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Convegno FISC a Trento, l'intervento di monsignor Derio Olivero

La riflessione del vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione CEI per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso ha chiuso l’ultimo giorno di convegno FISC a Trento

Monsignor Derio Olivero: “Serve un ecumenismo in uscita”

In che modo la Chiesa cattolica può abitare un mondo post-secolare, fornendo il suo contributo nello spazio pubblico? È la domanda da cui ha preso le mosse l’intervento di monsignor Derio Olivero, vescovo di Pinerolo e presidente della Commissione CEI per l’ecumenismo e il dialogo interreligioso, nella giornata conclusiva del convegno della Federazione Italiana Stampa Cattolica (FISC), dal titolo “Pianeta in prima pagina. Cronisti del clima”, in corso al Polo culturale diocesano Vigilianum di Trento dal 16 al 18 aprile.

“Tutti noi siamo il nostro punto di vista, anche se ogni tanto ce ne dimentichiamo. E, quando ce ne dimentichiamo, il nostro punto di vista diventa quasi la verità”, ha esordito monsignor Olivero, introdotto da Walter Lamberti, direttore del settimanale La Fedeltà.

“Viviamo nella cosiddetta epoca della secolarizzazione e del post-secolare”, è il dato da cui è partita la riflessione del vescovo di Pinerolo. “L’epoca dell’incanto, che era l’epoca di mia nonna, in cui angeli, santi, Dio e Madonna erano di casa, è finita. Quel mondo è finito. Ma è cambiata davvero la realtà o è cambiato il nostro modo di guardarla?”. Al tempo stesso, ha aggiunto monsignor Olivero, “è in crescita una ricerca spirituale, uno sguardo spirituale, anche sulla natura, che però non si rivolge alle Chiese e alle religioni stabilite”.

In questo mondo, le religioni devono saper abitare lo spazio pubblico. “In quest’epoca le religioni e le Chiese non devono più essere alla ricerca di un proprio spazio, ma nello spazio comune – dove ci sono il problema dell’ambiente e della pace - devono essere capaci di fare da scaletta verso una dimensione spirituale”, ha detto Olivero. Che ha riconosciuto come “una delle grandi tentazioni delle Chiese è quella di essere autocentrate”. “Ma se sei autocentrato, alla fine finisci con l’essere uno spazio a parte.
Vogliamo continuare a mettere insieme delle isole della società? È questo l’ecumenismo? È questa la Chiesa, oppure la Chiesa è un’altra cosa? Questo vale anche per il discorso della laicità. Perché al pensiero della laicità va anche bene questa cosa: ‘che bello che le Chiese non ci rompano l’anima e stiano nel loro spazio’. Alla fine tutti giochiamo a difendere i nostri spazi. Ma, diceva papa Francesco, il tempo è superiore allo spazio. Se ci pensate, le critiche conservatrici alla Laudato si’ chiedevano proprio a Bergoglio proprio di stare nel suo spazio, quello della preghiera e della teologia, senza preoccuparsi dell’ambiente”.

Il compito delle Chiese non è quello di “gestire spazi nostri, ma, nello spazio comune, indicare una lettura particolare del mondo, da credenti. Avere, cioè, un approccio culturale. Stare insieme nello spazio pubblico capaci di dire la propria visione del mondo. Oggi è in gioco questa cosa: riposizionare le religioni nello spazio pubblico. È difficile perfino per noi cattolici farlo. Veniamo da un’epoca in cui eravamo padroni dello spazio pubblico. Ora siamo dentro uno spazio plurale. Come riposizionarci? Non più da padroni, ma nemmeno da arrabbiati perché ci hanno rubato lo spazio o da ritirati nel proprio spazio, dimentichi dello spazio pubblico. Questo vale per tutte le religioni e per tutte le Chiese. E bisogna riposizionarsi sapendo che uno spazio pubblico non è confessionale ma nemmeno neutro: è plurale”.

Monsignor Olivero ha citato una frase di Richard Sennet che indica come, a suo parere, le religioni dovrebbero abitare lo spazio pubblico: “Vivere come uno tra i molti coinvolto in un mondo che non rispecchia solo se stessi”. “Su questo noi cattolici dovremmo andare a scuola, imparare molto”, ha commentato Olivero. “Stare al tavolo alla pari con tutti già non è facile. Ma non è facile soprattutto stare coinvolti in un mondo che non rispecchia solo noi stessi. Fino all’altro giorno in Italia il mondo rispecchiava noi stessi: come si fa la famiglia, come si concepiscono l’uomo e la donna… Ora non è più così. Come stare in modo appassionato in questo mondo? Questa è la grande questione, su cui stiamo lavorando a livello nazionale. E io credo che questa sia la strada da battere per il futuro, per uscire dal secolarismo escludente, che dice che le religioni devono occuparsi solo dello spazio privato. Io amo chiamare questo atteggiamento ecumenismo in uscita”.
Ultimo aggiornamento: 18/04/2026 12:21:45

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