TRENTO - Il CAL in Consiglio provinciale: seduta dedicata al confronto sul sistema delle autonomie e sulle principali criticità dei Comuni. Al centro del dibattito una risoluzione del Cal che propone l’istituzione di un tavolo tecnico permanente per innovare l’organizzazione degli enti locali e migliorare il rapporto con la finanza locale. Negli interventi introduttivi è emersa la crescente complessità amministrativa, la carenza di personale e la necessità di superare modelli organizzativi ormai superati, soprattutto nei piccoli Comuni. La proposta del tavolo è stata generalmente condivisa come strumento per definire strategie di medio-lungo periodo, puntando su digitalizzazione, formazione, collaborazione tra enti e maggiore equità nella distribuzione delle risorse.
Approvata all’unanimità la risoluzione portata nella seduta congiunta del Consiglio provinciale e nel Consiglio delle Autonomie locali. Il testo, del quale è stato modificato il quinto punto del dispositivo prevede la predisposizione di relazioni tecniche a supporto delle decisioni politiche, contenenti analisi, proposte operative e indicazioni sugli strumenti normativi, finanziari e organizzativi necessari. Il testo rafforza inoltre il collegamento tra modelli di finanza locale e fabbisogni organizzativi dei comuni e attribuisce un ruolo più incisivo al Consiglio delle autonomie locali nei processi decisionali.
Il dibattito
In sintesi, è emersa la richiesta condivisa di un sistema più efficiente, flessibile e cooperativo, capace di rispondere ai nuovi bisogni delle comunità e di rafforzare l’autonomia trentina attraverso scelte concrete e condivise. Nel pomeriggio i lavori sono stati sospesi per trattare su un testo di risoluzione emendato e condiviso.
Gli interventi introduttivi

Ad aprire i lavori della lunga mattinata è stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini che ha salutato i presenti in questa che è la seconda seduta congiunta della legislatura, importante momento di confronto sul sistema delle autonomie locali previsto dalla legge. Il presidente ha ribadito il valore della collaborazione tra istituzioni e il ruolo centrale dei comuni nel dare risposte concrete ai cittadini e ha evidenziato le crescenti complessità amministrative e organizzative degli enti locali, soprattutto nei più piccoli, anticipando la proposta di istituire un tavolo tecnico permanente per innovare il sistema. Richiamando l’attuale contesto storico segnato da instabilità e tensioni che mettono alla prova la fiducia dei cittadini, Soini ha rilevato il bisogno diffuso di avere amministrazioni sensibili e credibili, in cui assumono particolare rilievo la tutela dei valori irrinunciabili che sostengono il modello autonomistico.
Occasioni di confronto come queste sono assolutamente preziose, ha esordito Michele Cereghini. che ha sottolineato in premessa come i comuni concorrano ad assicurare efficacia ed efficienza al sistema autonomistico, rafforzandolo con responsabilità e consapevolezza. I Comuni, ha detto, rappresentano i primi presidi istituzionali cui si rivolgono quotidianamente cittadini e imprese, ma al contempo sono esposti all’incremento di complessità e vincoli amministrativi, che li pongono spesso nella condizione di non poter gestire in autonomia le procedure di gara. Di qui la necessità della condivisione di un percorso che giunga alla definizione di una strategia organizzativa di medio lungo periodo, ha osservato, anticipando la proposta di una risoluzione che avvi il percorso di un tavolo permanente, un organismo tecnico scientifico fondato su elementi tecnici rigorosi. Cereghini ha fotografato un contesto segnato da una crescente complessità amministrativa, dall’aumento degli adempimenti e dalla difficoltà nel reperire personale qualificato, dove i modelli organizzativi tradizionali mostrano ormai tutti i loro limiti, soprattutto nei comuni di dimensioni più ridotte. Da qui si suggerisce la necessità di avviare un percorso strutturato e condiviso che consenta di ripensare il funzionamento degli enti locali, valorizzando la cooperazione tra amministrazioni, la specializzazione delle competenze e l’utilizzo di strumenti innovativi.
