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Il Cal in Consiglio provinciale: seduta dedicata alle autonomie

Confronto sui Comuni

TRENTO - Il CAL in Consiglio provinciale: seduta dedicata al confronto sul sistema delle autonomie e sulle principali criticità dei Comuni. Al centro del dibattito una risoluzione del Cal che propone l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per innovare l’organizzazione degli enti locali e migliorare il rapporto con la finanza locale. Negli interventi introduttivi è emersa la crescente complessità amministrativa, la carenza di personale e la necessità di superare modelli organizzativi ormai superati, soprattutto nei piccoli Comuni. La proposta del tavolo è stata generalmente condivisa come strumento per definire strategie di medio-lungo periodo, puntando su digitalizzazione, formazione, collaborazione tra enti e maggiore equità nella distribuzione delle risorse.

Approvata all’unanimità la risoluzione portata nella seduta congiunta del Consiglio provinciale e nel Consiglio delle Autonomie locali. Il testo, del quale è stato modificato il quinto punto del dispositivo prevede la predisposizione di relazioni tecniche a supporto delle decisioni politiche, contenenti analisi, proposte operative e indicazioni sugli strumenti normativi, finanziari e organizzativi necessari. Il testo rafforza inoltre il collegamento tra modelli di finanza locale e fabbisogni organizzativi dei comuni e attribuisce un ruolo più incisivo al Consiglio delle autonomie locali nei processi decisionali.

Il dibattito

In sintesi, è emersa la richiesta condivisa di un sistema più efficiente, flessibile e cooperativo, capace di rispondere ai nuovi bisogni delle comunità e di rafforzare l’autonomia trentina attraverso scelte concrete e condivise. Nel pomeriggio i lavori sono stati sospesi per trattare su un testo di risoluzione emendato e condiviso.

Gli interventi introduttivi

Ad aprire i lavori della lunga mattinata è stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini che ha salutato i presenti in questa che è la seconda seduta congiunta della legislatura, importante momento di confronto sul sistema delle autonomie locali previsto dalla legge. Il presidente ha ribadito il valore della collaborazione tra istituzioni e il ruolo centrale dei comuni nel dare risposte concrete ai cittadini e ha evidenziato le crescenti complessità amministrative e organizzative degli enti locali, soprattutto nei più piccoli, anticipando la proposta di istituire un tavolo tecnico permanente per innovare il sistema. Richiamando l’attuale contesto storico segnato da instabilità e tensioni che mettono alla prova la fiducia dei cittadini, Soini ha rilevato il bisogno diffuso di avere amministrazioni sensibili e credibili, in cui assumono particolare rilievo la tutela dei valori irrinunciabili che sostengono il modello autonomistico.

Occasioni di confronto come queste sono assolutamente preziose, ha esordito Michele Cereghini. che ha sottolineato in premessa come i comuni concorrano ad assicurare efficacia ed efficienza al sistema autonomistico, rafforzandolo con responsabilità e consapevolezza. I Comuni, ha detto, rappresentano i primi presidi istituzionali cui si rivolgono quotidianamente cittadini e imprese, ma al contempo sono esposti all’incremento di complessità e vincoli amministrativi, che li pongono spesso nella condizione di non poter gestire in autonomia le procedure di gara. Di qui la necessità della condivisione di un percorso che giunga alla definizione di una strategia organizzativa di medio lungo periodo, ha osservato, anticipando la proposta di una risoluzione che avvi il percorso di un tavolo permanente, un organismo tecnico scientifico fondato su elementi tecnici rigorosi. Cereghini ha fotografato un contesto segnato da una crescente complessità amministrativa, dall’aumento degli adempimenti e dalla difficoltà nel reperire personale qualificato, dove i modelli organizzativi tradizionali mostrano ormai tutti i loro limiti, soprattutto nei comuni di dimensioni più ridotte. Da qui si suggerisce la necessità di avviare un percorso strutturato e condiviso che consenta di ripensare il funzionamento degli enti locali, valorizzando la cooperazione tra amministrazioni, la specializzazione delle competenze e l’utilizzo di strumenti innovativi.
La risoluzione si inserisce nel solco di un confronto già avviato tra Provincia e autonomie locali e mira a definire una strategia di medio-lungo periodo capace di coniugare sostenibilità organizzativa, efficienza amministrativa e qualità dei servizi. Un percorso che guarda anche alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, nel rispetto dei principi dell’ordinamento e della centralità della persona. Il tavolo tecnico, composto in modo paritetico da rappresentanti della Provincia e del Consiglio delle autonomie locali, avrà il compito di analizzare i dati, individuare soluzioni operative e proporre interventi normativi e finanziari per accompagnare l’evoluzione del sistema degli enti locali trentini.

