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Prezzi record dell’urea e stop dal 2028: effetti sul carrello della spesa e sull’agricoltura lombarda

L’agricoltura lombarda è oggi sotto una tripla pressione: prezzi dell’urea ai massimi, un quadro europeo ancora insufficiente per affrontare la crisi dei fertilizzanti e la prospettiva del divieto di utilizzo nel bacino padano dal 2028. Una combinazione che, secondo Cia Centro Lombardia, rischia di produrre effetti rilevanti non solo sulla tenuta delle aziende agricole, ma anche sui prezzi alimentari e quindi sul carrello della spesa dei cittadini, già colpiti dall’aumento del costo della vita e delle bollette energetiche.
Le ultime rilevazioni di mercato della piazza di Torino, in linea con quelle della piazza di Mantova, indicano per l’urea agricola 46% quotazioni comprese tra 835 e 875 euro per tonnellata, valori sostanzialmente doppi rispetto allo stesso periodo dello scorso anno. Il trend conferma una fase di forte instabilità del mercato dei fertilizzanti azotati, con prezzi rimasti su livelli elevati per tutta la primavera 2026.
A livello europeo, la situazione resta complessa. Come evidenziato da Cia Agricoltori Italiani, il piano d’azione della Commissione UE sui fertilizzanti è stato giudicato insufficiente rispetto all’emergenza in corso, in quanto non in grado di garantire interventi immediati efficaci a sostegno delle imprese agricole, pur introducendo alcune misure di medio periodo legate alla sostenibilità e all’innovazione. Secondo l’organizzazione, resta però un forte squilibrio tra obiettivi ambientali e strumenti economici disponibili per le aziende.
“In questa fase l’agricoltura non ha bisogno solo di strategie di lungo periodo, ma di risposte concrete e immediate – afferma Amedeo Cattaneo, Presidente di Cia Centro Lombardia –. I prezzi dei fertilizzanti restano su livelli eccezionalmente elevati e questo si traduce inevitabilmente in maggiori costi di produzione che, lungo la filiera, possono arrivare fino ai prezzi finali dei prodotti alimentari”.
Il quadro si complica ulteriormente con il dibattito normativo legato al futuro dell’urea.
Il DDL ColtivaItalia prevede dal 2028 il divieto di utilizzo dell’urea nel bacino padano, misura finalizzata alla riduzione dell’impatto ambientale ma che, secondo le analisi di Assofertilizzanti basate su Nomisma, potrebbe avere effetti significativi sulla tenuta delle filiere agricole del Nord.
Le stime indicano per le colture cerealicole del bacino padano – in particolare mais, frumento e riso – possibili cali delle rese, peggioramento della qualità e una contrazione del valore del comparto fino al 45%, oltre a un aumento dei costi di produzione pari a circa il 7%.
“Si tratta di una doppia pressione senza precedenti, – prosegue Cattaneo – da un lato costi dei fertilizzanti eccezionalmente alti, dall’altro una prospettiva di cambiamento strutturale delle regole produttive. Il rischio concreto è che questa combinazione si traduca in un aumento dei costi del cibo lungo tutta la filiera”.
Cia Centro Lombardia sottolinea infatti come l’impatto non riguardi solo il settore agricolo, ma anche i consumatori. “Non possiamo ignorare – aggiunge il presidente Cattaneo – che un aumento dei costi di produzione agricola si riflette inevitabilmente sul prezzo degli alimenti. In un contesto in cui le famiglie stanno già affrontando l’aumento delle bollette e del costo della vita, il rischio è quello di un ulteriore aggravio sul carrello della spesa”.
Le alternative all’urea esistono, ma secondo le analisi di settore presentano limiti tecnici ed economici: costi più elevati per nitrato e solfato di ammonio, disponibilità limitata dell’urea con inibitore NBPT, maggiore incidenza dei costi per l’urea ricoperta, necessità di investimenti per l’agricoltura di precisione ancora poco diffusa e applicabilità parziale dell’interramento. Anche i biostimolanti restano strumenti complementari e non sostitutivi.
Cia Centro Lombardia evidenzia infine come nelle province di Milano, Monza e Brianza e Lodi l’impatto possa essere particolarmente significativo, data l’elevata intensità produttiva e l’integrazione con le filiere agroalimentari regionali.
Serve un equilibrio reale tra sostenibilità ambientale e sostenibilità economica – conclude Cattaneo –. Senza questo equilibrio, il rischio è duplice: mettere in difficoltà le aziende agricole e aumentare la pressione sui prezzi alimentari, con effetti diretti sul carrello della spesa dei cittadini”.
Ultimo aggiornamento: 22/05/2026 09:20

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