BRENTONICO (Trento) - “Dalla cura della persona alla cura del legame: il ruolo dell'Apsp”: questo il titolo dell’incontro che, alla Casa di riposo di Brentonico, ha affrontato il tema della solitudine. Condizione che – è emerso con forza – è un fattore di rischio per la salute: chi è solo è più soggetto a tutta una serie di patologie. Con la moderazione del direttore di Upipa Massimo Giordani, l’incontro ha visto gli interventi del presidente dell’Apsp Fulvio Viesi e della direttrice Mara Aiardi, quindi le relazioni scientifiche di Fabio Cembrani, medico di medicina legale e professore dell’Università di Verona, e della dottoressa Anna D’accordo, psicologa e psicoterapeuta. Il saluto finale è stato del parroco Don Daniele Laghi.
Nelle parole di Fulvio Viesi: «La solitudine è la sfida silenziosa del nostro tempo. Come Apsp la nostra missione non finisce sulla soglia della struttura: dobbiamo raggiungere le persone che, per stare bene, hanno bisogno di legami. L’Apsp può essere ponte tra le generazioni, tra il domicilio e le cure residenziali, tra i bisogni sanitari e il bisogno di socialità».
La direttrice Mara Aiardi spiega: «Ogni giorno, attraverso le attività di Rsa, casa di soggiorno, centro diurno, centro servizi, ambulatori e interventi al domicilio, diamo risposte a circa 150 persone. In questa interazione costante abbiamo colto la condizione, spesso invisibile ma pervasiva, della solitudine.
Continueremo quindi nel nostro impegno, anche di concerto con la Comunità di Valle e Spazio Argento».
Massimo Giordani ha portato il saluto della presidente di Upipa Michela Chiogna, ricordandone l’impegno pluriennale per migliorare il legame tra le strutture e le famiglie, oltre che per riconoscere il ruolo stesso dei familiari nella cura: in tal senso vanno le iniziative di formazione organizzate capillarmente sul territorio.
Fabio Cembrani ha portato evidenze scientifiche rispetto a come la solitudine costituisca un vero fattore di rischio per la salute. Questo vale soprattutto nei casi in cui la solitudine è subita, perché esistono anche situazioni di solitudine scelta – come certe pratiche meditative – che possono avere tutt’altro effetto. Normale chiedersi, dunque, come affrontarla. Smettere di fumare perché fa male è una scelta che si può prendere autonomamente, nel caso della solitudine la semplice volontà chiaramente non basta. Anna D’Accordo si è soffermata sul significato che si attribuisce al sentirsi soli, suggerendo la possibilità di lavorare sulla percezione stessa della solitudine e, di conseguenza, aumentare le possibilità di soluzione.
Tirando le fila, Giordani ha spiegato che la solitudine è un problema diffuso e sottovalutato, che si può affrontare su due livelli. Uno sociale che è relativo al modo in cui la collettività si organizza per creare occasioni di interazione e uno individuale che attiene alla volontà di ciascuno. Quest’ultimo pensiero è tanto più importante quando la relazione è asimmetrica, ovvero quando ci si trova nella condizione di chiedere aiuto, cosa che – purtroppo - spesso genera ancora vergogna.