La risoluzione si inserisce nel solco di un confronto già avviato tra Provincia e autonomie locali e mira a definire una strategia di medio-lungo periodo capace di coniugare sostenibilità organizzativa, efficienza amministrativa e qualità dei servizi. Un percorso che guarda anche alle opportunità offerte dall’intelligenza artificiale, nel rispetto dei principi dell’ordinamento e della centralità della persona. Il tavolo tecnico, composto in modo paritetico da rappresentanti della Provincia e del Consiglio delle autonomie locali, avrà il compito di analizzare i dati, individuare soluzioni operative e proporre interventi normativi e finanziari per accompagnare l’evoluzione del sistema degli enti locali trentini.
Per Carlo Daldoss, presidente della prima Commissione questo secondo incontro della legislatura rappresenta un momento di confronto sul sistema delle autonomie locali e sul rapporto con la Provincia, con l’obiettivo di orientare il lavoro futuro. I Comuni si trovano ad affrontare richieste sempre più complesse in termini di servizi, che richiedono aggiornamento, nuovi strumenti e una revisione dei modelli organizzativi. Le sfide principali riguardano le dinamiche demografiche, il divario tra centri urbani e aree periferiche e la necessità di garantire servizi di qualità su tutto il territorio. Ad avviso del consigliere della Civica, per rispondere a queste esigenze è fondamentale puntare su digitalizzazione, sviluppo territoriale, infrastrutture efficienti e maggiore collaborazione tra enti locali, superando una visione centrata solo sulle grandi città e valorizzando soluzioni tecnologiche e competenze anche nei contesti più piccoli. In un quadro di profondi cambiamenti economici e sociali, diventa a suo parere essenziale rafforzare il ruolo di coordinamento della Provincia e costruire un equilibrio efficace con i Comuni, attraverso uno sforzo condiviso capace di dare risposte concrete ai cittadini. Bene dunque il tavolo tecnico permanente che potrà essere utile se saprà affrontare i nodi strutturali ma contemporaneamente ragionare su scelte economiche e responsabilità comuni: solo attraverso uno sforzo condiviso sarà possibile affrontare le sfide future e costruire insieme risposte concrete.
Il presidente della Giunta Maurizio Fugatti ha salutato questa seduta “che riveste un profondo significato politico e istituzionale, nella riaffermazione del patto di collaborazione che è esso stesso essenza del nostro sistema”. Nel corso di un articolato intervento il Presidente dell’Esecutivo ha evidenziato le principali criticità del sistema amministrativo, a partire dalla carenza strutturale di personale e dal disallineamento delle competenze rispetto alle nuove esigenze, in particolare quelle legate alla transizione digitale. Una fragilità che si manifesta soprattutto nei Comuni di piccole dimensioni, dove le strutture organizzative risultano più esposte. Di fronte a queste sfide, per Fugatti è necessario investire sul capitale umano e superare la frammentazione amministrativa, promuovendo modelli organizzativi più efficienti e la creazione di poli di competenza. In questa direzione si inseriscono il protocollo d’intesa tra Provincia e autonomie locali e il nuovo percorso di formazione per i segretari comunali. Un altro nodo centrale riguarda per Fugatti la revisione dei criteri di riparto delle risorse: nonostante un quadro complessivamente solido, persistono squilibri, con circa 60 Comuni in difficoltà finanziaria. Da qui l’esigenza di garantire maggiore equità e capacità di programmazione. Sul fronte degli investimenti, sono stati richiamati i 140 milioni di euro destinati ai Comuni per il triennio 25-27 e gli oltre 100 milioni del PNRR per il sistema idrico e la digitalizzazione, interventi che, ha sottolineato il presidente, stanno giungendo a compimento grazie alla collaborazione tra tutti i livelli istituzionali. In conclusione, solo attraverso un lavoro condiviso e modelli amministrativi più flessibili sarà possibile rafforzare il sistema delle autonomie locali e affrontare le sfide future.
