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Caro vita, salari e produttività: in Consiglio provinciale il confronto sulle fragilità del Trentino

Esperti e istituzioni nella conferenza richiesta dalle minoranze

TRENTO - Produttività, salari e costo della vita sono stati al centro della conferenza di informazione ospitata oggi in sala Lenzi dal Consiglio provinciale. L’iniziativa, aperta dal saluto del presidente Claudio Soini, è stata richiesta da Francesco Valduga, Lucia Coppola, Paola Demagri e Alessio Manica per leggere le dinamiche di lungo periodo e individuare i fattori di rischio che incidono su famiglie, imprese e tenuta sociale del Trentino.

In apertura Valduga ha richiamato il senso politico dell’iniziativa: migliorare la vita dei cittadini attraverso lavoro di qualità, salari adeguati e reale potere d’acquisto. “La minoranza — ha detto — non può limitarsi al controllo o alla protesta, ma deve essere prima di tutto proposta”. Coppola ha posto l’accento sul compito delle istituzioni di “avere cura” della vita dei cittadini, indicando tra le emergenze l’adeguatezza dei salari, la casa e il costo crescente degli affitti, problema trasversale per famiglie, studenti e lavoratori. Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli ha portato il punto di vista della Giunta, descrivendo il Trentino come un sistema ancora ricco e resiliente, ma entrato in una fase di maturità economica e sociale nella quale emergono nuovi “acciacchi”. Il Pil resta sopra la media nazionale, ma l’aumento dei costi colpisce in modo asimmetrico le famiglie più fragili. Spinelli ha richiamato casa, demografia, innovazione e welfare: da un lato l’82,4% delle famiglie trentine possiede la prima abitazione, dall’altro chi vive in affitto subisce rincari significativi; entro il 2040, inoltre, il territorio potrebbe perdere circa 23 mila unità lavorative. Da qui la necessità di puntare su crescita qualitativa, autonomia energetica, conciliazione, sostegno alle famiglie e aiuti pubblici legati ai corretti contratti collettivi.

La sessione su produttività e resilienza ha visto Alessandra Proto, direttrice del Centro OCSE di Trento, definire il Trentino un laboratorio in scala ridotta delle grandi trasformazioni globali. Di fronte a shock sempre meno eccezionali, ha spiegato, la risposta non può essere difensiva: occorre rafforzare competenze, filiere, innovazione privata e specializzazioni territoriali, senza importare modelli esterni. Franco Bernabè, presidente del Cda dell’Università di Trento, ha richiamato il paradosso italiano: un Paese spesso descritto per le sue fragilità, ma tra le maggiori economie manifatturiere ed esportatrici del mondo. Il problema, ha detto, non è l’assenza di imprese produttive, ma il fatto che siano troppo poche. La produttività, ha aggiunto, non è nemica del lavoro: “La vera alternativa non è fra produttività e lavoro, ma tra aumento della produttività e declino industriale”. Il professore Fabio Pieri ha affrontato il rapporto tra crisi e produttività nei suoi aspetti macro e microeconomici, inserendo il caso trentino nel quadro delle trasformazioni che attraversano sistemi produttivi e mercati. Vincenzo Bertozzi, dell’Ispat, ha illustrato l’andamento dei prezzi: tra il 2008 e il 2025 l’inflazione a Trento è stata del 36,9%, poco sopra la media italiana. I picchi principali sono stati legati a Iva e carburanti nel 2012 e soprattutto alla crisi energetica successiva alla guerra in Ucraina, con l’inflazione cittadina vicina al 13% nel 2022. A pesare sono stati in particolare beni energetici, abitazione, alimentari e servizi ricettivi. Nella seconda parte, Riccardo Salomone, presidente dell’Agenzia del lavoro, ha descritto un mercato del lavoro trentino oggi stabile, con indicatori positivi e senza segnali di rischio sistemico immediato. Le sfide vere riguardano però demografia, reperimento di personale, mismatch tra domanda e offerta e formazione continua. Salomone ha ricordato il raggiungimento degli obiettivi del programma PNRR-GOL, rivendicando il ruolo delle istituzioni territoriali e dell’Autonomia, e ha indicato nell’integrazione tra politiche del lavoro, formazione, pubblico e privato una leva decisiva. Sara Verones, direttrice dell’Ufficio studi e pianificazione delle risorse energetiche della Provincia, ha chiuso il quadro con il tema della resilienza energetica. Il Trentino è un grande produttore idroelettrico, ma gli impianti sono collegati alla rete nazionale: per misurare la sicurezza energetica serve guardare all’autoconsumo. Il fotovoltaico offre margini importanti, soprattutto sulle coperture, ma il contributo delle rinnovabili resta limitato per industria, terziario e trasporti. La crisi del 2022 ha mostrato la volatilità dei prezzi; per questo servono misure strutturali su efficienza, investimenti delle imprese e riduzione della dipendenza dalle fonti più esposte ai mercati.