Per Carlo Daldoss, presidente della prima Commissione questo secondo incontro della legislatura rappresenta un momento di confronto sul sistema delle autonomie locali e sul rapporto con la Provincia, con l’obiettivo di orientare il lavoro futuro. I Comuni si trovano ad affrontare richieste sempre più complesse in termini di servizi, che richiedono aggiornamento, nuovi strumenti e una revisione dei modelli organizzativi. Le sfide principali riguardano le dinamiche demografiche, il divario tra centri urbani e aree periferiche e la necessità di garantire servizi di qualità su tutto il territorio. Ad avviso del consigliere della Civica, per rispondere a queste esigenze è fondamentale puntare su digitalizzazione, sviluppo territoriale, infrastrutture efficienti e maggiore collaborazione tra enti locali, superando una visione centrata solo sulle grandi città e valorizzando soluzioni tecnologiche e competenze anche nei contesti più piccoli. In un quadro di profondi cambiamenti economici e sociali, diventa a suo parere essenziale rafforzare il ruolo di coordinamento della Provincia e costruire un equilibrio efficace con i Comuni, attraverso uno sforzo condiviso capace di dare risposte concrete ai cittadini. Bene dunque il tavolo tecnico permanente che potrà essere utile se saprà affrontare i nodi strutturali ma contemporaneamente ragionare su scelte economiche e responsabilità comuni: solo attraverso uno sforzo condiviso sarà possibile affrontare le sfide future e costruire insieme risposte concrete.

Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti ha salutato questa seduta “che riveste un profondo significato politico e istituzionale, nella riaffermazione del patto di collaborazione che è esso stesso essenza del nostro sistema”. Nel corso di un articolato intervento il Presidente dell’Esecutivo ha evidenziato le principali criticità del sistema amministrativo, a partire dalla carenza strutturale di personale e dal disallineamento delle competenze rispetto alle nuove esigenze, in particolare quelle legate alla transizione digitale. Una fragilità che si manifesta soprattutto nei Comuni di piccole dimensioni, dove le strutture organizzative risultano più esposte. Di fronte a queste sfide, per Fugatti è necessario investire sul capitale umano e superare la frammentazione amministrativa, promuovendo modelli organizzativi più efficienti e la creazione di poli di competenza. In questa direzione si inseriscono il protocollo d’intesa tra Provincia e autonomie locali e il nuovo percorso di formazione per i segretari comunali. Un altro nodo centrale riguarda per Fugatti la revisione dei criteri di riparto delle risorse: nonostante un quadro complessivamente solido, persistono squilibri, con circa 60 Comuni in difficoltà finanziaria. Da qui l’esigenza di garantire maggiore equità e capacità di programmazione. Sul fronte degli investimenti, sono stati richiamati i 140 milioni di euro destinati ai Comuni per il triennio 25-27 e gli oltre 100 milioni del PNRR per il sistema idrico e la digitalizzazione, interventi che, ha sottolineato il presidente, stanno giungendo a compimento grazie alla collaborazione tra tutti i livelli istituzionali. In conclusione, solo attraverso un lavoro condiviso e modelli amministrativi più flessibili sarà possibile rafforzare il sistema delle autonomie locali e affrontare le sfide future.

