-

UniTrento: Autismo, su TikTok non tutto è fake

TRENTO - Le persone autistiche hanno paura di andare ai concerti. Se un bambino (o una bambina) evita lo sguardo durante una conversazione è sicuramente il segnale di un disturbo dello spettro autistico. Sono due esempi di frasi, tra le più diffuse, che rischiano di alimentare informazioni false e luoghi comuni sulla neurodiversità. E che i social network potrebbero rafforzare e rendere virali. Ma non tutti i video che girano per esempio su TikTok che riguardano l’argomento “autismo” sono disinformazione.
È quanto emerge da un lavoro condotto dal Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive dell’Università di Trento che ha analizzato in modo sistematico i contenuti in lingua italiana pubblicati su TikTok con l’hashtag autismo e appena pubblicato dalla rivista Journal of Autism and Developmental Disorders.
Lo studio. La ricerca ha preso in esame 148 video in italiano pubblicati tra il 2020 e il 2024. Da questi sono state estratte 408 affermazioni informative sull’autismo, successivamente analizzate singolarmente. A differenza di altri studi precedenti, che valutavano l’accuratezza dei video nel loro insieme, il gruppo di ricerca trentino ha adottato un approccio più dettagliato, concentrandosi sulle singole informazioni veicolate.
Ogni affermazione è stata classificata da tre esperti clinici come “accurata”, “sovra-generalizzata” o “inaccurata”, sulla base delle conoscenze scientifiche attuali.
Un esempio di informazione inaccurata è l’affermazione: «È possibile determinare se un bambino è autistico solo utilizzando il test Wisc». In questo caso l’informazione è scientificamente errata, perché il Wisc (Wechsler intelligence scale for children), un test d'intelligenza clinico standard che valuta le capacità cognitive nei bambini e adolescenti dai 6 ai 16 anni, non è uno strumento diagnostico per l’autismo. La diagnosi di autismo, infatti, si basa su una valutazione clinica complessa e multidimensionale, che integra osservazione, anamnesi e diversi strumenti standardizzati.
Rientrano invece nella categoria delle sovra-generalizzazioni le frasi citate all’inizio che riguardano la paura dei concerti e lo sguardo sfuggente. In questi casi non si tratta di affermazioni completamente false, ma di enunciati che trasformano una possibile caratteristica individuale in una regola generale sempre vera, utilizzando un universale implicito che non tiene conto dell’eterogeneità dello spettro autistico.
Un esempio di informazione accurata è invece: «Gli interventi precoci possono migliorare le capacità comunicative nei bambini autistici». Numerosi studi mostrano infatti che interventi avviati nei primi anni di vita sono associati a progressi nelle abilità comunicative, sociali e adattive, pur con esiti variabili da persona a persona.
I risultati.
I dati complessivi indicano che circa il 70 per cento delle informazioni analizzate è risultato accurato, mentre il 20 per cento è stato classificato come sovra-generalizzato e solo il 9 per cento come chiaramente inaccurato. Un dato che restituisce un quadro più equilibrato rispetto a precedenti ricerche condotte su contenuti in lingua inglese, dove la percentuale di informazioni errate risultava sensibilmente più alta, pari al 41 per cento.
«Valutare le singole informazioni ci ha permesso di cogliere meglio la complessità dei contenuti», spiega Alessandro Carollo, primo autore dello studio. «Un video può contenere molte affermazioni corrette e una sola imprecisa: giudicarlo nel suo insieme rischia di dare un’immagine distorta. Analizzando frase per frase, emerge che il quadro generale è spesso più accurato di quanto si pensi».
Lo studio evidenzia anche che la valutazione dell’accuratezza è un compito complesso persino per persone professioniste del settore e con esperienza clinica: l’accordo tra loro è risultato moderato, soprattutto quando si trattava di distinguere tra informazioni inaccurate e sovra-generalizzate. Questo dato sottolinea quanto sia facile scivolare in semplificazioni, soprattutto in un ambito complesso come quello dell’autismo.
Le stesse affermazioni sono state poi valutate anche da due modelli di intelligenza artificiale ampiamente utilizzabili dal pubblico, ChatGPT 4.0 mini e Gemini 1.5 Flash. ChatGPT ha mostrato un livello di accordo con gli esperti simile a quello osservato tra i professionisti, adottando un approccio più prudente. Gemini, invece, ha teso più spesso a considerare accurate affermazioni giudicate dagli esperti come imprecise o sovra-generalizzate.
«L’intelligenza artificiale può essere uno strumento di supporto utile, ma non un sostituto dell’esperienza clinica», sottolinea Gianluca Esposito, direttore del Dipartimento di Psicologia e Scienze cognitive e corresponding author del lavoro. «I nostri risultati suggeriscono che questi sistemi possono aiutare a segnalare contenuti potenzialmente problematici, ma vanno utilizzati con cautela, soprattutto quando si parla di salute».
Secondo gli autori dell’articolo, questo lavoro apre la strada allo sviluppo futuro di sistemi di alert o indicatori di affidabilità sui social media, in grado di fornire agli utenti un contesto sulla qualità delle informazioni. Un supporto utile soprattutto per genitori e persone in cerca di informazioni, in un ecosistema digitale in cui Tik Tok rappresenta al tempo stesso una risorsa di informazione, connessione e condivisione, ma anche un potenziale veicolo di semplificazioni e fraintendimenti.

Lo studio "Accuracy of Autism-Related TikTok Information in Italian: A Comparison Between Human Raters and Large Language Models" ha coinvolto anche il Center for Augmented Intelligence della Fondazione Bruno Kessler, il Drexel Autism Institute della Drexel University di Philadelphia, la University of Miami, l’UCL Institute of Education della University College London. È stato pubblicato sulla rivista scientifica Journal of Autism and Developmental Disorders.
È disponibile a questo link: https://link.springer.com/article/10.1007/s10803-026-07249-9 (doi: 10.1007/s10803-026-07249-9)
Ultimo aggiornamento: 18/02/2026 14:36:12

ULTIME NOTIZIE