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Arco, un anno senza Renato Ischia

ARCO (Trento) - Si spegneva il 29 aprile dell’anno scorso nella sua Arco, ottantatreenne, Renato Ischia, uno dei più importanti scultori italiani. A un anno di distanza il Gruppo Arti Visive e il comune di Arco con il sostegno della Cassa Rurale AltoGarda-Rovereto lo ricordano con una vetrina alla galleria «Il transito» in via Segantini e con una serata al centro giovani Cantiere 26, mercoledì 29 aprile con inizio alle ore 20.30 e ingresso libero.

Dopo la formazione sotto lo sguardo severo di fra’ Silvio Bottes al santuario della Madonna delle Grazie e l’iscrizione all’Accademia di belle arti di Firenze, Renato Ischia nei primi giorni di ottobre del 1967, ventiseienne, sale sul treno e parte alla volta di Parigi, destinazione la prestigiosa École nationale supérieure des beaux-arts, che di lì a poco accetta la sua iscrizione. Nella capitale francese, dove rimarrà per quasi 13 anni, si fa subito notare: nel 1969, dopo soli due anni, è selezionato per esporre a una mostra all’aeroporto di Orly, l’anno dopo all’Istituto italiano, nel 1971 al Museo Rodin, fino all’esposizione nel tempio dell’arte di Parigi, il Grand Palais, in una mostra omaggio a Michelangelo, dove Renato Ischia espone con gli artisti francesi, mentre per l’Italia ci sono scultori del calibro di Manzù, Marini e Vangi. Fondamentale per la sua formazione è la collaborazione con Apel·les Fenosa, scultore catalano grande amico di Pablo Picasso, col quale Ischia collabora nella realizzazione del monumento a Pablo Casals, nei pressi di Barcellona negli anni 1976-1977. Tornato ad Arco nel 1980, lavora intensamente nella sua grande casa al rione Stranforio realizzando importanti opere pubbliche, profane e sacre, che prendono posto in piazze e luoghi pubblici non non solo in Trentino ma in varie parti d’Italia e in Francia, Spagna e Giappone. È un artista inquieto, spesso angosciato, continuamente alla ricerca di forme nuove, in una eterna metamorfosi che costituisce il tema dominante della sua produzione.
Per le sue sculture utilizza i materiali più diversi: legno, bronzo, pietra, ferro, ceramica raku e resine. All'arte affianca l'insegnamento: è docente all'Accademia delle belle arti di Verona e conduce un partecipato corso del Gruppo Arti Visive di Arco (che ha sede a Massone), nel quale con infinita dedizione si dedica per tanti anni agli aspiranti artisti della sua terra natale.

A Parigi Renato Ischia tornerà solo nel febbraio del 2018 su proposta di Roberta Bonazza, autrice e regista che l'ha conosciuto ad Arco e che di quel momento così decisivo della sua formazione ha sentito dalla sua viva voce il racconto. Li accompagna Luciano Stoffella, che riprende ogni momento del viaggio. In quel ritorno Renato Ischia, a tratti disorientato, spesso commosso, deve prendere atto di una profonda trasformazione nel mondo dell’arte e nella stessa Parigi: i luoghi sono gli stessi, ma tutto è cambiato. Un capitolo fondamentale del film, che sarà intitolato «Ritorno a Parigi», è negli incontri con i vecchi amici pittori e scultori e con lo storico e critico d’arte Gérard Xuriguera, che fortunatamente mantengono freschezza e corrispondenza di visioni. Il film, intimo e intenso, rende un doveroso omaggio alla statura artistica di Renato Ischia, uomo schivo e defilato, e allo stesso tempo restituisce la tensione morale e artistica di quegli anni parigini.

«Ritorno a Parigi» sarà proiettato nel corso della serata, mercoledì 29 aprile al Cantiere 26, in cui diversi artisti, allievi a amici porteranno il loro ricordo di Renato Ischia. Il film è stato realizzato da Roberta Bonazza (ideazione e regia) e Luciano Stoffella (riprese e montaggio) con la collaborazione dell’associazione Il Sommolago e il sostegno della Cassa Rurale AltoGarda-Rovereto (l'ingresso è libero). Invece la vetrina alla galleria «Il transito» in via Segantini, allestita con una selezione di due opere di Ischia, ricordo lieve ma intenso come l'artista a cui è dedicato, si fa già ammirare da qualche giorno.

Ultimo aggiornamento: 27/04/2026 19:21:10

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