I consiglieri provinciali

Walter Kaswalder (Patt) si è concentrato su alcune proposte concrete: ci sono 50 o 60 comuni in difficoltà di bilancio per un totale di 3 o 4 milioni di euro che andrebbero previsti a suo parere in fase di assestamento. Ad avviso del consigliere del Patt serve mettere mano alla legge sul piano regolatore per velocizzare l’iter. Terzo tema, quello delle strade forestali che devono tornare nelle decisioni dei comuni. Infine, l’argomento spopolamento: bisognerebbe diversificare le tariffe dell’Icef in modo che i comuni più distanti dal centro abbiano dei vantaggi. L’autonomia può incidere, ha concluso il Kaswalder, ma se si vuole che la gente resti in montagna occorre utilizzarne gli strumenti.

Per Francesco Valduga (Campobase) i comuni sono fondamentali e questo va dimostrato a partire dalla programmazione delle risorse sul territorio. Valduga ha sottolineato il tema del metodo e quello del lavoro congiunto, che va va promosso da parte della Provincia, ma se questa non lo promuove va preteso dai comuni. Dentro la risoluzione mi piacerebbe ci fosse qualcosa sul parere del Cal, ha detto, rendendolo vincolante per la Pat nella costruzione dei procedimenti legislativi. Tutti dobbiamo poterci esprimere in libertà dentro rapporti istituzionali che prevedano questo scambio, ha detto: solo insieme siamo l’autonomia del Trentino, non dimentichiamocelo mai.

Daniele Biada (FdI) ha ricordato che il sindaco è il vero presidio istituzionale delle comunità. In questo quadro il Cal è il luogo politico e istituzionale nel quale trova rappresentanza la voce dei territori. In questo contesto di rilevanza delle competenze, il rafforzamento delle indennità non dev’essere vissuto come un privilegio, ma come il giusto riconoscimento di una responsabilità pubblica sempre più complessa. Biada ha poi stigmatizzato l’assenza di una rappresentanza della Valle di Non nel Consiglio dei sindaci del Cal. Una valle con una fitta rete di comuni che che rappresentano spesso esigenze diverse rispetto ad altri territori e che non si può considerare marginale. Questa assenza appare tanto più evidente con l’aumento dei numeri dei componenti della Giunta. Accanto a questi rilievi il consigliere ha espresso compiacimento epr i contenuti della risoluzione, che appare condivisibile.

Alessio Manica (PD) ha espresso critiche sul metodo, ritenuto poco partecipato, e chiesto un confronto preventivo più approfondito. Pur condividendo la necessità di rivedere i modelli organizzativi e analizzare i bisogni dei territori, ha invitato a evitare che il dibattito resti solo formale. Ha segnalato criticità nella gestione del tema del ciclo dei rifiuti, con scarso coinvolgimento dei Comuni, e ha auspicato un rafforzamento delle Comunità di valle per ridurre la centralizzazione e migliorare il supporto ai piccoli enti.
Ha poi evidenziato le inefficienze nei procedimenti legislativi, con tempi troppo ristretti per l’espressione dei pareri e sollecitato maggiore chiarezza nella distribuzione delle risorse, distinguendo tra difficoltà reali e inefficienze. Infine, ha richiamato l’urgenza di intervenire su pianificazione urbanistica e capacità amministrativa, aspetti chiave per lo sviluppo dei territori.

Per Eleonora Angeli (Misto) i comuni rappresentano il primo presidio istituzionale per cittadini e imprese, ma oggi questo ruolo è sotto pressione a causa della crescente complessità normativa e della carenza strutturale di personale, soprattutto nei piccoli enti. Senza interventi, il rischio è una riduzione della capacità di programmazione e dei servizi. Per questo serve a suo avviso una risposta strategica fondata su tre direttrici: rafforzare competenze e supporto tecnico, superare la frammentazione organizzativa e garantire equità tra territori. Positiva l’idea del tavolo tecnico permanente, che però dovrà tradursi in uno strumento concreto e condiviso. Il messaggio politico è chiaro: rafforzare i Comuni significa rafforzare l’intero sistema dell’autonomia.

