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Il caso della nuova scuola dell’infanzia di Rovereto

L'intervento del Gruppo istruzione "ORA! Trentino Alto Adige"

ROVERETO - Asilo nido di Rovereto, una scelta politica che penalizza le famiglie. La vicenda della nuova scuola dell’infanzia Sant’Antonio di Rovereto pone un tema politico e amministrativo che va oltre il singolo episodio e riguarda il modo in cui vengono programmati i servizi educativi sul territorio. Realizzata con un investimento importante e progettata per ospitare sei sezioni, aprirà invece con cinque sezioni autorizzate.

L'intervento del Gruppo istruzione "ORA! Trentino Alto Adige": "La conseguenza concreta è che ben undici famiglie resteranno escluse rispetto alle aspettative comunicate nei mesi precedenti. Il problema non è la mancanza di spazi fisici. In ambito scolastico, infatti, quando si parla di sezioni non ci si riferisce semplicemente alle aule, ma all’insieme di personale, dotazioni, autorizzazioni e organizzazione necessarie per attivarle. Gli spazi per ospitare sei sezioni esistono; ciò che manca è stata la capacità amministrativa di programmare per tempo risorse e autorizzazioni coerenti con la domanda reale".

"È difficile accettare che la risposta possa essere “ci aspettavamo meno nascite” - proseguono -.
Se si sostiene la necessità di contrastare il calo demografico, promuovere politiche per la famiglia e incentivare l’accoglienza, allora non si possono contemporaneamente contingentare i posti nei servizi educativi essenziali.
C’è una contraddizione evidente tra gli obiettivi dichiarati e le scelte concrete di programmazione. Il rischio è quello di trasmettere un messaggio di rassegnazione all’invecchiamento della popolazione, come se l’aumento della domanda educativa fosse un problema inatteso invece che un segnale da sostenere.
Una politica seria e lungimirante dovrebbe costruire condizioni che aiutino le famiglie e accompagnino eventuali inversioni della tendenza demografica, non limitarsi a registrarle in ritardo.


"Se si realizza una struttura pensata per sei sezioni ma se ne autorizzano soltanto cinque sulla base di stime rivelatesi insufficienti, significa che qualcosa non ha funzionato nel coordinamento tra pianificazione, amministrazione e gestione del servizio. È positivo che sia stato assicurato che nessun bambino resterà senza scuola e che verranno individuate soluzioni alternative. Tuttavia, resta il disagio organizzativo imposto alle famiglie, che avevano pianificato lavoro e vita familiare sulla base di indicazioni diverse. È urgente che l’amministrazione si doti di strumenti di programmazione utili ad evitare queste situazioni; l’educazione dei bambini e la vita delle famiglie non si possono lasciare alla navigazione a vista o al rincorrere le emergenze", concludono.
Ultimo aggiornamento: 17/05/2026 10:24

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