Caro vita, salari e produttività: in Consiglio provinciale l’approfondimento
Al centro l’andamento del potere d’acquisto, la stagnazione della produttività e la capacità del Trentino di rispondere alle crisi

“Produttività, salari e costo della vita in Trentino: dinamiche di lungo periodo e fattori di rischio attuali” è il tema della due giorni di approfondimento del Consiglio provinciale iniziata questo pomeriggio.
L’iniziativa, richiesta dai consiglieri Francesco Valduga di Campobase, Lucia Coppola di Alleanza Verdi-Sinistra, Paola Demagri del Movimento Casa Autonomia.eu e Alessio Manica del Partito democratico del Trentino, ha messo al centro uno dei temi più sensibili dell’attuale fase economica e sociale: il rapporto tra crescita, salari, produttività, inflazione e capacità delle famiglie trentine di sostenere l’aumento del costo della vita.
Ad aprire i lavori è stato il presidente del Consiglio provinciale Claudio Soini, che ha portato il saluto dell’istituzione consiliare e ringraziato tutti i relatori: “Si tratta di una problematica – ha ricordato - che in questi giorni ha visto anche la relazione della Banca d’Italia che ha pubblicato dei dati che potranno essere propedeutici a questa discussione e anche all’assestamento di bilancio che si terrà a luglio”.
A introdurre la seduta, la dirigente Sandra Perini, che ha sottolineato il lavoro degli uffici e la disponibilità dei relatori e delle strutture di riferimento.
Francesco Valduga di Campobase ha aperto il proprio intervento ringraziando quanti hanno contribuito all’organizzazione della conferenza, definendola un percorso importante di approfondimento e di analisi delle possibili prospettive. Il tema, ha spiegato, deve entrare con forza nelle agende politiche, perché riguarda il senso stesso dell’azione pubblica. “Se dovessimo fare un distillato del senso di fare politica — ha detto — mi viene da dire che è il modo di migliorare la vita di tutti i cittadini. Un obiettivo che non può essere rispettato se non riusciamo a garantire un lavoro di qualità, salari adeguati e reale potere d’acquisto”. Valduga ha richiamato il contesto di “crisi permanente” che, dal 2008 in poi, ha segnato l’economia e la società, sottolineando la necessità non solo di fotografare il presente, ma anche di individuare soluzioni capaci di invertire la tendenza. In questa prospettiva, ha aggiunto, la conferenza rappresenta anche un’occasione per costruire proposte politiche, possibilmente trasversali. Secondo Valduga, infatti, il ruolo della minoranza non può limitarsi al controllo o alla protesta, ma deve essere prima di tutto un ruolo di proposta.
Anche Lucia Coppola (AVS) ha messo al centro il benessere del cittadino: “Lo scopo ultimo delle istituzioni” - ha detto - “è proprio quello di salvaguardare, garantire e avere cura della vita dei nostri concittadini”. La consigliera ha quindi posto l’accento sul tema abitativo, definendolo ormai dirimente: una questione sulla quale, ha affermato, è necessario spendere tutte le energie disponibili, con iniziative capaci di riportare la situazione a condizioni più sostenibili e proporzionate ai redditi delle persone. Coppola ha sottolineato come la casa sia diventata un problema sempre più trasversale, che riguarda studenti, famiglie, lavoratori e persone che cercano un’abitazione in affitto, denunciando anche fenomeni di esclusione e di aumento eccessivo dei canoni. Ha poi richiamato la necessità di intervenire anche su altri fronti del benessere dei cittadini, compreso quello della salute, ricordando che in una Provincia dotata di importanti risorse finanziarie le azioni da compiere dipendono soprattutto da scelte politiche precise. Il benessere dei singoli, ha concluso, riguarda infatti il benessere dell’intera collettività ed è una responsabilità che impegna sia la maggioranza sia le minoranze.