Roberto Stanchina (Campobase) ha ringraziato il Cal e apprezzato al proposta del tavolo che ha auspicato non resti lettera morta. Nel suo intervento Il consigliere di Campobase ha denunciato con forza l’insufficienza delle risposte sul fronte dell’edilizia pubblica, evidenziando il forte divario tra richieste e disponibilità di alloggi. Da qui la necessità di “fare rete” e ampliare le soluzioni, anche valorizzando i centri storici oggi vuoti e affrontando in modo aperto i temi sociali e dell’immigrazione. Ha quindi ribadito l’esigenza di superare le divisioni tra città e valli e di lavorare per una visione realmente unitaria del territorio. Critico infine il suo giudizio sull’azione politica: non si può parlare di “sfide vinte” quando persistono modelli considerati ormai obsoleti e cresce la richiesta, anche dai territori, di un cambio di passo.

Per Christian Girardi (Civica) il tema centrale è la tenuta del sistema delle autonomie locali, in particolare dei piccoli Comuni, oggi messi sotto pressione dall’aumento dei carichi amministrativi e dalla crescente complessità normativa. Valutata positivamente la bozza di risoluzione, soprattutto laddove riconosce che negli ultimi anni il contesto è profondamente cambiato e che servono strumenti nuovi, Girardi ha sottolineato come, rispetto al passato, oggi vi sia una maggiore disponibilità dei territori a collaborare, anche grazie al ruolo delle Conferenze dei sindaci e alle esperienze maturate negli ultimi anni. In questa prospettiva, Comunità di valle e forme di gestione associata sono strumenti utili, sia per sostenere i Comuni sul territorio sia come centri di servizi. Il punto però è che non può esistere una soluzione unica valida per tutto il Trentino: serve flessibilità, perché i territori sono diversi e presentano bisogni differenti. Per questo occorre costruire modelli adattabili, capaci di dare risposte concrete e rapide, senza restare imprigionati nei tempi lunghi delle riforme istituzionali. L’obiettivo finale deve restare uno solo: garantire vantaggi reali ai cittadini, rafforzando l’efficienza tecnica, economica e istituzionale dei Comuni, senza perdere di vista il legame con i territori e le comunità.

Filippo Degasperi (Onda) è partito dal tema della burocrazia e della semplificazione. A suo avviso, i modelli organizzativi dovrebbero seguire la riflessione politica, ragionare al contrario non dovrebbe riguardare questa assemblea. I temi politici sono tanti, ma nella relazione non sono contemplati, mentre sarebbe interessate capire il parere dei sindaci su diversi temi come la mobilità, l‘abitare, l’energia, la sanità, i rifiuti, la partecipazione dei cittadini. L’autonomia, che dovrebbe essere diffusa, sta diventando a suo parere centripeta. Il rischio evidenziato dal consigliere è quello di un territorio in cui lavoro, servizi e funzioni si concentrano nel capoluogo, costringendo cittadini e famiglie a spostamenti continui. Da qui l’invito a prendere atto di questo cambiamento e a decidere con chiarezza quale modello di sviluppo si intenda perseguire: se davvero un sistema policentrico, oppure una struttura sempre più accentrata. Infine, Degasperi ha ribadito la necessità di evitare soluzioni calate dall’alto e di definire una visione coerente su temi strategici.