I consiglieri provinciali
Walter Kaswalder (Patt) si è concentrato su alcune proposte concrete: ci sono 50 o 60 comuni in difficoltà di bilancio per un totale di 3 o 4 milioni di euro che andrebbero previsti a suo parere in fase di assestamento. Ad avviso del consigliere del Patt serve mettere mano alla legge sul piano regolatore per velocizzare l’iter. Terzo tema, quello delle strade forestali che devono tornare nelle decisioni dei comuni. Infine, l’argomento spopolamento: bisognerebbe diversificare le tariffe dell’Icef in modo che i comuni più distanti dal centro abbiano dei vantaggi. L’autonomia può incidere, ha concluso il Kaswalder, ma se si vuole che la gente resti in montagna occorre utilizzarne gli strumenti.
Per
Francesco Valduga (Campobase) i comuni sono fondamentali e questo va dimostrato a partire dalla programmazione delle risorse sul territorio. Valduga ha sottolineato il tema del metodo e quello del lavoro congiunto, che va va promosso da parte della Provincia, ma se questa non lo promuove va preteso dai comuni. Dentro la risoluzione mi piacerebbe ci fosse qualcosa sul parere del Cal, ha detto, rendendolo vincolante per la Pat nella costruzione dei procedimenti legislativi. Tutti dobbiamo poterci esprimere in libertà dentro rapporti istituzionali che prevedano questo scambio, ha detto: solo insieme siamo l’autonomia del Trentino, non dimentichiamocelo mai.
Daniele Biada (FdI) ha ricordato che il sindaco è il vero presidio istituzionale delle comunità. In questo quadro il Cal è il luogo politico e istituzionale nel quale trova rappresentanza la voce dei territori. In questo contesto di rilevanza delle competenze, il rafforzamento delle indennità non dev’essere vissuto come un privilegio, ma come il giusto riconoscimento di una responsabilità pubblica sempre più complessa. Biada ha poi stigmatizzato l’assenza di una rappresentanza della Valle di Non nel Consiglio dei sindaci del Cal. Una valle con una fitta rete di comuni che che rappresentano spesso esigenze diverse rispetto ad altri territori e che non si può considerare marginale. Questa assenza appare tanto più evidente con l’aumento dei numeri dei componenti della Giunta. Accanto a questi rilievi il consigliere ha espresso compiacimento epr i contenuti della risoluzione, che appare condivisibile.
Alessio Manica (PD) ha espresso critiche sul metodo, ritenuto poco partecipato, e chiesto un confronto preventivo più approfondito. Pur condividendo la necessità di rivedere i modelli organizzativi e analizzare i bisogni dei territori, ha invitato a evitare che il dibattito resti solo formale. Ha segnalato criticità nella gestione del tema del ciclo dei rifiuti, con scarso coinvolgimento dei Comuni, e ha auspicato un rafforzamento delle Comunità di valle per ridurre la centralizzazione e migliorare il supporto ai piccoli enti.
Ha poi evidenziato le inefficienze nei procedimenti legislativi, con tempi troppo ristretti per l’espressione dei pareri e sollecitato maggiore chiarezza nella distribuzione delle risorse, distinguendo tra difficoltà reali e inefficienze. Infine, ha richiamato l’urgenza di intervenire su pianificazione urbanistica e capacità amministrativa, aspetti chiave per lo sviluppo dei territori.
Per
Eleonora Angeli (Misto) i comuni rappresentano il primo presidio istituzionale per cittadini e imprese, ma oggi questo ruolo è sotto pressione a causa della crescente complessità normativa e della carenza strutturale di personale, soprattutto nei piccoli enti. Senza interventi, il rischio è una riduzione della capacità di programmazione e dei servizi. Per questo serve a suo avviso una risposta strategica fondata su tre direttrici: rafforzare competenze e supporto tecnico, superare la frammentazione organizzativa e garantire equità tra territori. Positiva l’idea del tavolo tecnico permanente, che però dovrà tradursi in uno strumento concreto e condiviso. Il messaggio politico è chiaro: rafforzare i Comuni significa rafforzare l’intero sistema dell’autonomia.
