BRUXELLES - Il Parlamentarium di Bruxelles è il più grande centro visitatori parlamentare d'Europa ed offre un'esperienza multimediale e interattiva dedicata alla storia dell'integrazione europea e al funzionamento delle istituzioni dell'Unione. In questa cornice di eccezione oggi pomeriggio è stata inaugurata La mostra
“Alcide Degasperi, una vita per immagini”, che fino al 15 gennaio 2027 proporrà un omaggio all’uomo, allo statista e al suo progetto di sviluppo del processo democratico europeo.

La mostra è stata organizzata della Presidenza del Consiglio della Provincia autonoma di Trento, con la collaborazione della Fondazione Museo storico del Trentino e della Fondazione Trentina Alcide De Gasperi, a cura di di
Marco Odorizzi e
Elena Tonezzer , con la collaborazione di
Monica Avancini. L’iniziativa – che cade nella ricorrenza degli 80 anni dalla nascita della Repubblica Italiana e dell’Accordo De Gasperi/Gruber - gode del patrocinio dell’Euregio.
Si tratta in sostanza di una summa originale delle mostre degasperiane tematiche proposte a palazzo Trentini di Trento dal 2024 a oggi, ora proiettata su scala europea e nella sede Ue che riconosce ed omaggia De Gasperi come uno dei padri dell’Unione stessa. L’esposizione in territorio belga raccoglie 43 immagini che raccontano i tratti salienti della vita politica e privata dello statista. I pannelli sono retroilluminati per accentuare l’aspetto comunicativo delle fotografie. I brani tratti dai testi degasperiani sono in italiano e in inglese, inquadrando il Qr code posto a fianco delle immagini si può ottenere una traduzione anche in francese, olandese e tedesco.
L’inaugurazione è avvenuta con una presenza molto qualificata di autorità, con una ventina di consiglieri provinciali, l’assessore provinciale
Simone Marchiori , numerosi eurodeputati nonché la nipote di Degasperi
Francesca Romana Castelli e il presidente del Landtag Tirolo
Jacob Wolf.
Ha presenziato la vicepresidente del Parlamento europeo,
Antonella Sberna, accogliendo calorosamente la mostra proveniente dal Trentino. La vicepresidente ha sottolineato il valore di una mostra che va oltre la celebrazione della memoria, invitando a riflettere sull’attualità dell’eredità politica di De Gasperi. Ha richiamato le radici trentine dello statista e il significato dell’80° anniversario dell’Accordo De Gasperi-Gruber, esempio di come il dialogo e la tutela delle minoranze possano trasformare i confini da luoghi di divisione a spazi di incontro. La costruzione europea, ha ricordato, è nata da una precisa scelta politica di cooperazione tra popoli e identità differenti, una responsabilità che ogni generazione è chiamata a rinnovare. Un insegnamento particolarmente attuale, in un tempo di profonde trasformazioni, nel quale la politica deve saper guardare oltre le urgenze del presente per costruire le condizioni del futuro.
E’ seguito il saluto tutto trentino di Alessandro Chiocchetti. Il fassano di Moena è segretario generale del Parlamento Europeo; ha richiamato le parole pronunciate da Alcide De Gasperi due anni prima della sua morte, secondo cui il futuro non si costruisce con la forza, ma attraverso il paziente esercizio del metodo democratico, la ricerca del consenso e il rispetto della libertà. Un messaggio, ha osservato, che conserva una straordinaria attualità di fronte alle sfide che oggi l’Europa è chiamata ad affrontare. Chiocchetti ha infine espresso l’auspicio che la mostra possa raggiungere il maggior numero possibile di cittadini e visitatori del Parlamento europeo, contribuendo a diffondere la conoscenza del pensiero e dell’eredità politica dello statista trentino.
Il presidente del Consiglio provinciale,
Claudio Soini: “Quest’anno – ha detto - ricordiamo anniversari importanti. Il 1946 fu l’anno della
nascita della Repubblica italia. Fu l’anno in cui, per la prima volta, le
donne italiane parteciparono al voto. E fu l’anno in cui prese avvio il
cammino che avrebbe dato forma alla nostra Autonomia regionale.
Il 5 settembre di 80 anni fa seppe cambiare il significato del confine
del Brennero, da baluardo nazionalistico a luogo di incontro tra popoli divisi dalla lingua ma uniti dalla storia e chiamati a sperimentare,
attraverso l’Autonomia speciale riconosciutaci dalla Costituzione,
forme nuove e inedite di convivenza”.
“A fare il suo nome ci sentiamo già a casa in questo palazzo, in questa città così segnata dagli sviluppi di quel sogno europeo che De Gasperi fece in tempo a intravedere, consapevole, come scriverà lui stesso, che
“noi anziani, purtroppo, non vedremo forse la piena maturità. Ma i giovani sì. I nostri figli ci benediranno per gli sforzi compiuti”.