Lucia Coppola (AvS) ha affrontato il tema della chiusura del ciclo dei rifiuti, esprimendo forte preoccupazione per l’orientamento verso l’incenerimento, considerato una soluzione semplice, ma non sostenibile.
La consigliera ha sottolineato come una quota significativa dei rifiuti possa ancora essere recuperata e valorizzata, attraverso tecnologie come il trattamento meccanico-biologico e altre soluzioni innovative e ha evidenziato le criticità ambientali degli inceneritori in termini di emissioni e produzione di scarti, oltre alla mancanza di sostegno da parte dell’Unione Europea. L’invito di Coppola è a investire su strategie diverse: potenziamento della raccolta differenziata, innovazione nei trattamenti, recupero di materia e riduzione del ricorso alla discarica, con un richiamo della responsabilità politica verso la tutela della salute dei cittadini e del territorio.

Antonella Brunet (Lista Fugatti) ha richiamato le difficoltà quotidiane che i Comuni, soprattutto quelli più grandi, stanno affrontando, a partire dalla carenza e dall’adeguatezza del personale. Brunet ha evidenziato anche le criticità operative su diversi fronti, dalla gestione dei servizi alle risorse limitate, fino alle specificità dei territori montani e sottolineato in questo frangente il lavoro della Giunta provinciale e l’importanza della collaborazione tra istituzioni, enti locali e territori per affrontare queste sfide. Tra i temi prioritari ha richiamato la questione della casa, considerata una delle sfide più rilevanti per il futuro e ha ribadito il valore del dialogo e del contributo dei Comuni e del Consiglio delle autonomie locali, ritenuti fondamentali per costruire risposte efficaci.

Maria Bosin (Patt) ha esordito ringraziando gli amministratori locali per l’impegno quotidiano, evidenziando al tempo stesso le difficoltà operative legate alla carenza di risorse e personale, che spesso impediscono di realizzare interventi già programmati e di rispondere pienamente ai bisogni dei cittadini. Bosin ha condiviso poi la necessità di lavorare in modo più integrato e flessibile tra enti, nel rispetto del principio di sussidiarietà, riconoscendo ai Comuni un ruolo centrale nella definizione delle soluzioni organizzative. Le Comunità di valle vanno a suo avviso valorizzate come centri di servizi e coordinamento, rafforzandone capacità organizzativa e legittimazione istituzionale. In questo senso Bosin ha sottolineato l’esigenza di dare maggiore dignità e riconoscimento anche agli organi di queste realtà, per renderle realmente efficaci nel sistema delle autonomie locali.

Claudio Cia (Misto) ha sottolineato le difficoltà e le responsabilità sempre più gravose che ricadono sui sindaci, spesso esposti anche a rischi amministrativi e a critiche ingiuste, nonostante l’impegno e i sacrifici personali richiesti dal ruolo. Apprezzando la vicinanza della politica provinciale ai territori, ha al contempo evidenziato come la sfida principale per il futuro sia quella demografica, con un progressivo invecchiamento della popolazione che metterà sotto forte pressione i servizi sociali e sanitari. Da qui la necessità di prepararsi fin da subito, investendo non solo in risorse ma anche nella formazione e attrazione di personale sanitario, oltre che nella creazione di condizioni abitative adeguate per favorire la permanenza dei giovani nei territori, soprattutto nelle aree periferiche.

Per Mirko Bisesti (Lega) la Provincia di Trento deve fare una sintesi delle istanze, dei bisogni, della programmazione. Una sintesi anche sociale, di valori, rispetto ai quali dare una traiettoria, costruire una coerenza e insieme la voglia di investire affinché i giovani possano trovare in questa terra l’entusiasmo di vivere e crescere qui. Il capogruppo della Lega ha richiamato la necessità di una linea condivisa e unitaria nelle scelte politiche, sottolineando come solo attraverso una direzione comune sia possibile operare efficacemente nell’interesse del territorio e della comunità.

