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Venerdì 23 ottobre 2026
Ozono in Pianura Padana, i dati
V Summit “Aria Pulita per il Veneto” a Venezia, Legambiente diffonde il bilancio dell’estate sulle concentrazioni in atmosfera
I dati impietosi della Lombardia per quanto riguarda l'inquinamento estivo da ozono, che confermano la solidità di “regione europea dell'inquinamento”, sono la fotografia di un ritardo strutturale, che non solo rallenta e dilata i tempi del risanamento, ma aumenta il divario con il resto d'Europa.
A nulla valgono le puerili giustificazioni con cui la politica chiede deroghe e indulgenze alla normativa europea, alla luce di uno svantaggio geografico derivante dalle sfavorevoli condizioni meteoclimatiche della Pianura Padana. Lo svantaggio esiste ed è un dato di fatto, da assumere a cornice programmatoria: se le condizioni sono più difficili, le misure di risanamento devono essere più incisive e innovative, per garantire ai cittadini lombardi le garanzie di qualità dell'aria che la direttiva persegue per tutti i cittadini europei: la salute dei lombardi non vale meno di quella dei portoghesi o dei francesi!
"La Lombardia deve rendersi più credibile agli occhi dell'Europa,” chiede Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia. “Servono politiche coordinate, strutturali, con risultati verificabili: l'elettrificazione nel settore dei trasporti e della climatizzazione, insieme alle politiche per la sostenibilità nel settore zootecnico, sono misure imprescindibili e urgenti. È ora di smetterla con le proroghe al blocco dei diesel Euro5 e con il solito piagnisteo contro le norme europee a tutela della salute dei cittadini: il tempo per agire era ieri, bisogna recupera velocemente il tempo perso.".
L'esempio più notevole è quello dei trasporti e della mobilità: nei giorni scorsi la Regione ha approvato il suo Piano Regionale della Mobilità e dei Trasporti (PRMT), senza alcuna modifica alla traiettoria di programmazione di nuove strade e autostrade destinate ad assecondare una presunta crescita del traffico stradale, mentre, ad esempio, molto poco è programmato per un massiccio e innovativo sviluppo del trasporto pubblico e collettivo, al di là di inderogabili adeguamenti che forse allevieranno i costanti disagi dei pendolari e dei turisti.
Per non parlare di un Programma Regionale della Mobilità Ciclistica (PRMC) che in modo anacronistico emargina questa importante alternativa alla motorizzazione privata al rango di modalità ricreativa, proprio quando l’incidentalità a carico di ciclisti e pedoni, in Lombardia superiore alla media nazionale, è gestita in modo ideologico dalle previste revisioni al Codice della Strada, che responsabilizzano maggiormente le utenze “deboli” rispetto a chi è alla guida di veicoli a motore, da tutelare a ogni costo.
Tutto ciò nonostante le evidenze di un sostanziale fallimento delle recenti infrastrutture stradali - dalla BreBeMi alla Pedemontana - che hanno generato benefici irrilevanti sul traffico, rispetto ai costi pagati dai contribuenti e dai (pochi) utenti delle nuove autostrade. I dati sulle nuove immatricolazioni sono ancora più espliciti: la Lombardia e l'Italia sono i fanalini di coda nella transizione verso veicoli a propulsione elettrica, e ciò per precise scelte politiche, in particolare di Regione Lombardia, che ha puntato a ritardare l'ingresso di questa motorizzazione per favorire i vecchi e inquinanti motori diesel, che continuano a pompare in atmosfera decine di migliaia di tonnellate di NOx, uno dei principali gas precursori dell'inquinamento da ozono.
Inutile sottolineare come questi favori alle corporazioni industriali legate ai motori a combustione interna hanno un duplice costo: da un lato ritardano e mettono fuori gioco l'innovazione nel settore industriale, dall'altro gravano sui polmoni di tutti i cittadini. Un'indolenza politica a cui continuiamo ad assistere, con le continue proroghe al blocco dei diesel Euro5, che invece dovrebbero essere rese incisive e accompagnate da incentivi vincolanti verso la transizione elettrica.
L'altra grande fonte di emissioni, ovvero gli allevamenti intensivi presenti in Lombardia con una intensità doppia rispetto a quella delle altre regioni del bacino padano (e sestupla rispetto al dato del resto d'Italia), continua a concorrere agli inquinamenti, in inverno con le emissioni di ammoniaca, precursore delle polveri sottili, e in estate con quelle di metano, precursore dell'ozono.
La nuova programmazione agricola per il periodo 2028-2034 è la sede in cui affrontare il nodo dell'eccesso di animali allevati nelle stalle lombarde, speriamo che la Regione non si lasci sfuggire anche questa scadenza per affrontare i grandi nodi che sono all'origine di un inquinamento atmosferico ormai fuori controllo.
Ultimo aggiornamento:
23/10/2026 13:03