Così invece il presidente della Provincia Autonoma,
Maurizio Fugatti: “Portare la figura e l’eredità di Alcide De Gasperi nel cuore delle istituzioni europee, a ottant’anni dall’Accordo De Gasperi-Gruber, significa riaffermare le radici profonde della nostra Autonomia e il legame indissolubile tra il Trentino e il progetto di integrazione europea. De Gasperi ha saputo trasformare una terra di confine in un laboratorio di convivenza e di autogoverno, dimostrando che l'identità territoriale e la visione sovranazionale non solo possono coesistere, ma si rafforzano a vicenda. Questa mostra al Parlamentarium – ha concluso Fugatti - rappresenta una straordinaria vetrina internazionale per la nostra Provincia, ma soprattutto un richiamo attuale ai valori di dialogo, responsabilità e cooperazione che ancora oggi guidano la nostra azione di governo ed europeista nell'Euregio".
LA VITA DI DE GASPERI NEL PERCORSO ESPOSITIVO
I curatori della mostra –
Marco Odorizzi ed Elena Tonezzer – hanno ben spiegato che Degasperi non coltivava sogni, ma ideali da realizzare con la saggezza della politica. Il progetto di ricostruzione del suo Paese; quello dell’Autonomia della sua terra, il Trentino, e dell’Alto Adige – Suedtirol; quello di un’Europa finalmente in grado di contare sulla scena internazionale perché unita e pacificata. Questo grande trentino, italiano e europeo, quindi, al sogno (troppo spesso nella storia i sogni sono diventati incubi) preferiva la visione. La concretezza, la pazienza e l’intelligenza del costruttore. Le immagini raccolte nell’esposizione di Bruxelles raccontano la storia di un uomo che ha attraversato ed è stato attraversato dalla storia europea del ‘900 e dalle sue tragiche contraddizioni.
La vicenda umana di un figlio di una terra povera: «Io vengo da un ceppo di contadini - scrisse Degasperi - e mio nonno lavorava quella magra terra. che è più roccia che terra, di Sardagna”. Un vero figlio del popolo che, come molti altri, seppe riscattarsi fino ad arrivare ai vertici politico - istituzionali prima della Monarchia Asburgica e poi della sua Italia.
Un’origine umile che Alcide Degasperi non solo non rinnegò mai, ma che portò nel suo ampio bagaglio morale come segno di umiltà. Umiltà ma non debolezza...”Avere carattere, mostrare carattere, difendere il proprio carattere”, scrisse ricordando la lezione di monsignor Endrici, vescovo di Trento. E avere carattere significava anche capire il popolo senza abbandonarsi al suo scetticismo, al rifiuto della politica: «Chi parla di politica agli abitanti delle valli, trova subito nell’uditorio molta diffidenza. “Politica” vuol dire per i più: chiacchiere al vento, frasi senza costrutto, ciarlatanerie…...E tuttavia dalla politica dipendono gli interessi più gravi, più sentiti dell’individuo e del corpo morale. Da questo non si scappa: o la politica la si fa, o la si subisce». E quest’uomo dall’aspetto severo, ma di animo gentile e forte, ebbe chiaro che a subire la politica sarebbero stati i popoli che, nella prima e nella seconda guerra mondiale, vennero inghiottiti da conflitti immani e catastrofici.
In un suo articolo intitolato “L’Europa in crisi”, apparso sul “Il Trentino” nel 1913, quindi alla vigilia della Grande Guerra, espresse un’analisi lucidissima della realtà. Parole che, purtroppo, richiamano la situazione che stiamo vivendo oggi: “Avevamo avuto un lungo periodo di pace e di ricostituzione civile. Per quasi cinquant’anni ogni sforzo nazionale parve concentrarsi nell’intensificare e nel migliorare la vita sociale. Ritorniamo dunque proprio indietro? All’epoca sociale seguirà proprio un’era imperialista e nazionalista? Troppi fatti si ripetono
quotidianamente perché tale domanda non si presenti spontanea.
È come se ad un tratto fosse venuta meno in tutti la fede nelle convenzioni, nei trattati, nella forza del diritto ed ognuno avesse sentito il bisogno di tapparsi in casa rinserrandovisi con il catenaccio e barricandosi ad ogni apertura. Ci sentiamo più che mai stranieri gli uni agli
altri…”. Imperialismo e nazionalismo esplosero nel 1914 e il dramma toccò anche la famiglia Degasperi: Augusto, il fratello minore di Alcide, partì per la Galizia e il fronte orientale con altri 60 mila trentini e nel ‘15 venne fatto prigionieri dai russi. Il 1915 portò la guerra in Trentino: l’Italia dichiarò guerra all’Austria – Ungheria e le nostre montagne divennero fronte. Degasperi si occupò del destino dei 70 mila profughi dei paesi che si trovavano lungo la linea di fuoco e che vennero accolti nelle città di legno dell’Austria interna e della Boemia. Descrivendo il triste corteo di trentini che dalla stazione ferroviaria di Braunau marciava verso il campo scrisse: “Camminando più lestamente sul margine della strada, arrivai in mezzo alla triste processione e mi v’intruppai. Si marciava così fra l’avvenire ed il passato, fra le speranze ed i ricordi, fra la generazione che dopo la guerra costruirà un nuovo mondo e quella che sta chiudendo oramai il suo corso nell’agonia della vecchia Europa che muore”.