Andrea de Bertolini (PD) ha ribadito il ruolo centrale dei Comuni come cellule fondamentali del sistema autonomista, sottolineando la necessità di rafforzare in modo strutturato il rapporto con la Provincia, sia sul piano amministrativo sia su quello politico. Le criticità organizzative, gestionali e finanziarie le ha ricondotte anche a scelte politiche non adeguate nel tempo, come il mancato aggiornamento dei criteri di distribuzione delle risorse e le crescenti difficoltà legate al personale. Positiva a suo avviso la proposta di un tavolo di confronto e di modelli organizzativi più flessibili, ma con una cautela: tali strumenti non devono indebolire l’autonomia e il ruolo dei Comuni rispetto alla Provincia. Il tavolo dovrà quindi affrontare non solo prospettive di medio-lungo periodo, ma anche le emergenze attuali, garantendo risposte tempestive e più equilibrate tra i diversi livelli istituzionali.

La parola ai sindaci

Giacomo Redolfi, sindaco di Mezzana, ha espresso apprezzamento per il ruolo dei Comuni, considerati un presidio fondamentale dell’autonomia trentina, che nel tempo ha saputo mantenere la popolazione sul territorio. Oggi però è necessario aggiornare modelli e strumenti organizzativi per rispondere ai nuovi bisogni dei cittadini e rendere i territori ancora attrattivi, soprattutto per i giovani. Redolfi ha sottolineato l’importanza di rafforzare la macchina amministrativa e di superare la frammentazione attraverso processi di aggregazione e nuove forme organizzative, in grado di garantire maggiore efficienza e competenze adeguate. L’obiettivo è a suo avviso costruire un sistema più moderno e strutturato, capace di sostenere le amministrazioni locali e continuare a rappresentare un modello di riferimento per il futuro del Trentino.

Gianni Morandi, sindaco di Nago Torbole, ha sottolineato come vi sia una consapevolezza condivisa del ruolo centrale dei Comuni come presidio delle comunità, ma evidenziato anche la necessità di passare dalle dichiarazioni ai modelli organizzativi concreti. Non si tratta più di chiedere risorse, ha detto, ma di costruire un sistema che permetta ai Comuni di funzionare: avere strumenti, personale e condizioni per utilizzare efficacemente le risorse già disponibili. Ha quindi richiesto un lavoro condiviso con la Provincia, basato sull’autonomia e sulla responsabilità, superando logiche assistenzialistiche. Il messaggio è chiaro: mettere i Comuni nelle condizioni di lavorare bene significa rafforzare l’intero sistema territoriale e garantire servizi migliori ai cittadini, valorizzando davvero l’autonomia trentina.

Marco Morelli, sindaco di Pergine Valsugana, ha auspicato il progressivo rafforzamento delle Comunità di valle e una collaborazione con la Provincia sul tema dell’urbanistica, un argomento di importanza assoluta rispetto al quale occorre trovare una sintesi. Nel suo intervento Morelli ha rivendicato il ruolo del Consiglio delle autonomie locali come luogo di confronto libero dalle appartenenze politiche, dove i sindaci portano innanzitutto i bisogni concreti delle comunità e non rivendicazioni di parte. L’obiettivo, ha sottolineato, non è accusare qualcuno, ma rappresentare problemi reali e contribuire a trovare soluzioni in un contesto di risorse limitate. Infine, ha giudicato positivamente l’idea di un tavolo di confronto con basi tecniche e scientifiche, chiarendo però che le decisioni devono restare in capo alla politica: i tecnici possono supportare, ma non sostituire il livello decisionale.

Alessio Zanoni, sindaco di Riva del Garda è partito dal tema demografico, quello a suo avviso più preoccupante ed è passato al tema delle case di comunità dove unire sanità e sociale, una sfida sulla quale non si può rimanere indietro. Quanto al tema del personale, la carenza organica riguarda i piccoli, ma anche i grandi comuni, ha detto. Zanoni ha richiamato l’attenzione su alcune fragilità sociali e sanitarie che richiedono risposte più coordinate e strutturate da parte delle istituzioni. In particolare, ha sottolineato la necessità di affrontare in modo integrato i temi della vulnerabilità sociale, della salute e della coesione delle comunità e ha evidenziato come la tenuta del sistema dipenda dalla capacità di dare risposte concrete ai cittadini, rafforzando identità, servizi e senso di appartenenza ai territori. Senza interventi efficaci e condivisi, ha aggiunto, il rischio è quello di accentuare gli squilibri e rendere sempre più difficile per le amministrazioni rispondere ai bisogni reali delle comunità.