Roberto Stanchina (Campobase) ha ringraziato il Cal e apprezzato al proposta del tavolo che ha auspicato non resti lettera morta. Nel suo intervento Il consigliere di Campobase ha denunciato con forza l’insufficienza delle risposte sul fronte dell’edilizia pubblica, evidenziando il forte divario tra richieste e disponibilità di alloggi. Da qui la necessità di “fare rete” e ampliare le soluzioni, anche valorizzando i centri storici oggi vuoti e affrontando in modo aperto i temi sociali e dell’immigrazione. Ha quindi ribadito l’esigenza di superare le divisioni tra città e valli e di lavorare per una visione realmente unitaria del territorio. Critico infine il suo giudizio sull’azione politica: non si può parlare di “sfide vinte” quando persistono modelli considerati ormai obsoleti e cresce la richiesta, anche dai territori, di un cambio di passo.
Per
Christian Girardi (Civica) il tema centrale è la tenuta del sistema delle autonomie locali, in particolare dei piccoli Comuni, oggi messi sotto pressione dall’aumento dei carichi amministrativi e dalla crescente complessità normativa. Valutata positivamente la bozza di risoluzione, soprattutto laddove riconosce che negli ultimi anni il contesto è profondamente cambiato e che servono strumenti nuovi, Girardi ha sottolineato come, rispetto al passato, oggi vi sia una maggiore disponibilità dei territori a collaborare, anche grazie al ruolo delle Conferenze dei sindaci e alle esperienze maturate negli ultimi anni. In questa prospettiva, Comunità di valle e forme di gestione associata sono strumenti utili, sia per sostenere i Comuni sul territorio sia come centri di servizi. Il punto però è che non può esistere una soluzione unica valida per tutto il Trentino: serve flessibilità, perché i territori sono diversi e presentano bisogni differenti. Per questo occorre costruire modelli adattabili, capaci di dare risposte concrete e rapide, senza restare imprigionati nei tempi lunghi delle riforme istituzionali. L’obiettivo finale deve restare uno solo: garantire vantaggi reali ai cittadini, rafforzando l’efficienza tecnica, economica e istituzionale dei Comuni, senza perdere di vista il legame con i territori e le comunità.
Filippo Degasperi (Onda) è partito dal tema della burocrazia e della semplificazione. A suo avviso, i modelli organizzativi dovrebbero seguire la riflessione politica, ragionare al contrario non dovrebbe riguardare questa assemblea. I temi politici sono tanti, ma nella relazione non sono contemplati, mentre sarebbe interessate capire il parere dei sindaci su diversi temi come la mobilità, l‘abitare, l’energia, la sanità, i rifiuti, la partecipazione dei cittadini. L’autonomia, che dovrebbe essere diffusa, sta diventando a suo parere centripeta. Il rischio evidenziato dal consigliere è quello di un territorio in cui lavoro, servizi e funzioni si concentrano nel capoluogo, costringendo cittadini e famiglie a spostamenti continui. Da qui l’invito a prendere atto di questo cambiamento e a decidere con chiarezza quale modello di sviluppo si intenda perseguire: se davvero un sistema policentrico, oppure una struttura sempre più accentrata. Infine, Degasperi ha ribadito la necessità di evitare soluzioni calate dall’alto e di definire una visione coerente su temi strategici.
Lucia Coppola (AvS) ha affrontato il tema della chiusura del ciclo dei rifiuti, esprimendo forte preoccupazione per l’orientamento verso l’incenerimento, considerato una soluzione semplice, ma non sostenibile.