Spinelli: occorre esplorare territori più sfidanti
Il vicepresidente della Provincia Achille Spinelli, ha sottolineato l’ampiezza dei temi posti dalla conferenza, che intrecciano produttività, competitività, salari, costo della vita, welfare e politiche per il lavoro. Il Trentino, ha osservato, può ancora essere rappresentato come un sistema ricco e resiliente, ma si trova ormai in una fase di maturità economica e sociale nella quale emergono anche fragilità strutturali. Il Pil e il Pil pro capite restano sopra la media nazionale, ma le medie, ha ricordato, non raccontano da sole le disuguaglianze interne: l’aumento dei costi pesa infatti in modo asimmetrico, incidendo molto di più sulle famiglie più povere rispetto a quelle con redditi più elevati. Spinelli ha richiamato in particolare il tema della casa, ricordando che l’82,4% delle famiglie trentine possiede l’abitazione principale, ma chi non è proprietario subisce in modo sempre più forte l’aumento degli affitti. Sul fronte salariale, ha evidenziato come il Trentino si collochi in una posizione migliore rispetto alla media nazionale e al Centro-Sud. Ha poi richiamato il nodo demografico, definito una vera emergenza anche per le prospettive economiche: in una proiezione al 2040, il territorio potrebbe perdere circa 23 mila unità lavorative, con effetti diretti sulla capacità di crescita. Ampio spazio è stato dedicato anche al rapporto tra innovazione e sistema produttivo. Secondo Spinelli, il Trentino vive una “doppia velocità”: da un lato un sistema pubblico che investe molto in ricerca e innovazione, dall’altro un tessuto produttivo composto in larga parte da settori tradizionali, come turismo, agricoltura ed edilizia, nei quali la produttività tende a ristagnare. Da qui la necessità, ha spiegato, di favorire una crescita non quantitativa ma qualitativa, capace di aumentare il valore aggiunto e di trasformare la conoscenza pubblica in produttività privata. “Dobbiamo andare oltre la visione della nostalgia — ha affermato — e spingerci verso un territorio più sfidante”.
Il vicepresidente ha quindi richiamato il tema della resilienza energetica, indicando nell’autonomia e nell’efficienza energetica due leve decisive per rafforzare imprese e famiglie di fronte all’instabilità dei mercati. Ha ricordato il ruolo del sistema idroelettrico e degli investimenti nelle fonti rinnovabili, così come la necessità di stimolare le imprese a investire in tecnologie, innovazione e risparmio energetico.
Nella parte finale dell’intervento, Spinelli ha ripercorso alcune politiche provinciali di welfare e sostegno alle famiglie: dagli strumenti legati all’ICEF ai servizi di conciliazione tra lavoro e vita familiare, dagli interventi per il terzo figlio alle misure sperimentali sul trasporto pubblico locale, fino alle iniziative sulla casa e agli interventi per la genitorialità. In questo quadro ha citato anche l’impegno a costruire strumenti più flessibili nei congedi parentali, con una maggiore condivisione tra madre e padre, e l’attenzione alle lavoratrici autonome, imprenditrici e professioniste che scelgono di fare famiglia o di ampliarla. Il punto centrale, ha concluso Spinelli, resta la capacità del sistema pubblico di partecipare ai bisogni delle famiglie, in particolare di quelle con figli minori, con redditi più bassi o con situazioni di disabilità. Tutte le misure richiamate, ha spiegato, devono concorrere a migliorare la contrattazione aziendale, le condizioni di lavoro, la sicurezza e la qualità dell’occupazione. In questa direzione, ha ricordato, il Trentino è tra i pochi territori, forse l’unico in Italia, ad aver impostato una norma sugli aiuti pubblici che lega il sostegno alle imprese all’applicazione dei corretti contratti collettivi e alla garanzia di giuste condizioni per i lavoratori.
Proto: il territorio deve essere capace di adattarsi
La prima sessione, dedicata a “Produttività e resilienza: il Trentino di fronte alle crisi sistemiche”, ha offerto una lettura di lungo periodo delle trasformazioni economiche e sociali del territorio. Alessandra Proto, direttrice del Centro OCSE di Trento per lo sviluppo locale, ha definito il Trentino un laboratorio nel quale osservare, in scala ridotta, molte dinamiche globali. Di fronte a crisi sempre meno episodiche, ha spiegato, la risposta non può essere difensiva: occorre rafforzare le capacità già presenti nel sistema locale. Proto ha richiamato il peso di attività ad alto valore aggiunto spesso poco visibili nelle statistiche tradizionali, come servizi, consulenza, assistenza e manutenzione, e la necessità di affiancare alla forte ricerca pubblica una maggiore innovazione privata. Le politiche industriali, ha concluso, devono partire dalle specializzazioni territoriali, valorizzando competenze, filiere, tecnologie e relazioni.