Alberto Scebro vice presidente della comunità della Vallagarina ha parlato dell’importanza che il tavolo di comunità si interfacci con il futuro tavolo dei comuni. Scebro ha evidenziato il lavoro già avviato tra Provincia, Comuni e Comunità di valle per costruire percorsi condivisi. In questo contesto ha sottolineato l’importanza di riflettere sul ruolo e sulle risorse delle Comunità, in particolare in termini di budget e capacità operativa. Un punto centrale riguarda a suo avviso la carenza di risorse, non solo economiche ma soprattutto umane e qualificate, che rende difficile garantire servizi adeguati ai cittadini. Da qui la necessità di rafforzare l’organizzazione e migliorare l’efficienza, anche valutando forme di accentramento di alcuni servizi, senza però perdere il presidio di prossimità, fondamentale soprattutto nei piccoli Comuni e nei territori più periferici. Ha inoltre richiamato l’urgenza di affrontare sfide concrete come la gestione degli appalti, proponendo soluzioni condivise come centrali di committenza. Il messaggio conclusivo: al di là delle appartenenze politiche, c’è la volontà comune di lavorare insieme per trovare soluzioni efficaci, nell’interesse dei territori e delle comunità locali.

Franco Janeselli, sindaco di Trento, si è detto colpito dalla parole del consigliere Daldoss nell’affrontare il rapporto tra le valli e quella che ha definito “la grande città”. Un tema centrale è a suo avviso quello dell’attrattività: molti giovani sarebbero disponibili a tornare in Trentino, anche nelle valli, ma spesso mancano opportunità lavorative adeguate. Da qui l’importanza di sostenere lo sviluppo economico e la crescita delle imprese in un’ottica di sostenibilità. Infine, Janeselli ha richiamato il tema della governance e della programmazione: strumenti come il protocollo di finanza locale devono diventare a suo avviso veri luoghi di confronto e coprogettazione, evitando logiche già definite “prendere o lasciare” e favorendo invece un processo condiviso e migliorabile, capace di rispondere meglio ai bisogni dei territori.

Il sindaco di Baselga di Pinè Alessandro Santuari ha valorizzato l’impegno quotidiano di amministratori e dipendenti comunali, anche nei piccoli Comuni, che operano con dedizione nonostante crescenti difficoltà. In particolare, ha evidenziato il peso sempre maggiore della burocrazia e dei nuovi regolamenti, che aumentano il carico di lavoro su strutture già fragili e spesso sottodimensionate. Ha inoltre sottolineato come le organizzazioni comunali siano ancora basate su modelli ormai superati, non più adeguati alle esigenze attuali, mentre la trasformazione digitale e i nuovi strumenti tecnologici stanno cambiando profondamente il contesto. Da qui la necessità di avviare un percorso di rinnovamento strutturale e organizzativo, anche attraverso tavoli tecnici condivisi, cogliendo le opportunità offerte dall’innovazione, come digitalizzazione e intelligenza artificiale, per rendere più efficienti i servizi e sostenere concretamente il lavoro degli enti locali.

