’emergenza temporanea, ma una condizione destinata a incidere in modo stabile sulla vita delle famiglie e sulla gestione dei condomìni. Oggi i condomìni rappresentano un vero termometro sociale del territorio: è lì che emergono per primi le difficoltà economiche, le tensioni e la fragilità di molte famiglie. Investire nell’efficienza energetica e sostenere la gestione delle spese comuni significa quindi tutelare non solo i bilanci, ma anche la qualità della vita e la coesione delle nostre comunità».