Bernabè: la forza del sistema Italia è la capacità di reagire alla crisi
Franco Bernabè, presidente del Consiglio di amministrazione dell’Università di Trento, ha richiamato il paradosso dell’industria italiana: un Paese spesso descritto per le sue fragilità — bassa crescita, produttività stagnante, imprese frammentate, ritardo tecnologico e costo dell’energia — ma ancora tra le maggiori economie manifatturiere ed esportatrici del mondo. La forza del sistema, ha spiegato, sta nella capacità di reagire alle crisi, adattarsi e trasformare vincoli strutturali in nicchie di eccellenza globale. Sul fronte della produttività, Bernabè ha osservato che il problema non è l’assenza di imprese efficienti, ma il fatto che siano troppo poche. Da qui la necessità di favorire consolidamento, investimenti, digitalizzazione e filiere più integrate. La produttività, ha concluso, non è nemica del lavoro, ma condizione per difendere salari, competenze e presenza industriale: “La vera alternativa non è fra produttività e lavoro, ma tra aumento della produttività e declino industriale”.
Pieri: Le crisi possono essere occasioni di crescita
Come le crisi - si è chiesto - incidono sulla produttività? Le crisi selezionano le imprese e possono migliorare la produttività di quelle che resistono. Pieri l'ha argomentato segmentando e analizzando i periodi di crisi economica degli ultimi decenni nel nostro Paese. L'Italia ha da decenni bassa produttività in linea generale rispetto alla media Eu. Tra il 2014 e il 2019 la ripresa in Italia è stata a sua volta debole. 2018-2013, grande recessione: momento di gravissima crisi, con effetti certo distruttivi, però è vero che le imprese italiane al capolinea avevano in questa fase produttività minore rispetto alle nuove imprese in entrata. Altro dato: le aziende più produttive sono quelle più rapidamente capaci di riprendere a crescere dopo le crisi. Soprattutto se investono adeguatamente anche negli asset immateriali, altro aspetto su cui l'Italia non brilla.
Bertozzi: tra 2008 e 2025 inflazione del 36.9%.
Vincenzo Bertozzi, sostituto dirigente dell’Istituto di statistica della Provincia di Trento, ha aperto il proprio intervento con una premessa metodologica sull’indagine dei prezzi, chiarendo che il paniere utilizzato comprende oltre 1.900 beni e servizi di consumo immediato e che, quando si parla di inflazione a Trento, il riferimento è al Comune capoluogo e non all’intero territorio provinciale. Ha poi ricordato il peso particolare che, nel paniere locale, assumono i servizi ricettivi e di ristorazione, pari a quasi un terzo dell’indice, molto più della media nazionale. Entrando nei dati, Bertozzi ha spiegato che tra il 2008 e il 2025 l’inflazione a Trento è stata del 36,9%, poco superiore alla media italiana, attorno al 35%: una differenza contenuta se letta nell’arco di diciotto anni. I principali picchi sono stati legati all’aumento dell’Iva e dei carburanti nel 2012, alla fase 2017-2018 e soprattutto alla crisi energetica seguita alla guerra in Ucraina, che ha portato nel 2022 l’inflazione cittadina vicino al 13% annuo. Secondo Bertozzi, sono stati soprattutto i beni energetici a guidare la dinamica dei prezzi: nell’autunno 2022 i rincari tendenziali hanno raggiunto anche il 75%, mentre la successiva discesa è stata più lenta e meno intensa, senza un ritorno ai livelli precedenti. Tra le divisioni più colpite figurano abitazione, prodotti alimentari e servizi ricettivi, mentre abbigliamento e calzature hanno avuto a Trento una dinamica molto contenuta. Nella carellata sui prezzi, ha rilevato come di fattoTrento non si sia discostata dal dato medio delle altre regioni italiane, mentre Bolzano ha registrato un aumento maggiore. Sul tema delle retribuzioni, tra 2010 e 2023 c’è stata una inflazione di circa il 29%, con una perdita di potere d’acquisto pari al 10,1%. “Nel 2023 le famiglie hanno avuto una erosione del rettito di circa 2500 euro rispetto al 2010”. Le famiglie, ha concluso, fanno sempre più fatica ad arrivare a fine mese.