La sindaca di Arco Arianna Fiorio ha portato la testimonianza diretta di una sindaca alla prima esperienza, che descrive il ruolo come complesso e spesso frustrante, soprattutto per la lentezza della macchina amministrativa e i vincoli burocratici che rallentano l’azione. Ha sottolineato come il fattore tempo sia cruciale: le difficoltà nel dare risposte rapide ai cittadini, in un contesto sociale sempre più fragile, rischiano di alimentare disaffezione verso la politica. Tra le principali richieste: una maggiore semplificazione normativa, con leggi più chiare e stabili; un rafforzamento dell’autonomia dei Comuni, anche sul piano delle assunzioni e delle risorse umane; una distribuzione più equa delle risorse; attenzione a temi concreti come mobilità, casa e sicurezza (polizia locale). Il messaggio finale della sindaca è stato un appello a mettere i Comuni nelle condizioni di agire efficacemente, per poter rispondere davvero ai bisogni dei cittadini.

Giulia Robol, sindaca di Rovereto, ha sottolineato l’importanza della risoluzione proposta come strumento per affrontare la crescente complessità dei sistemi amministrativi, valorizzando al tempo stesso il principio di innovazione. I Comuni, in questo contesto, sono riconosciuti come garanti dei servizi per le proprie comunità, ma inseriti in un sistema più ampio che richiede coordinamento e visione di rete. Robol ha evidenziato come sia fondamentale assicurare equità nell’accesso ai servizi: non devono esistere Comuni di serie A e di serie B, ma tutti i cittadini devono poter contare sulla stessa qualità e disponibilità di servizi, indipendentemente dalla dimensione del territorio. Per raggiungere questo obiettivo è necessario suo avviso rafforzare la collaborazione tra Comuni e Provincia, puntando su flessibilità organizzativa, innovazione e integrazione dei servizi, anche alla luce delle trasformazioni in atto, come la digitalizzazione e i nuovi bisogni sociali e sanitari. Il messaggio centrale è chiaro: solo attraverso un lavoro di rete e un forte investimento nell’innovazione sarà possibile garantire servizi equi, moderni e accessibili a tutte le comunità.

Luca Paolazzi, sindaco di Lavis ha espresso apprezzamento per il lavoro svolto e per l’ascolto dimostrato, sottolineando il valore della seduta congiunta come occasione da ripetere per un confronto concreto e non solo formale. L’autonomia trentina è un sistema fondato su condivisione e collaborazione, evitando derive centralistiche, ha detto. Pur riconoscendo alcune difficoltà operative e strumenti non sempre adeguati, Paolazzi ha evidenziato il ruolo fondamentale dei Comuni nel rispondere ai bisogni delle comunità e garantire qualità della vitae ha richiamato la necessità di un impegno bipartisan a sostegno dei territori, chiedendo maggiore attenzione, risorse e soluzioni concrete, anche rispetto a criticità diffuse come quelle amministrative e organizzative, per mettere i Comuni nelle condizioni di operare al meglio e rafforzare l’intero sistema territoriale.

Nel suo intervento, Michael Rech, sindaco di Folgaria ha preso le distanze dalla narrazione del “sindaco eroe”, sottolineando come esistano nella società difficoltà ben più gravi di quelle vissute nel ruolo istituzionale. Tuttavia, ha evidenziato come, soprattutto nei Comuni medio-piccoli, il sindaco sia chiamato a svolgere molteplici funzioni, spesso andando oltre il proprio ruolo, a causa della carenza di strumenti e risorse. Da qui la necessità di riportare il ruolo del sindaco alla sua dimensione più autentica: quella politica, di rappresentanza e di partecipazione delle comunità. Rech ha inoltre ribadito l’importanza di riconoscere la diversità dei territori: non esiste una soluzione unica per tutti i Comuni, ha aggiunto, ma occorre costruire risposte flessibili, basate sulle specificità locali e sul principio di autonomia. In questo senso, ha apprezzato il percorso di ascolto avviato sul territorio come base per un confronto concreto. In conclusione, Rech ha richiamato l’attenzione anche sul tema ambientale: lo sviluppo deve essere sostenibile e attento agli impatti, evitando sprechi e modelli non più compatibili con le esigenze attuali.
Ultimo aggiornamento: 17/03/2026 23:54:24

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