Il parto del nuovo mondo fu travagliatissimo e richiese i dolori di un’altra guerra. Degasperi, passato il Trentino all’Italia, continuò la sua vita politica a Roma. Ma un’altra minaccia si stagliava all’orizzonte: la dittatura fascista. Nel 1924 lo statista trentino si schierò contro Mussolini perché la politica del capo del Fascismo era chiara: conquistare il potere con la violenza di cui l’assassinio di Matteotti fu un eloquente esempio. Seguì l’arresto di Degasperi deputato del Ppi e poi i mesi di angoscia per la famiglia rimasta senza mezzi di sussistenza. Gli anni del Regime (e del consenso al Regime) passati, con un modestissimo impiego, nella biblioteca Vaticana, in quel “ultimo baluardo europeo e passatista”, come lo definiva, nel quale si sentiva assediato ma nel quale stava bene e comunque ormai fuori dai giochi politici.
Ma la storia, ancora una volta lo chiamò in scena. Il 25 luglio del 1943 il Regime fascista cadde, ma non era finita. L’8 settembre Roma e l’Italia centro – settentrionale vennero invase dai tedeschi. Per Degasperi quella tempesta rappresentò la rinascita politica, una nuova assunzione di responsabilità. Nel giugno del 1944, liberata Roma dagli alleati, entrò a far parte per la neonata Dc del governo Bonomi e il 10 dicembre 1945 varò il primo dei suoi otto governi della ricostruzione. Si trovò a dover trovare il pane (letteralmente il pane) per un popolo affamato; a ricostruire un Paese semidistrutto e politicamente diviso, ma riuscì a farlo con il paziente metodo democratico e con l’intelligenza politica. Riuscì a tenere unita l’Italia del referendum monarchia – repubblica, nel 1947 a allontanare i comunisti del governo mantenendo sempre aperta la porta del dialogo, a superare, vincendole, le elezioni cruciali del 1948. Il dialogo che era la vera differenza tra Repubblica democratica e Fascismo. “L’antifascismo a cui dobbiamo ancora tenere – scrisse - non è quello impastato di rappresaglie, di bandi e di esclusioni, ma è il criterio che ci serve a identificare, misurare e giudicare gli stessi antifascisti e non fascisti…...l’antifascismo non riguarda la tessera, ma l’animus, i metodi della vita pubblica». Insomma, il metodo democratico e la tolleranza tracciavano (e tracciano) la linea tra il fascismo e l’antifascismo. «Vorrei dire ai partiti: non imprechiamo, non accaniamoci da vinti e vincitori. Uno solo è l’artefice del proprio destino: - disse in un messaggio radiofonico - il popolo italiano che, se meriterà la benedizione di Dio, creerà nella Costituente una repubblica di tutti, una repubblica che si difenda da sé, ma non perseguiti; una democrazia equilibrata nei suoi poteri; fondata sul lavoro ma giusta verso tutte le classi sociali; riformatrice, ma non sopraffattrice, e soprattutto, rispettosa della libertà della persona, dei comuni, delle regioni”. Nasce da qui il suo impegno per l’autonomia della sua terra e per il rispetto dei diritti della minoranza tedesca sudtirolese. La famosa stretta di mano col ministro degli esteri austriaco Gruber siglò, il 5 settembre del 1946, un accordo per riconoscere l’aspirazione all’autonomia dei trentini e i diritti dei sudtirolesi, ma fu anche un passo concreto verso il superamento dell’idea sacrale di confine. Ciò che importava era il livello di democrazia e di libertà che le popolazioni potevano ottenere, non il sangue e il suolo. Con la costituzione della Regione Trentino – Alto Adige Suedtirol (1948) – scrisse - “si è riusciti a trovare la via di una collaborazione italo - tedesca, a creare una specie di soluzione svizzera, venendo incontro anche ai desideri della politica internazionale più larga, che guarda al di là, oltre l’orizzonte delle nostre montagne non soltanto per tutta la nazione italiana ma per l’Europa; siamo in cammino e siamo appena ai primi passi, verso gli Stati uniti di Europa!»
Tutto ciò (e molto altro, come gli aspetti familiari e privati di Degasperi) lo si ritrova negli scatti esposti a Bruxelles, nel centro visitatori da mille ingressi al giorno. E’ un ritorno a casa della memoria di uno dei grandi protagonisti della nascita dell’Unione Europea e della rinascita italiana.