Salomone: Non c’è preoccupazione per una crisi sistemica
Riccardo Salomone, presidente dell’Agenzia del lavoro di Trento e professore ordinario di Diritto del lavoro all’Università di Trento, ha richiamato il quadro attuale del mercato del lavoro trentino, definendolo complessivamente stabile e caratterizzato da indicatori positivi: tasso di attività, occupazione, disoccupazione, assunzioni e cassa integrazione non segnalano, al momento, elementi di rischio sistemico. Questo, ha precisato, non esclude situazioni puntuali di difficoltà, ma consente di guardare soprattutto agli scenari futuri. Tra le sfide principali Salomone ha indicato il tema demografico, il reperimento di personale e il disallineamento tra domanda e offerta di competenze. La produttività, ha spiegato, non può passare solo dalla valorizzazione dell’impresa, ma anche da quella delle persone che vi lavorano, dai manager ai lavoratori a ogni livello. Centrale, in questa prospettiva, è la formazione, non solo in ingresso ma lungo tutto l’arco della vita. Salomone ha quindi ricordato il raggiungimento, da parte del Trentino, degli obiettivi del programma PNRR-GOL, sottolineando il ruolo delle istituzioni territoriali e dell’Autonomia. Il valore più importante di quell’esperienza, ha aggiunto, è l’integrazione tra politiche del lavoro e formazione, tra pubblico e privato. Le politiche attive, ha concluso, non riguardano solo le persone in cerca di occupazione, ma anche le imprese e l’intero sistema economico, che ha bisogno di competenze, professionalità e capacità di adattamento.

Verones: impatto delle rinnovabili ancora limitato
A completare il quadro è stato l’intervento di Sara Verones, direttrice dell’Ufficio studi e pianificazione delle risorse energetiche della Provincia autonoma di Trento, che ha affrontato il tema della resilienza del sistema trentino di fronte alle crisi energetiche, un fattore sempre più decisivo per famiglie, imprese e istituzioni. Ha sottolineato come il Trentino sia un grande produttore idroelettrico, con una quota rilevante della produzione nazionale, ma ha chiarito che gli impianti sono connessi alla rete elettrica nazionale e non funzionano come sistemi isolati a servizio diretto di imprese o territori. Per valutare la reale sicurezza energetica, dunque, occorre guardare soprattutto alla quota di energia rinnovabile autoconsumata nei diversi settori. Da questo punto di vista, ha evidenziato, il fotovoltaico offre margini importanti di sviluppo, in particolare sulle coperture degli edifici, dove esiste un potenziale significativo. Tuttavia, l’impatto attuale delle rinnovabili resta ancora limitato nel settore industriale, nel terziario e nei trasporti, mentre appare più evidente nel comparto domestico e turistico, anche grazie all’effetto delle detrazioni fiscali e degli impianti abbinati alle batterie. Verones ha quindi richiamato la crisi energetica del 2022, seguita all’invasione dell’Ucraina, che ha portato a forti oscillazioni dei prezzi dell’energia elettrica e del metano. Pur in un quadro oggi meno traumatico, ha spiegato, i prezzi restano più alti rispetto al passato. Da qui la necessità di proseguire con misure strutturali, orientate all’efficienza energetica, agli investimenti delle imprese, allo sviluppo del fotovoltaico e alla riduzione della dipendenza dai prodotti energetici più esposti alla volatilità dei mercati.
La conferenza ha rappresentato un primo momento di approfondimento su una questione che attraversa in modo trasversale la vita economica e sociale del territorio. Il tema del caro vita, infatti, non riguarda soltanto l’aumento dei prezzi, ma chiama in causa la qualità del lavoro, il livello dei salari, la produttività del sistema, la competitività delle imprese e la capacità delle politiche pubbliche di intervenire sulle disuguaglianze e sulla sicurezza economica delle famiglie.
Il percorso proseguirà mercoledì 24 giugno, sempre in Consiglio provinciale, con una seconda giornata dedicata in particolare al punto di vista delle categorie economiche, del mondo sindacale, delle associazioni agricole, della cooperazione e delle organizzazioni di tutela dei consumatori. Al centro del nuovo appuntamento ci saranno l’impatto dell’incertezza sistemica sulle imprese trentine, il potere d’acquisto, i salari, il welfare e le conseguenze del caro vita su cittadini e famiglie.
Ultimo aggiornamento: 19/06/2026 18:39

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