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Tutela dei minori: a Brescia il confronto promosso dal Brescia Calcio Femminile

All’Auditorium San Barnaba si è svolto l’incontro promosso dal Brescia Calcio Femminile dedicato alla tutela dei minori nel calcio giovanile. Un tema su cui il club riconosce una responsabilità diretta e a cui dedica attenzione ogni giorno nel lavoro con le proprie ragazze.
Ad aprire la serata è stata Anna Frattini, Assessora alle Politiche educative del Comune di Brescia, che ha evidenziato il valore del lavoro portato avanti dalla società, sottolineando come l’attenzione non sia rivolta solo al risultato sportivo, ma alla crescita e allo sviluppo delle ragazze.
Un concetto ripreso anche dalla Presidente Clara Gorno, che ha richiamato il senso di responsabilità di chi opera nello sport: se ciascuno svolgesse pienamente il proprio ruolo, non ci sarebbe bisogno di difendere diritti fondamentali. Un invito a mettere al centro le persone, a partire dai più giovani.
L’intervento dell’avvocato Anna Maria De Mattei ha offerto una lettura concreta del tema, sottolineando come lo sport non sia solo attività fisica o competizione, ma uno spazio educativo e relazionale in cui la tutela deve essere garantita.
Allenatori e società sono chiamati non solo a insegnare, ma anche ad ascoltare e intercettare segnali di cambiamento o disagio, da cui nasce la necessità di una formazione sempre più consapevole.
Sul piano psicologico, Romana Caruso, psichiatra e psicoterapeuta, si è soffermata sullo sviluppo fisico ed emotivo delle giovani atlete, sottolineando come lo sport giovanile debba essere prima di tutto uno spazio di crescita. Movimento, gioco e libertà sono elementi fondamentali per uno sviluppo sano, mentre una competizione esasperata rischia di generare ansia, abbandono e disagio.
“Giocare bene con le emozioni aiuta a vincere la partita della vita”, il messaggio che ha accompagnato la chiusura del suo intervento.
Nel corso della serata, Renzo Ulivieri ha proposto una riflessione sul ruolo dell’allenatore oggi, cambiato insieme al mondo e ai ragazzi. Allenare non significa imporre un pensiero, ma educare alla scelta.
Il calcio, ha spiegato, è uno sport in cui ogni situazione è diversa: anche un gesto come il colpo di testa richiede di leggere la traiettoria, immaginare lo spazio, adattarsi fino all’ultimo e reagire alle proprie sensazioni. Un processo che unisce tecnica, percezione ed emozione.
In questo contesto si inserisce anche il tema degli “abusi tecnico-tattici”: quando si toglie al giocatore la possibilità di scegliere, sostituendo la sua lettura con quella dell’allenatore.
Per questo allenare significa lasciare spazio alla scelta, non sostituirsi ad essa.
In chiusura, la Presidente Clara Gorno ha sottolineato come educare significhi anche avere il coraggio di lasciare andare, mettersi nei panni dell’altro e costruire relazioni basate sull’empatia. “Nessuno si salva da solo, solo insieme possiamo farcela”.
È anche da qui che si misura il ruolo di una società: nel modo in cui accompagna le proprie atlete mentre crescono, non solo come calciatrici ma anche come persone.
Ultimo aggiornamento: 14/04/2026 12:57:50

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